SUSINA DI SANTA CATERINA
o TORLO D’OVO
Prunus Sanctæ Catherinæ, fructu
rotundo, serotino; epicarpo glabro, luteo, in maxima maturitate passo;
sarcocarpo flavo, succoso, saccharatissimo.
Vulgo, Santa Caterina o Torlo d’ovo.
Prunus
fructu cerei coloris. Pruna coloris ceræ ex candido in luteum
pallescentis. C.B. Pin. 443. Pruna cerea sive cereola.
Tabern. Icon. 991. Prune Sainte
Catherine. Tournef. Inst. Rei. Herb. Clas. 21. p. 622.
Prunus fructu medio,
oblongo, cereo.
Sainte Catherine. Duhamel,
n. 93. pl.19.
The Catherine Plum. Pomona
Londinensis, n. 24.
La
Santa-Caterina è considerata dai Pomologi come l’ultima fra le buone Susine, e pare
che abbia preso il suo nome dal tempo in cui matura,
conservandosi fresca sino oltre la metà di Novembre, cioè sino al giorno
dedicato a questa Santa.
Il suo albero è
formato di rami rari, sparsi e lunghissimi, guarniti di poche imbrancazioni, e divisi in nodi molto distanti fra loro nei quali si svolgono
le gemme fiorifere.
Il frutto è tondo,
liscio, totalmente giallo, e somiglia appunto ad un torlo d’ovo, motivo per cui ne ha preso il nome. Se la pianta è in luogo aprico ei si colora prima di essere edule, e la sua maturità
vera non coincide coll’apparente: perchè acquisti la perfezione bisogna
lasciarlo alla pianta sino a che la buccia divenga vizza: prima di questo
sintoma ei figura come un frutto perfetto, ma se si mangia vi si trova una
polpa aspra e senza gusto: lasciato sui rami, essa vi subisce una
decomposizione lenta che la rende morbida, e vi sviluppa un sugo dolcissimo che
non manca di rilievo.
Si deve attribuire a questo modo particolare di maturazione la prerogativa che
la distingue di conservarsi tanto tempo alla pianta senza marcire, nè alterarsi
in verun modo.
Il nemico di questa
Susina è un insetto che vi si schiude nell’interno in seguito alla deposizione
dell’ovo di una farfalla, e che, precipitandone la maturazione, non permette
che si perfezioni. In certi anni non vi è quasi frutto che non ne sia tocco, e allora il raccolto si può riguardare come
perduto. Anche Duhamel accenna questo difetto, ma non
ne fa gran caso.
Tale è la Susina che
gli Oltramontani distinguono col nome di Santa-Caterina, e che
nell’Italia Settentrionale ove si coltiva, è distinta con quello di Torlo
d’ovo.
Essa tiene uno dei
primi posti in certi climi ove si perfeziona: in Italia però non può stare al
confronto della Damaschina Settembrina, nè della Scaudatella di
Napoli, varietà che si somigliano tanto, e che riuniscono al vantaggio di
durare tardissimo, quello di maturare perfettamente e successivamente
lungo l’autunno, malgrado delle pioggie, e al sicuro degl’insetti.
Ciò non dimeno, la Santa Caterina non lascia di avere del merito
anche per noi, e credo che non si debba escludere da chi ama di avere una
Collezione scelta.
______________________
testo trascritto da Marisa ed Elvio Corti
(Roncaglia, Alessandria)