Ficus Carica Sativa unifera serotina
aliquando bifera, Grosso medio fœmineo sterili regulariter caduco radium eduli
cortice flavescente pulpa violacea melliflua, Ficu magno oviformi fœmineo sterili
cortice glabro et flavo pulpa grassa flavescente melliflua gustu suavissima.
Vulgo Fico Dottato.
Ficus
carica Plin.
Lib. 5. c. 19.
Fico
Grascello. Matt.
Fico
Dottato. Magaz.
Colt. Tosc. 36. Micheli M. p.
376. Quadri della R. Villa di
Castello. N. 6. e 20.
Fico
Ottato. Trinci, e Porta.
Ficus
Sativa fructu intus et estus flavescente. Inst. R. H. 662.
Il
Dottato
è uno dei Fichi i più pregiati in Italia, e i più conosciuti.
La sua pianta si
distingue per una vegetazione florida e vigorosa.
I suoi rami sono
dritti e forti, e le sue messe vegete, grosse, e a nodi rapprossimati.
Le foglie sono
grandi, e siccome per lo più non hanno che tre lobi, e che questi sono ottusi e
poco sensibili, così esse compariscono sovente quasi intiere: questo carattere,
unito al suo colore che è più carico che nelle altre Ficaie, e alla sua peluria
che le velluta, dà loro una fisionomia che distingue la varietà.
Il suo Fiorone è
ordinariamente caduco, ma qualche volta prende la consistenza dei Fioroni muli,
e perviene allo stato di maturità pomologica: esso non è mai più
grosso del Fico serotino, eccezzione rarissima e forse sola: la sua buccia,
liscia come quella del Fico settembrino, è colorita di un verde giallognolo, e
chiude una polpa che sembra appartenere ad una varietà affatto diversa, essendo
tinta di un paonazzo qualche volta sparuto, ma per lo più vivissimo. Il miele
che racchiude è di un giallo chiaro, ma prende un poco del paonazzo della
polpa, e lo comunica in parte anche ai fiorellini che inviluppa e che ne
formano il pieno. Questi fiori sono polposi come quelli del fico serotino e
sono tutti feminei, ma il granellino che chiudono non contiene il seme,
circostanza che si osserva anche in quelli individui che avvizziscono senza
impinguarsi, e nei quali i fiori e i loro pedicelli restano asciutti e
pellicolari come nei Fioroni secondi, ma non sono mai maschili.
La polposità e la
squisitezza di questi Fioroni farebbe desiderare che allegassero in abbondanza,
ma ciò non succede che raramente, e solo nei terreni ben pingui e nei luoghi un
poco umidi. In generale la pianta del Dottato ne produce moltissimi e li porta
anche ad una certa grossezza, ma quando la buccia comincia a cangiare essi
avizziscono e cadono. La loro maturità è così rara nei paesi marittimi che
quasi non vi sono conosciuti, e il Dottato non vi è considerato che come una
Ficaia unifera. Questo fenomeno è meno raro nei paesi mediterranei,
perchè il terreno è più umido e il clima meno bruciato; ma anche in questi,
quando un Dottato matura una o due dozzine di Fioroni, il raccolto è riguardato
come abbondante.
Il Fico serotino è
il vero prodotto del Dottato: è uno dei fichi più grossi e di forme più
eleganti: è oblongo, ovato nella cima, degradante insensibilmente verso il
peduncolo, e tornito con molta grazia: la sua buccia, prima verdastra e poi
tinta di un canarino chiaro, è coperta di un’epidermide che ha un liscio
particolare, il quale le dà come un lucido, proprio a poche varietà, e che
risalta specialmente nel frutto immaturo. Questa prima buccia chiude un secondo
inviluppo, all’esteriore cotonoso e nell’interno carnoso, nel quale sono
impiantati i pedicelli polposi che ne formano il pieno, e che nuotano in un
miele giallognolo che loro dà il suo colore. Questi pedicelli formano la parte
più delicata del Fico, e chiudono un granellino vuoto, il quale perciò è sempre
infecondo.
Tale è il Fico
Dottato: esso è uno dei più apprezzati per la sua fecondità, per la carnosità
delicata della sua polpa, e per la dolcezza del miele che chiude; ma il suo merito
principale consiste nella facilità con cui si presta alla seccazione, e nella
morbidezza che conserva in questo stato.
I Toscani amano
mangiarlo fresco e lo riguardano come il migliore dei Fichi da tavola.
Nel Genovesato invece non si coltiva che come Fico da seccare, nè osa comparir
sulle mense quando sono fornite di Brogiotti, di Pissalutti o di Rubadi.
Il dolce mieloso che lo distingue riesce certo gratissimo nello stato di
diseccazione a cui si presta così bene; ma molti lo trovano smaccato nello
stato di frutto fresco, e perciò certi palati preferiscono quei fichi più
gentili, i quali senza essere insipidi, hanno un sapore meno forte e una polpa
meno pastosa.
Io credo che questa
diversità di opinioni dipenda dal diverso grado di sviluppo, che questo Fico
prende nei suddetti due paesi, poichè nel mangiare i Dottati del Fiorentino, il
mio palato mi fa spesso inclinare al parere dei Toscani, senza però accordar
mai al Dottato la preferenza sopra i due Brogiotti.
Ad ogni modo il
Dottato è sempre senza contrasto uno dei Fichi i più preziosi, sia per la
bellezza delle sue forme che per la morbidezza e lo zuccherino della sua polpa;
ed ha il doppio vantaggio di essere un buon frutto da tavola, e di fornire
colla sua seccazione un prodotto lucroso che ne fa una pianta di rendita.
In alcuni luoghi
esso è destinato anche alle confetture, ed io ne ho mangiate in Piacenza delle
eccellenti, sia nel siroppo che secche.
Questo Fico presenta
sovente il fenomeno della superfetazione: essa si spiega nella riunione di due
fichi che sbocciano insieme amalgamati in un solo, il quale ora si apre in due
teste ed ora in una abbracciata all’altro, o confusa con quello in modi
diversi. È da questa singolarità, frequentissima in tale Ficaia, che deriva il
nome Binello (Gemello) che il Dottato riceve in molti luoghi del
Genovesato.
Il Dottato è una
delle varietà più estese, e più anticamente coltivate. I Latini lo conoscevano
sotto il nome di Ficus Carica, e Plinio lo vanta come uno dei più proprj
a seccare: egli dice che è stato portato di Sorìa da Lucio Vitellio nella sua
Villa di Alba, quando era Legato in quella Provincia, negli ultimi anni
dell’Imperatore Tiberio.
In Toscana ha preso
il nome di Fico Dottato. Questo nome non si trova nel Mattioli, il quale
pare che lo descriva sotto quello di Fico Grascello; ma si trova nel
Micheli, nel Magazzini, e nei Quadri di frutte fatte dipingere dal Granduca
Cosimo terzo, e che si conservano nella Real Villa di Castello presso Firenze,
nei quali esso vi è figurato e in istato di Fico, e in istato di Fiorone.
Quindi esso deve
essere antichissimo in questo paese, sebbene vi sieno dei luoghi ove è cangiato
in quello di Brogiotto Bianco (nel Pistoiese).
Il nome di Dottato
si estende nello Stato Romano e nel Regno di Napoli, ove è modificato in
quello di Ottato. Esso arriva dalla parte di ponente sino a Sarzana e a
Pontremoli nella Lunigiana, ove questo Fico è abbondantissimo, e dove produce
assai, matura bene, e secca a perfezione.
Il Genovesato è
pieno di questi Fichi. Essi vi sono conosciuti sotto molti nomi diversi. Sono
detti Dottati a Sarzana, Binelloni dalla Spezia a Chiavari, Binelli
e Fichi di Napoli in Genova, Gentili in Voltri, Napoletani
in Finale, Fichi di Calabria e Dattaresi nel resto della Liguria
occidentale.
Io non ho trovato
questo Fico nè in Piemonte nè nel Milanese, ma ne ho mangiati a Novi sulle
falde settentrionali dell’Appennino Ligure, ove è conosciuto sotto il nome di Gentil-Napoli,
e dove è abbondante e gustoso.
Esso continua in
tutte le Colline dell’Appennino Lombardo da Voghera sino a Bologna, e vi è
distinto col nome di Fico della goccia, o Fico della goccia d’oro.
In Piacenza si
coltiva ancora nei giardini in Città e nei cortili, e vi produce dei frutti
squisiti, i quali rivaleggiano con i Verdecci della collina, che sono i
Fichi prediletti di tutti quei paesi.
Non so se si ritrovi
in Provenza, ove non mi è mai avvenuto di vederlo: So però che non si trova nel
nuovo Duhamel, in cui sono descritti e figurati i migliori fichi della Francia
meridionale.
Ne ho mangiato in
Malaga ed in Alicante, ove sono buoni ed abbondanti, ma non mi rammento il nome
che vi ricevono.
Questo Fico è comune
nel Levante, ove fornisce l’immensa quantità di Fichi secchi che si vedono nel Commercio.
Esso è il Fico della
Caria da dove anticamente ne venivano tanti in Grecia, ciò che ha dato
luogo al nome Carica con cui è distinta la specie del Fico Europeo.
Nel Genovesato se ne
coltiva una varietà a frutto picciolo, che non è senza pregio: essa è
conosciuta sotto il nome di Binelletto, perchè suol gemellare come il
Dottato. Le sue forme sono ovate-oblonghe, la sua buccia è liscia e lucente, e
la sua polpa gialla, grassa, e zuccherina; ma il suo volume è di metà più
piccolo di quello del Dottato, e la sua maturazione è un poco più precoce.
La Ficaia del
Dottato ama i luoghi grassi, ma soleggiati, e pare che si presti più che
qualunque altra ai climi mediterranei: essa produce moltissimi Fichi e li
matura bene. In alcuni paesi, come in Lunigiana, si usa di sbucciare il Fico
quando è maturo e passato per pochi minuti al forno si fa disseccare al sole:
in altri luoghi, come il Genovesato, si espone al sole senza sbucciarlo e senza
passarlo al fuoco. Il sistema della Lunigiana è preferibile nei paesi lontani
dal mare o quando l’autunno è umido: quello dei Genovesi è più adatto ai climi
caldi e alle stagioni asciutte.
La moltiplicazione
del Dottato si fa per pollone, per ramo, o per innesto: il
primo di questi metodi è il preferito del Fiorentino: il secondo è il più
usitato nei paesi marittimi: il terzo non conviene che quando si hanno delle
cattive ficaie in buoni terreni. Questa pianta ama essere rinnovata col taglio:
è una pratica proscritta nel Genovesato, ma molto in uso nei paesi della
Toscana. Io non entrerò per ora nell’esame dei suoi vantaggi e dei suoi
inconvenienti; ma osserverò, che in seguito ai fatti che mi sono caduti sotto
gli occhi ho dovuto convincermi, che con questo mezzo si ringioviniscono le
piante e si ottengono dei frutti migliori.
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testo
trascritto da Isabella Dalla Ragione (Perugia)