SUSINO SCAUDATELLA

 o DAMASCHINO VERNINO DI NAPOLI

 

P. Prunus hyemalis, fructu parvo, oviformi; epicarpo lutescente, alboque polline velato; Sarcocarpo flavo, firmo, succoso, succo dulci suavissimo. Vulgo, Susina Scaudatella.

 

La Scaudatella di Napoli è la sola fra le Susine serotine che meriti di essere coltivata. Essa gareggia colla Settembrina del Genovesato, di cui ha la fisonomia e i caratteri, e la sorpassa in durata, conservandosi fresca sino a tutto il Decembre.

La pianta somiglia perfettamente a quella della Damaschina autunnale. Tronco alto e ramoso, rami sottili, pieghevoli e lunghi, foglie picciole e spesse, fiore minuto e a gruppetti, tutto l’annunzia per una vera Damaschina Settembrina.

Anche il frutto si somiglia perfettamente a quello di questa preziosa varietà. È picciolo, ovale, coperto di una buccia gialla, velata da un polline bianco, e contenente una polpa gialla e carnosa, che non si scioglie come nel Buonboccone e nella Claudia, ma ce contiene un succo abbondante e di un sapore tutto proprio che la distingue dalle altre Susine.

I Napoletani colgono la Scaudatella in Ottobre e la conservano liscia e fresca sino a tutto il Decembre. Io l’ho mangiata sul finire di questo mese in uno stato di freschezza di cui non si ha idea nei frutti di serbo, e vi ho trovato tutto lo zuccherino dei frutti estivi, e quel gusto proprio delle Damaschine, che non si può esprimere, ma che il palato distingue da quello delle altre Susine.

Forse la proprietà di conservarsi così bene è dovuta al clima, che non è esposto in quei paesi nè alle brine, nè alle pioggie autunnali, le quali diluiscono lo zuccherino dei frutti e li fanno marcire. Qualunque però ne sia la cagione, essa costituisce un carattere prezioso, perchè prolunga sulle tavole il godimento dei frutti estivi senza che ne manchi il gusto.

In molti paesi ho veduti dei frutti serotini ornare le tavole sul primo inverno, e le Susine ne presentavano diversi, ma ho sempre trovato che il loro merito si riduce alla vista, mentre la polpa è sempre insipida e senza pregio.

Il clima di Napoli è il solo che offra delle eccezioni a questa regola, e la Susina Scaudatella ne è una delle più interessanti.

Io non so se si presti alla seccagione come la nostra Settembrina, non avendone veduto in Napoli che delle fresche. Ma non esito a credere che vi si presterebbe egualmente, e che conserverebbe in quello stato tutta la morbidezza e il sapore che distinguono la Genovese. Probabilmente la Scaudatella non è destinata a tale uso nel territorio di Napoli, perchè il lusso della Città ne rende lo smercio più lucroso in istato di frutto fresco. Ma sono persuaso che riuscirebbe benissimo se fosse messa alla prova.

Nel Genovesato la Settembrina è una pianta spontanea che si moltiplica per polloni. Io non ho potuto verificare se la Scaudatella in Napoli abbia lo stesso vantaggio. Le piante che ho esaminate non mi hanno presentato indizio d’innesto. I contadini però le pretendevano innestate. Io dubito della verità della loro asserzione, ma non ho potuto assicurarmene, perchè le piante che ho vedute non avevano polloni al piede da potersi confrontare.

Sarebbe interessante per l’agricoltura e per la fisica vegetale l’instituire il confronto di queste due varietà tanto somiglianti coltivandole insieme nel medesimo luogo, e mi propongo di ritentarlo. Sin ora non vi sono riescito, perchè le piante che aveva fatte venire da Napoli non mi sono giunte in istato di ripresa; non mi scoraggisco però, e spero di poter annunziare ai miei lettori il risultato della mia esperienza nel trattato sul Susino, che si pubblicherà nella parte scientifica dell’opera.

Il disegno che accompagna questa descrizione è opera del Sig. Ferdinando Mori di Napoli già conosciuto per i suoi talenti nell’intaglio, e che lo sarebbe egualmente nella miniatura se i suoi impegni nel bulino gli permettessero di occuparsi di questa specie di lavori. Io debbo alla sua amicizia diversi originali eseguiti in Napoli sotto i miei occhi, e che figureranno nella Pomona al confronto dei più finiti in questo genere.

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testo trascritto da Riccardo Bocci (Scandicci, Firenze)