PERO MARTIN-SECCO

 

P. Pyrus Pedemontana, fructu hiemali medio oblongo; epicarpo scabro, partim rugineo partim sature rubente; sarcocarpo vitroso sapidissimo, succo sacharato. Vulgo Pero Martin-secco.

 

Il Pero Martin-secco è una delle poche varietà, che possono figurare egualmente, e fra le frutte da coltello, e fra quelle da composta.

L’albero s’innalza molto e si sparge poco; dura lungo tempo e fruttifica assai.

I suoi rami sono dritti e duri, e si guarniscono di messe corte, che portano poche gemme e approssimate.

Le foglie, larghe ed ottuse, sono portate da un peduncolo di lunghezza mezzana.

Il fiore spiega dei petali larghi e corti, il cui bianco è leggiermente sfumato di rosso.

Il frutto è oblongo, ovato alla base, crescente in grossezza sino al terzo della sua lunghezza, e degradante in seguito in un collo regolare, che finisce in una punta ottusa, in cui è impiantato il picciuòlo.

La sua buccia è grezza, coperta di un rosso impastato di un rugineo chiaro, che lo rende più o meno opaco, in proporzione che vi domina, e lo lascia quasi libero dal lato del Sole.

La polpa è biancognola quando si apre, ma cangia di tinta al contatto dell’aria, e prende un livido opaco, che la rende come sudicia. Essa, nel suo stato ordinario è croccante, granellosa, e un poco aspra, ma sugosa e saporita; e tale si conserva per tutto l’inverno. Qualche volta però si migliora nelle dispense; e in un certo numero di pere se ne trovano di quelle che vi acquistano tutta la maturità dei frutti da coltello. La loro polpa allora si ammorbidisce senza lasciare d’essere croccante, e il loro sugo, sempre grazioso e sempre dolce, vi si sviluppa in abbondanza, e la rende squisita.

Tale è la Pera Martin-secco in istato di frutto crudo. Essa però possiede delle qualità ancora più preziose come da frutto da composta.

Poche pere possono starvi al confronto per mangiarsi in questo modo: appena raccolta essa è propria ricevere dalla cottura la delicatezza che la distingue, e può così fornire la tavola ogni giorno per più di quattro mesi, durando nella dispensa senza guastarsi, e sempre nel suo punto.

Nè abbisogna per ciò di una grande preparazione: sbucciata ed esposta al fuoco con un poco d’acqua vi si perfeziona in poche ore. La sua polpa, che si mantiene unita e carnosa, diventa rossa come la buccia, e prende una morbidezza particolare; ed il suo sugo, condensato coll’umido che vi si unisce, forma un siroppo rossiccio e dolce che la rende come giulebbata. Alcuni danno la preferenza alle Pere Allore, che forniscono pure delle eccellenti composte. Io però ho riconosciuto che le Allore superano tutte le altre quando si cuociano al forno senza sbucciarsi, ma che per le composte non vi è pera che eguagli la Martin-secco.

La Pera Martin-secco pare originaria delle Alpi Piemontesi. Essa si trova come indigena in tutte quelle Valli ove è di un uso comune e generale, e da dove forse è passata nella pianura che ne è ora piena egualmente. Comincia ad essere meno abbondante al dilà del Po, ma è assai comune nel Ferrarese, nel Parmigiano, e nel Bolognese, ove cangia il suo nome in quello di Pera Garofola. L’ho veduta anche nelle Marche, e vi è chiamata Pera Martina. È rara in Roma e nella Toscana, ma non vi è sconosciuta, e vi conserva il nome di Martin-secco. Nel Genovesato non è coltivata che da qualche dilettante, sebbene abbondi molto in tutto il pendío settentrionale dell’Appennino Ligure conosciuto sotto il nome di Langhe, e di Monferrato.

La Savoia è piena pure di queste Pere, e deve averle ricevute dalle valli opposte delle Alpi Pedementane, colle quali è sempre stata in relazione e per la sua vicinanza, e per la sua situazione politica.

Coltivata in Savoia la Pera Martin-secco, doveva naturalmente passare in Francia, ove si conosce ora da tutti i dilettanti, senza però che si ritrovi ancora nel commercio come in Piemonte e in Savoia. Tutti i Pomologi Francesi però la descrivono; e la troviamo in La Quintinye al n. 95., nell’antico Duhamel al n. 36. pl. 14. e nel nuovo al n. 117.

La Germania la conta essa pure fra le pere più pregiate dei suoi Pomarj. Io, a dir vero, non l’ho mai veduta sui mercati come in Italia, ma ne ho trovato presso i dilettanti, e specialmente nel Pomario di S. M. l’Imperatore d’Austria in Vienna diretto dal Sig. Antoine, e in quello diretto dal Sig. Bredmayer a Schoembrun, e in ambedue sotto il nome italiano di Martin-sec.

Non vi è ora pomologo alcuno in quei paesi che non la conosca. La trovo descritta e figurata da Mayer nella sua Pomona Franconica al n. 119. Tab. 88. p.290., da Merlet al n. 94., da Manger. al n. 89., da Christ. al n. 376. p. 877. e da molti altri Scrittori Tedeschi. Knoop la descrive sotto il nome di Martin-sec d’hiver, e la dà come una delle buone pere del Belgio.

Anche gl’Inglesi hanno introdotto questa Pera nei loro pomarj. Essa si trova in Miller al n. 48. e nella Pomona di Batty Langlet tav. 72. Forsyth la raccomanda nel suo trattato della coltura dei fruttiferi come una delle migliori pere vernine, e come tale è presentata nella Pomona Britannica, ove è figurata nella tav. 137. Essa non è ancora comparsa nella Pomona Londinense.

Alcuni hanno confuso il Martin-secco col pero Rousselet dei Francesi, che è conosciuto in Italia sotto il nome di Pero Butirro rosso. Difatti essi si assomigliano un poco e nelle forme e nel colore; ma il Butirro rosso è più grosso e matura in Settembre e la sua polpa è pastosa e di poco sugo, mentre invece il Martin-secco matura nell’inverno, e ha una polpa croccante e sugosa, che si fa carnosa colla cottura, ma che non è mai butirrosa.

Io non mi estenderò sulla coltura di questa pianta, perchè non differisce da quella degli altri Peri. Osserverò solo che in Italia essa si tiene nei Pomarj in libertà, ed è raro il vederla in ispalliera. Si presta però anche a questa, ma senza acquistarvi una maggiore bontà.

______________________

testo trascritto da Oriana Porfiri (Urbisaglia, Macerata)