PERO LUISA

o PERO BUTIRRO D’INVERNO

 

P. Pyrus Luisa, fructu hyemali, oblongo, regulari; epicarpo e-viridi-albascente; sarcocarpo albo, delicato, in ore liquescente, succo dulci, gratissimo. Vulgo, Pera Luisa o Pera Butirra Vernina

 

Il Pero Luisa è una varietà verdina che gareggia colle migliori pere di serbo che conosciamo.

L’albero è mediocre, e le foglie picciole. Il frutto è oblungo, di una forma regolare e ben tornito, ovale alla corona, rilevato ai due terzi della sua lunghezza, e terminato da un collo polposo, in cima del quale è impiantato il picciuolo. La sua buccia ha un colore particolare che risulta da un misto di verde e di giallo, che si distingue da quello delle altre varietà giallognole per la sua tendenza al bianchiccio. È punteggiata da una quantità di macchiette brune minutissime che appena si distinguono. Qualche volta il sole la vela da un lato di una sfumatura di rosso, ma è così leggiera, che non è quasi sensibile. Più sovente porta una macchietta di ruggine intorno alla corona come la San Germane, ma anche questa non è costante ed è molto picciola. La polpa è butirrosa, piena di sugo, e di un sapore grazioso. Non ha la morbidezza delle Butirre bianche, ne il croccante delle Angeliche, e non eguaglia nè le une nè le altre, in gusto ed in profumo, ma è una delle migliori dopo di queste. È dolce quasi quanto quella delle Pere Spine, e liquescente poco meno di quella delle San Germane, ma è meno fina e ha spesso un poco di granelloso, che però non è ingrato. Ha il vantaggio di perfezionarsi nella dispensa senza scarto, e non è soggetta ne ad avvizzire, ne ad ammezzire prima di maturare. Si comincia a mangiare in Novembre e seguita tutto l’inverno sino quasi alla primavera.

Tutte queste qualità la rendono un frutto prezioso, e che merita di entrare in una collezione scelta.

Io non ardirò determinare per ora il suo nome fra gli Oltramontani. In Italia ne ha tanti quanti sono i paesi ove si coltiva. In Firenze è conosciuta sotto il nome di Pera Luisa, e l’ho trovata nel giardino di Boboli diretto Sig. Geri, e nel mercato. Non è però questa la stessa che la Luisa autunnale che si trova egualmente sul mercato di Firenze in Ottobre, e in Novembre, e che, sotto il nome di Louise, o Louise bonne, ho mangiata in Vienna e in Parigi. La Louisa vernina ha la buccia biancognola e l’autunnale l’ha verdastra. La vernina ha una polpa un poco granellosa, ma saporita, e l’autunnale l’ha fina, liquescente, ma insipida. Si somigliano nelle forme, ma la vernina è più grossa e ha il collo più lungo e meno sottile. Finalmente l’autunnale non la dura al di la di Novembre, e la vernina si mangia in Gennajo e in Febbrajo.

Nel Genovesato non è comune, sebbene di coltura antichissima. Io l’ho trovata nella mia Villa sotto il nome di Butirra di inverno e con questo nome è conosciuta in tutto il territorio di Finale.

La piazza di Piacenza ne è piena in Ottobre, e Novembre, ma non vi riceve un nome ben determinato. Sul mercato di Parma la vendono sotto il nome di San Germana. L’ho trovata in Reggio, in Modena ed in Bologna, e ovunque con nomi incerti e varianti da un fruttivendolo all’altro.

La credo ignota in Roma e nel Regno di Napoli, egualmente che nello Stato veneto, ove l’ho cercata inutilmente più volte nella sua stagione.

I Pepinieristi francesi la tengono nelle loro collezioni. Ne ho avuta una pianta da Chambery, e trovo che i frutti che produce sono esattamene gli stessi di quelli di Finale, di Firenze e di Lombardia; ma non ho potuto raccapezzarne il nome, attesa la perdita della cartolina, che lo conteneva, e che accompagnava la pianta prima di giungere.

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testo trascritto da Claudio Cacco (Montoggio, Genova)