FICO CUORE

o FICO RUBADO

 

Ficus carica sativa, unifera, serotina; folio parvo, regulariter trilobato; Ficu mædio, cordiformi, fæmineo, sterili, cortice virescente in maturitate livido, pulpa intense-rubente sapidissima. Vulgo, Fico Cuore.

 

Il Fico Cuore è una varietà, che è molto pregiata dove il clima si presta alla sua maturità, ma che non riesce in tutti i paesi.

La pianta non viene grande, e i suoi rami sono rari e sottili.

La foglia è picciola, per lo più trilobata, ma di un verde carico.

I suoi frutti, tutti autunnali, sbocciano nella state dalle gemme della messa nuova, e maturano gradatamente in Agosto e Settembre. Sono oblunghi, larghi sulla corona, appuntati presso al peduncolo ed imitanti la forma di una campana, o piuttosto di un cuore, ciò che gli ha fatto dare il nome di Fico Cuore, o Fico del Cuore.

La buccia dura, compatta, e difficile a staccarsi dal pieno, a cui adere fortemente, è tinta di un verdastro cenericcio, che è spesso alterato dall’azione del Sole, e che, nella massima maturità, prende, nei punti che vi sono più esposti, una tinta di secco.

La polpa è rossa, e di un rosso vinoso assai carico. I fiorellini che la formano sono numerosi e sottili, e il miele che gli avvolge è denso e concentrato. Il suo gusto è dolce ma caustico, e non è che nella massima maturità che perde quel pungente proprio dei fichi, il quale lascia nella bocca una specie di bruciore.

Questo Fico è molto stimato come frutto fresco, e vi sono dei palati che lo mettono in primo rango fra i fichi da tavola. Esso di fatto è uno dei più saporiti, ma non unisce al gusto nè la delicatezza dei Pissalutti, nè il mieloso dei Dottati, nè la morbidezza gentile e graziosa dei due Brogiotti. Dopo di questi però ei può forse gareggiare colle varietà più ricercate.

Nè si deve considerare solamente come un fico da tavola: egli si presta ancora alla seccagione e riesce assai buono; ma la sua buccia è tanto compatta, che resta dura, e la polpa non è nè assai mielosa, nè in abbondanza sufficiente per conservare il pastoso che si ricerca nei fichi secchi; quindi sebben non cattivo, non conviene però il coltivarlo a quest’oggetto, poichè non può gareggiare coi Dottati, coi Pissalutti, coi Donicali, e con molti altri, che offrono d’altronde un raccolto più abbondante e più precoce.

Il Fico Cuore esige un clima umido e caldo, e un terreno forte e grasso. Se non è secondato da un’esposizione favorevole, i suoi frutti maturano difficilmente, e, sorpresi dai freddi autunnali, finiscono per restare nella massima parte acerbi alla pianta. Essi maturano per eccellenza dove sono favoriti dalla località; e in questo caso la loro maturità giunge al punto dell’avizzamento sopra la pianta, ciò che ne concentra il sapore e li rende dolcissimi.

Questo Fico è uno dei più pregiati e dei più comuni in tutte le Marche, nell’Umbria, nella Sabina, e nei contorni di Roma. Esso è sconosciuto in Piemonte, nel Milanese, in tutto l’Appennino Lombardo, e nella Romagna. Non mi è riescito mai di vederlo in Toscana; e solo ne ho trovata una pianta in Pisa nel giardino Lomellini, ove è stata portata da Genova. Esso ricomparisce nel Genovesato, ove cangia il nome di Fico Cuore in quello di Fico Rubado, e riesce a perfezione nei contorni di Genova, ove il clima è umido, il terreno pastoso ed aprìco, e dove giunge alla maturità prima dei freschi autunnali. In questo paese ei vi riesce tanto buono quanto in Fermo, in Macerata, in Ancona, e in altri luoghi dello Stato Romano, ove figura fra i Fichi i più squisiti.

Nelle due Riviere Liguri esso è meno pregiato, nè vi matura così bene come in Genova, e perciò non è coltivato che dai dilettanti.

Io non l’ho mai veduto nè in Provenza nè in Ispagna.

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testo trascritto da Giacomo Nervi (Toirano, Savona)