SUSINO DAMASCHINO SETTEMBRINO

 

P. Prunus Damascena, fructu oviformi autumnali minori, epicarpo flavo glabro alboque polline velato, sarcocarpo flavo firmo succoso gratissimo sapore donato. Vulgo Susina Damaschina Settembrina.

 

La Damaschina Settembrina è la più picciola, e la più gustosa delle due Susine, che ricevono in Italia il nome di Damaschine.

L’albero non ingrossa molto, ma si eleva assai, e viene dritto e ramoso. Le sue messe sono sottili e semipendole.

I Fiori sono bianchi, picciolissimi, ed uniti a gruppetti.

Il Frutto è picciolo, di forma ovale e oblonga: la sua buccia, per se stessa liscia e tinta di un bellissimo giallo d’oro, è velata da un polline bianchiccio che ne cuopre il brillante, ma che sparisce nel maneggiarla.

La polpa è carnosa, ma non manca di sugo, ed ha un sapore che non si può definire, perchè proprio alle due Damaschine, e diverso da quello di tutte le altre Susine. Esso però è in questa ancora più grazioso che in quella di State.

La Damaschina Settembrina matura fra il Settembre e l’Ottobre, e persiste sull’albero, se non ne è staccata, siano ad avvizzire: questa particolarità favorisce la sua maturazione, e per conseguenza ne facilita la disseccazione.

Poche Susine si prestano così facilmente a ricevere questa preparazione per l’Inverno; e poche conservano in tale stato la morbidezza ed il gusto della Settembrina.

Questa varietà è abbondantissima nel Genovesato, e vi si conserva  spontanea, poichè viene di pollone, e si moltiplica senza innesto.

Tutte le esposizioni sono buone per questa pianta: ama però di preferenza i luoghi aprichi, ove il suo frutto acquista uno zuccherino grazioso, che rileva il gusto singolare che lo distingue.

Essa è fecondissima, cuoprendosi di una quantità infinita di fiori, che sbocciano a gruppetti, e che allegano in grandissimo numero: quindi è considerata come una pianta di molto prodotto, perchè provvede le tavole in istato di frutto fresco per più di un mese, e le fornisce poi per tutto l’inverno di frutti secchi, che si mangiano crudi alle frutta, o cotti in guazzo; e che si danno agli infermi come espettoranti aggradevoli, e come dolcificanti.

Io non l’ho mai veduta in Toscana, e l’ho ricercata inutilmente in Piemonte, e in tutta la linea dell’Appennino Lombardo da Novi sino a Bologna, ove ho viaggiato nella stagione della sua maturazione.

Essa non è conosciuta neppure in Francia. I Pomologi Francesi descrivono molte Susine col nome di Damas, ma non ne trovo alcuna che abbia analogìa con questa. Non si ha che ad esaminare le descrizioni, e le figure dell’antico e del nuovo Duhamel per convincersi che i loro Damas sono una cosa affatto diversa. Nè credo che essa vi possa figurare sotto di un altro nome, poichè non ve ne riconosco alcune che ne abbia le forme ed il colorito. D’altronde io non sono mai riescito a vederla nè a Parigi nè in Provenza, ove mi sono trovato due volte nella stagione autunnale.

Ho esaminate egualmente tutte le Susine di Knoop, e quelle delle Pomone Inglesi per vedere se vi potevo riconoscere la nostra Settembrina, ma inutilmente.

Tutte descrivono dei Damas, ma sono sempre i medesimi di quelli di Duhamel, e non hanno alcuna analogia colle due varietà che si coltivano nel Genovesato.

Questa Susina non è conosciuta neppure in Ispagna. Io almeno non l’ho mai veduta nè a Cadice nè in Valenza, ove ho passato precisamente tutto il settembre, e dove ho avuto cura di esaminare i frutti della stagione.

I Geoponici Latini parlano di molte varietà di Susine, e Plinio ne descrive una col nome di Damascena: ma neppur questa si somiglia alla nostra Damaschina. La Susina di Plinio è distinta da un nocciolo molto grosso e da una polpa difficile a disseccare; e la nostra invece ha una polpa gentile, e proprissima alla disseccazione, e chiude un nocciolo esilissimo e fragile.

Pare dunque che questa varietà sia particolare al Genovesato. Ma, vi è essa indigena, o vi è stata trasportata da qualche suolo straniero?

La questione è difficile a sciogliersi. Le nostre tradizioni ripetono questa Susina dalle Crociate. Egli è certo che i Genovesi portarono in quell’occasione moltissime piante dall’Oriente; e questa poteva essere nel numero.

Ciò, che dà un qualche peso a tale congettura, si è lo stato di pianta spontanea che conserva in questo paese, ove non si moltiplica che di pollone: questa circostanza suppone sempre un’origine indigena, o almeno un trapiantamento di prima mano dal luogo di origine.

Qualunque sia però la sua provenienza, questa Susina sarà sempre una delle varietà le più pregevoli per la bontà de’ suoi frutti, per la sua fecondità, e per la sua facilità ad allignare ed a propagarsi.

Quindi essa dovrà tenere uno dei primi posti nella nostra Pomona.

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testo trascritto da Maria Francesca Nonne (Fonni, Nuoro)