UVA
BRACHETTO
Vitis vinifera niceaensis, racemis
parvis, irregularibus, acinis parum congestis, rotundis, inequalibus, aliis per
excessum maturitatis passis, allis glabris purpurescentibus, aliis imperfectis
virescentibus, vino amabili suave-olente. Vulgo, Uva Brachetto.
Il Brachetto è una di quelle uve che si
possono chiamare uve di lusso. In nessun paese forma oggetto di grandi colture,
nè serve per fare vini da pasto. È un’uva gentile che si impiega
unicamente per comporne un vino liquore, il quale riesce
squisito, e rende celebre il contado di Nizza, ma che si fa in poca quantità e
si trova raramente nel commercio.
Il Brachetto
non si distingue per il pregio della fecondità. I suoi grappoli sono piccioli,
irregolari, spargoli e composti di acini di diverse età e sviluppo. La maggior
parte sono tondi, diafani, e di nero che traluce di rosso. Alcuni avanzano gli
altri in maturità, e passano ad uno stato di avvizzimento che gli somiglia
all’uva appassita artificialmente al Sole. Ve ne sono non pochi che restano
piccioli e acerbi, e molti che falliscono intieramente. È difficile spiegare
questo fenomeno: i contadini pretendono che dipenda dall’azione delle nebbie
marine, le quali bruciano i fiori che colgono nel punto dell’emissione del
polline, e ritardano quelli che non sono ancora aperti. Io credo che un’altra
causa concorra con questa a portare una sì grande diversità nel loro sviluppo.
Ho osservato che nell’aprirsi del grappolo, i fiori non si mostrano tutti
insieme come nelle generalità delle uve, ma si sviluppano a gradi gli uni dopo
gli altri. Così ve ne sono degli anticipati che giungono i primi alla maturità,
dei secondi che li seguono, e alcuni pochi che escono come aborti, e non godono
della vita ordinaria degli altri. In questo stato di cose è naturale che le
nebbie marine devono offendere facilmente e far fallire molti di questi ultimi,
i quali perciò o si perdono intieramente o restano minutissimi. Gli acini che
allegano i primi, acquistano la maturità la più completa, e avvizziscono alla
pianta. I secondi non presentano tal fenomeno, perchè sono prevenuti dalle
vendemmie, ma maturano anch’essi assai bene e danno un vino eccellente.
I colore dell’Uva Brachetto
è un nero diafano nel quale traluce un poco di rossiccio come nel Nebbiolo.
È questo l’effetto della tenuità di quella sostanza resinosa che cuopre
l’interno della buccia e constituisce la parte colorante del vino.
Coloro che non conoscono queste uve per pratica le credono ancora immature, perchè, nelle uve nere, la parte colorante non si perfeziona colla maturità, e se ne forma così un indizio. Ma quando la mancanza o la chiarezza di questa sostanza è nell’indole del vitigno, la maturità si compie senz’essa, e il rossiccio, che traluce dal diafano della buccia, non sparisce mai intieramente.
Il Brachetto
abbonda di parte zuccherina e ha un aromo particolare, e perciò si presta assai
bene a formare dei vini liquori. I Nizzardi lo mischiano colla Fuella,
colla Trinchera, e colla Claretta, e lo manipolano all’uso dei vini
santi. È un vino da frutte che può gareggiare coi vini di paglia
più squisiti.
Nel girare l’Italia
ho trovato sovente dei vitigni col nome di Brachetto, ma non ne ho mai
riconosciuto uno solo che vi somigli. Si danno questi nomi celebri a viti
diverse, e con ciò si porta una grande confusione in questo ramo di scienza
agraria.
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testo
trascritto da Giancarlo Pizzo (Varazze, Savona)