UVA FUELLA
o BELLETTO
NERO
Vinis vitifera bellettensis, racemis
plenis, congestis, acinis rotundis, nigricantibus, succo purpuscente, austero,
generoso. Vulgo, Uva Fuella, Belletto nero.
La Fuella è il vitigno classico delle
campagne Nizzesi, e quello che forma il fondo dei vini famosi conosciuti sotto
il nome di vini di Belletto. È una vite feconda che fallisce di rado. I
suoi grappoli sono piuttosto grossi, raccolti, pieni, di forma piramidale e per
lo più racemolati. Gli acini sono rotondi, e il fiocine che gli cuopre è
nero-chiaro quasi trasparente come quello del Nebbiolo. La polpa è
vermiglia ed ha un non so che di pastoso al senso che la distingue. Essa si
scioglie in un mosto nero-chiaro e piacevole, il quale si converte con una
fermentazione ben regolata ma semplice in un vino vermiglio generoso ed
asciutto che somiglia al Borgogna nel suo stato naturale, ma che, con un
aumento di concentrazione, si rende ancora più spiritoso e prende la forza dei
vini di Bordeaux.
Tutte le colline che
formano i piedi del gran controforte che costeggia il Varo, e che sporgono sul
mare fra quel fiume e Nizza, sono coperte di questo vitigno. Egli è alternato
colla Trinchera che gareggia seco in bontà ed è la seconda delle Uve di
Nizza, ed è misto a riprese col Negrau, col Sauvaget, col Role,
e più specialmente colla Rossane. È con un assortimento di queste Uve
che si fanno vini famosi che vanno nel commercio sotto il nome di Belletto,
e che figurano sulle tavole come vini fini da arrosti. Sin’ora
nell’opinione generale è stato attributo il merito e le qualità dei vini alle
circostanze delle località, e più specialmente alla natura del terreno. Io non
negherò anche a queste le loro parte. Certamente le condizioni topografiche e
geologiche delle colline di Nizza devono contribuire alle qualità dei
vegetabili che vi vivono e specialmente a quelle delle uve situate lungo la
costa; esse godono di un orizzonte vastissimo, aperto al Sole da tutte le
parti, umettato dai vapori del mare, senza l’ingombro di piante di alcuna sorte
e con un terreno schistoso misto di ciottoli e perciò soffice e facilmente
permeabile. Quindi la vite deve trovare in quel suolo una grande facilità per
lo sviluppo delle radici, e, nell’ambiente la proporzione di calore e di
umidità necessarie per mantenere l’equilibrio dal quale dipende il
perfezionamento dei frutti nei limiti della loro natura, e perciò lo sviluppo
di quelle qualità che sono inerenti alla loro organizzazione. Tutto questo è
ancora accompagnato nel Nizzese da una potatura che tende a concentrare la
nutrizione nei grappoli, e che perciò è perfettamente assortita alle condizioni
della località. Ma tutti questi vantaggi non sarebbero per se stessi capaci a
dare ai vini di Nizza i caratteri che gli distinguono, se questi non si
trovassero nella natura stessa delle uve che si coltivano e specialmente in
quella della Fuella.
Difatti, checchè se
ne dica dai proprietarj di Belletto, e da coloro che prevenuti da un’opinione
ricevuta non si fanno una premura di esaminare in loco le cose, i vini i più
squisiti che il Nizzese dà al commercio non sono esclusivi al picciolo
territorio di Belletto. Essi provengono da tutti i punti ove dominano le
uve indicate, e si fanno persino nelle cantine della città con uve portate dai
paesi che restano al di là del Varo, ove le condizioni della località variano
in cento modi diversi ma dove primeggiano i vitigni Nizzesi. Io ho seguiti i
vigneti della costa francese sino a Grasse al tempo delle vendemmie, e ho riconosciuto
che i vini i più celebrati di quelle ragioni sono quelli appunto dove la Fuella
è quasi esclusiva. Tali, per esempio, sono i vini di La Gaude che gli
Eneologi Francesi riguardano come di prima classe fra i vini rossi della
Provenza, e nei quali riconoscono il difetto attribuito a quelli di Nizza, di
essere un poco fumosi sino a che sono giovani. (Vedi Julien, Topographie de
tous les Vignobles etc. p. 246).
In quel paese la Fuella
prende il nome di Folle ma non varia di qualità e si mantiene la stessa
di quella di Nizza. Essa conserva il nome di Folle in tutto il resto
della costa sino ad Antibo, e ritorna a cangiarlo nell’entrare a Grasse, ove è
chiamata Esgrassiene.
Chi sa che non
continui nel resto della Provenza, e non primeggi in tutti i vini di prima
classe e da per tutto sotto nomi diversi? Io spero che col tempo gli Eneologi
Francesi intraprenderanno la sinonimia delle loro uve e l’eseguiranno con più
successo che non si è fatto sotto il ministero del celebre Chaptal, il quale, a
tale oggetto, aveva fatto riunire in un gran giardino presso Parigi tutti i
vitigni dell’Impero; cosa che non produsse che della confusione.
L’illustre Bosc, che
era stato incaricato dal Ministro scienziato di quelle operazioni per conto del
Governo, ne riconobbe l’insufficienza e si rivolse in seguito al solo molto
suscettibile di riescita, cioè a dire all’esame individuale dei vitigni
Francesi percorrendo al tempo della vendemmia i paesi ove si coltivano: ma la
morte ha rapito alle scienze e agli amici questo grande agronomo quando appunto
cominciava ad eseguire il suo nuovo progetto, e nessuno in Francia, sin’ora lo
ha seguitato. Io, che ho conosciuto personalmente quell’uomo sommo e che sono
stato onorato della sua amicizia, ho profittato di una così felice circostanza
per penetrarmi delle suo idee, ed eseguire in Italia ciò ch’egli aveva in
pensiero di fare in Francia.
Il mio lavoro è già
molto avanzato, e se portarlo a compimento, come spero, la nostra penisola sarà
la prima in Europa ad avere un quadro delle sue Uve principali accompagnato
dalle loro figure e dalla loro sinonimia.
La Fuella e
le altre uve Nizzesi sono state trasportate in diversi luoghi d’Italia; e il
successo di queste nuove colture ha confermato il principio che le qualità
distintive dei vini dipendono dalla natura particolare dei vitigni, e non già
dalle condizioni della località o del terreno, cose che non influiscono che
come agenti subalterni capaci di facilitare o contrariare il perfezionamento
dell’uva e lo sviluppo dei principj che gli sono proprj, ma che per se stessi
non ne danno alcuno. Io ho bevuto dei Bellet eccellenti fatti colle Uve
di Nizza in diversi paesi e specialmente in Levanto nella Liguria occidentale
in casa del Sig. Fontana, e ne ho fatti io stesso degli squisiti nei miei
vigneti di Finale. Nessuno di questi vini è identico, e forse nessuno giunge
alla perfezione di quelli di Nizza, perchè in nessuno le uve che vi entrano si
trovano nelle proporzioni, e perchè in nessuno si combinano le stesse condizioni
di località, le stesse vicende meteorologiche, gli stessi modi di piantazione e
di potatura; e finalmente gli stessi metodi di vinificazione. Tutti però
conservano dal più al meno il carattere dei vini Nizzesi, e superano la maggior
parte di vini Italiani nelle qualità proprie di vini fini da pasto e in
quelle di vini da arrosti.
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testo
trascritto da Maddalena Guidi (Finale Ligure, Savona)