SUSINO CATELANO GIALLO

 o BUON-BOCCONE

 

P. Prunus Catelanica, fructu flavo, magno, oviformi, æstivo; epicarpo luride-lutescente, rubeaque nube velato, pulpæ non adherente; sarcocarpo flavescente, delicatissimo, in ore liquescente, succo suavissimo. Vulgo, Susina Buon-Boccone.

Buon-Bocconi (Susini) Quadri della R. V. di Cast. N. 19. Michel. m. m.

 

Il Buon-boccone è un Susino proprio del Genovesato: esso però somiglia tanto al Catelano Toscano che si può considerare come una razza sorella, variata solo da una leggiera differenza di figura e di colore, ciò che mi ha determinato a distinguerlo sotto il nome di Catelano giallo.

La sua pianta è alta, rotonda, guarnita di messe lunghe, divise in nodi grossi e frequenti, i quali portano delle foglie ovali e puntute che somigliano un poco a quelle della Claudia, avendo come esse le nervature del disco assai rilevate, ma che sono meno larghe, e col peduncolo colorito di rosso.

Il frutto è grosso, oviforme, coperto di una buccia in prima verdognola, ma che poi degrada in un giallo sudicio e opaco, il quale nella maturità è velato da una parte da una sfumatura di rosso, per lo più leggiera, qualche volta vivissima.

La polpa è gialla e di un tessuto così delicato che si scioglie tutto in sugo: il suo gusto è dolce e rilevato, e se non gareggia con quello della Claudia e della Settembrina, sorpassa però quello di qualunque altra susina.

La Buonboccone matura in luglio, e la sua maturità è indicata principalmente dalla velatura rossa che vi si sviluppa da un lato quando la pianta è posta in luogo aprico: qualche volta però essa acquista tutta la sua perfezione senza colorirsi, e allora è indicata dall’oscuramento della buccia che prende un giallo opaco e senza spicco, ma che non avvizzisce, nè sta aderente alla polpa come quella della Settembrina e della Claudia: in questo caso essa non si tiene alla pianta come quelle, ma cade; e perciò non acquista mai quella concentrazione della sostanza polposa che accresce tanto lo zuccherino dei frutti disseccati.

Il Buonboccone è un susino comune nel Genovesato: non dovrebbe essere sconosciuto in Toscana poichè si trova il suo nome nel Micheli, e in una delle susine rappresentate nei quadri della R. Villa di Castello: esso non si incontra negli altri agronomi Italiani, ma se ne riconoscono i caratteri nelle Catelane descritte dal Gallo, e perciò si deve supporre che sarà coltivato nel Bresciano: il lettore potrà giudicare dalle parole dell’autore: ecco come si esprime:

«Sommamente sono poi da lodare le Brogne Catelane ben mature, e crude per essere anco le più pregiate di tutte le altre, siano poi le bianche, o verdi, o morelle, ovver le cremesine. Certamente io non conosco frutto che si possa agguagliare a questo di dolcezza e di tanto liquor delicatissimo, nè che sia di così gran conforto all’uomo, quando si trova pieno di calore e di molta sete. Che diremo poi del refrigerio che sente l’uomo afflitto dalla febbre, e dall’ardente sete, quando gli è concesso dal medico una Catelana ben matura, ponendosela in bocca senza pelle, e gustandola così fresca con tanta soavità dell’abbondante liquore, per lo quale resta temperata quella grande arsura con ricuperare alquanto del gusto perduto?» (Gallo, Giorn. Quinta, pag. 110).

Io mi credo autorizzato a fare la medesima congettura riguardo al Regno di Napoli, riconoscendo i caratteri del nostro Buonboccone nel Susino di Catalogna del Porta: ecco come lo descrive: Sic inter prunorum genera à citerioris Hispaniæ regione nobis allata ob id nobis etiam Catalanica dicta non vulgaria nobis sunt, sed quibusdam in hortis asservantur, dulci succo prædita, carne molliori; gustu suavi, purpureoque splendet colore, parte qua solem spectant ex adversa candicant, pressum digitis os internum dimittit, oblunga, exili nucleo ac longo. Porta, Pomar. p. 182.

È più difficile certo il decidere se questa susina si conosca dagli Oltramontani: io, a dir vero, non posso combinarla con alcuna delle susine descritte da Duhamel, da Knoop, da Forsith, e da Hooker; ma come distinguerla nell’infinita quantità delle susine Tedesche di Sicler?

La sola cosa che posso dire si è che io non l’ho potuta vedere nè a Parigi, nè a Vienna, e che i pomologi di questi paesi non hanno saputo indicarmi fra i loro susini una varietà che vi corrisponda.

La sua coltura è semplice, e la sua fecondità ricca e costante. Io non ne conosco alcuna pianta spontanea: tutte quelle che ho vedute sono innestate; ed è con questo mezzo che se ne conserva la razza.

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testo trascritto da Riccardo Bocci (Scandicci, Firenze)