MELO BORDA

o MELO RUGGINE TOSCANO

 

P. Malus Ruginea, fructu hyemali orbiculato compresso; epicarpo scabro, e viridi-rugineo, maculisque rubeis saepius consperso; sarcocarpo albo, tenero, delicatissimo, gustu dulci. Vulgo, Mela Borda.

 

La Mela Borda è una delle migliori, e la più bella fra le infinite varietà di Mele Ruggini, che coltiva l’Italia.

L’albero prende uno sviluppo regolare, ed è molto fecondo.

Il frutto si può contare fra le Mele picciole, ma buone. La sua buccia è aspra al tatto, e inelegante alla vista: quando si raccoglie, è tinta di un verdastro sudicio, tigrato da un bruno chiaro, che appena si distingue dal verde: in proporzione, che avanza in maturazione, il verde si svolge in un rosso porporino vivissimo, e il bruno, che lo copriva, si cangia in un ruggineo scuro, che lascia trasparire il rosso, ove a macchie ed ove velato, e che ha l’aspetto di un marmorato grazioso. Queste metamorfosi di colorito sono determinate dall’avanzamento della maturazione, che si fa nella dispensa, e si compiscono anche prima, che la polpa abbia acquistato la piena maturità: in Settembre essa è dura, aspra e acida: a poco a poco si ammorbidisce, e diventa mangiabile: in Dicembre già se ne trovano delle mature, e allora la polpa si intenerisce come quella delle Carpendole, e diventa dolce, sugosa e gentile: essa dura lungo tempo in questo stato di perfezione senza marcire, e i diversi individui d’una dispensa giungono progressivamente e successivamente ai diversi gradi della maturità pomologica, provvedendo le tavole per circa tre mesi di Mele eccellenti.

La Mela Borda pare esclusiva alla Toscana. Essa cuopre le botteghe dei fruttivendoli per tutto l’inverno, non solo in Firenze ed in Pisa, ma in quasi tutto il paese che resta fra la Magra e il Tevere. Ne ho vedute ancora in Roma, ma non ne ho più trovate in Napoli, nè mi è riescito di averne contezza dai dilettanti di frutti di quella Capitale. La Lombardia, che è il paese delle Mele, non conta la Borda fra le sue varietà, siccome non si trova nello Stato Veneto, nel Milanese, e nel Piemonte. Questi paesi hanno un’infinità di Mele Ruggini, che somigliano all’esteriore alla Borda, e che le avvicinano nella natura della polpa; ma nessuna ha le macchie di rosso di melagrano, che distingue la sua buccia, e poche hanno il suo sapore.

Si può dire lo stesso delle Ruggini d’oltramonte. Tutti i Pomologi ne descrivono, e le contano fra le buone Mele della Francia e della Germania. Io ne ho mangiate di molte razze, e in generale le ho trovate buone, ma non vi è che la Renetta Grigia, che possa preferirsi alla Borda. La Fénouillette di Duhamel, e la Nespolina dei Pontremolesi, sono le sole dopo le Renette Grigie, che possano starvi al confronto.

La Borda ama un clima di collina, e non si trova che lontano dal littorale. Le valli dell’Arno e della Nievole ne sono abbondantissime, e vi riesce a perfezione. Io credo, che riescirebbe benissimo al di là dell’Appennino; ma non mi pare che si adatterebbe egualmente nelle montagne del Genovesato, meno che nelle conche più interne, e le più lontane dal mare.

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testo trascritto da Sergio Rossi (Montoggio, Genova)