PESCO SPICCACCIOLO BIANCO a FRUTTO PRECOCISSIMO

o NOCCIOLINO BIANCO

 

Persica iulodermis, flore brevi-petalo, fructu minimo precocissimo; epicarpo pubescente, albo, rubeisque maculis incerte velato; sarcocarpo albo, liposteo, succo grazioso. Vulgo, Nocciolina Bianca, o Pesca Giugnolina

 

La Pesca Giugnolina, conosciuta ancora da alcuni sotto il nome di Nocciolina bianca, è una varietà semi-nana, che si distingue particolarmente per la picciolezza delle sue forme e per la sua precocità.

La pianta di questo pesco, vivente col mezzo dell’innesto sopra un piede di Pesco spontaneo, presenta una testa mediocre che si distingue per una serie di forme più picciole delle comuni. Essa spiega lo stesso carattere, quando proviene da seme, e mostra sino dal suo primo sviluppo un tronco più sottile di quello dei peschi ordinarj.

I suoi rami corrispondono al tronco egualmente che le messe, le quali sono sempre sottili anche nei getti succhioni, e perciò si prestano difficilmente all’innesto a scudetto e a quello a cannella.

Le foglie non seguono nella stessa proporzione il carattere dei rami; e sebbene comparate con esattezza abbiano in parità di circostanze delle dimensioni un poco più piccole di quelle delle altre varietà, pure tale differenza non è gran fatto sensibile, e senza una prevenzione non è avvertita dall’occhio.

Il fiore è brevipetalo, ma le sue dimensioni, sebbene piccole, non lo caratterizzano, poichè non lo sono assai da uscire dal limite che passa tra il maximum ed il minimum fissati alla specie: esso è forse meno piccolo di quello delle Biancone, ossia del Pesco Duracino bianco serotino a frutto massimo.

Il frutto è il solo che offre in modo decisivo il carattere del Nanismo. La sua grossezza maggiore non eccede quella di una grossa Ciliegia, e spesso è ancora più piccolo. La sua forma è regolare , e non differisce da quella delle altre pesche: è tondo compresso all’inserzione del picciuolo, ove forma un’incavatura , e da dove nasce la suttura, che lo lista da un lato, che è leggierissima: dalla parte opposta è finito da una mammelletta puntata, che appena è sensibile e che non altera punto il tondeggiante dell’insieme.

La buccia è una pellicola sottilissima che si può staccare con facilità: è bianco-giallognola, quasi trasparente, punteggiata da uno spruzzo leggiero di rosso, il quale si addensa talora da un lato del Sole, e la colorisce in modo grazioso.

La polpa è bianca, gentile, piena di sugo, e di un sapore piacevole. Somiglia a quella della Maddalena bianca, e ne ha il gusto e l’odore senz’averne l’acidetto: è spiccacciola come in quella, ma i filamenti che la compongono, restano attaccati nelle incavature del nocciolo, siccome si osserva in tutte le Spiccacciole a polpa liquescente , invece di lasciarlo affatto nudo, come succede nelle Spiccacciole a polpa butirrosa.

Il nocciolo è nella proporzione del frutto, e perciò picciolissimo: la sua forma ha qualche cosa di singolare che lo distingue: è tondo come il frutto, e quasi tumido, ed è finito alla cima da una puntetta sottile, che corrisponde alla mammelletta polposa che finisce il pericarpo, e che non nuoce più di quella al tondeggiante delle sue forme.

La mandorla che contiene è, come nelle altre Pesche, composta da due lobi bianchi coperti da un inviluppo biondo, e dotati di un gusto aromatico, meno amaro però di qualunque altro.

Confidato alla terra il nocciolo della Giugnolina segue gli stessi periodi di vegetazione dei noccioli degli altri peschi, e riproduce una pianta della stessa natura senza degenerare.

Io ne possiedo diversi individui, e mi danno delle Giugnoline poco diverse da quelle che ho seminate, le quali provenivano da pianta vivente col mezzo dell’innesto sopra un Duracino giallo spontaneo.

È questa dunque una varietà permanente nata da una combinazione di circostanze difficile a conoscersi, e che hanno determinate le loro qualità nella concezione del primo seme da cui è pervenuta.

Quindi essa non è mula, perchè non ha niente di mostruoso, ma conserva tutti i caratteri della specie, distinguendosi solo per una fisonomìa particolare, i di cui tratti propri sono il nanismo e la precocità.

In natura questi caratteri sarebbero senza pregio, e si potrebbero anzi riguardare come una sorte di degenerazione, ma per l’uomo essi ne hanno uno non indifferente, giacchè noi attacchiamo molta importanza alla singolarità delle forme ed alla precocità.

Anche queste qualità sono pregi di convenzione: la seconda però ha il vantaggio reale di aumentare i nostri godimenti, anticipandone il cominciamento; ed è certo piacevole il veder ricomparire sulla tavola un mese prima dell’ordinario un frutto prezioso cessato già da tanti mesi.

L’altra ha più del capriccio, giacchè la picciolezza del frutto porta di necessità una diminuzione della polpa, e perciò una minore soddisfazione pel palato; ma si sa che i diminutivi interessano i sensi e lo spirito molto più dei loro opposti, perchè nella nostra immaginazione sono sempre collegati coll’eleganza e colla grazia, siccome nell’ordine morale sono legati colla debolezza e coll’innocenza.

Egli è per questo che la Pesca Giugnolina è ricercata dai dilettanti, e forma una varietà interessante nelle collezioni dei Pomologi.

Io la credo originaria di un paese non meridionale, perchè è sempre difetto di favore nelle circostanze meteorologiche che produce i capricci di questa natura, e perchè appartiene alla classe delle pesche a polpa bianca, che sono quelle che si adattano meglio, e che sono più proprie dei paesi freddi.

Difatto essa si trova descritta da tutti i Pomologi Oltramontani, ed è comune nei giardini in Francia, in Germania e in Inghilterra. L’antico Duhamel la descrive e la figura sotto il nome di Avant-pesche blanche. Già Carlo Stefano nel suo Pred.Rust. ne aveva descritta una con questo nome, definendola colla frase latina Persica præcoci fructu Præcoqua dicta. Essa si trova ripetuta col medesimo nome dal nuovo Duhamel e da tutti gli altri pomologi francesi. La Pomona Britannica di Brookshaw la figura alla tavola 24, e la descrive sotto il nome di Erlis Ann. Il Re l’annovera tra le pesche dell’orto Agrario di Bologna col nome di Picciolo Primaticcio di Francia, e il Cupani sotto quello volgare di Ibergi (patria voce), se pure l’Ibergi dei napoletani non è la Pesca Ciliegia. Il Giardiniere dell’Imperatore a Vienna, che ha stampata nel 1821, una descrizione delle Pesche della sua collezione, la figura nella tavola 6, sotto il nome di Die kleine weisse frühe Pfirsich, al quale aggiunge quello francese di Avant-peche blanche. I Giardinieri Italiani, facendo caso dell’epoca della maturazione, la distinguono col nome di Giugnolina. Altri la chiamano Nocciolina in ragione della sua picciolezza: l’epiteto di bianca è stato adottato dagli oltramontani per distinguerla da una razza di noccioline, la cui buccia si colora un poco di più, e che vengono un tantino più grosse, ma che hanno nel resto gli stessi caratteri di questa. Alcuni l’usano per distinguerla dalla Pesca Ciliegia, a cui pure è stato dato in Italia il nome di Nocciolina.

Quantunque conosciuta in tutta l’Italia, la Pesca Giugnolina vi ancora poco coltivata. Nella parte meridionale essa si trova appena nei giardini di qualche dilettante. I contadini Genovesi sono i soli, che la coltivino per ispecolazione, e si vede sulla piazza tra le primizie, e si spedisce a Milano e Torino, ma è ancora rara.

È più frequente nella Lombardia e nello Stato Veneto, e vi riesce assai bene. Benissimo riesce in Piemonte e si trova nei giardini e nei semenzaj.

Io credo essere stato il primo ad ottenerla spontanea, e ne sono contento. Nelle buone annate ne ho avute delle mature al San Giovanni, cioè sulla fine di Giugno, e ciò all’aria aperta e senza cura. È questo un pregio che deve impegnare i coltivatori a propagarla, poichè questo riguardo può essere ancora nelle grandi città un oggetto di specolazione per le tavole di lusso.

Si innesta, come gli altri peschi, sullo spontaneo, sul mandorlo e sul susino, ma il pesco è sempre il migliore. Io ne ho innestate a marza in primavera , a cannello nella state, e a scudetto nell’autunno, e in tutti e tre i modi è riescita bene: il più sicuro però è la marza, giacchè i suoi rami sono così piccioli, e così esili che riesce difficile il prendervi dei cannelli o degli scudetti che vadano bene al salvatico, o per lo meno bisogna scegliere in questo una punta delle meno vigorose, ciò che è contro i principj.

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testo trascritto da Concetta Vazzana (Firenze)