FIORE DELL’ALBICOCCO

 

La fiorazione dell’Albicocco è di quelle che precedono la fogliazione. Le gemme fiorifere si formano in primavera nell’ascella della foglia sui nodi della messa, e maturano nell’autunno: pare che lungo l’inverno esse ricevano un tal quale aumento che le ingrossa, ma non si aprono in fiore che sul ritorno della bella stagione.

Io non ho mai veduto, nell’Albicocco, aprirsi dei fiori sulla punta dei rami o sul legno.

Le gemme terminali sono tutte destinate ai germogli fogliferi, e questi non spuntano che quando i fiori usciti nelle laterali sono per allegare. Il legno dell’Albicocco presenta sovente il fenomeno dello sviluppo di qualche gemma avventizia che sorte sul nudo, nè si è ancora ben determinato quale ne sia l’origine. Quantunque non si possa negare che esistano anche negli internodj dei punti vitali capaci a formar delle gemme, è però sicuro che questo fenomeno è un’eccezione alla regola, e che è sempre determinato da cause straordinarie che cangiano l’ordine naturale della vegetazione. Nessuno l’ha mai veduto nei ramicelli di uno o due anni, ove le cicatrici delle foglie cadute e gli indizj dei nodi sono ancora visibili, cioè sopra internodj palpabili e determinati. Si vede solo nel legno fatto, o sia nei rami adulti che contano già molti anni di esistenza; ed io ho delle prove che il più delle volte il punto, in cui spuntano queste gemme straordinarie, ben lungi di appartenere ad un internodio, corrisponde invece ad un antico nodo obbliterato, ed è il prodotto di una gemma nodale dormente.

Qualunque sia, in genere, l’origine di queste gemme accidentali, è certo che la maggior parte delle piante ne sogliono mettere, e che è ad esse che si devono quei getti straordinariamente vigorosi chiamati succhioni, i quali assorbono il vigore dell’albero, e che gli agricoltori recidono quando la pianta è in buono stato, lasciandoli solo nelle piante che hanno sofferto, per ringiovenirle col sostituirli ai vecchi rami che si sopprimono.

L’Albicocco è una delle piante solita a mettere di questi getti: non tutti però prosperano, e si distendono: alcuni spuntano appena e formano un germoglietto di un solo internodio della lunghezza di poche linee finito da un nodo avente una gemma terminale quasi obbliterata, e una laterale meglio nudrita ma che sulla superficie ineguale del legno non si distingue, se non è osservata appostatamente.

È questa gemma laterale che nella primavera seguente si apre in fiore e allega un frutto che sembra sortire dal legno, tanto vi è vicino, ma che in fatto è il prodotto della gemma di un anno.

Ecco ciò che ha dato luogo all’opinione di alcuni che hanno creduto che l’Albicocco metta dei fiori sul vecchio. Io non credo che esista in alcuna pianta esempio di fiori prodotti da gemme avventizie. Quanto all’Albicocco è certo che non ne produce che negli occhj della messa dell’anno antecedente; e quelli, che sembrano uscire dal legno, spuntano sopra un germoglio avventizio, ma in una gemma nodale, che non ha più di un anno.

Il Fiore dell’Albicocco è composto di un calice monofilo, diviso in cinque lobi ottusi e rossicci nel quale sono inseriti cinque petali bianchi tondeggianti, venti a trenta stami della lunghezza della corolla, e un ovaio sferico, vellutato, che si cangia in frutto.

È questo il misterioso laboratorio della fecondazione, ove si formano nello stato regolare delle cose le tante fisonomie che gli Agronomi hanno chiamate col nome di Varietà, e dove si combinano, quando le proporzioni normali vengono alterate, quei germi guazzabugliati e irregolari che si legano per l’azione delle forze di affinità, ma che si sviluppano in mostri. La maggior parte di questi esseri infecondi, i quali non si conservano che con i metodi di moltiplicazione artificiali, che possede l’agricoltura, portano le loro mostruosità nei pericarpi del frutto. Ma se ne combinano spesso di quelli che la portano nei fiori; e nell’Albicocco la coltura ne ha conservato uno conosciuto sotto il nome di Albicocco a fior doppio.

È questo un fiore, in cui mancano gli stami e l’ovaio, e che porta in loro vece un numero di petali equivalente alla materia dei due organi che rimpiazzano.

I suoi caratteri sono quelli di tutti gli altri fiori muli. È infecondo, colorito di tinte più vive, e si sostiene lungo tempo aperto senza sciogliersi nè avvizzire. Ecco perchè è ricercato dall’uomo che lo conserva e lo moltiplica portandolo a vivere sopra delle altre piante di Albicocco col mezzo dell’innesto, e lo coltiva nei giardini paesisti per ornamento.

Io non so se gli Albicocchi a fior doppio che si conoscono attualmente il Europa sieno tutti provenienti da un solo individuo: ve ne possono essere di provenienze diverse, perchè, sebbene il fenomeno sia molto raro, non è però unico in natura, e si può ripetere in ogni tempo. In questo caso, essi non potrebbero essere identici, variando le combinazioni per ogni concezione, e si avrebbero degli Albicocchi a fior doppio con degli accidenti diversi secondo la rispettiva loro origine.

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testo trascritto da Andrea Mazzuccato (Vitorchiano, Viterbo)