MELA PANAIA

o MELA FLAGELLATA

 

P. Malus Panaia fructu maximo, hyemali, orbiculato; epicarpo flavo, rubeis flammulis striato; sarcocarpo albescente, tenero, grate acido. Vulgo, Mela Panaia o Mela Flagellata.

 

La Mela Panaia forma una delle infinite classi di Mele di second’ordine, di cui è piena l’Italia, e che non figurano nei giardini dei dilettanti perchè troppo comuni.

Essa comprende un gran numero di varietà, che non diversificano fra di loro che in grossezza e in modificazioni di colore e di gusto.

La più conosciuta è quella che abbiamo fatta figurare nella tavola annessa a questa descrizione, e che distingueremo col nome di Panaia Massima.

La sua pianta è vigorosa e a rami grossi. La fioritura è abbondante, e di allegaggione assai facile.

Il frutto è grosso, tondeggiante, un poco compresso alle due estremità, coperto di una buccia giallognola, screziata più o meno di rosso sanguigno in liste confuse e irregolari, e contenente una polpa croccante, mediocremente fina, un poco acidola e di un sapore assai grato.

Si raccoglie in Ottobre e dura tutto l’inverno, ma figura poco nelle tavole di lusso, perché non può stare al confronto delle Mele Carle, delle Renette, delle Carpendole, delle Lazzerole, e di molte altre varietà di minor pregio.

Si può dire lo stesso della Panaia a frutto piccolo, che è così comune in Napoli, ove è conosciuta sotto il nome di Mela di Norcia. Essa è migliore della grossa, e può meritare di entrare in una buona collezione, ma non sarà mai un frutto fino.

Ha la grossezza della Renetta, ed è meno turbinata. La sua buccia è strisciata come nella Panaia massima di grosse macchie di rosso sopra un fondo giallo-verdastro, sicchè ha l’apparenza di essere di fondo rosso listato di verdognolo.

La polpa è tenerissima; ma non si può dire nè butirrosa, nè croccante. Essa somiglia a quella delle Calville. Il suo sugo è acidulo, ma gustoso.

Le piazze di Napoli sono piene di queste Mele dal Novembre al Febbrajo, e si trovano in tutte le tavole. Si può dire che sono le più apprezzate dopo le Limoncelle, non conoscendosi le Renette che dai Dilettanti e dai Pomologi, e da nessuno o da pochissimi le Carle e le Carpendole.

Le Mele di Norcia conservano la loro riputazione anche in Roma dove sono abbondantissime e dove ricevono il nome di Mele Gaetane.

In questa Città esse primeggiano meno, perchè vi è un maggior numero di Mele che vi sono superiori per ogni riguardo.

La coltura di queste mele non esige alcuna cura particolare. Esse si innestano sopra il Melo spontaneo, e si puliscono di tempo in tempo quando hanno del secco. Il resto è abbandonato alla natura.

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testo trascritto da Sergio Rossi (Montoggio, Genova)