PERO BUGIARDO

 

P. Pyrus Mendax, fructu mediocri, estivo, oblungo turbinato; epicarpo scabro, luride-virenti; sarcocarpo pallide-luteo, tenero, succosissimo, gustu saccharato gratissimo. Vulgo, Pera Bugiarda.

Pero Bugiardo è una sorta di frutto, li cui pomi si chiamano altresì Pere bugiarde, perchè appaiono acerbe, e son mature. Diz. della Cr. voce Bugiardo. §. 111.

Pero brutto-e-buono. Pero malvestito. Pera pozzelle. Porta, Pomarium. p. 81.

Pera Bugiarda. Quadri della R. Villa di Castello. Q. 2. Pere di Giugno. N. 22.

Pira Sozzo-bona. Aldrov. Dendr. p. 383.

 

La Pera Bugiarda è una delle migliori pere estive del clima Italiano.

La sua pianta si distingue da quella degli altri peri per una fisonomia particolare che risulta specialmente dal suo fogliame. È grande e ramoso, e le sue messe sono coperte da una lanugine cotonosa e bianchissima, che si dirada un poco in proporzione che si distendono, ma non isparisce mai, e che si osserva egualmente nella pagina inferiore delle foglie, ciò che dà a tutto l’albero un aspetto di bianchezza che colpisce l’occhio, e fa il carattere principale della sua fisonomia (habitus).

Il fiore allega facilmente se non è troppo contrariato dalla stagione.

Il frutto è oblongo, cucurbiforme, graziosamente arrotondato alla corona, e leggiermente degradante in un collo regolare verso il picciuolo.

La buccia è verdastra, ma di un verde sudicio, che va diventando più scuro in proporzione che si avvicina alla maturità.

La polpa è giallognola, composta di una pasta morbida e fina, e piena di un sugo dolcissimo che si scioglie in bocca, e il di cui sapore ha più zuccherino di qualunque altra pera di estate, e non la cede in ciò che all’Angelica.

Essa è soggetta ad avere qualche volta presso del torso dei grani anche grossi di polpa indurita che la guastano, e che sono ciò che i nostri fruttajoli chiamano l’osso del frutto, e che il Francesi chiamano des pierres. Ciò succede quando la pianta si trova in un terreno cattivo, o quando il frutto è offeso dalle nebbie, cosa a cui è molto soggetto.

La Pera Bugiarda vuol essere colta un poco prima della sua maturità. Essa si perfeziona nella dispensa, e vi sviluppa con più facilità quel sugo, che la rende così preziosa; ma è soggetta ad ammezzire, e non resiste molto ai trasporti. Bisogna coglierne a più riprese, e di maggiore o minore maturità in proporzione che si vuole che duri.

L’Italia è ricca quasi dapertutto di queste pere. Esse vi sono apprezzate moltissimo, e vi ricevono dei nomi diversi, la maggior parte dei quali suonano lo stesso, e rappresentano la medesima idea.

I Toscani la chiamano Pera Bugiarda, e si trova con questo nome in tutti i libri di agricoltura. Questa denominazione è dovuta alla poca corrispondenza che passa fra il suo aspetto esteriore e le sue qualità.

Negli altri frutti la buccia non annunzia sempre le loro qualità interiori, ma indica almeno lo stato di maturazione in cui si trovano. Nella Pera Bugiarda invece essa non risponde nè all’una, nè all’altra. Verde nel suo primo sviluppo, non si colora nel maturare, ma insudicisce, dirò così, e prende l’aspetto di un frutto che è passato. Egli è perciò che la vista smentisce il fatto, e che per conseguenza si può dire che è bugiarda.

In Roma si chiama, forse anche più propriamente, Pera brutt’e buona. È un nome che suona lo stesso che Bugiarda, ma che indica meglio le vere qualità del frutto.

Questa denominazione è ricevuta anche nel Genovesato, ove esso è coltivato da tutti, e dove riesce squisito; nè è molto diversa da quella che è in uso presso dei Napoletani, i quali la chiamano e col nome di Brutt’e buona, e con quello di mal-vestita.

I Lombardi la chiamano Pera Gnocca, ciò che risponde a graziosa: forse la sua bontà, che il suo esterno rende inaspettata, le ha meritato questo bell’epiteto.

I Piemontesi non la conoscono. Io non l’ho potuta trovare in alcuno dei loro verzieri, nè mai l’ho veduta nei mercati di Torino che ho visitati giornalmente lungo la state. Essi credono di possederla perchè ne coltivano una varietà che distinguono col medesimo nome: Ma la Brutt’e buona dei Piemontesi non è la Bugiarda dei Toscani. È anch’essa una buona pera, e ne daremo a suo tempo la descrizione e la figura; ma ha una forma diversa, e la sua polpa, sebbene sugosa e saporita, non ha nè la morbidezza, nè lo zuccherino della Bugiarda. Io ne ho mangiate a Torino e a Giavenne, ove si dice che riesca di una perfezione particolare, e ho verificato che formano una varietà diversa affatto dalla Bugiarda.

Lo stesso equivoco di nome ha dato luogo al medesimo errore riguardo ai Francesi. I loro pepinieristi vantano anch’essi le loro Trompe-Chasseur, e le Brute-Bonnes: Io non trovo le prime in alcun Pomologo, e le seconde le trovo solo in Rosier, ma senza poter determinare a cosa corrispondano. Trovo però che le varietà che si conoscono ora con questi nomi non sono la Bugiarda Toscana, nè a mio parere vi possono stare al paragone. Io le ho esaminate più volte e vi ho trovata una grande differenza.

Forse la nostra Bugiarda è coltivata in Inghilterra. Io non ardirei precisare la pera dei Pomologi che vi risponde. Potrebbe essere la Chissel verte di Forsith, (Traitè de la culture des arbres. n. 3.) che matura al principio di Agosto. Qualunque sia, sembra che non si possa dubitare che è una delle pere più coltivate dagli Inglesi, essendo stato assicurato da molti viaggiatori Italiani di averne mangiate a Londra delle eccellenti. Questa opinione è appoggiata al nome di Pera Inglesa col quale la nostra Bugiarda è conosciuta in Cadice e a Madrid dove abbonda assai, e dove è stimata molto.

Non parlerò della coltura di questo Pero. Essa è comune alle altre varietà estive, e credo dover evitare le ripetizioni, riserbandomi ad estendermi su di ciò quando parlerò del Pero in genere.

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testo trascritto da Oriana Porfiri (Urbisaglia, Macerata)