PERO SPINO

 

P. Pyrus Picena fructu brumali campaniformi irregulari epicarpo scabro flavescente, sarcocarpo albo tenero succoso, succo dulci gratissimo. Vulgo, Pera Spina.

Pirus Picena. Juven. Sat. 2. - Ald. Dendr. p. 382.

 

Il Pero Spino è una varietà che si può chiamare Italiana. Essa trovasi solamente nella nostra Penisola, e vi è così generalizzata, che forma, quasi da per tutto, il fondo del commercio dei Frutti d’inverno, e l’ornamento giornaliero di tutte le tavole.

La pianta del Pero Spino non viene grandissima, ma spiega una testa piena e regolare.

I suoi rami s’allargano orizzontalmente, ma le sue messe sono piuttosto erette che pendole. La foglia è di grandezza mediocre, e pende da un picciolo lungo e sottile.

Il fiore largo e bianco, è appena sfumato di una velatura di rosso.

Il Frutto è grosso, depresso sulla corona, decrescente verso il peduncolo, e si può dire fatto a campana, ma con la superficie irregolare.

La buccia, aspra al tatto, verdastra quando si coglie, e qualche volta velata di rosso da un lato, si tinge nella maturità di un giallo sparuto.

La polpa non ha la morbidezza delle Pere Butirre, nè il croccante delle Pere Campane, ma è dolce, delicata, e senza la minima apparenza di acido. Nel principio della sua maturazione essa ha un poco di quella rigidezza di fibra che fa il carattere delle Frutte croccanti; ma la perde poi avanzandosi in maturità, e diviene morbida o liquescente. Bisogna però mangiarla nel suo giusto punto per sentirne tutta la bontà; poichè se si apre prima che sia fatta, è dolce, ma ha un poco di asprezza; e se poi si lascia passare, diventa mézza, ed il suo sapore, naturalmente gentile, si cambia in un dolcigno poco gustoso.

La cultura di questa varietà non differisce da quella degli altri Peri. Essa viene benissimo in tutti i climi di una temperatura media; ma teme i vapori marini, e dove questi dominano, è soggetta ad essere annebbiata.

Il tempo della raccolta delle Pere Spine, si può stabilire fra il finir di Settembre ed il cominciare di Ottobre. Se si staccano troppo presto, esse sono soggette ad invizzire senza maturare; se poi si tarda di troppo si rischia di vederle passare, nel principio dell’inverno, dallo stato di acerbità a quello di decomposizione, senza intermedio. Quindi è che per coglierla, bisogna spiare il punto della sua maturità botanica, poichè da questo punto dipende la perfezione della sua seconda maturità, ossia di quel principio di decomposizione lenta, che la rende propria al nutrimento dell’uomo, e grata al palato.

Questo momento però non può essere determinato nè da certi giorni marcati, nè dalle Lunazioni. Esso dipende dal corso della stagione, dallo stato organico dell’albero, dalla località in cui vive, e da molte altre circostanze, che accelerano o ritardano il movimento della vita vegetale. Il coltivatore deve saper calcolare tutte queste accidentalità, e per cogliere il giusto punto, deve spiare il movimento della vegetazione, e conoscere il momento in cui essa retrograda.

La Pera Spina è una delle migliori fra le pere vernine. Io la credo sconosciuta in Francia, non avendola mai potuta vedere nè a Parigi nè a Lione, e non trovandola accennata nè da Duhamel, nè da alcun altro Pomologo. La credo ignota egualmente in Germania, avendola ricercata inutilmente in Vienna, e presso i Pomologi di quella Nazione. Il primo luogo ove l’ho trovata entrando in Italia è il Mercato di Trieste; ma in seguito delle ricerche che ho fatto per riconoscerne gli alberi, ho verificato che essa non è coltivata in quel paese, ma che vi è portata dalla Terraferma Veneta e dal Modanese. Io l’ho incontrata in tutti i mercati della Lombardia, ove è abbondantissima, e primeggia in tutte le tavole; ma comincia a divenir rara al di là del Po, e pare quasi sconosciuta in Piemonte. Essa ricomparisce nel Genovesato, ove è frequentissima e molto pregiata, e dove riceve dei nomi diversi, secondo i diversi paesi nei quali è coltivata.

In Genova è conosciuta sotto il nome di Pera Passana (Peiro Pascian). Nella Riviera occidentale della Liguria è detta Pera Succotta da Inverno. Riprende il nome di Pera Passana nella Riviera orientale sino alla Spezia. In tutta la Val di Magra sino a Pontremoli è chiamata Pera Casentina. All’entrare in Toscana prende il nome di Pera Spina. In tutta la Lombardia, da Bologna sino a Pavia, e da Pavia sino a Trieste, è nota sotto il nome di Pera Spina-Carpi.

Questa varietà deve essere riportata alla Pera Picena degli Antichi, che era celebratissima in Roma, e che gareggiava colle Pere Sigine e colle Sirie.

Le sue buone qualità, e l’estensione che aveva presa la sua cultura, l’han fatta passare sino a noi, ed è da desiderarsi che si propaghi in tutti i paesi, potendo gareggiare in bontà colle migliori Pere Vernine, e superandone tutte in durata.

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testo trascritto da Oriana Porfiri (Urbisaglia, Macerata)