FIORI del PESCO
La fiorazione del Pesco presenta
delle particolarità, che si annunciavano a prima vista come caratteri legati
con quelli che distinguono le specie o le varietà, ma che non erano state
ancora determinate. Il loro esame era dunque di un’importanza massima per la
storia naturale della pianta.
Il Fiore del Pesco è
in tutti gli individui sessile, ermafrodito, munito di un calice quinquifido, e
di una corolla quinquipetala, portante un numero indeterminato di stami e un
pistillo che allega in una drupa carnosa conosciuta sotto il nome di Pesca.
Tali sono i
caratteri botanici di tutti i fiori della famiglia; ma questi caratteri, senza
cangiare nella loro sostanza, ricevono nei diversi individui che nascono dal
seme certe modificazioni che gli dividono in quattro classi.
La prima contiene i
fiori Magno-petali; e questa si suddivide in due secondarie, cioè in Magno-petali
a corolla porporina e in Magno-petali a corolla
bianchiccia.
La seconda contiene
i fiori Brevi-petali, e si suddivide come la prima in due altre classi
determinate nella stessa maniera dal colore della corolla.
Era dunque
necessario il presentare ai Lettori la figura di ciascuno di questi fiori,
accompagnata dalla loro descrizione, e seguitata dalle osservazioni necessarie
per poter determinare la loro importanza botanica, e principalmente la parte
che possono avere nella classificazione della famiglia.
FIORE MAGNI-PETALO
Il fiore Magni-petalo
è composto di un calice quinquifido inserito immediatamente nell’ascella
della foglia dell’anno antecedente, e senza picciuolo sensibile.
Egli si apre in una corolla
divisa in cinque petali grandi, ovali, quasi egualmente larghi che
lunghi, di fondo bianco, coloriti in alcuni individui di un porporino carico, e
in altri casi di un roseo leggiero somigliante a quello del mandorlo, e che
abbracciano e cuoprono gli organi riproduttori che vi stanno di dentro.
Quando il Fiore si
apre, gli stami che racchiude s’innalzano nel suo centro in forma di
fili sottili, bianchicci negli uni, velati in altri nel porporino che colora i petali,
e sormontati da una bocciolina bilobata che i botanici chiamano antera,
e che contiene una polvere gialla volatilissima
che è la sostanza maschili destinata a fecondare l’ovaio.
Il Pistillo
vi sorge nel mezzo, e si mostra sotto la forma di un tubetto sottile, ovale nel
fondo e filiforme sino alla cima, ove è terminato da una specie di labbro che
ne è come la bocca.
Questi organi
crescono e si sviluppano dentro della corolla chiusa in bottone,
nè si mostrano fuori che quando si spiega in fiore formato. Appena questa è
dischiusa, essi compariscono, si distendono e la coronano.
Le Antere, a
principio rossiccie, prendono nel maturare un colore giallognolo: i lobi che le
formano ingrossano e scoppiano, e ne esce la polvere gialla conosciuta sotto il
nome di polline.
Il Pistillo
la beve per la tromba che ne forma la cima; e le mollecole impercettibili di
cui è composta scendono sino all’ovaio. Ivi esse si combinano colle mollecole
feminine contenute nelle ova, e la loro combinazione forma il germe che deve
rinnovare la pianta. È impossibile all’uomo penetrare il meccanismo di questa
mirabile operazione della natura. Nessun microscopio potrà mai distinguere le
forme dei principj sessuali, ne scuoprire il modo in cui si combinano.
Se si medita però
sopra gli effetti che ne risultano, e sopra i fenomeni che gli distinguono, si
sente che questi diversi principj concorrono egualmente alla formazione del
germe, il quale è un composto dei due; e che per conseguenza le due ipotesi
opposte della preesistenza dell’essere sia nell’ovo, sia nel polline, sono
egualmente in opposizione coi fatti, e ripugnanti alla ragione.
Un composto deve
necessariamente constare dei suoi componenti: quindi la concezione altro non è
nè può essere che una combinazione dei principj che concorrono ad operarla, e
il suo risultato un essere misto partecipante di quelli.
Ed ecco in questo
sistema la spiegazione delle differenze che distinguono le varietà, e di quelle
che caratterizzano i mostri.
Le prime sono il
resultato necessario delle diverse proporzioni dei componenti nell’ordine della
natura: le seconde sono la conseguenza di una sproporzione fra i componenti
medesimi, i quali non si combinano che in un modo sforzato e fuori dell’ordine
stabilito dal Creatore. Quindi le prime danno origine a degli esseri perfetti,
somiglianti ai loro genitori e che non diversificano fra loro che nei tratti
che costituiscono la fisonomia: le seconde danno esistenza a degli esseri
imperfetti, le di cui parti, o sono mancanti, o sono mostruose.
Tale è la genesi di
tutte le piante che conosciamo, e tale è l’origine delle infinite varietà del
Pesco, e dei mostri che vi si frammischiano.
FIORE BREVI-PETALO
Il Fiore Brevi-petalo
non differisce dal Magni-petalo che nella forma e nella dimensione della
corolla: nel resto, egli ha gli stessi caratteri e presenta gli stessi
fenomeni. La gemma si mostra in ambidue sotto forme egualissime: la
differenza che distingue il Brevi-petalo comincia a rendersi sensibile
quando essa è allungata in bottone: si vede allora un corpo colorito,
più piccolo e più corto, formato di un inviluppo foliaceo di colore rossiccio
che è sforzato in punta da un gruppetto di filetti rossi, i quali ne sbucciano
fuori quasi violentemente, e che sembrano precedere la perfezione del fiore.
Sono questi gli stami,
inviluppati da una corolla quasi abortita e composta di petali imperfetti
che non si sviluppano come nei fiori ordinarj, sono obbligati ad escirne fuori,
e a sormontarla e nel dispiegarsi la cuoprono in modo che la rendono quasi
invisibile, offrendo piuttosto l’aspetto di un fiocchetto di filetti rossi che
di un fiore.
Nel resto, egli si
suddivide come l’altro in porporino ed in bianchiccio, e non
offre in questa seconda divisione altra differenza che un poco più di densità
di colore nel porporino e un poco più di trasparenza nel roseo, che
caratterizzano le due classi secondarie.
Ecco dunque quattro
sorta di fiori nel Pesco. Le due principali offrono delle differenze così
sensibili, così costanti e così decise, che si dovevano credere legate ai
caratteri della specie, o almeno a quelli delle varietà; e sotto questo
riguardo, avrebbero potuto fornire una base per la classificazione della famiglia.
Nessun pomologo, a
dir vero, se ne mai servito a quest’oggetto: ma ciò non deve sorprendere,
poichè nessun pomologo aveva ancora eseguita una classificazione del Pesco.
Tutti però hanno considerato il fiore grande e il piccolo come caratteri
distintivi delle razze; e molti se ne sono serviti nelle loro descrizioni
latine per determinarle (Ved. Duh. Arbr. Fr. Art. Pêcher). Ma non ne conosco
alcuno che abbia istituite delle esperienze per iscuoprirne i rapporti e per
constatarli. Io ho dunque creduto importante l’occuparmi di quest’esame, ed
ecco il resultato delle mie ricerche.
Ho intavolato un
registro numerato di tutte le piante di pesco della mia collezione, e poi ho
notato al tempo della fioritura in una colonna a ciò destinata la natura del
fiore di ogni pianta. Ho poi portato all’epoca della fruttificazione in
un'altra colonna parallela la natura dei frutti che ho raccolti in ciascuna
delle piante registrate.
In 127 alberi ne ho
trovati 104 a fior Brevi-petalo, e 23 a fior Magni-petalo.
Fra i primi vi ho
osservato le Moscadelle duracine e spiccaciole, le Cotogne
di ambe le specie, le Damaschine, la Duracina bianca massima, la Pesca
noce della Vagaloggia, e duracina e spiccacciola, in somma la massima parte
delle varietà più preziose.
Nelle seconde vi ho
trovato molte Bianche-duracine e spiccacciole di seme a frutto
ordinario, qualche Gialla spontanea, e la maggior parte delle Pesche
noci, la Maddalena bianca gentile e quasi tutte le Pesche
serotine.
Già stava in lusinga
di cogliere un capo del filo, quando mi si sono presentati alla vista alcuni
fenomeni che mi hanno imbarazzato.
In primo luogo,
aveva ben riconosciuto che la maggior parte delle piante spontanee a frutto
bianco, picciolo, velloso, e specialmente le serotine avevano il fiore Magni-petalo;
ma ho riconosciuto pure che era tale egualmente in una pianta spontanea di Duracine
gialle-Agostenghe squisite, ossia di Cotogne-pure a frutto mediocre
ma gustoso, e a nocciolo rosso vinoso, che mi era nata per caso in una vigna, e
che cominciava in quell’anno a fruttare.
Era pure magni-petalo
il fiore di tutti i peschi noci a frutto bianco che possedo nel mio
giardino. Conto in questo numero la preziosa Noce Duracina bianca agostenga
che ho portata da Milano, e che è una delle varietà più belle e più gentili
nella specie, le due Noci spiccagnole bianche che ho tirate di Francia,
che sono pure eccellenti, e la Noce bianca spiccacciola a buccia
corallina, che coltiviamo spontanea tra noi, e che è la Pesca-noce comune
del Genovesato: finalmente erano Magni-petali ancora i fiori di
due Noci gialle squisite che io coltivo, una duracina e una spiccacciola
che non differiscono dalla Vagaloggie che per una minore grossezza, e
per un sugo meno abbondante e meno gustoso.
Ma era brevi-petalo
il fiore delle due Vagaloggie, ossia delle due Noci gialle,
duracina e spiccacciola che ho avute da Pisa, e di diverse altre Noci
duracine a polpa gialla, raccolte da diversi paesi.
Nè questo era tutto.
Io possedo quattro piante di Maddalena bianca precoce a frutto gentile:
una è spontanea, e proviene da un nocciolo portato da Pisa: una seconda è una
pianta innestata che ho avuta da Genova: le due altre sono due piante che ho
innestato io stesso colle marze della pianta di Genova.
Tutte quattro sono
precoci, grosse, gentili e gustosissime; ne presentano tra loro alcuna
differenza. Ebbene; la figlia del nocciolo di Pisa, la pianta di Genova, e una
delle due innestate colla marza della medesima pianta portano i fiori Magno-petali;
la quarta, che è un innesto della seconda, egualmente che la terza, ha prodotti
i fiori Brevi-petali.
Questa stravaganza
mi ha messo in un imbarazzo che ha sconcertate le mie ipotesi: si aggiunga a
ciò che ho luogo a sospettare che alcune piante che hanno spiegato in
quest’anno i fiori Magni-petali, gli abbiano dati negli anni scorsi a petali
corti, ciò che finirebbe di mettere la confusione è l’incertezza nella natura
di questo fenomeno.
Che che ne sia però
di quest’ultimo fatto e dell’antecedente, le osservazioni già esposte,
stabiliscono sempre in principio, che questa differenza nei fiori non ha alcun
rapporto nè colle specie, ne colle varietà, e che perciò non potranno mai
fornire un dato per regolare la loro classificazione.
______________________
testo
trascritto da Francesca De Beni (Genova)