PERO BRUTTOEBUONO di GIAVENNE

 

P. Pyrus Sycophanta, fructu parvo, estivo, rotundo; epicarpo scabro, luride virente; sarcocarpo albo, succoso, in ore liquescente. Vulgo, Bruttaebuona di Giavenne.

 

La Bruttaebuona di Giavenne è una di quelle varietà di Pere, che, nascondendo sotto un esteriore rozzo e di cattiva apparenza una polpa gentile e ricca di sugo, hanno ricevuto per questo i nomi diversi, ma sinonimi, di Bruttaebuona, (Brutebonnes. Rosier.) di Inganna Villani, (Trompe-chasseurs) di Sozzobona, (Tanara ed Aldrov. in Dendrol.) e di Bugiarda.

Tutte certamente sono o debbono essere frutte di pregio, e tutte debbono avere i due caratteri annunziati dal nome, cioè a dire un esteriore svantaggioso, e un interiore eccellente.

Non tutte però hanno, nè possono avere le stesse forme e la stessa bontà. La natura che è variata all’infinito in tutte le sue cose, varia pure all’infinito le proprietà che caratterizzano un frutto buono, e il palato e lo stomaco amano a godere colle diverse razze dei frutti una continua differenza di gusto, e un nutrimento sempre salubre, ma più o meno omogeneo.

Quindi le Bruttebuone debbono tutte avere un posto in una collezione, sebbene tutte diverse e di un diverso grado di delicatezza e gusto.

Certamente la Capo-razza in questa classe sarà sempre la Pera, che i Romani e i Genovesi distinguono col nome di Bruttaebuona, e che i Toscani chiamano con quel di Bugiarda.

Ma la Bruttaebuona di Giavenna può presentarsi dopo di quella come una Pera eccellente.

La pianta non viene grandissima, ma è feconda. Il frutto è picciolo e tondeggiante, compresso appena un tantino alla corona e leggiermente appuntato ove s’impianta il picciuolo. La buccia è rozza e coperta di un ruggineo verdastro che si annunzia sfavorevolmente. La polpa è bianca, di un gusto non molto vivo, ma sugosa e liquescente che rinfresca la bocca, e piace al palato.

Matura sul finir della state, e non dura molto, ammezzendo assai facilmente, ma è salubre, e se ne può mangiare anche con intemperanza senza pericolo.

I contorni di Torino abbondano di queste Pere. Le migliori vengono da Giavenne, villaggio non molto lontano situato ai piedi dell’alpe. Non credo che sia ancora conosciuta nel resto dell’Italia. Comincia però a trovarsi nelle collezioni dei Pepinieristi, e io ne ho avuti diversi individui dal Sig. Capitano Paolo Musso pomologo distinto in Torino che coltiva una ricca e ben intesa pepiniera fuori della Città, e sulla cui fedeltà ed esattezza si può riposare di preferenza ai Pepinieristi i più conosciuti.

Il Bruttoebuono di Giavenna si moltiplica coll’innesto e prende egualmente e sul Pero spontaneo, e sul Cotogno. Sul primo acquista più sviluppo e viene un bell’albero: sul secondo resta picciolo, ma frutta con più abbondanza.

Ne ho veduto a Torino una varietà a frutto più grosso. Preferisco però quella di Giavenna, nella quale trovo più sugo.

Il disegno che presento ai Lettori è stato ricavato da un frutto venuto da Giavenna. Io debbo questa bella miniatura alla gentilezza della Sig. Sofia Giordani, il di cui pennello è troppo noto per farne l’elogio, e non credo che questo saggio stia al di sotto della sua riputazione. Spero di poter arricchire la mia Opera di altri lavori di quest’Illustre Artefice, che mi onora della sua amicizia.

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testo trascritto da Oriana Porfiri (Urbisaglia, Macerata)