Amigdalus Persica Psillidermis fructu
minimo, glabro, pulpa alba, nucleo non adherente; epicarpo glabro, lucido,
corallino colore micante; sarcocarpo albo, molli, succoso, grate acido,
odorato. Vulgo, Pesca Ciliegia.
La Pesca Ciliegia è una varietà della Pesca-Noce
Spiccagnola a polpa bianca. La sua buccia, la sua polpa, il suo sugo, sono
assolutamente i medesimi, e solo si distingue dal suo tipo, per la picciolezza,
e per un tantino più di rilievo nel rosso corallino che la ricuopre.
L’albero non
presenta alcun carattere che gli sia particolare: in generale si moltiplica
d’innesto, ma io ne ho veduti molti spontanei, i di cui frutti non differivano da
quelli degl’innestati.
Esso è fecondissimo,
e il suo fiore allega facilissimamente.
Il frutto è
picciolissimo, ed è in parte a questo carattere che è dovuto il suo nome. A
dire il vero io non conosco Ciliegia, che eguagli in grossezza queste peschine,
quando prendono tutto il loro sviluppo, ma quando l’albero se ne carica, esse
non sorpassano le Duracine Marchiane.
La buccia è liscia,
lucida, di un cereo sparuto dalla parte dell’ombra, il quale appena si
distingue perchè coperto quasi intieramente da un corallino brillante che
l’assomiglia alle Ciliegie.
La polpa è bianca,
molle, sugosa, ma di un gusto mediocre, e rilevato da un poco di acidulo: essa
si spicca dal nocciolo, che è piccolo, tondeggiante, di un colore giallognolo,
e contenente una mandorla ben formata ed amara.
Questa Peschina
matura sul finire di Luglio, e fa un bellissimo effetto tanto sulla pianta
quanto sopra le tavole.
La sua coltura è la
stessa che per gli altri Peschi; ma siccome il suo pregio consiste nella
picciolezza del frutto, così si può tenere senza inconveniente anche in un
terreno apríco, purchè non vi manchi il nutrimento.
Non è facile a
determinare l’epoca in cui si è cominciato a coltivare questa varietà.
Certamente essa è dovuta al seme di una Pesca-Noce Spiccagnola bianca,
modificato nella fecondazione, e il caso deve averle data l’origine: ma appena
comparsa sarà stata certamente osservata, e gli amatori ne avranno curata la
propagazione.
Ora è una varietà
coltivata in tutta l’Europa: si trova egualmente e nelle Opere dei Pomologi
Oltramontani, e nei giardini d’Italia. I contadini Toscani e Genovesi la
propagano di seme, ma i Pepinieristi la moltiplicano d’innesto. Quest’ultimo
metodo è il più sicuro per conservare la varietà senza cangiamento.
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testo
trascritto da Daniela e Aldo Piscitello (Mocònesi, Genova)