FICO BROGIOTTO BIANCO

o BROGIOTTO GENOVESE

 

Ficus Carica sativa, unifera, serotina; folio amplissimo, trilobato, sæpe integro. Fico magno, oblongo, superius compresso, fæmineo, sterili, cortice lutescente, irregulariter lacero, pulpa rosea, melliflua, delicata, suavissima. Vulgo, Brogiotto Bianco o Brogiotto Genovese.

 

Il Brogiotto Bianco è il re dei Fichi. La sua pianta eguaglia le quercie, e i suoi rami, grossi e brancuti, portano delle foglie di una larghezza straordinaria, per lo più trilobate, spesso intere, e sempre vegete, e di un verde tendente al giallognolo.

Il Fico è grosso, compresso alla corona, degradante verso il peduncolo, ma quasi senza collo. La buccia, verdastra nella prima maturità, si tinge di un giallo slavato quando il frutto è maturo, e si apre irregolarmente in una quantità di picciole screpolature che lasciano vedere il bianco del parenchima interiore: è molle, sottile, e così poco aderente alla polpa, che se ne stacca solo che rotta alla punta inferiore si tiri leggermente colla mano. Regolarmente non si mangia, e nelle tavole si suol sempre levare; ma non è ingrata nè al gusto, nè al senso, e vi sono molti che mangiano i Brogiotti senza sbucciarli, spogliandoli solo della corona che per lo più ha un poco di caustico. La polpa è abbondante, e il parenchima bianco che l’avvolge è carnoso e saporito: i fiorellini che ne compongono il pieno sono polposi e delicati, e nuotano in un miele che unisce alla delicatezza dei fichi i più leggieri un sapore gentile che supera quello di qualunque altro frutto.

Il Brogiotto Fiorentino è il solo fico che rivaleggi col Bianco. La sua polpa è forse ancora più dolce, ma i palati fini la trovano meno gentile. La superiorità del Bianco è sensibile se si trovano ambidue in paesi situati presso del mare, ma se si mangiano nelle località più interne, i gustaj restano indecisi e spesso si determinano per il Nero. Nel resto il Nero ha il vantaggio di essere più precoce, e il Bianco ha quello di riescire infinitamente migliore in istato di frutto secco.

Il Brogiotto Bianco mette dei fioroni, ma non gli matura che rarissimamente. In venticinque anni d’osservazioni non ne ho veduto che tre volte e pochi. Nel 1816, due piante mi offrirono questo fenomeno, e ne seguii con attenzione le fasi: le gemme del ramo vecchio gettarono nella primavera alcuni di questi frutti: la maggior parte giunti ad una certa grossezza ingiallirono, diventarono flosci e caddero: alcuni pochi si mantennero duri e persistenti. La loro crescenza però fu lenta, e invece di maturar nella state, come succede agli altri fioroni, essi precedettero solo di una quindicina di giorni i fichi serotini, dai quali non si distinguevano nè per la forma, nè pel volume, nè pel gusto. Ho osservato la medesima cosa nel 1826, e mi ha presentate le stesse circostanze.

Il Fico Autunnale è il vero prodotto del Brogiotto Bianco. Spunta sul cadere di Maggio nella messa nata in Aprile, cresce lungo la state, e comincia a maturare secondo le esposizioni dalla metà di Agosto ai primi di Settembre.

Il mese di Settembre è il periodo della maggiore raccolta dei Brogiotti Bianchi, ma continuano a maturare eccellenti sino alla metà di Ottobre, e mediocri sino alla metà di Novembre. In quest’ultimo periodo la loro buccia s’indurisce, e la polpa perde il suo gusto naturale e prende un poco del caustico proprio ai fichi poco maturi.

Malgrado un così lungo corso di maturazione, i freddi autunnali ne sorprendono una gran quantità nello stato di acerbità, e tali rimangono all’albero.

Se l’inverno è rigido, essi vanno cadendo poco a poco lungo il Dicembre e nel Gennajo; ma se la stagione viene mite, essi reggono malgrado le pioggie, e al ritorno della primavera riprendono una talquale vegetazione, e giungono ad una certa maturità. Bisogna però convenire che questo fenomeno, che non è raro, lusinga piuttosto la curiosità, di quello che serva al gusto, poichè questi frutti svernati (così si chiamano nel dialetto Genovese dai Coltivatori) ancorchè mangiabili, sono però insipidi, e piuttosto fatti per ornare una tavola di lusso che per deliziare il palato.

Non è solo in istato di frutto fresco che il nostro Brogiotto primeggia fra tutti i fichi. Esso tiene il primo posto anche fra i fichi secchi. La sua polposità e il miele di cui è pieno si mantengono nella dissecazione, e gli danno una morbidezza che non è superata nè dal Dottato, nè dal Pissalutto, nè da alcun altro dei fichi che si celebrano nel commercio.

È osservabile che questa polposità non si trova nei Brogiotti maturati col processo dell’ogliazione. In questo caso essi restano vuoti, cartilaginosi, e senza sostanza. Pare che l’irritazione di quell’untura, accelerando il fermento vegetativo che ammorbidisce la fibra del frutto e gli dà la maturità pomologica, non ne acceleri in proporzione l’elaborazione, e che il suo miele, egualmente grato al momento, rimanga nel concentrarsi meno sostanzioso e meno consistente.

Oltre il pregio della bontà il Brogiotto secco ha quello dell’utile, giacchè non vi è pianta che produca un’abbondanza eguale di frutti, e gli produca così costantemente, e senza che siano soggetti ai guasti delle meteore ordinarie. Ho veduto degli alberi di Brogiotto Bianco fornire sino a 20 rubbi di fichi seccati, ciò che equivale nel Genovesato ad una somma di fr. 50. Questo prodotto non è costante, perché dipende dalla stagione che favorisce, o disturba la seccagione secondo che viene più o meno asciutta, o piovosa; ma l’albero produce sempre la stessa quantità di frutti, e se è in buon terreno gli nutre e gli matura senza esaurirsi, e senza che le nebbie gli danneggino mai.

Il Brogiotto Bianco è il gigante dei Fichi. Nessun altro nella specie può gareggiare con esso in grandezza e in fecondità, e forse pochi fra gli altri alberi fruttiferi dell’Europa potrebbero starvi al confronto. Ne esistono nel Genovesato delle piante di una dimensione sconosciuta in Italia. In Finale se ne vedono tre straordinarie: una è in un orto dei Sigg. Alizzeri fuori della Città, e ha un tronco della circonferenza di due metri e tre quarti vicino a terra, e di metri due e un quarto all’altezza di due metri e mezzo sopra terra dove comincia a dividersi in rami; una seconda è in un altro orto situato poco lontano dal primo nella strada che conduce in Piemonte per le Carcare, e ha un tronco della circonferenza di metri due e un quarto; una terza è nella mia Villa di Monticello, e ha una circonferenza di due metri e un quinto. L’altezza di questi alberi non è proporzionata alla grossezza, perchè non sono più nel loro stato florido, e perché il Brogiotto si distende più all’intorno di quello che non vada in alto. Il mio s’innalza a metri 10 1/3, e il suo giro è di metri 40 circa sopra un diametro di metri 13 1/6. Ne ho veduto uno in Noli il di cui giro era di metri 48 1/3. È questo il Fico che produceva sino a rubbi 20 di Fichi seccati.

Molti altri egualmente grandi si trovano nel resto del Territorio, o nei vicini paesi di Pietra e Borzi. I Padri Domenicani di Finale ne hanno uno alto metri 12 ½, e il Sig. Francesco Sciora ne ha un altro nella sua Villa di Calice, che è alto metri 16. Il giro dei rami di questa gran pianta ha un diametro di metri 18 ½, e il tronco ha la circonferenza di metri due e qualche linee. Quello del Sig. Pietro Basadonne della Pietra ha un tronco, la di cui circonferenza è di metri 2,21 vicino a terra, di metri 2,15 all’altezza di un uomo, e di metri 2,3 sotto al punto in cui si divide in rami, cioè a due metri circa sopra la terra. Il maggiore di questi rami, che sono in numero di cinque, ha la circonferenza di metri 1,16; l’altezza dell’albero non è che di metri 9; ma il diametro del giro dei rami, che scendono sino a terra e la cuoprono, è di metri 16 ¾, ciò che corrisponde ad un’area di circa metri 50 di circonferenza.

Il Brogiotto Bianco è di sua natura una pianta vigorosissima, e dotata d’una fecondità particolare; ma, appunto per questo, è avidissimo di nutrimento, ed esige un’esposizione ed un suolo adattato. I terreni magri ed asciutti non sono fatti per esso. Le sue località favorite sono gli orti all’aspetto del mare, i cortili delle case tanto in Città quanto in collina, e in generale la vicinanza delle abitazioni, perché in tali siti getta le sue radici nell’interno dei fabbricati sotto le stalle e nelle cantine, ove trova l’umidità necessaria per sostenersi.

La massa delle sue messe, delle sue foglie e dei suoi frutti è tanto grande, che suppone una quantità proporzionata di radici e di nutrimento.

Difatto è difficile l’immaginare la quantità di questi organi di succione e la loro estensione. Io ne ho un albero in una Villa, le di cui radici traversano un orto di metri 60 di larghezza, e passata la strada che lo confina vanno a bere nelle rive del fiume l’umidità dell’acqua che vi corre.

Niente può opporsi al loro passaggio. Esse traversano i muri, penetrano negli scogli, e scendono nelle grotte e nelle peschiere, forzando le pietre o le muraglie in un modo straordinario.

Egli è certo che si deve attribuire a questa sorprendente attività vegetale la quantità prodigiosa di materia organica che questa pianta produce ogni anno senza riposo e senza esaurirsi.

Ma non è sola la grassezza del suolo e l’umidità che sieno necessarie alla prosperità del Brogiotto. Egli ama ancora una temperatura calda insieme e umida.

L’albero prospera anche lungi dal mare, purchè abbia un terreno morbido e grasso; ma la maturazione dei frutti esige l’aria marina. Le colline che bordeggiano il Mediterraneo, e le valli che le frammezzano maturano nella loro apertura dei Brogiotti squisiti. Ma ad una certa distanza dal littorale la maturazione è ritardata, e inoltrata la stagione essa non si fa più perfettamente.

Quindi il Brogiotto non è più così buono anche nel Genovesato quando s’interna molto nelle valli; ed ho osservato che più non maturava a Pontremoli ove il suolo è adattissimo ai fichi, e dove prosperano tanto i Dottati, i Bezzosi, i Paradisi e molti altri: ve ne ho veduta una pianta nella Villa dei Sigg. Galli, che si caricava di frutti, ma non maturavano mai.

Il Brogiotto Bianco è una varietà Genovese. Io credo che sia originario della Siria, e credo che provveda i belli e squisiti fichi secchi che il commercio porta da Smirne, e dal resto della costa dell’Asia minore. Forse è un acquisto dovuto alle Crociate, e forse è repetibile dal lungo soggiorno che i Genovesi hanno fatto in quei paesi nel tempo della loro floridezza. Ciò che posso dire per sicuro si è, che in Italia il Brogiotto Bianco non è coltivato sin’ora che nel solo Genovesato. Io sono stato sorpreso di non trovarlo al di là della Magra. Il Pisano, che è un paese fatto per i fichi, non conosce questa varietà. Essa non si trova nel Senese, nel Pistoiese, nel Fiorentino. L’Umbria e la Sabina non la possedono, e l’ho ricercata inutilmente e dentro le magnifiche Ville di Roma e nelle deliziose colline di Tivoli, di Frascati, e di Albano. Tra pochi anni non si potrà più dire la stessa cosa, giacchè se ne coltiva ora una pianta nel Giardino Pontificio di Monte Cavallo ove è stata mandata da Genova da S. E. il Cardinal Rivarola. Io l’ho veduta nel mio ultimo viaggio di Roma, e vi ho colti dei Fichi che ho trovati squisiti e perfettamente eguali a quelli di Genova. Ma è una pianta di fresca data, e la sola sin’ora che sia in quei contorni. Nei viaggi antecedenti vi aveva trovati dei Fichi col nome di Brogiotti Bianchi, ma aveva verificato che non erano gli stessi di quelli del Genovesato e che non ne avevano la delicatezza e il gusto.

Napoli stessa è priva del nostro Brogiotto. Non solo non mi è riescito vederlo nei deliziosi contorni della Città e nei territorj di Salerno e di Capua ove ho trovato il Brogiotto Fiorentino, ma non ho potuto riconoscerne idea presso i dilettanti e i coltivatori, nè ho trovato nei Fichi del Porta una descrizione che vi si possa riferire.

Non ho visitata la Sicilia, nè gli ameni giardini delle Calabrie e del Golfo di Taranto, ma dalle relazioni che ho avute da molti dei nostri Marini che frequentano quelle coste, credo poterne inferire che il Brogiotto Bianco non entra nel numero dei Fichi di quelle regioni.

Esso non si trova nella costa Italiana dell’Adriatico. Io l’ho visitata colla più grande attenzione nella stagione dei fichi dai confini dell’Abruzzo sino a Rimini, e ho mangiato dappertutto dei fichi eccellenti specialmente a San Benedetto, a Grott’-a-mare e a Pesaro, ma in nessun luogo ho trovato un fico che possa riferirsi al Brogiotto Bianco.

Si dica lo stesso del Veronese, del Vicentino, del Padovano, e del resto della costa sino a Trieste.

In questi paesi ho trovati dei fichi eccellenti, e fra questi il Brogiotto Fiorentino, ma non vi ho trovato il Genovese.

Il Territorio di Nizza unisce il Brogiotto Bianco al Nero, ma non credo che il primo s’inoltri in Provenza e in Linguadoca.

Io almeno non l’ho potuto vedere nè a Marsilia, nè a Montpelier, nè a Perpignano.

È inutile il dire che non si coltiva nell’Appennino Lombardo, nel Milanese, e nel Piemonte. Il clima di questi paesi non si presta alla sua indole che ama le località calde e l’aria di mare, e ho già osservato che in Pontremoli, che è nel pendio meridionale dell’Appennino a 20 miglia dal mare, i suoi frutti più non maturano.

Ne ho mangiato nel 1798 a Cadice, e maturava in Ciclana, in Porto S. Maria, e luoghi vicini, ma vi era rarissimo, ed era riguardato come un fico forestiere portatovi recentemente dai Genovesi. Esso non è conosciuto in Valenza, paese felicissimo ove il Fico prospera tanto, ed ove il terreno ed il clima sarebbero così proprj a questa varietà.

Forse non sarà per lungo tempo così: certamente egli merita d’essere propagato e l’Italia contiene moltissime località proprie alla sua cultura.

È questa così semplice che non può mettere ostacolo alla sua propagazione. Un ramo che si ponga in terra dal Marzo al Maggio basta per dare in pochi anni una pianta magnifica. Bisogna solo aver cura di scegliere nel piantarlo una buona località, e un terreno umido e grasso ove possa godere di un ambiente dolce e di un nutrimento abbondante.

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testo trascritto da Flavio Menardi (Finale Ligure, Savona)