FICO PISSALUTTO

 

Ficus Carica Sativa unifera serotina, Ficu medio cucurbiformi fæmineo sterili, cortice nitido tenuissimo eleganter lutescente, pulpa rubente melifua delicatissima gustu suavissimo. Vulgo Fico Pissalutto.

Serendæ sunt autem præcipue Livianæ. Colum. l. 5. c. 10.

Ficus Liviana Plin.

 

Il Pissalutto è il più gentile dei Fichi.

La sua Pianta prende una grandezza mezzana, e i suoi rami sono raccolti e vigorosi, sebbene non sieno nè così grossi nè così brancuti come quelli del Dottato.

Le foglie, per lo più trilobate, hanno i lobi pronunziati, ma larghi ed ottusi: il loro verde, vivace nei terreni freschi, si scolora nei luoghi aprichi, e prende una tinta di pallido, che dà nel giallognolo, e che in ciò le assomiglia a quelle del Brogiotto-bianco.

Il frutto è bislungo, ovato sulla cima, degradante verso la coda, la quale si allunga in un collo molto aggraziato, e che lo foggia a zucchetta; la sua grossezza è all’incirca la metà di quella del Dottato.

La buccia è sottile, nitida, e tinta di un verdastro slavato, il quale nei luoghi aprichi si cangia in un canarino chiaro, proprio del Pissalutto, e che ne forma il carattere.

Essa si conserva nitida e tesa sino alla piena maturità, ma se il Fico passa il suo punto, si avvizza allora al colore del Sole, e prende una tinta di livido scuro che la rende meno elegante, ma che è l’annunzio di quella concentrazione della sostanza mielosa che rende questo frutto come candito: in questo stato essa non si stacca più dalla polpa con cui s’immedesima: se poi si coglie il frutto nel punto di una giusta maturità, allora la buccia si presta a separarsi malgrado la sua sottigliezza, e il pieno, che resta appena velato dallo strato leggerissimo di paranchima bianco che vi rimane ad avvolgerlo, si conserva ciò non ostante intiero ed unito.

La polpa è gialla del miele in cui nuota: questo però è di una sostanza così leggiera, e i pedicelli che avvolge sono di un tessuto così gentile, che essa si scioglie entro la bocca, senza impastarla, e solletica graziosamente il palato senza irritarlo.

Non è perciò che manchi di sapore, ma questo è grazioso, e non sente punto del caustico proprio dei fichi, nè di quel dolce rinforzato che produce al palato una certa vellicazione che chiamiamo calore. In somma il Pissalutto è il più leggiero di tutti i fichi, ed è quello che sazia di meno, e di cui si possa mangiare con più intemperanza senza pericolo.

Il colore della polpa è un rosso vinoso che la somiglia un poco a quella del Rubado; e questa circostanza è ben singolare, poichè in generale l’intensità del colore nei Fichi risponde alla forza del gusto, sicchè i più bianchi sono sempre i più gentili, e i più coloriti sono i più caustici.

La maturazione del Pissalutto comincia sulla fine di Agosto, e continua tutto il Settembre. È uno dei Fichi i più precoci ed uno dei primi a finire, perchè teme i freddi autunnali: quindi esso è quello che fornisce le tavole dopo dell’Albicello, del Binelletto, e di alcuni altri di poco pregio, ed è seguito dal Dottato, dal Rubado, e dai due Brogiotti.

Il Pissalutto non è solo un Fico da tavola: è ancora uno dei fichi i più squisiti in istato di frutto secco, ed uno dei più proprj a ricevere questa preparazione, sia per la stagione in cui matura, sia ancora per la polposità e la dolcezza del suo pieno, e per la sottigliezza della buccia la quale appena vi si riconosce.

Il Pissalutto secco gareggia col Fico Marsigliese, col Dottato, col Brogiotto bianco del Genovesato, e coi Donicàli; esso è ricercatissimo per le tavole di lusso, ma non è abbondante, e si trova poco nel commercio. Il paese che ne fornisce di più, e che ha fama di fornirli migliori, è il Ventimigliese nella Liguria Occidentale.

Il Pissalutto è comunissimo in tutto il Genovesato, e non è conosciuto in Toscana. Il primo paese ove si trovi è il Sarzanese, da dove poi continua lungo la Riviera orientale sino a Genova, e di là sino a Nizza, conservando sempre il medesimo nome, ed aumentando di pregio e di bontà in proporzione che si avanza verso i paesi più caldi: esso forma in tutto quel littorale un oggetto importante di prodotto, e pel consumo interno e pel commercio.

La coltura che domanda questo Fico è presso a poco la medesima di quella che conviene al Dottato. Il Pissalutto però pare più delicato e più amante dell’aria di mare: se è in luogo basso, o internato, i suoi frutti restano insipidi, ma se è posto in luogo aprico e sul littorale, essi acquistano un sapore che li rende squisiti: bisogna però che alla situazione aperta e marittima vi si unisca un terreno grasso e sostanzioso, perchè in caso contrario la mancanza di nutrimento produrrebbe il medesimo effetto che la mancanza di calore.

Il Pissalutto è sempre unifero: è rarissimo il vederlo gettare dei Fioroni, e, se ne getta, essi annebbiano, o per meglio dire non allegano, e cadono prima di prendere un mezzo sviluppo.

Egli invece matura a perfezione i Fichi serotini, meno quei pochi che sono sorpresi dai freddi autunnali, i quali li rendono insipidi, o ne arrestano la maturità.

Questa varietà è abbondante nell’Isola di Corsica e nella Sardegna, e vi porta il nome di Pissalutto: io la credo coltivata nello Stato Romano e nel Regno di Napoli, sebbene con un nome diverso: gli Antichi la conoscevano sotto il nome di Fico Liviano. Columella l’annovera fra le razze le più pregiate dei suoi tempi, e Plinio dice che il suo frutto è uno dei più proprj a seccare.

Il Pissalutto merita di essere propagato, ed io credo che riescirebbe a perfezione nelle calde regioni del Pisano, e in tutta la Toscana marittima.

Nel Genovesato se ne coltiva una varietà chiamata Pissalutto nero. È questo un fico che ha la medesima grossezza e quasi le medesime forme del Bianco, ma è un poco meno allungato: la sua buccia nitida e sottile, è violacea e screpolata, e la sua polpa leggiera e gentile, ha un poco meno di zuccherino. Anche questo è un fico di molto pregio.

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testo trascritto da Giacomo Nervi (Toirano, Savona)