Uva Dolcetto di Piemonte


La Vite conosciuta specialmente sotto il nome di
Dolcetto, forma l'oggetto principale della coltura di uno dei paesi i più viniferi dell'Italia, ed ha delle qualità particolari, che la distinguono da quasi tutte le altre viti.
Il fusto prende una grossezza mezzana, ed ha una mediocre cacciata: i tralci sono sottili, lunghi e ad occhi spessi: le foglie sono picciole, quinquelobate, dentellate, glabre al di sopra, nude al di sotto, e portate da un peduncolo sottile e colorito di rosso vinoso: il grappolo è solitario, oblungo, picciolo, nè serrato, nè spargolo: gli acini neri, minuti, tondi, staccaticci, sono portati da un picciuolo sottile, rosso nella prima maturità, poi bruno, e contengono una polpa vermiglia, densa, sugosa, che produce colla concentrazione un vino dolce e mieloso, e che fermentando dà un vino nero, sciolto, leggiero e passante, ma non di serbo.
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L'illustrazione è tratta dall'esemplare conservato presso l'Ist. Marsano (Genova), vol. IV: la tavola originale è intitolata Uva Dolcetto di Piemonte (pagina 1) e precede l'articolo intitolato Dolcetto di Monferrato o Uva d'Acqui (pagine 2-8).