A. Persica Sativa, flore parvo, fructu maximo in apice mamillato estivo, epicarpo pubescente partim
e-viridi-albicante partim eleganter-rubente, sarcocarpo
albo nucleo non adhærente in ore liquescente,
gustu gratissimo. Vulgo Poppa di Venere.
La
Poppa di Venere è la più bella delle Pesche spiccagnole a polpa bianca.
Il suo Fiore ha i
petali corti e di un bel colore di carne.
Il Frutto è grosso e
tondeggiato, ed è finito da una punta che vi esprime come un capezzolo: la
buccia, biancastra nel fondo, è colorita da un lato da un bel rosso paonazzo; e
la polpa è bianca, spiccagnola, e piena di sugo.
Tale è la Pesca che
conosciamo ora in Italia sotto il nome di Poppa di Venere.
Essa è antichissima
nella nostra Penisola, e si trova descritta dal Micheli
sotto il nome di Pesca Lucchese, e figurata
nei Quadri della R. Villa di Castello presso Firenze al N. 10.
Tali non sono però
identicamente tutte le Pesche che si conoscono in Italia ed Oltramonte
sotto di questo nome.
Come
esso
è derivato dalla mammelletta che si vede sulla cima
di questa Pesca, e forse ancora dai lobi che vi forma la sutùra
da cui è tagliata, così tutte le Pesche in cui si sviluppa questo carattere,
hanno ricevuto indistintamente nei diversi paesi in cui si sono formate, questo
medesimo nome.
Molte però sono le
varietà in cui si trova la mammelletta, e che si
dividono in lobi: esse sono tutte Spiccagnole, e a polpa bianca,
non vedendosi mai la punta mammellata nelle Duracine,
nè nelle Spiccagnole di polpa gialla;
ma non tutte sono egualmente grosse, egualmente colorite, e di polpa così
gentile.
Perciò la Poppa di
Venere offre, nei diversi Paesi in cui è coltivata, un’infinità di picciole modificazioni di forme, che confondono facilmente coloro che vogliono trovare nelle Pomone
il loro frutto identico tal quale lo vedono nel proprio giardino.
Quella che abbiamo figurata è una delle più preziose che si conoscano.
La sua grossezza e
il suo colorito la distinguono fra le altre in
bellezza; poche poi possono gareggiare con essa per la bontà.
È gentile,
butirrosa, liquescente, e piena di sugo: ha un poco di acidulo, ma se è ben matura, esso non serve che a
rilevarne il sapore.
Il suo nocciolo è
sempre rosso, e la polpa che lo circonda, sebbene bianca, prende presso di
questo un atmosfera di rosso paonazzo da cui resta
raggiata in un modo grazioso.
Il Campione che ha
servito alla Pomona è stato preso nel
Giardino del Palazzo Scotti a Pisa, ma non è difficile trovare questa
varietà nei semenzai di Firenze: essa è estesa egualmente in quasi tutta
l’Italia, ove si modifica in molte razze secondarie più o meno grosse, più o
meno colorite, ma sempre eccellenti.
Tutte le Pomone Oltramontane descrivono la Poppa di Venere, e tutte
la descrivono come una Spiccagnola a polpa bianca: essa però figura
anche in quelle con delle diverse dimensioni e con delle modificazioni di forme
e di colorito, e per conseguenza non ve ne è alcuna
che si somigli perfettamente con le altre, e che si possa rapportare
identicamente alla Pesca Toscana.
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testo trascritto da Simona Limentani (Roma)