Ficus Carica Sativa Unifera Præcox,
ficu medio campaniformi fæmineo sterili, cortice nitido lutescente, pulpa
subflava melliflua, gustu suavissimo. Vulgo Fico Gentile.
Ficus Tiburtina. Plin. lib. 5. c. 18.
Gentilium. Aldrov. p. 430.
Gentili sublutei. Tanar. presso Aldrov.
Fichi
Gentili Bianchi. Micheli M. p. 140.
Gentili. Quadri della R. V. di Castello n. 10.
Fichi
Dori. Trinci.
Il Fico Gentile è una Ficaja che merita
veramente il nome che porta.
La sua Pianta viene assai grande, e le messe,
che non ingrossano molto, sono dritte, brancute e raccolte.
La Foglia è larga e tribolata, e il suo verde
prende una tinta di giallognolo che l’assomiglia a quella del Brogiotto
Genovese e del Sanguinello di Pisa.
Il suo Fiorone è oblongo, ovato alla cima,
rigonfio nel corpo, e degradante appena presso al peduncolo ove finisce quasi
senza collo.
La sua buccia è sottile, di un bel canarino,
quasi liscia come quella del Dottato, screpolata longitudinalmente nella
maturità e facile a staccarsi dal pieno.
La polpa è grassa, mielosa, di un giallo sfumato
di roseo, e di un gusto squisito: essa non ha punto di caustico, ma è fina,
gentile, e ha quasi la leggierezza di quella del Pissalutto.
Il Fico Gentile non matura che de’ Fioroni, ma
ne getta moltissimi, e li porta tutti a perfezione: essi succedono ai Bitontoni,
ed ai San-Pieri, e provedono le tavole per quasi due mesi, maturando
tutti successivamente sino al più picciolo.
Io non conosco Fiorone alcuno che lo eguagli in
fecondità, in bellezza, in delicatezza, ed in sapore: esso si può chiamare il Brogiotto
d’estate, perchè primeggia fra i Fioroni come il Brogiotto primeggia
fra i Fichi.
Il Fico Gentile è unifero, ma non perciò lascia
di gettare dei fichi serotini: essi spuntano in Luglio sulle gemme delle messe
novelle, ma vengono appena dalla grossezza di un Fico Datilino, e poi si
sconciano, avvizziscono, e cadono: questi frutti consistono in una buccia
fongosa che forma come una borsa, ma vuota di polpa e di miele, e solo coperta
nella parete interiore di una peluria bianchiccia composta di filetti
sottilissimi che sono i rudimenti dei fiori che abortiscono.
Egli è a lato della cicatrice lasciata da questi
aborti caduchi, che si forma la gemma dei Fioroni dell’anno seguente, la quale
ingrossa in autunno, si perfeziona nell’inverno, e sboccia in primavera colle
messe novelle per maturar nella state.
Tale è il Fico Gentile: esso è abondantissimo
nel Regno di Napoli, nello Stato Romano, e nella Toscana, e riceve dapertutto
il medesimo nome. In alcuni luoghi è conosciuto ancora sotto il nome di Fico
d’oro, come nel Lucchese, nel Pistoiese, e nella Lunigiana.
È una cosa ben singolare che questa varietà non
passi al di là della Magra. Il Genovesato non conosce ancora questa Ficaja: ve
ne sono ora alcune piante in Genova nella Villa Giustiniani-Cambiaso in Albaro,
e nei poderi del March. Ipolito Durazzo, sommo conoscitore delle Scienze
Botaniche e grande Pomologo, ma non è che un acquisto recente. Il Fico Gentile
è sconosciuto nelle due Riviere e nella Provenza, nè mai ne ho veduto in Malaga
e in Cadice, ove mi sono trovato nella stagione dei Fioroni: esso però è
passato al di là dell’Appennino, e si trova in abbondanza nel Bolognese e nei
paesi vicini, e vi riceve egualmente il nome di Fico Gentile.
Io non lo trovo con questo nome nel Mattioli, ma
lo trovo in Aldrovandi, nel Tanara, nel Porta, nel Trinci, nel Micheli, e nei
Quadri della R. Villa di Castello.
Pare che sia il Fico Tiburtino di Plinio,
il quale dice che è uno dei più primaticci e dei più pregiati.
Ama un terreno grasso e frescoso, e preferisce
il piano alla collina. Si moltiplica di Talea come gli altri fichi, ma è
facile l’averlo di Pollone, perchè ne getta moltissimi.
Io ho osservato in questo Fico un fenomeno
singolarissimo, il quale ha dell’analogia con quello della Prolifferazione.
(vedi Teoria della Rip. Veget. p. 112. e Trattato sul Fico pag. 26.)
Stavo scegliendo in una pianta il ramo che ho
fatto figurare nella tavola annessa, quando mi si presentò un Fiorone maturo,
che pareva come coronato: mi affrettai di farlo disegnare ancor esso, e di
farne la descrizione.
Ecco quale l’ho veduto nell’esame che ne feci.
Il Fico conteneva nel suo interno un pieno di
fiori feminei polposi, e inviluppati del solito miele; ma ne aveva una zona
sotto dell’occhio, che era senza miele, e della natura di quella del Fico
selvatico.
I pedicelli floriferi, che formavano questa
zona, e che vi componevano un cerchio immediatamente intorno dell’occhio,
sviluppavano in quest’individuo una forza di vegetazione così straordinaria,
che invece di pendere verso del concavo del frutto, si ritorcevano all’insù; e
sbocciando fuori dell’occhio, che si allargava, vi formavano come un ciuffetto,
che lo coronava in un modo grazioso.
Questi pedicelli, che nel Fico Caprifico sono
pellicolari e portano il fiore maschio, e che nei Fichi Muli sono polposi e
feminei, offrivano in questo Fiorone un’organizzazione indeterminata, che non
annunziava verun sesso, ed erano privi della polposità propria del Fico Mulo,
sviluppandosi in tanti filetti gialli e pellicolari somiglianti a quelli dei
Caprifichi.
Io ho avuto occasione in seguito di osservare lo
stesso fenomeno nel Caprifico, e con delle circostanze anche più singolari.
Il Lettore ne troverà la descrizione nel
Trattato sul Fico.
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testo
trascritto da Grazia Mendaro (Finale Ligure, Savona)