PESCO DURACINO GIALLO SEROTINO

A BUCCIA PAONAZZA

o DAMASCHINO DURONE

 

Persica julodermis, flore brevi-petalo, fructu magno serotino; epicarpo ex violaceo rubescente; sarcocarpo philosteo, flavo, prope endocarpum rubente; pulpa dulci carnosa, gustu saccharato. Vulgo, Pesca Damaschina Durona.

 

Le Damaschine sono le pesche del Settembre: esse tengono uno dei primi posti fra le pesche dei paesi meridionali, e si dividono in un gran numero di varietà tutte belle e tutte eccellenti.

Ve ne sono delle Duracine e delle Spiccacciole: in generale le prime sono più grosse. Quella che abbiamo figurata pesava una libbra (33 gramme), ma ne ho avute di 15 e 16 oncie (44 gramme).

La forma delle Damaschine Duracine ha qualche cosa di proprio che le distingue: divise come le altre da una struttura che le taglia dal picciolo alla punta, esse presentano come due labbri, uno de’ quali è più rilevato dell’altro, in modo che sembra una costa che principia alla base del frutto, e finisce alla cima ove si prolunga un poco, ritorcendosi in punta come un becco.

La buccia è gialla, ma l’azione del Sole la copre da un lato di un rosso violaceo denso, che dà nello scuro, e nella parte chiara la sparge di un rosso a fiocchetti, che somiglia a tante pennellate.

La polpa è carnosa, e di un giallo carico, che si tinge di rosso presso al nocciolo: non ha il profumo delle Pesche Moscadelle, nè la liquescenza delle Cotogne, ma è dolce, senz’acido, e non manca di sugo.

Il nocciolo è grosso e rilevato, colorito di un rosso bruno densissimo, investito tenacemente dalla polpa che ne empie le incavature, e ne prende il colore.

La Damaschina è la razza più spontanea che si conosca.

Nel mezzogiorno dell’Italia non si innesta in verun luogo: i noccioli la riproducono senza degenerazione, e con una facilità prodigiosa. Le varietà che ne sorgono sono tutte buone, la massima parte belle, e spesso magnifiche. Nel Genovesato tutte le vigne sono piene di Damaschine superbe, che scendono in profusione dai villaggi i più alti, ove non si trovano quasi mai nè Cotogne, nè Moscadelle, e molto meno le varietà gentili delle specie bianche.

È la pesca che si adatta di più ai terreni di montagna, e che vi giunge alla maturità senza perdere di sapore o di colorito. Non è difficile nella coltura, e vien bene nelle vigne come nei giardini, nei luoghi aprichi come nelle valli, vicino o lontano dal mare senza differenza.

I suoi fiori sono sempre abbondanti, e per lo più allegano bene: i frutti resistono alle picciole contrarietà delle stagioni, e meno il caso di sconcerti gravi di meteore straordinarie, o di mancanza assoluta di nutrimento, ingrossano anche senza diradamento, e acquistano tutta la maturità senza guastarsi.

Il commercio tira un partito da queste pesche, perchè sostengono il trasporto, e perchè si prestano alla disseccazione al sole, tagliate in liste, e servono così nell’inverno ad arricchire le tavole come gli altri frutti secchi.

Il solo svantaggio di queste pesche si è d’essere serotine: cominciano sul principio di Settembre, e in quella stagione il dilettante il più appassionato è già sazio di pesche. Dopo di averne cangiate tante comincia a desiderare le pere autunnali e i fichi: e la delicatezza salubre delle une, e il miele squisito degli altri, unito alla novità, riescono facilmente a fare scomparire un frutto, che ha esercitato il palato per più di due mesi, e che ha esaurite tutte le modificazioni possibili nella specie.

Ciononostante le prime Damaschine si sostengono ancora non tanto per la loro bellezza, quanto per il loro sapore; ma quelle che maturano sul finir del mese, cominciano a perdere nel gusto, e le ultime finiscono per essere scipite.

Le Damaschine non sono sconosciute nei paesi settentrionali, e vi nascono spontanee come da noi, ma non vi prendono mai molto sviluppo, e vi maturano difficilmente. Pare che io Pomologi le distinguano col nome di Pesche di Vigna, o Persiques: essi però ne fanno poco caso, perchè nei paesi ove hanno scritto, non le possedono nella loro bontà. I paesi meridionali invece ne sono abbondantissimi: io l’ho trovate in Romagna, in Toscana e sulle piazze di Roma, e da per tutto abbondanti e magnifiche. Il regno di Valenza ne ha in profusione, e di una grossezza straordinaria. Ne ho vedute delle bellissime in Provenza e nel Rossiglione. La Damaschina deve essere la razza dominante nell’Asia minore e nei luoghi della Costa d’Affrica ove si coltivano i peschi.

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testo trascritto da Simona Limentani (Roma)