SUSINO CLAUDIA
P. Prunus Claudia, fructu
medio, æstivo serotino; epicarpo palide-virente, maculaque rubea velato;
sarcocarpo virescente, delicatissimo, succo sapidissimo. Vulgo
Susina Claudia.
La Claudia è la regina delle
Susine. Bella nelle forme e di colorito modesto ma gentile, essa le supera
tutte in delicatezza, in abbondanza di sugo, ed in sapore.
La pianta della Claudia
ha una fisonomia marcatissima, che la distingue a prima vista. Se è
coltivata in libertà non si eleva moltissimo, ma forma una testa piena e
regolare.
Le sue messe sono
corte, grosse, irregolari, a nodi rapprossimati, e colla corteccia tinta di un
poco di violetto.
Le foglie larghe e
quasi ovali, sono marcate dal rilievo delle nervature, che biancheggiano
sensibilmente sul verde chiaro del disco, e vi si fanno distinguere.
Il fiore è uno dei
più grandi fra i fiori dei Susini.
Il frutto è rotondo,
di una grossezza mezzana, tagliato da una suttura marcata, e pendente da un
picciuòlo piuttosto corto. La buccia è sottile, verdastra, e sfumata da una
velatura di rosso dal lato del Sole. La polpa è fina, delicata, e piena di un
sugo abbondante e saporitissimo.
La Claudia è una
varietà antica in Italia, e forse già conosciuta dai Latini, sebbene la
confusione dei tanti nomi, che aveva, non l’abbia mai lasciata distinguere
generalmente. Io ne ho trovate delle piante vecchissime nei miei poderi, ove
era coltivata col nome di Verdacchia rotonda, e l’ho trovata con questo
nome e altri diversi in molti luoghi del Genovesato. Nella Romagna e nel
Modenese vi si conosceva da lungo tempo sotto il nome di Mammola, e in
Piemonte sotto quello di Claudia. In Toscana era chiamata Susina
Regina, e sotto questo nome è figurata nei quadri della R. Villa di Castello.
Ora essa ha preso il solo nome di Claudia in tutta Italia, e vi è
divenuta così comune, che si ritrova in abbondanza non solo nei giardini ma
ancora nei mercati.
Non vi è frutto, che
si sia tanto propagato quanto questo Susino, e che sia riescito dovunque così
bene. Esso deve essere passato dalla Toscana in Francia ai tempi di Caterina
de’ Medici, e di là in Germania ed in Inghilterra. Ora è comune in tutta
l’Europa.
Duhamel lo descrive
nella sua Pomona sotto il nome di Dauphine, e vi dà per sinonimi quelli
di grosse Reine Claude, Abricot vert, Verte-bonne: nè si può dubitare
della sua identità colla nostra Claudia, corrispondendovi esattamente tanto
nella descrizione quanto nella figura, specialmente se si esamina quella
dell’esemplare colorito che io possedo, e che è citato da Brunet nel suo
Manuel des Libraires come dipinto da uno dei migliori miniatori del
tempo sotto gli occhi dell’Autore. Essa è ripetuta dal nuovo Duhamel sotto il
medesimo nome, ed è certo la stessa, sebbene la tavola in cui è figurata, assai
esatta per le forme, non sia punto vera pel colorito.
I Pomologi Inglesi
la descrivono tutti, e sempre col medesimo nome. Io l’ho trovata in Miller, e
nella Pomona di Batty Langlet, che è la più antica che io conosca.
La trovo in Forsyth,
che la chiama grosse Reine Claude per distinguerla da due altre Claudie
che descrive egualmente: e la trovo nella Pomona Londinense di Kooker, ove
è figurata colla più grande verità non solo per le forme ma anche pel colorito.
Knoop l’annovera
esso pure fra le Susine del Belgio, e Mayer fra quelle del Wurzbourghese, e si
trova sotto il medesimo nome nella Pomona Austriaca, in quella di Sicler, e in
tutte le altre Pomone Tedesche.
La Claudia
fiorisce presso a poco nel tempo degli altri Susini; ma il suo frutto è dei più
tardi a maturare. In Italia si comincia a mangiarlo sui principj di Agosto, e
si continua secondo le località sino a tutto il Settembre.
Questa Pianta esige
un terreno grasso ed umido. Se è posta nel secco, i suoi frutti, non solo
rimangono piccioli, ma non acquistano la maturità che loro è propria. Essi
ingialliscono invece di prendere il verdastro gentile, che è il loro color
naturale, e la loro polpa resta aspra ed insipida. Essi si perfezionano invece
nei giardini ancorchè non sieno molto soleggiati, e vi sviluppano un sugo
abbondante, che non manca mai di sapore.
Lo stesso principio,
che snatura i frutti della Claudia quando vengono in un terreno arido e secco,
li fa abortire e li rende inconoscibili quando si trovano sulla pianta in una
quantità sproporzionata. Quindi bisogna diradarli, e lasciarne solo quel numero
che possa trovarvi un nutrimento abbondante. Così, essa ama il taglio e la
spalliera. Questo metodo, poco praticato nei paesi meridionali, è adattissimo
al nostro Susino, il quale se è ben condotto vi matura dei frutti squisiti.
La figura che
abbiamo data rappresenta due individui dei più belli: perciò potrà sembrare a
taluni diversa dalle Claudie del commercio. Chi coltiva però questa pianta con
un poco di cura sarà convinto facilmente che la loro grossezza non è
straordinaria per gli alberi posti in giardino, e specialmente per quelli
condotti a spalliera.
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testo
trascritto da Valeria Negri (Perugia)