FICO DATTERO

o FICO VEZZOSO

 

Ficus Carica Sativa, unifera, folio quinque-lobato, lobis angustis acutis. Ficus medio campaniformi, fœmineo, sterili, cortice ex-luteo-albescente, pulpa alba, malliflua, saccharata. Vulgo, Fico Dattero o Fico Vezzoso.

Fichi Datteri. Q. della R. Villa di Cast. Quadro 1. N. 19.

 

Il Fico Dattero non è un fico da tavola, ma da commercio, perchè è facile a diseccarsi, e in questo stato è uno dei migliori fichi che si conoscono.

La pianta del Dattero non viene alta, ma si allarga assai, e i suoi rami, che si stendono lateralmente molto bassi, cuoprono il terreno sino a toccarlo.

Le sue messe sono rare e grosse. Le foglie sono tagliate in cinque lobi molto sottili e divisi da una incavatura profonda, circostanza che ne forma il carattere, e che lo distingue da quasi tutte le altre Ficaie.

Il frutto è di una grossezza media. La sua dimensione comunque è quella degli individui figurati nella tavola annessa a questo articolo, ma è spesso più grosso, specialmente se vive in terreno umido e grasso. Ha la forma di campana, ed è attaccato immediatamente sul legno, nell’ascella della foglia senza picciòlo.

La buccia è carnosa, e delicata, e colorita di un misto di bianco e giallo, velato da una leggiera sfumatura di rosso. Si screpola nella maturità, e cuopre un pieno abbondante composto di un gruppo di filetti polposi e bianchi, involti di un mele giallognolo, grasso, dolcissimo che non ha il piccante degli altri fichi, ma che non ne ha il caustico.

È per ciò che questo fico non è molto pregiato per mangiarsi fresco, perchè il suo dolce è troppo mieloso; ed è invece stimatissimo quando è diseccato, perchè in questo stato egli conserva una morbidezza di polpa che lo rende delicato e pastoso, e un zuccherino che piace, senza che vi si senta il coriacio ordinario della buccia, la quale in questa varietà s’immedesima, dirò così, col pieno, e non è quasi sensibile.

Quindi il Dattero secco gareggia col Troiano dei Napoletani, col Dottato dei Toscani, col Pissalutto dei Genovesi, e col Marsigliese dei Francesi. Egli ha di più il vantaggio di prestarsi più di qualunque altro a questa preparazione, vantaggio dovuto egualmente e alla natura della sua polpa, che è densa e di una maturazione facile, e alla morbidezza della sua buccia che si disecca senza indurirsi, e più di tutto alla stagione ancora calda e asciutta in cui matura, che lo assicura contro la corruzione e ne facilita il diseccamento.

A questo riguardo il Dattero è la più utile di tutte le Ficaie, perchè è quella che dà un maggiore prodotto per la vendita.

Ne ho veduto delle piante che cuoprivano un’area di terra di un’estensione straordinaria. In Santo-Stefano nella Lunigiana ne mostrano una che dà sino a 20 rubbi di fichi secchi, o siano 500 libbre.

Ciò che sembrerà più singolare si è, che questa ricchezza di prodotto è dovuta precisamente alla scarsezza della sua fruttificazione.

È un paradosso che non si verifica forse che in questa pianta. I suoi rami sono corti, ma spessi. Le gemme sono rare e non mettono che un fico ciascuna, ma questa matura sempre, e matura nel primo autunno, che è la stagione che si presta di più alla seccagione, sicchè non se ne perde un solo nè pel guasto delle pioggie, nè per quello dei freddi, che nella maggior parte delle ficaie arrestano la maturità della metà dei frutti. È quindi fra tutti i fichi quello che ne produce di meno, e di cui se ne raccoglie più.

Il Fico Dattero non produce Fioroni. Questa circostanza contribuisce anch’essa alla perfezione dei fichi autunnali, e alla precocità della loro nascita e della loro maturazione.

Ha una vita lunghissima e frutta nella vecchiezza anche più che nella gioventù. Ne ho osservate sovente delle piante che parevano secche, tanto erano decrepite; e i pochi rami, che conservavano verdi, continuavano a dare ogni anno dei frutti bellissimi.

Il Dattero è raro in Toscana, nè mi è riuscito di vederlo nel Regno di Napoli e nello Stato Romano. Differisce dai Dattilini del Pisano, e da alcune altre varietà conosciute in Toscana e altrove sotto questo medesimo nome. Sembra lo stesso del Donicale del Pistoiese, ed è certo il medesimo che il Bezzoso della Lunigiana, il Cortese del Levante Ligure, e il Coasco della Riviera di Ponente. È specialmente in questi tre paesi che è coltivato in abbondanza, e che forma un ramo di produzione importante per la consumazione e pel commercio.

Io credo d’averlo trovato anche al di là dell’Appennino. Certamente si coltiva nel Piacentino sotto il nome di Fico Vezzoso. Egli ha una grande analogia col Fico Madama dei Bolognesi, che si coltiva in tutta la Lombardia sotto un’infinità di nomi diversi, e che vi è pregiatissimo. Ma il Fico Madama produce molti fioroni, e il Dattero non ne fa mai.

Il Dattero si suddivide in due varietà, in bianco, e in nero. Esse sono coltivate ambedue in tutta la costa da Sarzana a Nizza, e presentano gli stessi caratteri, ma il bianco è più campaniforme e più grosso. Quindi è il più comune.

Anche nel Piacentino il bianco è il preferito, e vi è distinto col nome di Vezzoso biondo, epiteto che risponde meglio al suo vero colore. Il Vezzoso nero vi è più raro.

Il lettori gli troveranno ambedue nella tavola che accompagna quest’articolo. Il bianco col ramo, e il nero isolato, perchè la differenza che li distingue non è che nel frutto.

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testo trascritto da Rossana Monti (Pieve Ligure, Genova)