MELO LAZZEROLO

 

P. Malus Crategiformis, fructu hiemali, orbiculato; epicarpo glabro, lucide-flavescente, maculaque rosea velato; sarcocarpo tenero, delicato, succoso, grata aciditate donato. Vulgo, Mela Lazzerola.

Mela Lazzerola. Quadri della R. V. di C. n. 50.

 

La Mela Lazzerola è una delle migliori fra le Mele croccanti.

L’albero non ha niente di singolare, ma è pieno e vigoroso, e i suoi fiori, che escono in abbondanza, allegano con facilità.

Il frutto è picciolo, orbicolare, compresso alla base, rilevato a pena alla corona, e di una forma regolare, e ben tornita.

La buccia, che è liscia e come diafana, è tinta di un canarino grazioso, e ravvivata da una macchia di rosso acceso, che si dirada nel distendersi, e che le dà un brillante particolare.

La polpa è bianca e di un tessuto frangente, ma leggiera, delicata e finissima: essa si scioglie in un sugo abbondante, che è rilevato da un’acidulo gentile, ma che non ha abbastanza di zuccherino per mascherare il verde del suo sapore.

Malgrado però questo difetto la Mela Lazzerola è ancora una delle migliori della classe delle mele a polpa ghiacciola, e si può considerare come la prima dopo la Carla.

Difatto ha molte proprietà comuni con questa: non annebbia mai, dura tutto l’inverno e si conserva liscia e colorita: è innocua per la sua leggierezza sì cruda che cotta, e finalmente è mangiabile quasi appena colta avendo sino d’allora un certo grado di maturità, che guadagna bensì qualche cosa in progresso, ma che è però sufficiente a dare alla sua polpa la morbidezza ed il gusto dei frutti maturi, ed alla sua buccia il brillante delle mele più belle.

Tutte queste qualità la rendono pregevole per i pomologi di qualunque paese: e pure essa non è conosciuta che nella Toscana. Io non l’ho trovata in alcuno dei paesi che ho visitati da Genova a Venezia, e da Milano a Roma; nè mi è mai avvenuto di vederla nè in Francia nè in Germania.

Pare che la Toscana sia la sua patria, e che la posseda ancora esclusivamente: in quel bel paese essa è di un’abbondanza grandissima, e non vi è mercato ove non si trovi in quantità durante tutto l’inverno: i paesi però che la forniscono di preferenza sono i luoghi montuosi, e specialmente le belle colline del Val-d’Arno.

Il suo nome sembra derivato dal suo colorito che somiglia un poco a quello della Lazzerola, e forse ancora dalla sua picciolezza che le dà un’altra analogia col detto frutto.

Il Melo Lazzerolo si moltiplica con l’innesto, e il soggetto in cui meglio riesce è il melo spontaneo.

Nel resto la coltura che esige non ha niente di particolare, e basta che sia situato in un terreno mediocre, ed in un’esposizione soleggiata per prosperare e caricarsi di frutti

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testo trascritto da Roberto Panizza (Genova)