PERO BUTIRRO BIANCO
P. Pyrus Butyra, fructu medio,
estivo, serotino, rotundo, vix turbinato; epicarpo eleganter flavescente,
maculisque ocraceis saepe variegato, obiter leviter rubescente; sarcocarpo
albo, butyroso succosissimo, gustu dulci, suavissimo. Vulgo, Pera
Butirra Bianca, o Butirra Estiva.
Pyrus
Sativa fructu autumnali, turbinato, sessili, flavescente, et in ore
liquescente. Pyra acquosa
majora. I. B. 1. 50. Le Doyenné;
Saint Michel; Beurré blanc d’automne; Poire de neige; Bonn-ente. Tournefort.
I. R. H. p. 630.
Doyenné. Beurre blanc. S. Michel. Bonn-ente.
Pyrus fructu magno, oblongo, citrino, autumnali. Duhamel n.
81. pl. 43.
Beurré blanc ou Doyenné. Mayer Pom. Franconica. Seconda
famiglia.
Le
Doyenné. Forsyth. n. 33. La Carlisle et Valentin. Miller.
Beurré blanc. Beurré blanc hatif. Poire Monsieur. Poire
Signore. Poire de neige. Poire a courte queue. Poire S. Michel. Michel doyenné.
Gros doyenné. La Bonnente. Citron de Septembre. Groote of blanke doyenné.
Herfst-Citroen-Peer. Herfst-Goud-Peer.
Fransche Canneel, and Flandre. Valencia. Knoop, Pomologie. P.
81. 134.
Pera
panevino. Neapolim e Samnio afferuntur, ibique, Pera
pane e vino dicuntur vulgo, quia cum esitantur edere ac bibere putatur.
Sapore et succo sunt præstantissimæ, forma turbinata, acerba virescunt, matura
albescunt. Porta, Pomar. p. 90.
Pera
Burè bianca. Quadri della R. Villa di Castello. Quadro 2.
Pere di Agosto n. 15.
La Butirra bianca è la regina delle Pere.
Difatti essa è coltivata a preferenza d’ogni altra in tutta l’Europa, e non vi
è Pomologo che non la descriva, come non vi è paese, ove non conservi il suo
nome.
L’Albero che produce
la Pera Butirra non viene mai grandissimo, e si può dire che è il più
piccolo di tutti i peri. Io l’ho innestato sopra il Pero spontaneo,
e l’ho messo in un terreno eccellente, e pure non ne ho ottenuto che delle
piante mediocri. Ciò forse è dovuto alla sua fecondità, la quale, essendo
continua, assorbe le forze vegetative, e gli impedisce di svilupparsi
maggiormente nella parte ramosa.
Le sue foglie si
distinguono da quelle degli altri peri anche nell’insieme alla vista. Esse
pendono da un peduncolo sottile ed hanno una forma oblonga e colla cima
lanceolata.
Le sue messe
fruttifere sono corte, tortuose, brancute, e finiscono per lo per lo più in una
punta ingrossata che rassembra quasi ad una ghianda.
Il frutto è
tondeggiante, compresso appena alla corona, leggiermente degradante verso il
picciuolo, e qualche volta un po’ turbinato. Ei pende da un picciuolo corto, ma
grosso, duro e legnoso.
La sua buccia,
verde-grigia sino a che è acerba, diventa giallognola nel maturare, ma di un
giallo canarino assai grazioso che si carica un poco nella massima maturità, e
che è rotto sovente da un numero indeterminato di macchie ruginee più o meno
grandi, più o meno brune, secondo i diversi individui. Qualche volta si
colorisce dal lato del Sole di un poco di rosso.
La sua polpa è un
vero butirro: bianca, delicata e gentile, essa si scioglie in bocca in una
pasta morbidissima, mista ad un sugo abbondante e grazioso che vince, anche in
sapore, quello di qualunque altra pera.
La fecondità si
aggiunge a tante prerogative. Io non ho mai veduto mancare i suoi fiori, e gli
ho sempre veduti allegare. I suoi frutti non annebbiano mai, e per poco che il
terreno, in cui vive quest’albero, sia mediocre, giungono sempre alla loro
perfezione. Essi maturano sulla pianta, ma si perfezionano meglio nella
dispensa, e vi sviluppano più sugo. Questa seconda pratica è ancora utile e per
risparmiare la perdita di quelli che vanno cadendo, e per prolungare la durata
degli altri, specialmente se si colgono a riprese. Bisogna cominciare dal
coglierne una metà sul finire di Luglio, e seguire a prendere il resto in due
volte sul principio di Agosto. Questi ultimi maturano i primi, e maturano con
una certa gradazione: gli altri gli seguono, e durano sino al Settembre. La
loro maturazione è graduata ed è indicata dal colore giallo che sviluppano, e
dall’intenerimento della polpa, che, quando è fatta, cede alla pressione delle
dita.
La loro perfezione
ha, come delle altre pere, un punto che bisogna indagare; e allora essi
riuniscono la morbidezza al sugo e quasi ad un tantino di croccante. Un giorno
prima sono buoni, ma la loro polpa è ancora un poco troppo ghiacciola; un
giorno dopo essa è già pastosa. Mai però si trova aspra, meno che nello stato
di acerbità visibile, nè mai si trova mezza, fuor che quando si abbandonano
intieramente.
In tutti i paesi ove
sono stato ho veduto delle Pere butirre, e dappertutto le ho trovate le
stesse. Ne ho veduto delle più grosse e delle più piccole, di quelle
intieramente gialle, e di quelle macchiate di ruggine, altre infine che
cominciavano a maturare in Luglio, ed altre un poco più tardive. Io però non
credo che ciò costituisca delle varietà, ma penso che si debba attribuire al
clima, al terreno, e alle altre circostanze adattate a modificare questi
caratteri accidentali.
La sola razza che si
può riguardare veramente come una varietà è quella che si conosce sotto il nome
di Butirra autunnale, e presso alcuni di Butirra vernina.
La sua pianta ha la
medesima fisonomia della Butirra estiva, nè vi è chi possa distinguerla.
Ma i frutti ne differiscono un poco anche nella forma: sono forse un poco più
piccoli, e certo un tantino più turbinati; e le macchie rugginee, che mancano
talora negli estivi, o che sono leggiere e sfumate, si distendono molto sopra
di questi, e sono più dense. Ciò che più li distingue è la tardività della loro
maturazione. In Agosto essi sono sempre verdi, e colti cogli altri avvezzano e
non maturano. Lasciati alla pianta sino al Settembre non cadono come gli
estivi, né danno indizio di maturazione. Raccolti sul principio di Ottobre,
stanno nella dispensa molto tempo senza cangiare, e poi vanno maturando a poco
a poco, e durano sino a tutto Decembre. Non si conservano tanto se si colgono
più tardi, ma sempre si sostengono per molto tempo. Quanto alle loro qualità
interiori non vi è differenza fra loro e gli estivi. Io vi trovo la stessa
morbidezza, lo stesso sugo, lo stesso sapore. Essi primeggiano, sino che
durano, sopra tutte le altre pere, e non ne eccettuo neppure le Angeliche,
le sole che si possano presentare per loro rivali.
Un Pero così
prezioso esigerebbe che dicessi qualche cosa sulla sua coltura. Essa è così
semplice che non abbisogna di essere trattata a parte. Più il terreno in cui
vive è grasso e sostanzioso più i frutti ingrossano e si perfezionano. La
potatura, che esige quando non è tenuto in ispalliera, consiste nello
spogliarlo dei rami secchi, e dei succhioni.
Il modo di
moltiplicarlo è quello dell’innesto, e questo si fa sopra del Pero spontaneo
quando si vogliono delle piante belle da verziere, o sopra il Cotogno quando
si vogliono delle piante da spalliera. In tutti i modi esso riesce con
facilità, e prospera rapidissimamente.
Duhamel descrive il Buré
bianco come una pera autunnale; e difatto essa riesce tale nei climi
settentrionali e lontani dal mare. Non è perciò da confondersi colla Butirra
Autunnale di cui ho parlato sopra, giacchè la Butirra di Duhamel matura in
Ottobre nel clima di Parigi, e la nostra matura dall’Ottobre al Decembre nel
clima del Genovesato.
Duhamel distingue
questo Pero con molti nomi, e mette pel primo quello di Doyenné, ma pare
che quello di Beurré abbia poi
prevalso nell’uso, e ora il suo frutto non è più conosciuto che sotto di questo
nome.
I Pomologi Tedeschi
lo descrivono anch’essi sotto i nomi di Beurré blanc, o di Doyenné:
ma fra i contadini e nei mercati egli ha dei nomi particolari che variano
secondo le località. I Viennesi, che lo hanno in abbondanza e lo apprezzano
molto, lo chiamano Kaiser Piern: Pero Imperiale. Io ne ho
mangiato in quel paese in Settembre, e ho trovato che non vi è differenza dalle
nostre Butirre di Agosto.
Egli si trova pure
nelle Pomologie Inglesi, e Miller e Forsyth annoverano le Butirre fra le
pere più squisite dei loro pomarj.
Nè
mancano nelle diverse Provincie della Spagna, ove le ho mangiate eccellenti, e
senza diversità da quelle degli Italiani. In Cadice sono conosciute sotto il
nome di Peras de Guadix, ed in Madrid sono dette Peras del Rey.
Ignoro se questa
varietà sia stata trasportata in America. È certo però che anche in quel paese,
sebbene così ricco di frutti squisiti, la Pera Butirra potrebbe figurare al
paragone di qualunque altro frutto. La sua delicatezza, il suo sapore, e la sua
salubrità lo renderanno in ogni tempo, e in ogni luogo un frutto di prima
importanza, ed uno dei più preziosi ornamenti delle tavole le più ricercate.
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testo trascritto da Oriana Porfiri (Urbisaglia, Macerata)