PESCO
COTOGNO DURACINO MASSIMO
o
GIALLONE DI VERONA
Persica Julodermis Cotonea, flore
brevi-petalo, fructu maximo estivo, epicarpo flavo, sarcocarpo flavo,
philosteo, delicatissimo, in ore liquescente, succo suavissimo. Vulgo,
Cotogna Durona Massima, o Giallona di Verona. N. 15.
La Cotogna Massima è la regina delle
Pesche gialle, come la Biancona lo è delle bianche. Esse sono fra le
Duracine ciò che sono fra le spiccacciole la Burrona Massima delle coste
del Mediterraneo, e la Poppa di Venere della Lombardia. Sono le quattro
grandi razze delle Pesche pubescenti, i quattro Capi-specie, intorno alle quali
si riuniscono come secondarie tutte le altre varietà che conosciamo.
La Cotogna
Massima è una Duracina gialla a giallo puro. I suoi fiori sono brevipetali,
carnicini, picciolissimi. Il frutto è il più grosso nel genere, tondo, appena solcato
dalla sutura propria alle pesche, coperto di una buccia gialla, nitida, quasi
senza peluria, rare volte e solo per eccezione sfumato di una sfumatura
leggiera di rosso. La polpa è gialla sino al nocciolo, che gialleggia esso
pure. Non è carnosa come nelle Moscadelle, nè butirrosa come nelle Spicacciole,
ma è morbida, fina, gentile, e si scioglie tutta in un sugo dolce, fresco e
senz’ombra d’acido.
La Cotogna Massima
matura in Agosto. È la più grossa di tutte le Pesche. Io ne ho raccolte sovente
del peso di 16 oncie. Si pretende che giungano qualche volta anche a 18, e il
Porta dice che a Napoli ve ne sono anche di 2 libbre. La Cotogna prende queste
dimensioni straordinarie nei giardini umidi e grassi, a danno però del sapore e
della fragranza. Quelle che nascono dove non si adacqua non passano
ordinariamente le dodici oncie.
Non vi è Pesca che
sorpassi le Cotogne in sapore e in sugo. Gli Oltramontani, che le disprezzano,
non ne hanno un’idea giusta, perchè nei loro climi non riescono. La Cotogna de’
paesi settentrionali non è più la nostra Giallona. Anche là è bella,
grossa, sugosa, ma la sua polpa è insipida e senza fragranza. Quindi le
preferiscono la Biancona, la Poppa di Venere, le altre bianche, perchè
l’acidulo che è proprio a questa specie ne cuopre l’insipidezza, e ne rileva il
gusto.
Ma le Cotogne della
Spagna, del Rossiglione, quelle del Regno di Napoli e del Genovesato non hanno
rivali nel genere.
Ne ho mangiate delle
squisite anche in Toscana, e specialmente nel Senese, e nel Pisano.
La piazza di Roma ne
offre delle magnifiche. Quelle della Lombardia sono in generale meno fragranti,
ma vi sono delle località ove riescono a perfezione. Tutti conosciamo quelle
del Lago Maggiore, di Varese, del Comasco, e quelle tanto vantate del Veronese,
ove se ne vedono di dimensioni straordinarie, e ove sviluppano una delicatezza
ed un sapore tale che ha meritato di dare alla varietà il nome di Giallone
di Verona.
Il Milanese proprio,
ed il Piemonte non hanno un clima così adattato a questa varietà. Essi le ricevono
dai Laghi, o dal Genovesato. Le prime giungono a Milano in istato di
perfezione, e vi sono pregiate, le seconde non giungono a Torino che cattive,
perchè colte poco mature e portate con poca cura. Quindi non vi godono di
alcuna riputazione.
Il Nord della
Francia non le conosce che di nome, e non si trovano che nelle collezioni dei
Pomologi; ma si mangiano eccellenti in Provenza, in Linguadoca, e nel
Rossiglione. Io ne ho vedute a Perpignano delle bellissime.
Gl’Inglesi ed i
Tedeschi le coltivano pure, e i Pomologi le descrivono; ma confessano che non
vi acquistano mai una polpa gentile, nè il sapore proprio alla specie. Quindi
vi preferiscono le specie bianche, e fra queste le spiccacciole.
La Cotogna Massima
si propaga coll’innesto. Si ottiene egualmente col seme, ed io ne ho avute
spesso delle spontanee, che non si distinguevano dalle innestate; ma non
consiglio gli amatori a limitarsi a questo secondo metodo. È bene il
procurarsene coll’innesto, prendendolo sulle piante della razza già propagata. Esse
sono sicure e non variano. Il seme corrisponde talora all’aspettativa, e talora
la tradisce. È un mezzo di sorte che deve essere associato a quello di metodo,
ma che non deve essere esclusivo.
La Cotogna Massima è
agostenga. Si mangiano delle Cotogne anche in Settembre e Novembre, ma in quei
mesi mai ne ho vedute della grossezza di quelle d’Agosto, nè vi ho trovato lo
stesso sapore. La loro polpa è di una natura che esige un caldo forte e
continuato per acquistare le qualità che la distinguono. Quindi allorchè il
caldo è più temperato le Cotogne non sono più le medesime.
Tutti gl’insetti di
estate perseguitano le Pesche nei paesi meridionali, e la Cotogna non va esente
da questo flagello. I lettori ne troveranno dipinto uno dei più distruttori
nella tavola che accompagna quest’articolo. Come però egli attacca
indifferentemente tutte le specie, quindi mi riservo a parlarne nel Trattato
sul Pesco.
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testo
trascritto da Fabrizio Bottari (Santo Stefano d’Aveto, Genova)