PERO LIMONE
P. Pyrus Limonia, fructo estivo, magno
turbinato, oblongo, irregulari; epicarpo flavescente, in latu solis leviter
rubente, cartilaginoso; sarcocarpo molli, succoso, succo grate acido,
liquescente. Bononiensibus, Pera Limona.
Pyra
Limonia duplicis generis. Aldrovandi Dendrol. Lib. 2. pag. 396. …
Similia ... sunt quibusdam pyris Lardariis majoribus vocatis, quia, cum maturæ
sunt, instar adipis aut lardi liquescunt …Suavissimum habent saporem cum
maturuerint, et ad Bergamotia in sapore accedunt. Nonnulli vero Bononienses hæc
pyra vocant Bugadare, licet etiam aliud pyri genus apud Bononienses eo
nomine vocetur. Ibi.
Il
Pero Limone
è una varietà del Bolognese che non si è ancora estesa in Italia, ma gode in
quel paese di una celebrità antichissima, e possiede delle qualità che la
rendono singolare. L’albero si distingue dalla maggior parte degli altri Peri
per il fosco della sua testa, il quale risulta e dalla disposizione dei rami,
che sono grossi, corti, raccolti e pieni di gemme, e dal suo fogliame, che è
spesso, raggruppato, di una forma larga, e di un verde carico. È vigorosissimo,
mette moltissimi fiori, gli allega facilmente, e gli porta a perfezione.
I frutti sono di una
grossezza mediocre, di un volume doppio di quello delle pere Perle e un
poco maggiore di quello delle Bugiarde. La loro forma è piramidale,
oblonga, un poco compressa alla corona, tondeggiante intorno ad essa, e poi
degradante in un collo piuttosto lungo che si va impicciolendo in proporzione
che s’accosta al picciuolo, ove forma una punta sovente un poco ritorta.
La buccia, a
principio verde, si schiarisce a poco a poco e si fa giallastra nella maturità,
colorendosi da un lato di un rosso a striscie che la rende graziosa. Questa
buccia è liscia, forte, e cartilaginosa. Si rompe facilmente, e resiste alla
pigiatura delle dita in maniera, che, se si preme in tutti i sensi con un poco
di cura, la polpa che racchiude si scioglie in un sugo senza che la buccia si
rompa, e perciò non ne esce una goccia sino a che, staccato espressamente il
picciuolo, si succhia da quell’apertura e si beve come un sorbetto. I Bolognesi
l’amano molto in questo modo, e trovano che, mediante l’acidulo grato che la
distingue moderato dallo zuccherino proprio dei frutti, serve di bevanda, ed è
rinfrescante e graziosa come la limonata.
È questo certamente
il pregio maggiore di questa pera; ma non lascia però di essere grata anche
come frutto da coltello quando è ben matura, e può figurare fra le pere di
second’ordine in una collezione.
La sua coltura non è
diversa da quella degli altri Peri: si innesta sul Pero spontaneo e sul
Cotogno; ma il secondo non è molto in uso. L’epoca della sua maturità è sul
finire del mese di Agosto.
Non credo che si
coltivi in altro paese fuori del Bolognese e de’ luoghi limitrofi: mai l’ho
veduta in alcun luogo d’Italia, nè posso riconoscerla fra le pere dei Pomologi
oltramontani.
Il disegno che
presento ai lettori è lavoro del Sig. Bazoli disegnatore di fama in Bologna, ed
è un regalo che debbo alla gentilezza del Sig. Contri Professore di Agraria in
quell’Università, il quale mi onora della sua amicizia, e che mi ha assistito
dei suoi lumi nelle ricerche che ho fatte in quei paesi per la Pomona. Mi è
grato l’aver quest’occasione di testimoniargli la mia stima e la mia
riconoscenza.
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testo
trascritto da Oriana Porfiri (Urbisaglia, Macerata)