PERO DEL DUCA

o PERO CENTO-DOPPIE

 

P. Pyrus Ducalis, fructu hyemali, serotino; epicarpo scabro e viridi-rugineo; sarcocarpo albo, vitroso, succosissimo, succo dulci. Vulgo, Pera del Duca.

 

Il Pero del Duca è una delle poche varietà vernine, che possono gareggiare colle San Germane e le Spine.

L’albero è picciolo, nè s’innalza mai molto anche quando è innestato sul Pero spontaneo. Le sue foglie sono picciole, larghe e lanceolate. Il frutto è di una grossezza media, tondeggiante alla corona, e degradante dalla parte opposta in un collo appena sensibile, che finisce in punta, e nel quale è impiantato il gambo.

La buccia è rozza, aspra al tatto, e coperta di un verdastro tigrato di bruno: nell’avvicinarsi alla maturità il verde si cangia in giallo, e il bruno si schiarisce, e prende un impasto di rossiccio scuro, che lo assomiglia alla ruggine.

La polpa è bianca, aspra sino a mezza maturità, croccante e gentile nella maturità completa, sempre senz’acido, e ricca di un sugo abbondante, che supera in dolcezza quello delle Pere Spine, delle Allore, e delle Martinsecco, e ha più di rilievo.

Disgraziatamente le Pere del Duca sono difficili ad acquistare questo punto di perfezione: per lo più esse avvizzano senza maturare e restano dure e aspre, o ammezzano e diventano dolciastre e nauseose.

Per averle perfette bisogna, che la pianta sia collocata in un terreno profondo e grasso, e bisogna aver cura che non si carichi troppo di frutti. Quando questi sono pochi, ingrossano meglio, e trovandosi all’epoca del raccolto nella loro perfezione botanica, acquistano poi facilmente nella dispensa maturità pomologica, e un grado di bontà, che gli mette al livello delle migliori Pere vernine.

Il Pero del Duca è una varietà esclusiva all’Italia. Io almeno non la trovo in nessuna della Pomone oltremontane, nè sotto il nome Italiano, nè sotto alcun altro; e nei miei viaggi fuori d’Italia, mai mi è accaduto di vederla nè sui mercati, nè presso i dilettanti. La sola Pera forestiera che vi somigli, è la Cressanne dei francesi: ma non è la stessa certo della Pera del Duca. La Cressanne è forse più facile ad acquistare la maturità nella dispensa, e l’acquista più presto: ma la sua polpa è più pastosa, e non ha nè la finezza, nè il rilievo di quella della Pera del Duca.

Tutta l’Italia conosce questa razza di Pere; ma non si vedono che raramente sui mercati. Esse non sono coltivate che dai dilettanti, e da pochi proprietarj viventi in campagna, che le tengono per loro uso, e si mettono di rado in vendita. Forse la difficoltà con cui maturano, le rende poco ricercate, e così quasi escluse dal commercio.

Il Genovesato è il luogo ove ne ho trovato in maggiore abbondanza. Anche in questo paese però è un frutto, che si tiene per uso di famiglia, nè si manda alla piazza che raramente.

Si può dire lo stesso della Toscana. Io ne ho veduto in più luoghi, a Lucca, a Firenze e a Siena, ove sono conosciute sotto il nome di Pere Cento-Doppie, nome, che ricevono nei manoscritti del Micheli, nei Quadri della Villa di Castello, e presso i contadini.

I dilettanti di frutti le coltivano anche in Napoli, e le apprezzano assai. Ne ho mangiate colà delle eccellenti, che mi sono state favorite dal Marchese Puoti, il quale possiede nei suoi poderi di Arienzo una bella collezione, e che ha avuto la compiacenza di farmi avere tuttociò che era allora di stagione.

In Roma si vedono ancora sui mercati, e ne ho comprate più volte in piazza Navona.

Più rare s’incontrano in Lombardia, ma non vi sono ignote, e ne ho veduto qualche volta anche sulle piazze. L’Orto agrario di Bologna ne ha una pianta.

Nello Stato Veneto e nel Milanese non si coltivano che da pochissimi, e da pochi anche in Piemonte; ma ne ho mangiate a Torino più d’una volta.

In tutti questi paesi esse sono conosciute sotto il nome di Pere del Duca. Quello di Cento-Doppie è limitato alla Toscana, e non come nome esclusivo, ma come sinonimo di quello che riceve da tutto il resto dell’Italia.

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testo trascritto da Pia Pera (Lucca)