FICO
ALBO
Ficus Carica sativa bifera, folio
magno vix-lobato, lobis amplis obtusis; Grosso medio campaniformi
fœmineo sterili, cortice intense luteo, pulpa albescente dulci: Ficu minori,
petiolato, globoso, in vertice compresso, cortice flavescente, pulpa alba,
molli, melliflua, maturatione præcoci. Vulgo, Fico Albo.
Albiceratae
(Ficus) Collum. in Hort. Albaque, quæ servat flavae
cognomine ceræ.
Albiceratae. Plin. De Ficis gen. e. 18. p. 264.
Gentilium.
(Ficus carica) Aldrov. Dendr. p. 430.
Bianchetta,
vel Biancoletta. Porta. Pomar. p. 128. ove: Macrobius adhuc Albulam
nominat, fortasse quod albescenti colore insigniatur, Neapoli nascitur,
pristinoque nomine potitur, nam Bianchetta, vel Biancoletta dicitur,
ex albo pallescit metescitque Augusto.
Albi
primaticci. N. 5. Albi. N. 1. Quadri della R. Villa
di Castello. Quadro 1.
Fico
Albo. Mich. Magaz. V. Ficus carica luteus. Aldr. Mich. Ficum Album.
Palad. Targ. Diz. Bot. It. Art. Fico p. 59.
Albicello.
Toscana al di qua della Magra.
Mattaro.
Lunigiana.
Fico
Dorato. Oltrepò Pavese.
Biancolini.
Vogherese, Milanese, etc.
Fichi
d'oro. Piacentino, etc.
Fico
Moscadello. Como, etc.
Fico
Zentil. Veronese.
Fico
Gentile. Bolognese.
Il Fico Albo è una delle poche varietà
che figurano ugualmente tanto lungo le coste del Mediterraneo, quanto in tutto
il pendio dell'Appennino Lombardo.
Sulla costa del
Mezzogiorno Italiano, esso vi è pregiato per la sua precocità, e per una
delicatezza di polpa che lo rende leggiero ed innocuo.
Sul pendio
dell'Appennino Lombardo, egli aggiunge a questi pregi quello di fornire una
quantità grande di fioroni, i quali non annebbiano come lungo il Mediterraneo,
e che sono sommamente grati e gentili.
La pianta del Fico
Albo cresce ad un'altezza mediocre: le sue gemme son belle e vigorose, e le
sue foglie, più pubescenti di quelle degli altri fichi, sono larghe e di un bel
verde.
I suoi fioroni hanno
la forma hanno la forma di una campana: compressi alla corona, si ristringono
in un collo grosso e largo che si attacca al ramo presso la cicatrice della
foglia caduta.
La loro buccia è
sottile, e colorita di un giallo canarino così vivo, che lo distingue da tutti
gli altri fichi. Non escluso il Gentile, che è il più giallo che si
conosca.
La polpa è
bianchiccia, involta in un miele giallognolo che appena la vela, leggiera,
gentile, e di un sapore grazioso e senza caustico.
Questo fiorone matura dei primi, e nei paesi ove
abbonisce, continua in abbondanza sino alla fine di Luglio.
Il Fico Settembrino
conserva i caratteri del fico estivo: egli si distingue per la precocità
della sua maturazione, e per la delicatezza della sua polpa, che non ha punto
del caustico proprio ai fichi, e che rivaleggia in leggierezza con quelle del Pissalutto
medesimo.
La sua forma
diversifica da quella del fiorone e in volume e in figura: è più piccolo,
piuttosto tondeggiante che campanulato, senza collo, e pendente da un
piccioletto legnoso, che si vede di rado nei fichi, e che in questo forma
carattere sebbene con delle eccezioni.
La buccia è gentile
quanto quella del fiorone, ma il giallo che la colorisce è meno carico, e può
quasi dirsi bianco. La polpa è biancognola, e nuotante in un miele di un giallo
chiarissimo, che si scioglie in bocca senza pungerla e senza impastarla, ma che
non ha molto sapore.
Il Fico Albo matura
in Toscana sul principio di Agosto, e si lega cogli ultimi fioroni del Fico
Gentile. In questa stagione bruciata egli è ben più adatto a comparire
sulle tavole che i fichi sostanziosi e saporiti che riscaldano il palato e lo
stomaco, e che non diventano innocui che dopo le pioggie di Settembre, o colle
brine autunnali.
Nello stesso modo
che è il primo a maturare, ci finisce ancora assai presto, ed è raro che la pianta
ne conservi in Autunno degli immaturi.
La sua coltura in
genere è quella che si deve agli altri fichi. Ama di preferenza i luoghi
freschi e un terreno sostanzioso, ma leggiero. Le pioggie lo offendono, e lo
rendono insipido, ma la sua precocità lo garantisce per lo più da
quest'inconveniente. Sembra che si dovrebbe poter disseccare con facilità,
maturando in una stagione che pare propria a quest'operazione: pure io non l'ho
mai veduto destinato a quest'uso: sia che maturando pel primo, trovi uno spaccio
più lucroso nello stato di fico fresco, sia che la sua estrema delicatezza lo
renda poco proprio a ricevere questa preparazione, sia finalmente perchè la sua
polpa non si trovi abbastanza grassa e sostanziosa per conservare la morbidezza
necessaria ai frutti secchi, il fatto sta che non si usa di disseccarlo. Esso è
destinato unicamente a provvedere le tavole nell'intervallo che passa fra i
fioroni e i fichi Autunnali.
Il Fico Albo
non è conosciuto nè in Ispagna, nè in Provenza, e lo credo ignoto ancora nel
Genovesato, ove appena comincio io ad averne qualche pianta portata di Toscana.
Esso si trova nella Lunigiana, ove è coltivato sotto il nome di Fico Mattaro.
Sul Massese ci prende il nome di Fico Albicello, e lo cangia poi
nell'entrar nel Pisano in quello di Fico Albo che è il nome generale che
riceve in tutta la Toscana, e il nome con cui si trova nel Micheli e nei Quadri
della R. Villa di Castello. Non so se continui nello Stato Romano e nel Regno
di Napoli. So che si trova in abbondanza nella Maremma Toscana, e nel Senese.
L'Appennino Lombardo
è pieno di questi fichi, e si estendono ancora in tutto il pendio meridionale
delle Alpi, e nei colli dello Stato Veneto.
Si trova in
abbondanza nella bella catena delle colline che cingono l'Oltrepò Pavese da Voghera
a Piacenza, e vi riceve i nomi di Fico dorato, di Biancolino, e
di Fico bianco. Nel Piacentino è conosciuto col nome di Fico d'oro,
e vi è molto pregiato. Egli continua nel Parmigiano e nel Modenese, e si rende
poi generale e pregiatissimo in tutte le colline del Bolognese, ove è distinto
col nome di Fico Gentile, da dove ne scendono in quantità prodigiosa nel
mercato della città in cui l'ho veduto costantemente sino al 30 di Luglio.
Passata Bologna l'ho ancora trovato in Imola ed in Cesena, ma non mi è più
riuscito di vederlo nel resto della Romagna, nè sulle coste della Marca sino ad
Ascoli.
Egli è il Fico
descritto da Aldrovandi sotto il nome di Gentilium; ed è ben diverso dal
Gentile unifero che si coltiva lungo le coste del Mediterraneo, e che ho
ritrovato pure in quelle dell'Adriatico sotto il nome di Fico Ammannato, varietà
che non porta che fioroni, ma che ne fa in maggior abbondanza, e di un sapore
infinitamente più grazioso di quelli dell'Albo.
Il Fico Albo
si vede in quantità sul mercato di Pavia e di Milano sotto il nome di Biancolino,
e di Moscatello, e vi è portato non solo dalle colline di Casteggio
e della Stradella, ma dai giardini della città, e dalle rive del Lago Maggiore,
ove è noto sotto il nome di Biancolino. Egli continua sul Lago di Como,
e nel Bergamasco col nome di Fico Moscadello, e l'ho trovato quasi in
tutto il paese Veneto, e specialmente nel Veronese, ove riprende il nome di
Fico Gentile, Figo Zentil.
Da per tutto egli
gode di una certa riputazione che è minore o maggiore, secondo che il clima o
la località lo rendono più o meno soggetto all'annebbiamento.
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testo
trascritto da Graziella Picchi (Cagli, Pesaro Urbino)