SUSINO VERDACCHIO

 

P. Prunus Verdacchia, fructu autumnali medio, oviformi; epicarpo graviter virente, poline albo velato; sarcocarpo viridi, succoso, sapidissimo. Vulgo, Susina Verdacchia.

 

La Verdacchia è una delle migliori susine che si conoscano; forse non vi è che la Claudia che le sia superiore, nè credo che possa essere eguagliata da altre che dal Buon-boccone, e dalla Damaschina autunnale, e forse dalla Santa Caterina: tutte le altre susine a me note sono molto inferiori.

La Verdacchia forma una pianta di una fisonomia particolare. Ha i rami lunghi e aperti, i quali continuano in messe sottili, lunghe, pendole, e a nodi assai radi.

I fiori sono piccoli e riuniti a due o tre per gemma, ma allegano con difficoltà, sicchè il frutto, che rade volte è bino, o trino, resta rarissimo, e sparso così distintamente sui rami che si potrebbe contare.

La sua forma è ovale, tondeggiante alla punta, un poco tumeggiante nel mezzo degradante appena verso il picciuolo ove finisce in una punta molto ottusa.

La buccia è verde, e tale si conserva nella massima maturità, ma è velata da un polline bianco, che modificando il verde del fondo, la fa comparire come cinericcia: questo polline sparisce per poco che si maneggi, e allora la buccia riprende nella parte toccata il verde carico e opaco che le è proprio.

La polpa è verde come la buccia, di un tessuto croccante, che si fa sugoso e gentile, quando è nella massima maturità, e che spiega un gusto grazioso e dolcissimo.

Il nocciolo, oblongo come il frutto, è piatto e sottile, e non riproduce la varietà che con molta differenza.

La Verdacchia matura in Settembre. È una della più tardive fra le buone susine, mangiandosi l’ultima, all’eccezione solo delle Settembrine, e della Santa Caterina, che sono le più tardive di tutte.

Bisogna coglierla nella sua maggior maturità per sentirne il pregio; poichè, se non è di perfezione, la polpa resta dura e croccante, e non vi si sente il sapore, nè vi si sviluppa il sugo: essa dura nella dispensa, e regge al trasporto, sicchè potrebbe entrare con vantaggio nel commercio; ma non è molto coltivata attesa la poca abbondanza de’ suoi frutti dovuta non solo alla difficoltà di allegare, quanto ancora alla disposizione delle gemme, che sono meno ravvicinate nei rami di quelle delle altre susine.

Così, noi la troviamo rara nei mercati, ma la troviamo frequente nei pomarj dei dilettanti. Io l’ho veduta in Piemonte, nello stato Veneto, nel Parmigiano, negli stati del Papa, in Toscana, e nel Regno di Napoli, e quasi da per tutto sotto il nome di Susina Verdacchia. Il Genovesato è il paese ove abbonda di più, quantunque non si trovi frequente presso i fruttivendoli.

La Verdacchia non si moltiplica che coll’innesto, il quale riesce sopra qualunque susino. Probabilmente la prima pianta che deve averle data l’origine, provenendo necessariamente da un seme, avrà prodotti dei polloni coi quali si sarebbe certamente potuta moltiplicare senza l’aiuto dell’innesto, ma io non la conosco in tale stato in alcun luogo; perciò bisogna aver ricorso a questo metodo.

Pare strano che una susina così preziosa non sia nota agli Oltramontani: pure io posso assicurare di non averla trovata in alcuno dei loro Pometi, siccome non la trovo nelle loro Pomologie: ho esaminate con cura le infinite varietà di Duhamel, di Knoop, di Mayer e di Brookshaw, e non ne riconosco alcuna che combini con questa.

In Italia la nostra Verdacchia potrebbe essere confusa con la Catalana verde, se non ne differisse grandemente nel volume, e un poco anche nel gusto.

La Catalana è già stata figurata nel Fascicolo ottavo, e si vedrà che è molto più grossa, e di un verde meno rilevato. Quanto al sapore quello della Verdacchia è più concentrato, e la sua polpa, un poco più croccante, riesce più grata al palato.

Ambedue però sembrano esclusive alla nostra Penisola, e meritano uno dei primi posto fra la Susine.

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testo trascritto da Riccardo Bocci (Scandicci, Firenze)