UVA BERZEMINO

o MERZEMINO DELLA TERRA FERMA VENETA

 

Vitis Veneto-Longobardica racemis oblongis, acinis rarioribus, parvis, rotundis, cortice atro-purpureo, succo dolcissimo. Vulgo, Uva Berzemina o Uva Merzemina.

Marzimino. Soderini, Trat. delle Viti pag. 119.

 

Il Berzemino è il Vitigno classico di quella bella parte della Penisola che resta fra il declivio delle Alpi Giulie e il Reno Italiano. È una varietà vigorosa e feconda. I grappoli che porta sono sottili, allungati, piuttosto spargoli che serrati; gli acini sono minuti, rotondi, coloriti di un nero pieno che non è rotto della solita velatura di polline bianco propria alla maggior parte delle altre uve, e che perciò riesce atro e cupo.

Il mosto che produce è denso, mieloso e purpureo; il vino prende diversi caratteri secondo i metodi coi quali è fatto, ma per sè stesso è nero, di molto corpo, dolce e generoso.

In generale il Berzemino è misto nella vinificazione a molte altre uve, e in questo modo produce delle combinazioni diverse, ma forma sempre il nerbo dei vini migliori delle provincie ov’è coltivato. Da solo produce un vino troppo denso, e perciò è diluito con uve più acquose; ci serve però in questo stato per fare dei Vini-Santi, che sono eccellenti, ma un poco troppo mielosi.

Il paese del Berzemino è la Terra-Ferma Veneta. Io l’ho trovato a Padova, ove ho fatto eseguire il disegno che accompagna quest’articolo, e poi a Vicenza e Verona. Il Sig. Acerbi nel suo Progetto di una classificazione geoponica delle Viti, lo riconosce ugualmente per l’uva principale di quelle regioni e lo chiama coi nomi diversi di Marzemina e Berzemina.

Il Parmigiano lo conta anch’esso fra le migliori varietà del suo territorio. Comincia ad essere raro nel Piacentino, e sparisce affatto nei colli del Lodigiano e dell’Oltre-Po Pavese. L’ho trovato solo a Morsasco vicino alla Stradella nella Villa del celebre Scarpa, ma era una piantazione fatta da lui con maglioli tirati da Verona sua patria. Egli ne faceva del Vino-Santo che ho trovato vigoroso e pieno di profumo, ma troppo dolce.

Dal Parmigiano il Berzemino è passato nel Modenese, e ora forma una delle varietà più apprezzate di quella Provincia, eminentemente vinifera, ove rivaleggia con la Lambrusca, la Gusciamara, la Tosca, il Negrettino ec. Si vantano specialmente i Berzemini di Sassuolo, paese che, come dice il Tassoni,

Suole dell’uve far nettare a Giove.

Pare che il Berzemino non oltrepassi i confini del Modenese verso oriente, ma dalla parte di mezzogiorno ei passa al di là dell’Appennino, ed io l’ho veduto a Pontremoli nella Val-di-Magra, dove mischiato con poche altre varietà scelte, forma un vino da rosti asciutto e generoso che rivaleggia coi vini Francesi. Tale lo ha riconosciuto il più illustre degli Agronomi Toscani il M. Ridolfi, il quale, scrivendo al Sig. Michele Zangrandi di Pontremoli che gli aveva mandato delle mostre di quei vini, gli dice: «Il carattere speciale che li distingue e li raccomanda si è di avere quel gusto freddo che si rileva nel vero e buono Bordò.» (Giorn. Agrar. Tosc. n.° 48, pag. 312.) Il Crescenzio che scriveva a Bologna nel 13.mo secolo, e che descrive le Uve dei paesi circonvicini, non fa cenno della Berzemina. Ciò mi fa credere che quest’uva, originaria dei paesi Veneti, non si fosse ancora estesa in quei tempi nel Parmigiano e nel Modenese.

Essa invece è nominata dal Soderini fra le uve Toscane, e ora è sconosciuta in questo paese. Forse egli l’aveva trovata nel Pontremolese, provincia considerata come Toscana, ove abbonda ed ove ha sempre abbondato, senza però essersi mai estesa nei paesi che l’avvicinano. La propagazione delle buone piante è, come quella dei buoni metodi, l’opera del caso, e noi vediamo che anche al presente si continuano a coltivare delle uve mediocri in luoghi circondati da vitigni eccellenti, e sovente in comune con essi.

Il Berzemino è una delle poche Uve Italiane che gli Oltremontani hanno introdotto nelle loro collezioni. Io lo trovo figurare nella grand’Opera sulle Uve, intrapresa a Stoutgart dal Sig. Kerner e che disgraziatamente è restata limitata ad un primo volume contenente le sole figure delle Uve senza descrizione, precedute, fascicolo per fascicolo, da un catalogo di nudi nomi, i quali si vedono ripetuti sotto le tavole, e che qualche volta portano l’indicazione della patria del vitigno.

In questa grande Opera, che la munificenza del Principe scienziato che governa la Toscana ha posto a disposizione dei Dotti Italiani, ai quali apre la ricca sua Biblioteca, si vede rappresentato al Fascicolo terzo sotto il n.° 30 un grappolo d’uva che qualunque pratico riconosce alla semplice vista pel nostro Berzemino.

È un grappolo piuttosto spargolo, lungo e sottile, diviso in racemi piccioli, distinti quasi eguali fra loro, portanti degli acini tondi, minuti, coperti di una buccia nera e atra, e pendenti da un pedicello rossiccio.

Nel Catalogo esso porta il nome di Marcemino noir, sotto la figura si legge Marcemino nero. Questi nomi, evidentemente Italiani, e l’epiteto nero, messo in questa lingua sotto la tavola, giunti ai caratteri fisonomici della figura, non lasciano dubbio sull’identità di questo vitigno col nostro Berzemino, e sono una prova della celebrità di cui egli gode anche fuori d’Italia.

Resterebbero a determinarsi con precisione i caratteri del vino che se ne potrebbe ottenere se fosse trattato con una vinificazione ragionata ed industriosa. Pare che sino al presente coloro che ne hanno fatto del vino puro senza mescolanza di altre uve si sieno limitati a farne dei Vini-Santi. In generale esso è mischiato indistintamente colle uve secondarie dei diversi paesi ove si coltiva, e forma perciò il nerbo dei vini comuni. Ma ciò prova soltanto che è un’uva ricca di parte zuccherina, e perciò fatta per produrre dei vini generosi.

Non è però la sola generosità che faccia il pregio dei Vini da pasto. È anzi un difetto in questi l’averne troppa, ed è provato che il Borgogna, il primo certamente fra i vini, è quello nella classe dei Vini da rosto che contiene meno d’alcool. Orazio, che era un buon giudice, vuole che il vino sia generoso ma lene, ed è solo con questa riserva che un vino può servire di bevanda da dissetare, e distinguere in questo modo dalle comuni le mense di lusso.

Per conoscere dunque il partito che si potrebbe tirare dal Berzemino in questo senso, bisognerebbe cominciare per farne del vino solo con i processi comuni di una buona vinificazione, indi provarlo colla mescolanza di diverse altre uve in differenti proporzioni, e in questo modo scuoprire le combinazioni le più proprie per ottenere un Vino da pasto fino (Vino da rosti), che è il solo che resti a desiderarsi dall’Italia.

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testo trascritto da Laura Cirioni (Roma)