MELO RENETTO BIANCO
P.
Malus Renetto fructu hyemali, medio, turbinato, cortice
flavescente, maculisque ocraceis punctato, pulpa subflava, butyrrosa,
delicatissima, succo grate-acido suavissimo.Vulgo, Mela Renetta.
Malus
Fructu magno, acide-dulci, serotino. Reinette Franche. Duhamel,
Arb. Fruct. n. 32.
La Renetta
è la regina delle Mele carnose, siccome la Carla lo è delle Mele
croccanti. Sono due frutti squisiti, e i soli, nel genere delle Mele, che
possano gareggiare colle pere d’inverno, e far di sè bella mostra sulle tavole
di lusso, e presso le persone di ottimo gusto.
L’albero della
Renetta è grande, ramoso e fronzuto. Il frutto è turbinato, e di una grossezza
mediocre. La sua buccia al principio è verdastra e sparsa di un poco di
ruggine. Si schiarisce nel maturare e diventa giallognola: è ruvida e
punteggiata in tutta la sua superficie di una quantità di stellette irregolari
bruno-rossiccie che la caratterizzano.
La polpa è carnosa e
acida quando è acerba, ma se giunge alla maturità diventa fina, gentile,
butirrosa e saporita, e non conserva del suo acido che quanto le è necessario
per darvi un piccante.
La
sua maturità botanica si può fissare al finir di Settembre, e allora deesi
cogliere, e serbare in dispensa. Ivi essa dura per molti mesi senza cangiare, e
non comincia ad acquistare la maturità pomologica che in Gennaio.
È allora che si
principia a trovarne qualcheduna nella sua perfezione. Le altre vanno maturando
a poco a poco gradatamente, e durano sino alla primavera avanzata, e anche sino
alla state.
Quelle che maturano
nell’inverno sono liscie al di fuori, e la loro polpa è morbida, butirrosa e
gentile, ma consistente. Quelle che maturano nella primavera avvizziscono, e la
polpa, che infloscisce, diviene alquanto più zuccherina, e ciò in compenso
dell’acido che sparisce quasi del tutto. Le poche, che pervengono fino
all’estate, perdono quasi affatto il sapore, e restano pastose e senza
piccante.
Nel
primo e nel secondo caso esse sono sempre preziose; e non vi è Mela, tranne la
Carla, che le pareggi.
Il Renetto si
moltiplica coll’innesto. Quantunque in origine egli provenga da un seme come
gli altri frutti, pure, per averlo identico, bisogna propagarlo col suddetto
mezzo.
La vera è la Renetta
bianca, o, per esprimersi con più esattezza, la Renetta gialla.
I Pomologi danno il
nome di Renetta a molte razze che la somigliano per la natura della
polpa e per il gusto, ma che ne
diversificano molto nelle forme e nel colore. così si conta in questa classe la
Renetta grigia, la Renetta d’Inghilterra, la Renetta del
Canadà, e diverse altre. Nessuna però può stare al confronto della Renetta
vera, che i Francesi distinguono col nome di Reinette Franche. Essa
conserva il primato fra le sue congeneri, e perciò sopra tutte le Mele
carnose, e lo avrebbe anche sulle croccanti se non esistesse la Mela
Carla.
I Russi e gli
Svedesi vantano una razza di Mele che pretendono sorpassi in bontà qualunque
altra, e la quale si conosce sotto i nomi di Mela d’Astrachan, o di Mela
trasparente. «Si pretende originaria della China. È un poco più picciola
della Renetta e non è così turbinata. Si fonde in bocca come la crema, e
si riempie tanto di sugo che si rompe quando la colgono in tempo: guardandola
al sole trasparisce fino al punto da poterne numerare i semi». Così è dipinta
nei giornali di viaggi, e così l’ho sentita descrivere da molti Signori Russi e
Svedesi, che ho conosciuti.
Il
Conte di Possen Ciambellano di S. M. il Re di Svezia, con cui ne ho tenuto
spesso discorso in Pisa, la preferiva alla Renetta, ma non conosceva la Carla.
Se la Mela dei Russi è la stessa che la Mela trasparente che si coltiva
nel giardino di Monza, come si pretende, bisogna dire, o che ha degenerato
passando in Italia, o che le descrizioni dei viaggiatori sono esagerate. Fra
noi è un frutto gentile, di pasta delicata e singolare per una certa diafanità,
ma ha poco sapore, e non regge nell’insieme al confronto delle nostre
Capispecie.
La Renetta è
la Mela dei paesi mediterranei, e non si coltiva in abbondanza che nei climi un
poco freddi. In Francia è riguardata come la prima fra le Mele. Pare che sia
originaria di quel paese. Ora è introdotta in tutta l’Europa, e gode ovunque il
primato che merita.
Non vi è pomologo che
non la descriva, nè giardino in cui non si trovi, e sempre conserva lo stesso
nome.
Il
Piemonte è in Italia il paese delle Renette. Vi vengono belle, grosse,
squisite quanto a Parigi. Non vi è verziere che non le conti fra le piante che
lo compongono, nè vi è cascina che non abbia il suo verziere. Primeggiano in
tutte le tavole; e al loro confronto non si curano più nè le Pupine, nè
le Carpendole, nè le Calville.
Il Milanese potrebbe
esserne più ricco di quello che mi è sembrato. Il suo clima e le sue località
vi si prestano quanto quelle del Piemonte.
Lo
stato Veneto non conosce la vera Renetta. È ciò nonostante un paese
ricco in Mele, e in Mele scelte. I Veneziani vantano le loro mele Calamelle,
le Morosine, e molte altre. Le prime corrispondono alle Carpendole,
e le seconde somigliano un poco alle Renette, ma non sono le vere, e non
le eguagliano nè in delicatezza nè in sapore.
La Lombardia è il
paese delle Mele, e nella Lombardia lo è sopra il Modenese. Il Conte Rè me ne
mandò in Firenze, quando io cominciava a lavorare alla Pomona, trentadue
varietà ben dipinte, e la Renetta era in quel numero; ma mi confessò che
era rara in quei paesi, e di fatto io non ve l’ho trovata che nei giardini dei
dilettanti.
È rara anche in
Romagna e nelle Mache. Vi è coltivata dai Pomologi, ma non si trova in
commercio.
In Toscana si
coltiva da molto tempo. Si trova dipinta nei quadri della Real Villa di
Castello sotto il nome di Mela Regina, e si trova nelle colline, negli
orti, e nei mercati sotto la denominazione di Renetta. I Pisani la
chiamano Renetta Francesca.
Anche a Roma si
coltiva la vera Renetta, e l’ho veduta più volte in piazza Navona e
sugli altri mercati. Essa è ricercata dalle persone di buon gusto, e primeggia
sulle scelte tavole, ove ordinariamente è preferita alla Carpendola, ed
alla Gaetana.
Non mi è riescito di
trovarla in Napoli, neppure alla tavola del Re, che ho veduta imbandita in
Novembre e in Decembre. Le Mele di quel paese sono quasi tutte della classe
delle Croccanti.
Il Genovesato non la
conta nemmeno fra le Mele del suo territorio. I dilettanti la coltivano nei
giardini, ma non è comune, nè pare voglia tal divenire. La passione che regna
in questo paese per le Mele Carle, e i vantaggi di cui queste godono
sopra ogni altra, fanno sì che venga trascurata anche la Renetta. I
Pomologi però sono giusti, e la vogliono nei loro giardini. Quanto è
irragionevole il riunire in una collezione la folla dei frutti mediocri, lo è
tanto più il limitarsi ai pochi che primeggiano, ed escluderne dei secondarj,
che hanno sempre qualche proprietà che loro è particolare.
La
Carla e la Renetta hanno ciascuna dei pregi proprj, che le
rendono ambidue preziose. La prima è mangiabile dal momento in cui è colta sino
alla primavera, e in tutta questa stagione è sempre squisita, ora pel croccante
della sua polpa, ora pel suo butirroso, ora per l’aroma che profuma il palato,
ora pel sapore che lo delizia, senza che sia facile a determinare in qual punto
sia da preferirsi. La Renetta invece non sviluppa le sue qualità che
quando tocca il punto della maturità, e prima di questo punto non è neppure
mangiabile. Bisogna serbarla nella dispensa per mesi, vederne marcire di molte
prima di poterla servire in tavola, e quando comincia a maturare conviene
osservare ogni giorno con cura i progressi della sua maturazione, e non
mangiarla che quando giunge a quel punto. Ma la Carla perde con finir
dell’inverno le proprietà che la rendono così preziosa e diventa insipida,
mentre invece la Renetta le sviluppa appunto nel Febbrajo e nel Marzo, e
le conserva sino alla state avanzata. Essa riempie quell’intervallo di vuoto
che divide i frutti vernini dai frutti estivi, ed è quasi la sola che provveda
le tavole di frutti freschi dal Febbraio al Maggio. Questa qualità basterebbe
sola per darle il diritto di entrare come necessaria in una collezione.
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testo
trascritto da Sergio Rossi (Montoggio, Genova)