FICO VERDECCIO

 

Ficus Carica sativa, unifera, serotina, bononiensis; ficu minimo, compresso, fæminio, sterili, cortice luride virente, pulpa, e luteo-albescente, melliflua, maxime saccharata, sere maturescente. Vulgo, Fico Verdeccio.

Fico Verdecchio. Tanara

Fici Verdecchij. Aldrov. 431.

Fico Verdichio. Fig. Verdec. Dialetto Bolognese.

Fico Verdolino. Fig. Verdolin. Dial. Piacentino.

 

Il Fico Verdeccio è una delle varietà più stimate del Bolognese, e di quella parte di Lombardia che resta fra la Romagna e il Po’.

È una pianta piccola, direi quasi tendente al nano. Il tronco s'innalza poco, i rami sono corti e sottili, le foglie piccole, per lo più quinque-lobate e a lobi sovente sublobati e profondi, e il frutto picciolissimo.

La forma del Fico è piriforme, ma compresso alla corona e con un collo che non è quasi sensibile. Ei pende da un picciuólo legnoso, più lungo che nella generalità dei fichi, e circondato di squamme aventi la forma di brattee.

Nello stato di acerbità è verde, lunghetto, e rigato longitudinalmente da una costatura che lo lista tutto in giro, e che mette capo alla corona come a centro comune.

In proporzione che si avvicina alla maturità egli si allarga, e la costatura si rende meno sensibile. Il verde della buccia degrada in un verdastro giallognolo, e finisce per prendere il colore dei fichi cotti dal Sole: allora egli avvizza, ma non si screpola.

La polpa, composta di una quantità di fiorellini sottilissimi, legati da un miele denso e concentrato, è verdognola presso della buccia, e giallo-chiara nel mezzo. Essa è morbida, gentile e saporitissima.

La maturazione di questo fico è tardiva. Si mangia fino alla fine di Settembre, ed è sempre migliore, perchè la sua buccia, che resiste all'umidità e non si screpola, lo garantisce dal guastarsi, e lo dispone a quella maturazione lenta che dà luogo allo sviluppo graduale dei sughi, e alla perfetta formazione della parte zuccherina.

Il Verdeccio dei Bolognesi che molti scrivono, e pronunziano ancora Verdichio, non ha nulla di comune nè coi Verdini della Toscana, nè coi Verdoni del Veronese, nè coi Verdipassi del Genovesato, nè coi diversi Verdini del Milanese; ma mi è sembrato lo stesso del Verdolino dei Piacentini. Esso ha ancora una grande analogia col Zigarino Verde dei colli Euganei, che è tanto stimato dai Padovani.

La sua coltura è quella che esigono in generale i Fichi. Io credo che questo ami di preferenza i luoghi aprichi, e non l'ho trovato che nelle colline. Forse riescirebbe bene anche nei climi più meridionali, e chi sa che non maturasse più presto.

Io ne ho una pianta, dono del mio amico l'illustre Professore d'Intaglio Sig. F. Rosaspina, ma non fruttifica ancora.

Il disegno che accompagna questa descrizione è dovuto alle sue cure, ed è stato eseguito in Bologna da un disegnatore di somma abilità.

Certo non si potrebbe rappresentare con maggiore verità e il frutto e lo spaccato, ed io gli ho messi al confronto coll'originale, e li ho trovati della massima rassomiglianza.

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testo trascritto da Graziella Picchi (Cagli, Pesaro Urbino)