UVA CROVINO

o TRINCHERA DI NIZZA

 

Vitis vinifera Liguriæ occidentalis, racemis piramidalibus, acinis sub-rotundis, nigricantibus, ceruleo poline velatis, succo dulci obscure-rubente, vino limpide-purpureo, austero, generoso, duraturo. Vulgo, Uva Crovino o Trinchera

 

La Trinchera, che si coltiva in Savona e Finale sotto il nome di Crovino, è una delle uve che entrano nel vino di Belletto, ed è, dopo la Fuella e il Brachetto, la varietà la più pregiata del Nizzese. È un vitigno vigoroso a tralcio bruno a foglia più frequentemente sem-intera, a grappoli piramidali, ora serrati ora semispargoli, ad acini subrotondi, neri, resi indachini da un poline bianchiccio che li vela, sostenuti da pedicelli rossi e contenenti una polpa vermiglia che si scioglie in un mosto dolce e colorito, il quale si converte colla fermentazione in un vino nero, generoso, sciolto, asciutto e di serbo.

La prima prerogativa che distingue il Crovino è la fecondità, ei mette molti fiori anche con una potatura corta, e gli allega facilmente, resistendo al mordente delle nebbie marine, che è così fatale all’allegagione delle uve. I grappoli crescono lentamente al principio, e non cominciano a colorirsi che sulla metà di Agosto, ma la loro maturazione si accelera in seguito, e si trovano ordinariamente in istato di essere vendemmiati prima della fine di Settembre, e perciò non sono esposti al danno delle piogge, che, nei paesi meridionali, aprono quasi sempre il mese di Ottobre. Questo vantaggio però, che è tanto importante per le uve delicate, è secondario per il Crovino, perchè ei resiste all’acqua, e non marcisce: così quando l’annata è tardiva, e che le uve non sono ben mature, o quando si desidera farvi acquistare un grado maggiore di perfezione nel lasciarle più a lungo sulla pianta, si può ritardare la raccolta del Crovino dopo le pioggie, cioè sino alla metà di Ottobre senza rischio di perdere la vendemmia, cosa che succederebbe sicuramente alla maggior parte delle altre uve.

Il vino di Crovino, fatto con i metodi ordinarj, è sciolto insieme e vigoroso, ed ha l’asciutto che distingue i vini da arrosto. Ei non ha alcuna fragranza particolare; ma invecchiando, prende naturalmente il catrame, gusto che rende pregiati i vini di Francia. Se si lascia bollire molto nel graspo prende facilmente il rinforzato e rischia di girare all’acido; ma se si svina presto si sostiene sanissimo, e, messo in bottiglie passato l’anno, dura eccellente per due o tre anni: ei fa buona lega colle uve bianche le quali ne correggono l’asprezza e gli danno della grazia.

Nel Nizzese non si fa vino di sola Trinchera: essa è sempre combinata con diverse altre uve, e principalmente colla Fuella, dalla quale si distingue appena, e solo dalle persone ben pratiche. Nel Genovesato si mischia pure in generale, ma si vendemmia anche sola, e da essa si ottiene in un modo o nell’altro il miglio vino da pasteggiare.

Il Crovino riesce anche a meraviglia nella composizione dei vini liquori: col Crovino appassito si fa un mosto, che, posto subito in un botticello ben chiuso, e lasciato così per due o tre anni, si converte in un vino ambrato, spiritoso, più o meno amabile o secco secondo che è trattato nel farlo, e che somiglia ai buoni vini di Spagna: in questo stato ei dura quanto si vuole, e migliora continuamente: io ne ho conservate delle bottiglie per dieci anni, e sono state bevute in compagnia di persone intelligenti in concorrenza del Pakaret, senza che siano state distinte.

Chiunque visiterà le Vigne del Monferrato riconoscerà la Trinchera nella Lambrusca. Io ho esaminata e riesaminata questa varietà in cento vigneti, e specialmente in quelli del Conte Cardenas di Valenza, culto amatore dell’agricoltura e delle scienze, e non ho saputo distinguerla dal nostro Crovino. Ma confesso che mi sono trovato in grande imbarazzo quando ne ho gustati i vini: essi hanno un grasso che non piace ai palati avvezzi ai vini limpidi e sciolti del mezzogiorno, e sono ben lontani dal partecipare di quello spiritoso e di quel maturo, che colla loro unione formano ciò che conosciamo sotto il nome di asciutto.

Per isciogliere un problema di tanta importanza bisognerebbe coltivare i due vitigni in un medesimo luogo, e fare del vino separato di ognuno di essi, e farlo col medesimo metodo. Io ho intrapresa quest’esperienza piantando dei maglioli di Lambrusca nella mia villa sperimentale piena di Crovino, e in pochi anni spero di poter rendere conto del risultato delle mie osservazioni.

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testo trascritto da Guglielmo Bonaccorti (Savona)