FICO CAPRIFICO

 

F. Carica Caprificus unifera praecocs, Grosso foecundo oblongo androgyno non eduli, cortice dilute-violaceo, pulpa exsucca vinosa. Vulgo, Fico Salvatico.

 

Il Caprifico è il Tipo della specie. È una Ficaja, che nasce spontanea e che è abbandonata senza cultura sulle strade o nei muri, perchè il frutto che porta non è proprio al nutrimento dell’uomo: essa è conosciuta sotto il nome di Fico Salvatico.

I suoi fiori, incompleti, staminei e pistilliferi, sono chiusi in un corpo carnoso chiamato Fico Fiorone.

I suoi frutti, che hanno la forma di un granolino giallognolo, allegano entro di questo Fiorone, e chiudono un seme fecondo, che germoglia con facilità, ma che non è di alcun uso per l’uomo.

Il Caprifico nasce dal seme del Fiorone. Se è ben nutrito ingrandisce assai presto, ed acquista in pochi anni la consistenza della pubertà. Le sue messe sbocciano in Aprile: esse escono da una gemma conica ed appuntata che si forma in Estate all’ascella della foglia, ingrossa in Autunno e si perfeziona durante l’inverno. La messa del Caprifico è tenera, vetrina, coperta di una corteccia verde-chiara, interrotta a corti intervalli da dei nodi rilevati che portano foglie alterne, ed è terminata da una gemma conica e squamosa che ne forma la cima. La messa cresce e si consolida durante l’estate, e sul cadere di questa stagione spuntano nella ascella delle foglie due boccioline che sono l’embrione della produzione futura.

La prima di queste boccioline è la gemma destinata a sviluppare la messa dell’anno seguente, e questa è piccolissima, conica, appuntata e coperta da un inviluppo squamoso, che difende i rudimenti delle tenere foglie.

La seconda è la gemma destinata alla fruttificazione, e questa è rilevata ovale, liscia, e verdastra.

Il mese d’Aprile è il tempo fissato dalla Natura alla sviluppo di questi due embrioni. Essi sbocciano contemporaneamente, e compiscono nell’estate seguente la diversa loro destinazione.

La gemma a rami rinnova la testa dell’albero e prepara la fruttificazione dell’anno seguente.

La gemma a frutto si sviluppa in un corpo carnoso, conosciuto sotto il nome di Fico Precoce, o di Fiorone.

Il Fiorone è un involucro carnoso, piriforme, concavo internamente, ombelicato in cima, ove è quasi chiuso da dei strati di piccole squame appuntate e addossate le une sull’altre, e che formano una corona chiamata l’occhio del Fico, che si apre nella maturità per la dilatazione delle squame. Egli è poi coperto da una buccia liscia, sottile, e violacea.

Il Fiorone racchiude un gran numero di Fiori pedicellati, che cuoprono la parete interna in cui sono impiantati, e che si dividono come in due zone. La zona superiore, che è la parte del concavo prossima all’occhio, è destinata ai fiori maschili. La zona inferiore, che occupa il rimanente della concavità, è destinata ai fiori feminei.

Il fiore maschile è portato da un pedicello membranoso e sottile, e consiste in un calice diviso in tre o cinque lacinie lanceolate, diritte, e ineguali. Gli stami, ordinariamente in numero di tre o di cinque, e qualche volta di uno, di due, di quattro e di sei, hanno i filamenti liberi e sottili, della lunghezza del calice, e portano ciascuno un’antera a due lobi, e qualche volta a tre.

Il Fiore femminino consiste in un calice diviso in cinque lacinie lanceolate, acuminate, con un ovario superiore, sormontato da uno stilo ricurvo, terminato da due stimmi acuti, ritorti ed ineguali.

Questo fiore, quando è ben fecondato, allega un frutto piccolissimo, quasi rotondo, compresso, abbracciato dai denti del calice, e composto di una scorza coriacea, e dura, e di un grano formato di un perispermo carnoso e di un embrione.

Questo frutto è il padre delle numerose varietà dei Fichi, che cuoprono le nostre campagne.

Quando la fecondazione del fiore femineo succede secondo le leggi regolari della natura, la Ficaja che ne nasce è un Fico Fecondo, e non presenta altre variazioni nei suoi modi di essere, se non quelle che riguardano la grandezza, la forma, o altri accidenti non essenziali nelle foglie o nei ricettacoli.

Quindi ne vengono i Caprifichi Uniferi, che non producono che dei soli Fioroni; i Biferi che producono dei Fioroni e dei Fichi, ed i Triferi che producono dei Fioroni e due successioni di Fichi. In tutti però il Fico è un puro aborto senza oggetto, e privo di organizzazione perfetta, e il Fiorone è un prodotto completo portante dei fiori fecondi e dei frutti perfetti.

Quando poi la fecondazione del fiore femineo è accompagnata da circostanze straordinarie che riuniscono in un sol embrione una soprabbondanza di azione maschile o un miscuglio di pollini, e che producono delle superfetazioni; allora si operano nella concezione del germe delle combinazioni irregolari e capricciose, che le imprimono un’organizzazione particolare, la quale tende quasi sempre al Mulismo; e da questi germi provengono le Ficaje sterili, che noi conosciamo sotto il nome di Fichi domestici.

Queste offrono altrettante varietà quanti sono i semi che le producono, e diversificano tutte in forma, in colore, in epoca di maturità, in successione di produzioni, ed in altri accidenti; ma si distinguono tutte dal Caprifico per il loro Mulismo, ossia per la sterilità dei loro fiori, e per l’impinguamento del ricettacolo, il quale diviene più polposo e pieno di un miele squisito ma non contiene che dei grani abortiti e incapaci di riproduzione.

Quindi il Fico Mulo è il Fico destinato dalla Natura al nutrimento dell’uomo, e il Caprifico è il Fico destinato alla conservazione della specie.

Il primo si distingue per una maturità di convenzione, che consiste nello sviluppo di una gran quantità di materia polposa e zuccherina, che ingrossa il ricettacolo, e lo rende più delicato, e che impingua, o inviluppa le parti della fruttificazione obliterate da questa sostanza.

Il secondo non giunge mai a questa falsa maturità, ma acquista invece la maturità vera, che consiste nella perfezione del granolino che esso racchiude. Egli si mantiene in uno stato di durezza e di acerbità sino al momento della fecondazione; ed appena questa è compita, esso invizzisce, si disorganizza, e cade.

Tale è il Caprifico che noi abbiamo figurato, e tali presso a poco sono pure tutti i Fichi a Fiore fecondo.

Ma la Natura che non ha fatta cosa alcuna d’inutile, e che ha collegati tutti gli esseri con dei rapporti reciproci, ha dato anche al frutto dei Caprifico una destinazione particolare, che lo fa concorrere alla conservazione del Regno Animale.

Il seme del Caprifico è stato destinato a ricevere ed a nutrire un insetto, che i Naturalisti hanno chiamato Cynips Psenes, assai noto come l’agente della Caprificazione.

Io mi riserbo ad esporre la storia di questa operazione nel Trattato sul Fico, che dee far parte del Testo della Pomona, e mi limito per ora alla semplice esposizione di ciò che ho osservato nel Caprifico che si è descritto.

Questo esemplare è stato colto in Agnano, il 10 Agosto 1816, e mi è stato favorito dal Sig. Pecori Rettore di quella Parrocchia, ed amatore distinto di Agricoltura. Esso corrisponde perfettamente ad altri rami colti anteriormente in Pisa, entro di un Orto situato presso la Porta Fiorentina, i quali presentarono l’istesse particolarità.

Il ramo portava nella messa dell’anno precedente i Fioroni come son rappresentati nella tavola, in cui n’è dato anche lo spaccato; e la messa dell’anno presentava all’ascella delle foglie, due bottoncini uniti, o per meglio dire un bottoncino avente due teste, una tondeggiante che si annunziava per un piccolo Fico, e l’altra appuntata che si annunziava per una messa.

I Fioroni contenevano, come si è detto, fiori di due sessi diversi. I fiori maschj erano sul punto di emettere il loro polline bianchiccio, proprio ad imprimere la vita ai germi dei fiori feminei.

Ma pare, che pochi tra questi fossero in caso di profittare della polvere fecondatrice che gli circondava, poichè il nucleo del seme era già divorato dal suddetto insettino sviluppato, del quale ecco la descrizione: Cynips Psenes nigra, capite flavescente, macula triangolari atra inter oculos, antennarum articulo tertio lateraliter elongato-acuminato.

Il Capo di quest’Insetto è gialliccio, cogli occhi neri di mediocre grandezza, tra i quali vi è, sopra la testa, una macchia triangolare nera. Tutta la testa è coperta di piccoli peli.

Le Antenne sono composte di sette articoli. Il primo, quadrato dalla parte superiore e cuneiforme in avanti: il secondo, minore, rotondato, piantato obliquamente sul lato interno del primo è in linea cogli altri: il terzo è globoso, allungato, e ristretto in cima, con una appendice cuneiforme dalla parte superiore esterna. Gli altri anelli sono quasi eguali fra loro, ciliati, ed eguali alla metà del terzo anello.

Il Torace è rotondato, nero, lucente.

Le Ali sono ciliate, appuntate, col nervo radiale grosso, scuro, ondolato, bifido.

L’Addome è ovale, nero, lucente, terminato da un astuccio di due pezzi, nel quale è racchiuso l’aculeo, piantato un poco sotto l’apice dell’Addome.

Le Gambe sono piccole, tutte nere, e le due coppie estreme con le coscie ingrossate.

L’Animale, quando cammina, tiene le ali erette. In stato di quiete le ha soprapposte, come i maschi e le femmine delle formiche.

Tale è l’insetto che ho trovato nel Caprifico Pisano, e che ho fatto figurare nella tavola che rappresenta questo frutto.

I Naturalisti lo hanno messo nel genere Cynips, ma io credo che debba essere portato nel genere Chalcis, a cui lo richiama il nervo radiale ondolato che lo distingue. Quando io l’ho osservato, la sua metamorfosi era compiuta: ma è certo che quando è in stato di Larva, esso è un piccolo verme, che si schiude nel nucleo dei semi del Fiorone, i quali a causa dell’irritazione prodotta dall’uovo che vi è depositato, crescono più dell’ordinario. Ivi esso subisce la sua metamorfosi, ed esce dipoi per un foro ch’ei fa accanto all’attaccatura dello stilo.

Io credea che nel gran numero di tali insetti, osservati con cura, avrei trovati degli individui dei due sesso; ma la presenza dell’aculeo, che ho riconosciuto costantemente in tutti, mi ha convinto che non vi erano che femmine.

Ho avuta poi occasione di osservare un altro piccolo animaletto giallo-scuro, abitatore ancor esso dei granolini del Caprifico non occupati dal Chalcis.

Ecco la descrizione di questo secondo animale.

Il Capo è giallo-scuro, con due occhi lucenti, neri, molto piccoli.

Le Antenne sono composte di tre articoli: il primo grosso ed ovale: il secondo piccolo e globoso: il terzo simile al primo.

Il Torace è rotondato, dalla parte superiore di ugual larghezza del capo, dalla parte inferiore poco distinto dal corpo.

L’Addome dalla parte superiore è della grossezza del Torace, ma poi si ristringe molto, e viene a formare all’altra estremità una specie di coda.

Le Gambe sono piccole: le due coppie estreme hanno le coscie molto grosse, e la copia di mezzo le ha molto sottili.

Questo insetto è affatto privo di Ali.

Io non l’ho veduto che in tale stato. L’aveva già osservato il Sig. Bernard di Marsiglia, e l’autore dell’ Enciclopedia Entomologica, ne riporta la descrizione mandatagli da quel naturalista, ma non ne dice nulla di più. Egli presume che sia la Ninfa di un piccolo Imenottero che convive col Cynips Psenes; (Encyclop. Method. Insect. T. 2. p. 791), ma varie circostanze che ho avuto luogo di osservare nell’esame del Caprifico, mi fanno invece pensare che possa essere il maschio del Chalcis Psenes. Una certa somiglianza in tutto l’insieme dell’animale, e l’analogia che si vede tra le sue gambe e quelle del Chalcis, danno della probabilità a quest’ipotesi. È vero che gli altri caratteri portano a pensare il contrario, tanto più che avendo esaminati molti Caprifichi contenenti un gran numero di questi animali di ambo le razze, non ne ho mai veduti che paressero essere accoppiati. Dall’altra parte però sembra che questi insetti apteri vadano in cerca del Chalcis; poiché mi è accaduto, nell’aprire un Caprifico, di trovare uno di questi animaletti apteri che era coll’addome fuori di un seme, e colla testa dentro, e pareva che si agitasse, e aperto il seme, vi riconobbi un Chalcis Psenes pronto a svilupparsi. Fu quello il solo che trovai in tal situazione, ma ne vidi molti altri che parevano occupati a forare altri semi, i quali probabilmente contenevano anch’essi dei Chalcis.

Ora bisogna concludere o che quest’insetto è un nemico del Chalcis Psenes e che va a cercarlo nei semi per divorarlo, o che è un amico e l’ajuta a uscir fuori. Ma in questo caso non sarebbe più sensato il presumerlo un maschio, che andasse a cercare la femmina per accoppiarsi?

Finisco questo articolo col dichiarare che mi accorgo di essere uscito dai limiti di una Pomona. Essa, in rigore, non dovrebbe contenere che la storia dei frutti mangiabili. Ma, trattandosi del Fico, era importante il far conoscere bene il Tipo della Specie, perchè questa cognizione, sulla quale esistono ancora delle oscurità molte, è la chiave del sistema con cui deve essere sviluppata la storia Agronomo-bottanica di questa bella famiglia.

Quindi io mi lusingo che non sarà sgradito quest’articolo, e che mi sarà perdonata la digressione, a cui ha dato luogo.

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testo trascritto da Paolo Belloni (Milano)