UVA SALAMANNA

o MOSCATELLONE DI SPAGNA

 

Vitis Vitifera Moscata, racemis màgnis, acinis maximis rotundo subovatis, epicarpo flavescente, in maxima maturitate flave-rubente, succo dulci, moschati saporis gratissimo. Vulgo, Uva Salamanna. Uva Seralamanna. Uva Zibibbo. Moscatellone di Spagna.

Uva Salamanna. Vern. Lastri. v. Vitis Vinifera Bumastos. Bauh. pin. Seralamanna lunga, o Zibibbo bianco vero. Mich. Vitis parvo ac rariore botro, acinis ovatis uncialibus et majoribus flavescentibus præsuavi moschati saporis. Mic. Rar. Vitis Vinifera Bumastos. Bauh. pin. Vitis Vinifera passa major. Bauh. pin. Targioni, Diz. Bot. p. 192.

Vitis Apiana, acino maximo, ovato, e viridi flavescente, Moschato Alexandrino. Muscat d’Alexandrie. Passe-longue musquée. Duhamel, Traité des arbres fruitiers.

The raisin Muscat. Miller. The gardener Dict.

Moscadel gordo blanco. Vitis Apiana acinis obovatis subaureis. Moscatel Real. Simon-Roxas Clemente, Saggio sulle Varietà della Vite che vegetano in Andaluzia. pag. 338

Moscatel Romano blanco. Fuente Duena. Trattato sulla Vite inserito nelle Memorie instruttive e curiose di Don Miguel Suarez. T. 6. p. 290.

Moscatel Romano. Varcalcel. Agricoltura generale T. 8. p. 17.Valenza 1791. Ivi. Delvao. p. 249.

Moscatelon, o Moscatel Flamenco. Garcìa della Lena nelle Conversazioni Malaguegne stampato in Malaga nel 1789, e nella Dissertazione e difesa del famoso Vino di Malaga. Pero-Ximen. Malega 1792.

 

La Salamanna è la più bella e la più gustosa delle uve e quella che primeggia specialmente fra le Uve da mensa.

Il suo fusto è forte, vigoroso, e di molta cacciata; i tralci grossi e rigogliosi; le foglie grandi, appena lobate, a lobi ottusi, liscie al di sopra, scabre al di sotto, qualche volta sparse d’un poco di peluria bianca ma rada e interrotta, e col picciuòlo grosso, e colorito di rosso. I grappoli grandi, lunghi, spargoli, portano degli acini grossi, tondeggianti, spesso ovati, composti di una buccia verde-biancognola che si volge nella maturità in un giallo sfumato di rosso,  e di una polpa consistente, zuccherina, sugosa ed esalante un odore e un gusto di moscato soavissimo, che la rende grata a mangiarsi tanto fresca che secca, e che dà al vino che ne sorte un profumo delizioso.

È un vitigno robusto che riesce bene in tutte le località, ma ama di preferenza un terreno grasso e umido e un esposizione calda. Dotato di una vegetazione vivacissima, ei tende a spiegarsi e distendersi, e perciò prospera meglio nelle pergole che nei filagni o tenuto a ceppo basso; ed è difatto sopra pergole che io l’ho veduto quasi sempre in Ispagna, in Francia, e in quasi tutta l’Italia.

La Salamanna è una delle uve più precoci. Comparisce subito dopo le Lugliatiche, ed è contemporanea dell’Uva Greca (Vitis laciniata Lin.), della Galletta (Pizzutello dei Romani, o Cornichon dei Francesi), e delle altre Uve moscate.

In generale è un’uva riservata per le mense, perchè è una delle più grate a mangiarsi fresca; ma riesce squisita in istato di uva passa: vi sono dei dilettanti che ne fanno anche del vino.

Il Sig. Don Simon-Roxas Clemente dice che il suo mosto ha il colore del sugo di limone grigiastro, e che il 15 Settembre pesava dodici gradi. Ei proveniva da uve raccolte in Chipiona nell’Andaluzia state esposte per tre giorni al sole. Quello di Palmosa il 26 Settembre pesava tredici gradi e in Ottobre nel 1808 ne ha pesato quindici.

Questo Scrittore ne descrive una varietà a color paonazzo, sotto il nome di Moscatel gordo morado, e la riporta all’uva Niuridduni del Cupani, al Muscat long violet di Liger (Nouvelle Maison rustique, pag. 454), al Moscatel Romano morado di Fuente Duene, pag. 290, al Muscat Violet di Duhamel pag. 209, al Violet Muscat di Weston pag. 153, al Moscatelon Encarnado o Uva de Constanza dei traduttori Spagnoli di Rozier, pag. 72; e dice che nel Vigneto di San Lucar detto Hornillo, ha veduto un ceppo che portava quattro tralci, due dei quali davano del Moscatellone bianco e due del Moscatellone Paonazzo. pag. 390.

Io non conosco questo Moscatellone paonazzo ad acini grossi come il bianco. probabilmente esso non è coltivato in Italia. Quanto poi al ceppo che produceva dei grappoli delle due varietà, io sono persuaso che non era una Bizzarria come l’uva a due colori, ma bensì una pianta nella quale una delle due era innestata sull’altra.

È inutile il cercare l’origine di questo Vitigno; sotto il punto di vista storico, essa si perde nell’oscurità che cuopre il principio della maggior parte dei nostri frutti. Sotto il punto di vista fisiologico, non si può mettere in dubbio che è una pianta straordinaria, dovuta ad un seme così constituito nella sua concezione e che ha portato dalla nascita le qualità che la distinguono.

Il paese in cui è nata deve essere certamente una di quelle regioni nelle quali la vite è indigena, e dove le piante, che si sviluppano spontanee, lasciate a se stesse, spiegano le qualità sortite nella concezione prima che l’uomo le sopprima per far luogo a vitigni che già affeziona, come succede in tutti i paesi viniferi ove la vite è un oggetto di coltura.

Ora il Moscatellone si trova in tutti i paesi dove può vivere la vite, ed è una delle varietà che si scelgono per le coltivazioni artificiali dei paesi freddi, dove la vite esige dei ripari, o dove si tiene nelle serre.

La Spagna è il paese in cui si trova in maggior abbondanza. Il Sig. Roxas Clemente nel suo Saggio sulle Viti Andaluze la mette nella sua classificazione nella tribù quindicesima fra le Uve appiane (acinis moschatis), e dice che si coltiva in tutta l’Andaluzia e nella nuova Castiglia e più specialmente in Malaga dove è conosciuta sotto il nome di Moscatelon, o Moscatel Flamenco, e dove serve per fare il Zibibbo di prima qualità conosciuto sotto il nome di Moscatel gorron, del quale si fa una grande esportazione da Almunecar e altri luoghi della costa.

I Francesi conoscono il Moscatellone sotto il nome di Muscat d’Alexandrie o Passelongue musquèe. Così è nominato da Duhamel e così lo chiamano anche gli Agricoltori. Nella Francia Meridionale si trova in tutte le vigne e nei giardini, ma non si coltiva che in picciola quantità e solo per mangiarsi fresco. Nell’interno si coltiva pel medesimo oggetto, e si tiene in ispalliera con dei ripari.

Gl’Inglesi lo coltivano nelle serre e dicono che riesce eccellente. Essi lo distinguono col nome francese di Moscato di Alessandria.

L’Italia è piena di questi Vitigni, ed io l’ho trovati dappertutto e quasi sempre sopra pergole, ma solo per uso delle mense.

In qualche luogo è chiamato Uva Zibibba, quantunque non si converta in passa come a Malaga. I Toscani gli danno il nome di Uva Salamanna, nè saprei dirne l’etimología. Il Soderini lo chiama Moscadella grossa di Napoli. In generale però esso è conosciuto sotto il nome di Moscatellone o Moscatello di Spagna

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testo trascritto da Mauro Traini (San Gimignano, Siena)