PERO PERLA

 

P. Pyrus Perla fructu aestivo praecoci cucurbitiformi, epicarpo glabro flavoalbescente, obiter subroseo, sarcocarpo albo firmo delicato, succo dulci gratissimo. Vulgo Pera Perla.

Lactea haec vocantur. Plin. Lib. 15. cap. 15.

 

Il Pero Perla è una delle razze più preziose, che si coltivino nel suolo Italiano.

L’Albero si sviluppa con molto vigore, e diventa grandissimo e maestoso.

I Rami sono eretti, a messe rare e piene di gemme.

La Foglia è piccola, liscia, e di una figura subrotonda.

Il Fiore è bianco, disposto a mazzetti, ed allega colla massima facilità.

Il Frutto, di una grossezza mezzana, è fatto a zucchetta, ovale alla base, con collo un poco allungato, e conformato con regolarità e con grazia.

La buccia, che è liscia e come lucente, ha il fondo di un color canarino chiaro, rilevato talvolta da una sfumatura di rosso leggero, che vi si sviluppa dalla parte del Sole, quando vi è ben esposto.

La polpa è bianca, più croccante che morbida, ma gentile, sugosa, e di un gusto dolce e gagliardo.

La Pera Perla matura sul principio di Luglio, e succede immediatamente alle Pere Moscate, ed alle Bianchette. Ė una delle migliori fra le Pere estive, e una delle più coltivate: perchè unisce alla grazia delle forme e alla gentilezza della polpa, la proprietà importante di sostenersi lungo tempo senza infracidire, nè ammezzire, circostanza che la rende molto propria al commercio.

Pochi alberi a frutto vengono della grossezza di questo, o sono dotati di un’eguale fecondità. Io ne ho veduti molti dell’altezza di venti Metri, e ho raccolto più volte ad una sola di queste piante cento Rubbi di Pere.

Le piante di cinquanta e sessanta Rubbi, sono frequenti nella Riviera di Genova, e specialmente in Savona e Finale.

Questa Pera è coltivata in quasi tutti i paesi d’Italia. In Firenze è conosciuta sotto il nome di Pera Perla. Ė rara nel Pisano, e vi ha una nomenclatura incerta e vaga. Ai Bagni di S. Giuliano è detta Pera Bernardina. I Lucchesi la chiamano Pera Camoglina, e sotto questo nome è conosciuta in tutto il Genovesato e nel Piemonte. Ne ho mangiate a Nizza ed in Provenza, ove ricevono il nome genovese di Camogine, nome che conservano anche a Cadice in Spagna, e che si crede derivato dal Villaggio di Camoggi presso di Genova.

Questa Pera non è descritta da alcuno dei Pomologi Oltramontani, nè mi è riescito di poterla vedere nè in Francia nè in Germania, ove l’ho ricercata con molta insistenza tanto nei mercati di Parigi e di Vienna, quanto presso i diversi dilettanti che ho conosciuti in quelle città.

Essa deve essere riportata alla Pera Lattea di Plinio.

Il Pero Perla ama un clima caldo, e un terreno grasso e sostanzioso. Esso abbonisce moltissimi frutti, e gli perfeziona facilmente, ma qualche volta son soggetti ad essere annebbiati; e allora la buccia resta coperta da certe macchie nere che la induriscono, e ne rendono la polpa granellosa ed insipida.

Questa varietà non si conserva che coll’innesto. Dal seme, si ottiene una pianta tardissima a fruttificare, e quasi sempre degenerata. I soggetti migliori per innestarla sono sempre i Peri spontanei. I Polloni vengono male, e prosperano poco. Essi devono essere proscritti per tutti i Peri, ma specialmente per questo.

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testo trascritto da Oriana Porfiri (Urbisaglia, Macerata)