UVA LACRIMA

 

Vitis vinifera vallisarnensis, racemis sæpius pyramidalibus, acinis rotundis,spissis, e-violaceo-nigris, vino purpureo. Vulgo, Uva Lacrima.

Vitis, parvo ac densiore botro, acinis rotundis parum compressis e violaceo nigris, dulcibus. Mic. Fr. = Lacrima dolce. = Targ. Diz. Bot. It.

Vitis parvo ac densiore botro, acinis rotundis compresis, e-violaceo-nigris, subacidis. Mic. Rar. = Lacrima forte. = Targ. Diz. Bot. It.

 

La Lacrima Toscana si divide in due varietà che non differiscono quasi punto fra di loro nella forma dell’uva, ma che differiscono nella natura del vino: la prima è chiamata Lacrima dolce, e la seconda Lacrima forte. La prima partecipa dei caratteri della Canajòla, la seconda di quelli del Sangiovéto.

Il mosto della dolce levato dal tino si converte in vino perfetto dopo pochi mesi di fermentazione instabile nelle botti e forma una bevanda abboccata che si beve con piacere nella State, ma che non regge oltre l’anno, e che richiede delle precauzioni per resistere alla variazione delle stagioni.

La forte invece si scioglie in un mosto aspro ed acerbo che ritarda a passare nello stato di vino formato, e prolunga il movimento della fermentazione al di là dell’anno, ma che si sostiene senza guastarsi, e migliora quando l’altro s’indebolisce.

I coltivatori Toscani le piantano indistintamente, e le mischiano nella vendemmia insieme a diverse altre uve, non solo per costume, ma ancora collo scopo di correggere la debolezza dell’una colla forza dell’altra, e viceversa l’acerbità di questa colla dolcezza di quella. È lo stesso principio che fa unire il Canajòlo al Sangiovéto.

Io non ardirei pronunziare un giudizio su questo sistema che ha dei sostenitori e dei contraddittori anche fra gli Eneologi i più distinti, e che ha degli esempj favorevoli e dei contrarj in molti dei migliori vini d’Europa.

Inviterò solo i Proprietarj instruiti che si dilettano di Eneologia ad instituire delle esperienze, facendo dei vini separati di queste due varietà, e facendone dei combinati. Il paragone di questi tre vini potrebbe spargere della luce sulla questione e prepararne lo scioglimento.

L’Uva Lacrima delle due qualità è comune nella maggior parte della Toscana. Io l’ho trovata nella Val d’Arno in tutta la sua estensione, nel Chianti, nella Valle di Pesa, nella Valle di Elsa e in molti altri luoghi, e da per tutto col nome di Lacrima.

È un’uva a grappolo grosso, piramidale, pignato, ad acini mediocri, tondi, neri resi indachini dal polline che gli cuopre, e pendenti da un pedicello verdastro. Essa sorte in quantità, allega bene, e matura facilmente.

Non bisogna confonderla colla Lacrima Bianca che si coltiva assieme alla nera nelle vicinanze di Napoli sotto il nome di Lacrima Cristi, la quale produce un vino chiaro, secco, spiritoso, e leggiero che somiglia al vino del Reno e che perciò è distinta dalla nera. Non si deve cercare neppure negli altri paesi Italiani a vino nero: è un’uva esclusivamente Toscana , nè mi è avvenuto di ritrovarla in alcune delle uve della Lombardia e del Piemonte. Essa difatto si trova descritta da tutti gli Eneologi Toscani.

Il Villinfranchi la distingue col nome di Lacrima di Spagna o Tinto di Spagna, ma non ne dà una descrizione sufficiente per precisarne le qualità.

Il Trinci la chiama Lacrima di Napoli rossa, ed è noto che sotto il nome di rosso, il Trinci parlando di uve, intende sempre che comunemente si chiama nero.

Il Micheli, riportato dal Targioni, che ne possede i manoscritti, descrive le due varietà sotto i nomi che ricevono dai coltivatori di Lacrima dolce o Lacrima forte.

Ora, essa è tanto estesa nelle campagne Toscane, che non è più possibile che nascano degli equivoci sulla sua identità, e i lettori che vorranno conoscerla viva, la troveranno facilmente in tutti i vigneti.

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testo trascritto da Antonio Onorati (Roma)