PERO SPADONE VERNINO

o PERO SAN GERMANO

 

P. Pyrus-Spadonia, fructu magno, hiemali, oblongo, irregulari; epicarpo scabro, in maturitate ex luteo virescente, maculisque ochraceis præsertim ad coronam semper tigrato; sarcocarpo albescente, delicatissimo, in ore semper liquescente, succo grate acidulo. Vulgo, Pera Spadona Vernina, o Pera San Germana.

Pyrus sativa, fructu brumali, longo, è viridi flavescente, in ore liquescente. La Saint Germain, ou l’inconnuë de la Fare. Tournef. I. R. H. p. 632. Duham.

Pera di Gerusalemme. Quadri della R. V. di Cast. Quad. 2. N. 4.

Pyrus Viridis, vibicibus ferugineis repersum, pugno mais librale, saporis optimi. Aldrovandi. Dendrol.

Pyra Viridia. Plinij.

Pera San Germana v. Pyri communis, varietas. Targioni, Diz. B. it. p. 130.

 

La Pera Spadona da Inverno, che in molti luoghi d’Italia, e in tutto l’oltremonte riceve il nome di San Germana, è senza contrasto la migliore delle Pere vernine dopo la Passa-tutti dei Veneziani; o almeno non ha chi le contrasti questo posto, fuori che la Pera Spina.

L’albero del San Germano non viene così grande come quello dello Spino. I suoi rami sono più sottili; e le sue foglie, più picciole e più rare, gli danno un aspetto men fosco, ed una fisonomia chiara e diradata.

I suoi fiori sono abbondanti e di una allegagione non difficile.

I frutti resistono alle brine, ed è raro che sieno offesi dalle nebbie: una volta allegati, si sviluppano con rapidità, e se il terreno, ove è l’albero, è discretamente profondo e sostanzioso, essi vengono alla perfezione, e acquistano la maturità botanica sulla fine di Settembre, o sul principio di Ottobre.

È quella l’epoca del raccolto: in quello stato la loro forma è fissata, e la loro polpa compiuta. Sono oblunghi, ovali alla corona, che per lo più è situata un poco lateralmente, ringrossati a un terzo della loro lunghezza, degradanti in seguito sino al picciuolo, ma irregolarmente, e formanti presso di questo un collo un poco ritorto in cui esso è impiantato.

La loro buccia è di un verde grigio, interrotto da diverse macchie rugginee più o meno dense, e sempre più cariche presso la corona e presso il picciuolo, che nel corpo del frutto.

Essi si conservano in questo stato tutto il mese di Novembre.

Quelli che acquistano in questo frattempo un’ammollimento che somiglia alla maturità, o sono imperfetti o sono bacati, e la loro polpa è floscia ed insipida.

Nel Novembre si comincia a mangiarne dei maturi: essi sono nella loro perfezione in Decembre e Gennaro, e se ne mangiano dei buoni ancora sino al Febbrajo: ma questi ultimi ammezzano facilmente, e la loro polpa non è più nè così delicata, nè così saporita.

Quando le Pere San Germane giungono alla maturità, la loro buccia si rischiara, e volge al giallo; e questa variazione ha luogo egualmente nelle macchie rugginee, che si schiariscono come la buccia.

La polpa si intenerisce e diventa morbida e liquescente, sicchè nel mangiarsi si scioglie in un sugo acidulo, ma grazioso, che punge il palato senza offenderlo, e che vi lascia una sensazione piacevolissima.

Alcuni preferiscono la San Germana alla Spina: essi sono determinati dalla morbidezza della sua polpa, che quasi eguaglia la polpa della Butirra, e dall’abbondanza del suo sugo; e trovano nell’acidulo, che gli è proprio, un certo rilievo che solletica il palato e lo ravviva. Altri poi amano di più il croccante che distingue la polpa della Pera Spina, la quale ha meno delicatezza, ma punge il palato più gradevolmente, e il di cui sugo egualmente abbondante ha una maggior vivacità.

Tutti però convengono che il sugo della Spina è dolce e di un sapore squisito, mentre quello della San Germana è per se stesso insipido, e non è reso grato che dall’acidulo che lo rileva.

Io, per me, do la palma alla Spina, quando si trova nel suo stato di perfezione; ma confesso che questo punto è difficile ad aversi, o almeno non in tutte le annate, mentre che la San Germana lo acquista regolarmente nella maggiorità dei suoi frutti, e quasi senza eccezione.

Perciò il miglior partito a seguirsi sarà quello di coltivarle ambedue come due capi-specie, e di moltiplicarle nei pomari di preferenza a tante altre pere vernine che gli occupano ben a torto dopo che gli abbiamo lasciati invadere dai Pepinieristi di Chambery.

È difficile il poter tessere la storia del Pero San Germano: esso è ora esteso in tutta l’Europa, nè vi è Pomona che non lo descriva. Questo nome però non è antico, e non si trova in alcuno degli scrittori che hanno parlato di frutti prima di Duhamel. Io l’ho cercato inutilmente in Aldrovandi, in Mattioli, in Gallo, in Rullio, in Carlo Stefano, in Porta, e nel Micheli.

Non è perciò che questo Pero si debba riguardare come una varietà nuova acquistata recentemente, o tirata da poco in qua da qualche clima lontano. Esso esiste in Italia da tempi antichissimi, poichè si ritrova in tutti i giardini già spettanti ai Monaci, e specialmente ai Benedettini in piante vecchissime, e per tradizione di data antichissima. Ei si trova pure in abbondanza nelle valli più remote del nostro Appennino, e in paesi ove certamente non vi è mai stato amatore che abbia messo del lusso nella coltura.

In tutti questi luoghi è riguardato come una pianta indigena, o almeno di una coltura immemorabile, e da per tutto vi è conosciuto con un nome locale.

Nell’Appennino Ligure, e specialmente nella Pieve di Alberga, ove è comunissimo, vi riceve il nome di Pero Limone. A Pontremoli in Val di Magra si chiama Pero di Gerusalemme. In molti altri luoghi d’Italia l’ho trovato col nome di Pero Spadone da Inverno: in alcuni ancora col nome di San Germano.

Chi potrà mai fra tanti nomi conoscere il primitivo? e chi potrà asserire che ne abbia avuto mai uno generale?

Già abbiamo indicata nell’art. del Buon Cristiano, la congettura che ci è presentata allo spirito a riguardo del nostro San Germano nel fare il confronto della pera conosciuta attualmente in Europa sotto il nome di Buon Cristiana da Inverno colle descrizioni che si trovano negli Autori del secolo sedicesimo del frutto a cui si applicava allora questo nome tanto in Francia quanto in Italia.

Chi sa che la Buon-Cristiana di quei tempi non fosse la nostra San Germana? Certamente, se si eccettui la Pera Spina, o la Passatutti, non ve ne è altra fra le vernine a cui si possano applicare le descrizioni di quei Scrittori relative alla Buon-Cristiana.

Che che però ne sia di tali congetture, è sempre certo che la nostra San Germana è una varietà conosciuta anticamente in Italia; e sembra che sia quella che in alcuni Scrittori è indicata sotto il nome di Spadona Vernina, e in altri sotto il nome di Pera di Gerusalemme.

Ora essa si trova in tutti i Pomarj d’Europa. Io non so se in Oltramonti abbia in ogni paese un nome volgare, come lo ha in Italia: solo mi è noto che i loro Pomologi vi hanno applicato da per tutto il nome di San Germana, e che non si conosce più nel commercio che con questo nome.

Duhamel la descrive come una delle migliori pere di Francia: Mayer la colloca nella famiglia delle Burré.

La Pomona Londinense la descrive al N. 5. sotto il nome di Vera San Germana (The True Saint-Germain Pear.) e vi attribuisce tutti i caratteri della nostra Spadona Vernina.

Gli Amatori potranno confrontare la figura che ne dà la Pomona suddetta, che è ancora la più bella che si conosca, colle due figure che accompagnano questa descrizione, nelle quali è rappresentata e come si ritrova all’epoca del raccolto, e quale diviene al punto della maturità.

Io non credo che nello stato in cui si trovano le arti sia possibile di ottenere una maggiore verità.

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testo trascritto da Oriana Porfiri (Urbisaglia, Macerata)