PESCO MANDORLO

 

Persica Amygdalus ibrida, iulodermis, flore magnipetalo ex roseo albescente, fructu mixto; sarcocarpo flavescente, liposteo, pulpa exili austera succo amariusculo; epicarpo virescente; endocarpo osseo punctato, semine dulci. Vulgo Pesca Mandorla.

 

Il Pesco-Mandorla è un’ibrida singolarissima che presenta in tutte le sue parti il vero miscuglio delle due specie.

L’albero ha la fisonomia del Mandorlo, e i suoi rami sono come in questo lunghi e sottili.

Le foglie somigliano più a quelle del Mandorlo che a quelle del Pesco; liscie, lunghe, strette, seghettate, sostenute da un peduncoletto sottile, munito di una a tre glandolette situate vicino al disco, hanno un verde più carico di quelle del Pesco, e non ne hanno le contrazioni.

Il fiore ha la corolla grande come nel Mandorlo, ma la velatura di rosa, che la cuopre, è un poco più viva, e si stende sopra tutto il disco dei petali.

Il frutto, sino a che è acerbo, sembra una mandorla: è solo un poco più grosso, meno oblongo, e più rilevato: ma nell’avvicinarsi alla maturità queste differenze aumentano di modo che si comincia a distinguere per un frutto diverso da quello del mandorlo, e vi si scuoprono poi a poco a poco i caratteri delle pesche.

I suoi lati ingrossano, ma non si distendono: il verde della buccia si volge in giallo, e dal lato del Sole si tinge di una sfumatura di rosso, che gli dà la fisonomia di una pesca che soffre: qualche volta ancora si indurisce da un lato in una superficie callosa, che annerisce e si screpola.

Giunta a questo stato la Pesca-Mandorla è nella sua maturità. Si apre allora alla minima pressione, e presenta l’interore di una pesca spiccacciola, ma con una differenza propria alla natura della mandorla, e che consiste in un distacco spontaneo della polpa dal nocciolo, il quale si trova dentro del frutto, come in un vuoto più grande del suo volume, ove agitandolo sentesi muovere.

La sua polpa è carnosa e mangiabile, ma floscia, sottile, e di sapore ingrato: è coperta da una buccia pellicolare e lanuginosa come quella delle pesche, e consiste in un tessuto molle fibroso giallognolo, striato presso al nocciolo, e marmorato di rosso e di giallo in una maniera singolare.

Il nocciolo ha la fisonomia di una mandorla a guscio duro, ma è più grosso e più rilevato. Non è rusticato come quello delle pesche, ma le punteggiature che lo coprono sono più grosse, e più profonde che nelle mandorle. La sostanza di questo guscio è ossea come nei noccioli delle pesche, ma la mandorla che contiene è dolce e gustosa. Quando è fresca non si distingue da quella delle mandorle dolci, ma quando è secca sviluppa un poco di aromo, e il suo sapore prende un tantino del gusto del seme di pesca.

Tale è la Pesca-Mandorla, che coltivo nella mia villa di Finale, e di cui ignoro la provenienza, avendola trovata fra noi, senza sapere chi ve l’abbia introdotta: l’ho propagata anche col seme senza che abbia cangiato.

Certamente, essa non è identica con quella descritta da Duhamel: forse non lo è neppure con quelle di cui parlano i Botanici e Pomologi di tutti i tempi: ma non ne diversifica che in pochi e leggieri accidenti, ed è certo, come quelle, una razza ibrida proveniente da una fecondazione incrociata fra il Pesco e il Mandorlo.

È questo il carattere comune a tutte: nella nostra il Mandorlo prevale al Pesco, giacchè il pericarpo, che è quello che appartiene alla specie delle pesche, è una drupa poco polposa e di un gusto austero ed ingrato, mentre invece la Mandorla è formata di due cotiledoni grossi e ben composti, i quali hanno tutta la delicatezza ed il gusto delle mandorle dolci.

Forse era uguale alla mia quella descritta da Jussieux , e che, attesi i suddetti caratteri, è stata posta nell’Enciclopedia metodica fra le così dette specie del Mandorlo; e forse erano tali egualmente quelle di Ruellio, del Mattioli, di Carlo Stefano, del Porta e di Dalechamp.

Ne esistono però delle razze, nelle quali il Pesco domina sopra del Mandorlo, ed io ne possedo una; siccome ne esistono di quelle nella quali la mandorla è dolce, e il pericarpo è un misto di Pesca e di Mandorla, come è una di quelle descritte da Duhamel.

Queste differenze dipendono dalle diverse proporzioni con cui si combinano i principj sessuali delle due specie nella fecondazione.

Quello che prevale, imprime al germe che ne proviene, una fisonomia e dei caratteri analoghi ai suoi. Quindi, ogni volta che si forma una nuova razza con questo mezzo, essa presenta una fisonomia propria differente da tutte le altre, sempre composta dei caratteri delle due specie, ma in proporzioni così varie che la diversificano essenzialmente dalle sue congeneri.

Quando questi individui nati di seme si moltiplicano coll’innesto, tutti quelli che ne provengono restano identici.

Se poi si moltiplicano col seme, gli individui che si ottengono in questo modo, sono tanti esseri nuovi che conservano esattamente i caratteri dell’ibridismo, ma che diversificano in molti accidenti, e che costituiscono delle varietà.

Il caso delle razze nuove non deve esser frequente, perchè, malgrado l’analogia che avvicina questi due generi, l’ibridismo è sempre un fatto irregolare che esce dall’ordine della natura, e che esige delle circostanze straordinarie difficili a combinarsi. Perciò poche devono essere le razze originarie aventi un carattere proprio ed essenzialmente distinto.

Le identiche dovute all’innesto, saranno le più comuni perchè è con questo mezzo che siamo in uso di moltiplicarle pel timore di non conservare la varietà precisa.

Io però preferirei le varietà ottenute dal seme perchè sono più forti, e perchè nelle picciole modificazioni che presentano, conservano sempre il carattere principale che le costituisce, cioè a dire una cattiva pesca, ma curiosa a vedersi, ed una eccellente mandorla.

È difatto come una buona mandorla che io presento la razza che ho figurata ai Dilettanti che amano di avere una collezione di frutti scelti per la tavola: ma il Pomologo, che coltiva per la scienza, la deve mettere nel numero delle pesche, perchè la parte che cade sotto degli occhi appartiene di fatto più alle pesche che alle mandorle, e deve averla in ogni modo nella sua collezione come un esempio d’ibridismo di un’evidenza incontrastabile.

Io mi riservo di dare la storia di quest’ibrida nell’articolo che riguarda l’altra razza che ne posseggo, nella quale la polpa è la parte che merita più considerazione, perchè è mangiabile come le pesche, e non è senza pregio.

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testo trascritto da Flavio Menardi (Finale Ligure, Savona)