o MELO
A FRUTTO TRASPARENTE
P. Malus astracanensis,
fructu mædio, rotundo, leviter turbinato; epicarpo albescente, lucido,
diaphano; sarcocarpo albo, buthirroso, saccarato. Vulgo,
Mela d’Astracan o Mela trasparente.
Il Melo di Astracan è un acquisto recente
che l’Italia ha fatto dalla Russia, e che si deve all’amore che i Principi
dell’Augusta Casa d’Austria portano alle Scienze.
L’albero, che vive
per innesto sopra un melo di seme, presenta una grandezza mediocre. Le foglie
sono larghe, ruvide e di un verde sudicio. Il frutto è rotondo appiattito al
picciuolo e leggiermente rialzato alla corona: ha la buccia coperta in totalità
di un bianco latteo che l’assomiglia quella delle Mele nane o Meline
di San Giovanni, e ha la polpa bianca, croccante, gentile e di un gusto
mediocre.
In Finale matura sul
cadere del mese di Agosto, nè si conserva nella dispensa al di là del
Settembre.
Tale è la Mela di
Astracan che io possedo nella mia villa, e che debbo alla munificenza di S.
A. I. il Principe Ranieri, Vice-Rè del Regno-Lombardo-Veneto, il quale nel 1821
me ne accordò una pianta innestata con marze prese in altra già adulta che si
coltivava nel Reale Giardino di Monza. La pianta di Monza proveniva da un
albero vivente nel Giardino Imp. di Schöenbrun presso Vienna, e quello di
Schöenbrun era stato mandato di Russia a S. M. l’Imperator Francesco.
Quindi l’origine
dell’individuo che descrivo, e che ho fatto disegnare per la Pomona offre la
più sicura autenticità, e non lascia dubbio sulla sua identità colle mele di
cui si parla nei viaggi in Russia, e che sono tanto vantate nel Nord.
Dopo tutto questo,
come conciliare i caratteri dei frutti maturati fra noi con quelli che i
viaggiatori attribuiscono alla Mela di Astracan? Essa è descritta come una mela
vernina, a buccia diafana, e tale che lascia trasparire nel suo interno le
granelle che contengono i semi, motivo per cui è designata più specialmente col
nome di Mela trasparente. Sarebbe essa degenerata nel cangiar di clima?
La fisiologia vegetale non può ammettere tali cangiamenti, nè la storia delle
piante ne presenta ancora l’esempio.
I sostenitori
dell’influenza del clima e del terreno sulla natura delle piante si
servirebbero di questo fatto medesimo per impugnare il principio: ma nelle
scienze positive i fatti che non si accordno colla teoria non sono fatti che
dopo di essere stati sottoposti all’esame il più rigoroso.
I principj sono il
resultato di un insieme di fatti costanti, generali, e riconosciuti dal
consenso unanime degli uomini. Come mai potrebbero essere distrutti da un fatto
particolare che posa sulla fede di pochi? Noi non abbiamo sin’ora che dei
rapporti inesatti sulle proprietà di questa mela; e questi rapporti non ci
vengono dai naturalisti ma dai viaggiatori. Niente di più facile che la
bianchezza e il lucido della sua buccia sia stato espresso col nome di trasparente
per un’iperbole. Si sa che l’Italia possede una mela conosciuta in Toscana
sotto il nome di Mela Ghiacciola, e che nel Piemonte è detta Mela
dell’Olio. Io l’ho sentita denominare ancora Mela Diafana. Tutti tre
questi nomi sono improprj, e tutti tendono ad esprimere con una metafora il
carattere singolare che la distingue, e che sarebbe difficile indicare con un
nome preciso. È questa una mela che ha la buccia coperta di grosse macchie di
un verde-oliva lucente le quali penetrano nell’interno della polpa, e danno a
quella parte del frutto un aspetto ed un senso tutto particolare. Con
qual’epiteto si doveva esprimere un sì curioso fenomeno? Gli uni vi hanno
trovato dell’analogia col ghiaccio, e l’hanno chiamata ghiacciola: altri
hanno veduto la tinta dell’olio nelle macchie che la cuoprono, e l’hanno
chiamata dell’olio: altri si sono lasciati illudere dalla lucentezza di
quella superficie, e l’hanno nominata diafana.
Tutti hanno parlato
metaforicamente; e se la nostra mela fosse portata in America i Naturalisti e i
Pomologi di quell’emisfero o crederebbero alle metamorfosi vegetali e alle
degenerazioni, o sospetterebbero un’esagerazione nel nome. È questo ciò che
deve accadere fra noi relativamente alla Mela di Astracan.
La scuola di
Vans-Mons potrà ammettere la sua degenerazione; ma le persone che studiano la
Natura nei suoi andamenti, e che sono convinti dell’immutabilità delle sue
leggi, si persuaderanno facilmente che la diafaneità della Mela di
Astracan consiste nella lucentezza della sua buccia, o nell’immaginazione
poetica di chi vi ha dato il nome.
La Mela
trasparente è una varietà propria al territorio di Astracan: è di là che si
manda a Mosca e a Pietroburgo, ove forma l’ornamento e la delizia delle mense
di quelle due capitali.
Quanto alle mense
italiane, io credo che la potranno accogliere anch’esse e farla figurare come
una mela di grido; ma non credo che possa mai comparirvi con vantaggio in
confronto delle Carle, delle Renette, delle Carpendole, e
di altre mele indigene che arricchiscono i nostri frutteti.
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testo
trascritto da Mimma Pallavicini (Donato, Biella)