P. Prunus Damascema, fructu æstivo,
parvo, oviformi; epicarpo flavo, glabro, alboque poline leviter velato,
sarcocarpo flavo, succoso, grato sapore donato. Vulgo, Susina Damaschina
estiva
Prunus
... Damascena. Plin. Cap. 13
Pruna
... Damascena ... Pruna siccatur in sole per crates loco sicciore disposita. Hæc
sunt quæ Damascena dicuntur. Palad.
La
Susina Damaschina d’estate è una varietà della Damaschina settembrina. Le loro piante si somigliano
tanto, che chi non è ben avvezzo a vederle ambedue, le prende facilmente l’una
per l’altra. Sono alte, piene, piramidali; e le loro messe, ancorchè sottili,
si sostengono dritte nel centro dell’albero, e solo si fanno pendole nei rami
esteriori. Le gemme frequenti e vigorose le rendono fosche di un fogliame
minuto ma vegeto, che lor dà una fisonomia lussureggiante.
I fiori sono
piccioli e bianchi, sbocciano a grappi, e allegano facilmente.
Il frutto della
Damaschina estiva ha le modeste forme di quella settembrina, ma è un poco più
grosso, e la sua buccia, che è gialla, spicca un poco più, perchè il polline
bianco che la vela è più leggiero. La polpa è gialla, carnosa nella mezza
maturità, e piena di un sugo grazioso, il cui sapore è particolare alle due
Damaschine; ma per poco che passi diventa pastosa, e perde del suo rilievo,
cosa che non succede nella settembrina.
La Damaschina estiva
non è così propria alla seccagione come l’autunnale, e se si secca, non
conserva la morbidezza dell’altra; ma è graziosa assai a mangiarsi fresca, e
dura lunghissimo tempo sull’albero, sicchè con una sola pianta si può fornire
la tavola giornalmente per più di un mese. Nel Genovesato, ove è coltivata in
diverse località, essa continua dal Luglio al Settembre, e si attacca alla
Damaschina autunnale, che va a tutto l’Ottobre.
La Damaschina estiva
si trova in abbondanza nel Regno di Napoli, ed è comune nei contorni di Roma,
ove si coltiva sotto il nome di Zuccherina. Io l’ho cercata inutilmente
nella Romagna, nella Lombardia, e nel Piemonte. Pare che dovrebbe trovarsi nel
Bresciano, essendo descritta dal Gallo, il quale l’annovera fra le susine
migliori del Veneziano, dicendo che le Damaschine, sebbene sieno le più
picciole di tutte le altre, sono però belle, saporite e sane per mangiarsi
crude, ma più cotte e secche; (Gallo, pag. 110) ma per quante diligenze
abbia fatte per riconoscerla in quel paese, non mi è riescito di poterla
vedere.
La Toscana manca
pure di questa susina: essa non si vede nè a Firenze, nè a Pisa, e non si trova
neppure nei Quadri della R. Villa di Castello, e nel Micheli.
Io la credo
sconosciuta pure fra gli oltramontani: tutte le loro Pomone descrivono delle
susine di questo nome, ma non ne hanno una che corrisponda a questa. Non si ha
che ad esaminare le descrizioni di Duhamel per convincersi della loro
differenza. Egli annovera undici varietà di Damas, e sono tutte diverse,
sia per i caratteri che risultano dalle descrizioni, sia per le forme e i
colori che hanno nelle tavole. Posso aggiungere che in alcuni frutti di esse,
che ho gustati in Francia, non vi ho trovato di quel certo gusto, che distingue
fra noi le Damaschine dalle altre susine, e che è proprio a loro sole.
Tali pure sono le Damascene
delle Pomone Tedesche e delle Inglesi: in tutte queste opere si trovano
molte susine con questo nome, siccome se ne trovano in Bauchino, e in
Tournefort; ma non ve ne è una, che abbia la minima analogia con quelle che si
coltivano in Italia.
Non so se il clima di questi paesi si
presterebbe egualmente che il nostro alla loro coltura: a dir vero pare che le
Damaschine esigano un paese caldo; ed in effetto non si trovano fra noi che nei
paesi più meridionali, e sulle colline di preferenza ai luoghi piani e grassi;
ma non sarebbe inutile il tentare di naturalizzarle anche nei climi medii; e ve
ne sarebbe l’oggetto, possedendo esse proprietà, che le rendono preziose. Ciò,
che deve invitare a questo tentativo, si è la facilità di propagarle senza
innesto, poichè vengono di pollone, e ne producono un’infinità.
Il loro nome
annunzia la loro provenienza dall’Asia, ma non so quanto si possa contare sopra
tale indizio, sapendo per esperienza quanto sono arbitrarj i nomi, che si danno
fra noi ai frutti.
Pare certo che i
nostri antichi abbiano tirato da Damasco una varietà di susine, celebrata prima
da Plinio, e poi più precisamente da Paladio, il quale la vanta per la sua
disposizione ad essere disseccata. Ma, in mezzo a tanti Damas, di cui è
piena l’Europa, chi mai potrà precisare qual sia la Damascena di
Paladio?
Lasciando dunque
questa questione, noi ci limiteremo ad osservare fra le tante varietà di
susine, che portano questo nome, non ve ne è forse alcuna, che riunisca le
qualità delle nostre Damaschine, e specialmente quella di conservare
nello stato di disseccazione una morbidezza, ed un gusto, che loro è
particolare.
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testo
trascritto da Maria Francesca Nonne (Fonni, Nuoro)