FICO VERDONE
o VERDONE ROMANO
Ficus carica sativa unifera
serotina; folio ter-quinque-lobato; Ficu magno, oblongo, fœmineo sterili;
cortice obscure virente; pulpa crassa, melle rubente convoluta, gustu dulci.
Vulgo, Fico Verdone.
Il
Verdone Romano è una varietà propria dei paesi che restano sul Mediterraneo fra la
Toscana e il Regno di Napoli, e specialmente del territorio di Roma.
È un albero grande e
fecondo che non produce che dei fichi autunnali. La sua foglia è larga, qualche
volta trilobata, ma più sovente divisa in cinque lobi. Il Fico è lungo e ben
tornito, tondeggiante alla corona e attaccato ad un peduncoletto legnoso che si
trova di rado nei fichi dei paesi marittimi. La buccia è verde, ma di un verde
sudicio: la polpa è grassa, morbida, dolcissima, composta di filetti
sottilissimi, involti in un miele denso e saporito, che la colora di rosso.
Essa si mostra sovente
alla corona, ove la buccia si apre quando è troppo imbevuta di umido dalle
pioggie, ma non apparisce mai nei lati, perché la buccia è forte, e non si
screpola come succede nella massima parte de’ Fichi gentili.
Il Fico Verdone
abbonda in tutto il territorio Romano situato sul Mediterraneo. Io l’ho trovato
a Foligno, a Bolsena, a Viterbo, e in Amelia, luogo famoso per l’eccellenza dei
suoi frutti, e più ancora sulle piazze di Roma. Da per tutto vi è stimato
assai, e merita difatto la riputazione di cui gode.
Il campione su cui
si è lavorato il disegno della presente Tavola è stato colto nel 1825 da una
pianta che vive nel Giardino del Papa al Quirinale.
Non credo che si
coltivi in altri paesi in Italia: non l’ho mai veduto in Napoli, in Toscana e
nel Genovesato.
Da per tutto vi sono
dei Fichi, il nome de’ quali deriva dal verde, che colora la buccia. I Toscani
vantano i loro Verdini, i Bolognesi il loro Verdeccio, i Genovesi
il Verdepasso, i Padovani il Verdolino, e i Veronesi il Verdone:
nessuno di questi ha che fare col Verdone Romano, e ardisco dire, che
nessuno lo pareggia in delicatezza ed in sapore. Il Verdone dei Veronesi
è quello che gli somiglia di più; ma non è lo stesso. Io non ardirò decidere
quale sia il migliore dei due. Non ho mai avuto occasione di mangiarli insieme,
e la reminiscenza del palato tradisce sovente quando i paragoni sono instituiti
sopra oggetti divisi da un lungo intervallo di tempo. Dirò solo, che sono le
due varietà che ho trovate migliori fra tutte quelle che ricevono il nome dal
verde della loro buccia, e che meritano ambedue di essere introdotti nei paesi
che non li conoscono.
______________________
testo
trascritto da Piero Belletti (Torino)