PERO PASSA-TUTTI
P. Pyrus Veneta, fructu medio,
hiemali; epicarpo partim lutescente partim rubente; sarcocarpo tenero,
delicato, sapidissimo. Vulgo, Pera Passatutte, o Pera
Norgal.
La Pera Passatutte è una delle poche
frutte che corrispondono colle sue qualità al nome che hanno ricevuto.
È
una
pera vernina che comincia a maturare in Novembre e dura sino al Natale: ha una
grossezza mezzana, tondeggiante alla corona, rilevata nel centro, e appena
degradante nel collo, ove finisce in un picciuolo piuttosto lungo. La sua
buccia è giallognola, colorita da un lato di un rosso vivissimo che la rilieva
in un modo aggradevole. La polpa è croccante, gentile, sugosa e di un sapore
squisito.
La pera che abbia
più analogia colla Passatutte è la Pera Spina quando si trova nel
suo stato di perfezione; ma bisogna osservare che questo punto di bontà non è
comune nelle Pere Spine nel mentre che non manca mai nelle Passatutte.
Io sono stato due
mesi fa a Venezia nella stagione di queste pere, e ne ho mangiate quasi ogni
giorno senza che me ne sia andata a male alcuna. Ho osservato che quando
eccedono in maturità ammezziscono come le altre, ma non volgono a tale stato
per sorpresa come succede alle Angeliche, nè si arrestano nella loro
maturazione avvizzendo e disseccandosi, come succede alle Pere Spine
quando non hanno acquistata la perfezione botanica alla pianta.
La maturazione delle
Passatutte è graduale e sicura; e dal momento che il verdastro della
buccia si volge in giallo, esse cominciano ad immorbidirsi e a spiegare un sugo
squisito che aumenta in proporzione che si avvicinano al punto della loro
maturità, ma che eguaglia sino da principio quello delle pere più pregiate.
La Pera Passatutte è
una varietà della Terraferma veneta, e pare rara anche in quei paesi. Io non ne
ho trovate che nel mercato di Venezia, ove comparivano ogni due a tre giorni a
piccioli panieri, e dove si vendano carissime.
Mi è stato
assicurato che si coltivano nel Vicentino e nel Veronese, ma non mi è riescito
mai di vederne in quei paesi. Ve ne sono nel Bresciano, ove si conoscono sotto
il nome di Pere Norgal, nome che si trova negli antichi cataloghi dei
Pepinieristi di Verona, e in quelli di Vicenza. Il Sig. C. Giuseppe Cernassai
di Udine, coltivatore instruito e dilettante di frutti, mi ha assicurato che il
Passatutti si coltiva nelle colline del Lago di Garda, a Montecchio, a San Gio.
Illarione e in Gorizia, ove riceve il nome di Pero Filippo perchè le
prime pere che vi furono portate si pagarono un filippo l’una.
Io ho fatti per
molti anni degli sforzi per procurarmene gli alberi, e me ne sono stati mandati
35 in Finale in tre spedizioni dai Pepinieristi di Vicenza, ma mi sono riesciti
tutti di qualità differenti e la maggior parte mediocri o cattive. Ne ho
finalmente ottenuta una da Brescia sulla quale ho colto il ramo col frutto
acerbo, figurato nella tavola che accompagna quest’articolo. Il frutto maturo
era stato già dipinto nel 1821 sopra di un originale preso sulla piazza di
Venezia e da me spedito a Genova all’illustre mio collaboratore il Sig. del
Pino.
È
strano che un frutto così prezioso non sia stato propagato almeno in Italia.
Sta di fatto però che non si trova che nello stato Veneto, e che anche in quel
paese è raro e ricercato.
È probabile
che il Duca Cosimo de’ Medici lo avesse introdotto nei suoi frutteti, mentre lo
trovo nei quadri della R. Villa di Castello sotto il nome di Pero Norgal,
nome che si trova pure nei manuscritti del Micheli, conservati in Firenze
presso l’egregio Sig. Dottore Targioni Tozzetti, e che contengono la
descrizione dei frutti raccolti da quel Principe. Ora però è sconosciuto in
Toscana, nè se ne trova traccia nei giardini del Gran Duca.
Pare
che non sia stato ancora introdotto in Francia: ho veduto solo da pochi anni il
nome di Pero Passa-tutti in un catalogo di un Pepinierista francese, ma ho
motivo da credere che sia ciò una delle solite imposture che si fanno ogni
giorno da questi negozianti di piante.
Non mi
è avvenuto di vederlo in Vienna, ove mi sono trovato appunto nella stagione in
cui matura, nè mi sono avveduto che alcuno di quei dilettanti ne avesse idea,
ma ho incontrato il suo nome nella Pomona Tedesca del Diel, il quale ne fa una
lunga descrizione, e lo riconosce per un frutto veneziano. (diel. versucheiner systematischen
veschreibung in dentschland vorhandener kernob se sorten von ang. frid.
a. diel. francfurt emchain. 1801, 8.° vol. v. pag. 210).
Può
darsi che la vicinanza dello stato Veneto ai paesi Tedeschi dell’Impero
Austriaco ve ne abbia facilitata l’introduzione: io dubito però che possa
adattarsi a quei climi.
Invito
intanto i Coltivatori Italiani ad introdurlo nelle altre provincie della nostra
Penisola, e a propagarlo, e sono certo che se ne troveranno contenti, essendo
questa senza contrasto la migliore di tutte le pere.
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testo
trascritto da Oriana Porfiri (Urbisaglia, Macerata)