PESCO CAROTA

 

A. Persica Carota fructu magno æstivo, epicarpo rubro dense pubescente, sarcocarpo tenero, succo sanguineo, nucleo non adhærente. Vulgo Pesca Carota

 

Il Pesco carota è la varietà la più singolare della specie Pesco.

La pianta nulla ha che la distingua dalle altre varietà, sia nelle foglie, sia nei fiori; ma il suo frutto ha un colore così diverso da quello delle altre Pesche, che fissa l’attenzione anche dei più indifferenti.

La Pesca Carota è grossa, tondeggiante, ben tornita, e leggermente marcata da una parte dal solito solco, continuato dalla base alla cima.

La sua buccia, trasparente come in tutte le Pesche, e perciò senza colore proprio, è vellutata da una peluria densa e bianchiccia, la quale smorza il rosso sanguigno che riceve dal sugo, e la rende come grigia.

La polpa, naturalmente pastosa, non è senza delicatezza, ma ha un poco di acidulo, e non ne è compensata abbastanza dal sapore grato sì, ma piuttosto debole. Il nocciolo, che è grosso, e di color rosso scuro, si stacca interamente dalla polpa.

Questa Pesca non è delle più pregevoli per la bontà, e per la bellezza, ma la sua singolarità consiste nel colore. Si è creduto da alcuni che questo colore potesse essere carattere sufficiente per farne una specie distinta, giacchè pare che sia costante nella riproduzione. È facile però l’avvertire che in tutte le Pesche il sugo ha una tendenza al rosso, il qual colore è più o meno sviluppato secondo le diverse modificazioni della loro organizzazione, e che perciò l’integrità di un tal colore non può formare un carattere specifico. Di fatto, se si esamina bene, si riconosce che la Pesca Carota non è in sostanza che una Spiccagnola a polpa bianca. È vero che il bianco non vi si distingue , perchè è mascherato dal color del sugo che è di un rosso così carico che lo investe interamente; ma l’intrinseco delle fibre polpose è realmente bianco, e tale si vede nei filamenti terminali per cui si attaccano al nocciolo.

Dunque essa non è che una varietà a sugo sanguigno, la quale è regolarmente perpetuata dal seme, ma che può variare e perdere il suo colore nel riprodursi, siccome lo ha acquistato con questo mezzo. Infatti, il seme non la rinnova mai tale e quale, ma la modifica in molte varietà secondarie, che per lo più conservano le qualità proprie della razza, ma che diversificano poi nelle forme, nel volume, nella delicatezza della polpa, e nell’intensità del colore.

Quindi ne vengono le tante Pesche a sugo-sanguigno che si trovano in tutti paesi, e che sono generalmente picciole, o mediocri.

Quella che si è figurata è la più bella che abbia veduta, e mi è stata favorita dall’egregio Sig. Professore Targioni Tozzetti, il quale ne coltiva la pianta nell’Orto agrario di Firenze.

Se ne trovano delle egualmente belle e in grande abbondanza verso Grosseto, e nel Lago Maggiore a Domo-di-Ossola. In quei due paesi questa razza vi è comune e vi prende una grossezza più che ordinaria. Essa era già molto stimata in Toscana al tempo del Mattioli, il quale la descrive sotto il nome di Pesca Carota.

Quelle da me vedute nel Genovesato e nel Piemonte, ove si conoscono sotto il nome di Pesche sanguigne, sono tutte piccole, e più curiose che buone. Esse corrispondono alle Sanguignoles, e alle Druselles dei Francesi, descritte da Duhamel al N.° 41. e ripetute dal nuovo Duhamel al N.° 31.

La Cardinale di questo Pomologo è la sola che si avvicini alla nostra Pesca Carota, ma secondo la descrizione ch’egli ne fa, e la figura con cui l’accompagna, essa le è molto inferiore e in bontà ed in grossezza. Forse è la medesima della Sanguignola di Knoop, che quest’Autore descrive come un frutto di prezzo, ma che nel clima del Belgio giunge di rado ad una perfetta maturità.

Tutte queste varietà sono Spiccagnole. È ben singolare che nessuno ne abbia mai descritte delle Duracine. Ne debbono però esistere anche di queste, poichè si osserva che ambe le specie si modificano sempre nelle medesime varietà, sebbene non sempre nel medesimo grado di bontà, e di bellezza.

I Dilettanti che desiderano arricchire il loro giardino della bella varietà Toscana, devono acquistarne le piante a Firenze. Il seme ne potrebbe procurare delle analoghe, e anche delle più belle; ma questa riescita è rara, e perciò è più sicuro il perpetuarla coll’innesto.

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testo trascritto da Daniela e Aldo Piscitello (Mocònesi, Genova)