Carlo Ferraro
Centro per la Promozione degli Studi su Giorgio Gallesio
Profilo di
Giorgio Gallesio,
funzionario
governativo, pubblico amministratore., politico e diplomatico
La poliedrica personalità del
personaggio al quale è dedicato questo convegno non è
stata ancora sufficientemente esplorata per quanto concerne il costante ed
efficace impegno da lui largamente profuso nel promuovere importanti iniziative
in campo economico e sociale e nell’espletamento di autorità e funzioni
esercitate in nome dello Stato o di altri Enti.
Il tentativo di inquadrare
Giorgio Gallesio nella veste di uomo pubblico è reso
più semplice a chi, come il sottoscritto, si propone di raccontare fatti e
notizie scaturite dalla lettura e dalla trascrizione di manoscritti autografi,
nella personale convinzione che il pensiero di chi annota tutto ciò che è
legato all’istante passeggero è quasi sempre improntato a schietta veridicità e
quindi attendibile.
Occorre tuttavia premettere
che Giorgio Gallesio affrontò la carriera nella vita pubblica più per
tradizione famigliare che per vocazione. Egli infatti
privilegiò in ogni tempo la sua innata passione per le Scienze Naturali e fu a
pochi secondo per la ricchezza delle sue cognizioni nel campo specifico della
Pomologia. Ma un posto distinto tra gli uomini insigni
e di chiaro merito in campo amministrativo, politico e diplomatico gli può
essere ugualmente riconosciuto.
Seguendo un criterio
eminentemente storiografico, ho ritenuto opportuno ordinare la mia esposizione
facendo riferimento a quattro diversi periodi che presentano, dal punto di
vista culturale e istituzionale, un profilo abbastanza omogeneo e che sono
contrassegnati da fatti e condizioni in essi dominanti
che coincidono con vicende caratterizzate da eventi politici e militari di
enorme importanza storica e cioè: il periodo della Rivoluzione francese,
l’epopea napoleonica, il Congresso di Vienna e il periodo della Restaurazione.
Il
periodo della Rivoluzione Francese
Gallesio visse gli anni della
sua giovinezza durante l’era giacobina e, per la verità, manifestò un interesse
piuttosto tiepido per le scosse istituzionali legate a quel tumultuoso periodo.
Durante la sua frequentazione
del corso di studi giuridici presso l’Ateneo di Pavia, Gallesio privilegiò i suoi interessi culturali e nel 1790 divenne
membro dell’Accademia degli Affidati, l’anno successivo dell’Accademia degli
Eccitati e nel 1796, con diploma rilasciato da Cimante Micenio Custode Generale
d’Arcadia, fu annoverato tra i Pastori Arcadi con il nome di Eurillo Timbreo.
Nello stesso anno Napoleone
Bonaparte invase l’Italia alla testa di un esercito pessimamente equipaggiato
costituito da soldati inclini alle razzie ed al saccheggio ma galvanizzati dal
carisma del loro giovane condottiero. La fulminea e vittoriosa campagna di
Napoleone contro Austriaci e Piemontesi condotta
attraverso i valichi del Savonese e l’occupazione della Riviera di Ponente, che
si estese fino a Voltri, furono gli eventi che condussero all’epilogo della
Repubblica Aristocratica instaurata da Andrea Doria nel 1528. Il generale
Bonaparte impose alla Deputazione genovese, costituita da Michelangelo
Cambiaso, Gerolamo Serra e Luigi Carbonara e convocata
a Mombello il 5 giugno, i termini di riforma della nuova Costituzione, i cui
principi fondamentali furono in sostanza la soppressione del privilegio dei
nobili e l’eguaglianza di tutti i cittadini.
L’Aristocrazia di Genova,
costretta a dimettersi dopo tre secoli di gestione del potere, fu sostituita da
una Giunta provvisoria di Governo formata da distinti cittadini di ogni ordine e grado e composta da quattordici borghesi e
da otto nobili, tutti favorevoli al nuovo ordine e alla sua pratica
applicazione. Venne inoltre nominata una Commissione
legislativa con il compito di scrivere la nuova Costituzione sulla base dei
princìpi democratici imposti da Bonaparte. Conseguenza diretta di questa
riforma costituzionale fu la formazione di un Governo costruito sulla falsariga
di quello di Parigi. L’indipendenza e l’integrità territoriale vennero conservate, ma il processo di inserimento della
Liguria nel sistema francese era iniziato.
L’orientamento politico del
giovane Gallesio, anche se certamente favorevole ai criteri innovatori, fu
senza dubbio improntato alla moderazione. Egli rifuggiva
infatti dalle più accese tendenze giacobine e professava idee prudenti e
misurate, in qualche modo riferibili alla visione politica dei Girondini.
Antonino Ronco riferisce un
episodio di per sé di scarsa valenza storica, ma sicuramente significativo
per definire l’atteggiamento di Gallesio di fronte a fatti di cronaca legati in
qualche modo agli avvenimenti di quell’epoca turbolenta e confusa.1 Egli accenna infatti ad un coraggioso intervento di Gallesio
in favore di un sacerdote, Niccolò Bernardo Barrusso, parroco di Gorra, Tovo,
Magliolo e Bardino, il quale era stato arrestato per ordine del commissario
Montebruno con l’accusa di avere screditato la Costituzione. Si trattava
evidentemente di uno di quei preti definiti ‘refrattari’, cioè
controrivoluzionari, nel confronto dei quali l’Assemblea Legislativa del
1791-92 aveva votato decreti che prevedevano il divieto del diritto di culto e
la deportazione. Il venticinquenne Gallesio scrisse al Comitato di
Corrispondenza Interna, fornendo sul caso Barrusso una sua precisa
testimonianza: ‘Gallesio riferì che, sensibile alle
disavventure di don Barrusso, calunniato dai suoi nemici di cui sono noti i
maneggi per perderlo, si era recato dal commissario Montebruno per sollecitare
una riduzione di pena. In quella occasione ebbe modo
di vedere la sentenza con la quale il Barrusso era stato condannato non solo a
molti mesi di carcere, ma alla perdita della parrocchia. Il Gallesio non poté
neppure intercedere per il sacerdote, come si era proposto, poiché nel
dispositivo della sentenza erano anche previsti tre mesi di arresto
per chiunque chiedesse grazia per il condannato. Il generoso finalese attestava
infine, con giuramento, di essere a conoscenza che cinque o sei
persone avevano architettato la denuncia accordandosi anche sulle
rispettive testimonianze, onde dare dell’accusato il ritratto più odioso.
Gallesio concludeva spiegando come Montebruno fosse
caduto nell’inganno anche per l’atmosfera di tensione e sospetto che regnava in
quei giorni (siamo nel settembre/ottobre del 1797) nel Finalese in seguito ad
una serie di attentati avvenuti nei dintorni [...]’.2
Il 14 gennaio 1798 si ebbe
l’insediamento del nuovo Governo della Repubblica Ligure Democratica, formato
da un Direttorio di cinque membri dotato di potere esecutivo alla francese e da
due Consigli costituenti il Corpo legislativo, uno dei quali era composto da sessanta membri (i Giuniori) e l’altro da trenta membri
(i Seniori). Il venticinquenne Gallesio venne eletto
membro dei Giuniori, ma la sua età, inferiore ai limiti consentiti, gli impedì
di partecipare alle sedute di tale organo legislativo. Ebbe così inizio per lui
il primo approccio ad una carica pubblica.
In queste nuove e violente
situazioni politiche i prescelti a pubblici impieghi non erano necessariamente
sostenitori o promotori degli sconvolgimenti che le avevano determinate; nella
fattispecie si ha ragione di credere che Gallesio,
agli albori della sua carriera politica, riteneva disdicevole rinunciare
all’esercizio di un potere che gli veniva democraticamente conferito, in un
contesto caratterizzato dalle profonde pulsioni di una società che continuava a
subire concitati cambiamenti.
Gli stessi anni videro i noti fatti politico - militari e le ripetute mutazioni
costituzionali: la cronaca molto sommaria di quelle agitate vicende fa
riferimento alla campagna d’Egitto di Bonaparte, alla reazione degli eserciti
alleati e alle gravissime difficoltà dei Francesi in Italia durante la sua
assenza. Nel 1799 le truppe napoleoniche furono incalzate e costrette a
ritirarsi in Liguria e nel 1800 Genova finì vittima dell’assedio delle truppe
austro - russe. La resistenza ad oltranza, diretta dal
nizzardo Andrea Masséna, costituì una delle componenti essenziali che, dopo il
colpo di Stato del 18 brumaio, favorirono la marcia travolgente del Primo
Console Napoleone, la memorabile traversata delle Alpi e il definitivo
capovolgimento della situazione con la vittoriosa battaglia di Marengo.
Il
periodo napoleonico
La gloria di Napoleone
raggiunse il suo culmine negli anni successivi. Nel 1802 egli venne nominato Console a vita e due anni dopo assunse il
titolo di Imperatore. Nel 1805 costituì in Regno la Repubblica
Cisalpina e il 26 maggio dello stesso anno cinse a Milano la corona
ferrea di Re d’Italia. La Repubblica Ligure concluse
così la sua esistenza di entità storico - politica e venne incorporata
nell’Impero francese. Il 6 giugno 1805 essa venne
divisa in tre circoscrizioni amministrative simili alle nostre prefetture: il
Dipartimento di Montenotte, che comprendeva anche territori del basso Piemonte
fino ad Acqui, con capoluogo Savona; il Dipartimento di Genova con capoluogo
Genova; il Dipartimento degli Appennini con capoluogo Chiavari. Sanremo e
Ventimiglia vennero aggregate all’ex contea di Nizza,
cioè al Dipartimento delle Alpi Marittime. I Dipartimenti furono divisi in ‘Distretti’ e questi ultimi in ‘Cantoni’ che comprendevano
diversi ‘Comuni’.
Il richiamo alla successione
di questi eventi clamorosi è inteso a chiarire il contesto
storico in cui visse Gallesio e nel quale prese avvio la sua carriera politica.
Nel corso del primo decennio
dell’Ottocento la vita della Liguria divenne strettamente dipendente da Parigi
e dalla capitale francese partirono gli ordini, le disposizioni, gli atti
ufficiali e i decreti di nomina attinenti a questo territorio dell’Impero.
Gli sconvolgimenti e le
vicissitudini che cancellarono l’esistenza stessa della Repubblica Ligure non determinarono alcun offuscamento delle qualità
personali di Gallesio e non gli impedirono di emergere in un ordinamento
sociale pur travolto e rovesciato: nella complessa transizione dal XVIII al XIX
secolo, pur dedicandosi soprattutto a gestire con piglio manageriale la
importante impresa agricola famigliare e a rivolgere la sua attenzione alle
tecniche agrarie e alle attività economiche, egli intraprese la carriera in
magistratura. Nel 1805 venne nominato Giudice del
Cantone di Finale e seppe rapidamente procurarsi stima e notorietà. All’età di
trentatré anni già veniva infatti annoverato tra i più
esperti giuristi del Savonese e il suo parere sull’ordinamento e sulle
consuetudini dell’epoca era costantemente richiesto ed apprezzato: la conoscenza
del diritto e delle dottrine giuridiche naturalmente consentì e favorì un
inizio brillante della sua carriera nel contesto politico - amministrativo.
All’inizio del 1806 il
Governo Imperiale decise di inviare un funzionario designato ad amministrare il
Dipartimento di Montenotte e la scelta cadde su Gilbert Chabrol de Volvic,
giovane e brillante ingegnere, nato il 25 settembre 1773, il quale si era
segnalato nella conduzione della Sottoprefettura di Pontivy evidenziando doti di ottimo amministratore e manifestando grande capacità e
competenza nel campo dell’ingegneria specializzata in ponti e strade. Il 1°
aprile 1806 Chabrol giunse a Savona ed assunse ufficialmente la carica di
Prefetto del Dipartimento. La scelta risultò felice in
quanto, sotto la sua guida, la situazione economica di Savona e del suo
circondario migliorò rapidamente e sensibilmente. (fig. 1)
Il Prefetto Chabrol ebbe ben
presto modo di valutare l’attività del giudice Gallesio, di lui quasi coetaneo,
e di apprezzarne l’intraprendenza e la eclettica
preparazione; dopo pochi mesi dal suo insediamento, il 15 dicembre 1806, nominò
Gallesio Commissaire de la sourveillance
générale des Travaux et réparations des chemins vicinaux dans le Canton de
Final. Fu questa la prima carica di Gallesio nella carriera amministrativa
napoleonica e il suo impegno attivo sul territorio fu orientato particolarmente
ad affrontare e risolvere problemi di viabilità. Uno degli interventi di cui esiste documentazione fu diretto a sollecitare e ad ottenere
l’autorizzazione alla costruzione di una strada mulattiera da Finale al Colle
San Giacomo.3
L’immediato apprezzamento di
Chabrol favorì la nascita di un rapporto di amicizia e
di reciproca stima tra i due giovani funzionari, come risulta da una serie di
lettere raccolte in un voluminoso epistolario conservato nell’archivio
Gallesio-Piuma.
Sul finire del 1806 il
Governo di Parigi chiese ufficialmente al Prefetto di dedicarsi alla
compilazione di uno studio descrittivo accurato e dettagliato sul suo
Dipartimento. Chabrol affidò a Gallesio una sezione di tale incombenza (da
assumersi in collaborazione con il canonico Boccelli, al quale fu attribuito
l’incarico di occuparsi del Cantone di Noli),4 ascrivendolo così nella cerchia dei suoi più stretti
collaboratori insieme allo scolopio giansenista Gian Maria Piccone e al dianese
Agostino Bianchi, personaggi tutti che vantavano una grande esperienza nei
settori dell’olivicoltura, dell’agrumicoltura e della silvicoltura e che
dimostravano una grande capacità sia nell’attività amministrativa sia
nell’attività agraria.5 L’indagine statistica fu
indirizzata particolarmente ad individuare emergenze economiche e consentì a
Chabrol, destinatario e coordinatore di queste inchieste collegiali, di
trasmettere al Governo centrale le notizie richieste concernenti il
Dipartimento da lui amministrato e di pubblicare, in un secondo tempo, il noto
trattato di analisi socioeconomica dipartimentale.6
Negli anni immediatamente
successivi Gallesio ricoprì varie cariche: nel 1808 divenne membro del
Consiglio Generale di Dipartimento in Savona e nel 1809 fu Deputato del
Dipartimento di Montenotte presso S.M. l’Imperatore a Parigi. Nella veste di
rappresentante ufficiale del suo Dipartimento, presenziò
alle cerimonie delle nozze, celebrate il 2 aprile 1810, tra Napoleone Bonaparte
e Maria Luisa d’Austria.
Negli anni 1808 e 1809 il
Prefetto Chabrol lo incaricò di affrontare in maniera dettagliata e precisa il
problema della coltura degli agrumi e degli olivi nel suo Cantone e gli sottopose un questionario con il quale venivano richieste
specifiche informazioni in tema di statistiche di economia agraria e
commerciale. Le risposte di Gallesio, puntuali e circostanziate, furono
compendiate nei due manoscritti intitolati Mémoire
sur les orangers e Mémoire sur les
oliviers dédié à Monsieur Chabrol Préfet du Département de Montenotte par
George Gallesio.7
Il risultato di questo lavoro
fu molto apprezzato non solo da Chabrol ma dallo stesso Cretet, Ministro
dell’Interno del Governo Imperiale, il quale manifestò il suo compiacimento con
una lettera, conservata nell’archivio Gallesio-Piuma, ricca di lusinghiere
espressioni.
I giudizi altamente
positivi espressi da persone così autorevoli giocarono sicuramente un ruolo
importante nel favorire la carriera politica di Giorgio Gallesio, il quale
peraltro in seguito ampliò ed approfondì i suoi studi sugli agrumi e, come è
noto, nel 1811 pubblicò il Traité du
Citrus, opera che gli valse i riconoscimenti e gli encomi del mondo della
Pomologia.8
La notorietà e gli apprezzamenti
ottenuti in ambito scientifico e istituzionale fecero sì che nel 1810 Gallesio
raggiungesse il primo gradino delle grandi carriere napoleoniche ed assumesse
la carica di Uditore al Consiglio di Stato. Gli
Uditori erano destinati, dopo un certo numero di anni
di servizio, ad occupare posti di prestigio nella carriera amministrativa e
giudiziaria e a loro era affidato il compito di sviluppare, presso le sezioni
del Consiglio di Stato, le motivazioni delle proposte di legge elaborate dai
Ministri e di esprimere il loro parere sulle diverse materie formanti l’oggetto
del rapporto tra essi e il Governo.
Il 24 gennaio 1811, con
decreto di S.M. Imperiale, Gallesio fu nominato Sottoprefetto di Savona,
capoluogo del Dipartimento di Montenotte, e il 12 marzo dello stesso anno, in presenza del Prefetto Chabrol, giurò ‘obéissance aux
Constitutions de l’Empire et fidélité à l’Empereur’ accreditandosi così
formalmente tra i convinti sostenitori del regime napoleonico. (fig. 2)
Nel primo anno della sua
nuova carica Gallesio, seguendo le direttive di Chabrol, si dedicò ai compiti
amministrativi che gli erano più congeniali,
affrontando con successo i problemi di viabilità del Savonese. Si occupò infatti della costruzione delle strade di Stella, di
Albisola e di Sassello9 e nel 1811 si fece promotore
attivo della realizzazione della strada di Calizzano, essenziale per assicurare
i collegamenti tra Finale e il Piemonte; nel 1812 realizzò inoltre la
riparazione della strada di Calice e di Perti. Tuttavia l’apporto di Gallesio
non si esaurì in una mera attività amministrativa: la sua crescente notorietà
indusse infatti il Governo di Parigi a coinvolgerlo in
problemi di varia natura. La sua alacrità e la precisione delle sue risposte
furono sicuramente determinanti nell’ottenere
considerazione, stima e, in qualche occasione, appoggi e favori.10
La nomina di Gallesio a Vice
Prefetto coincise con il periodo della segregazione del Papa Pio VII che, il 6
luglio 1809, era stato fatto arrestare da Napoleone ed
era stato tradotto a Savona dopo un lungo e travagliato viaggio. La custodia
del Pontefice venne affidata al Prefetto Chabrol il
quale, ambizioso e zelante, coniugò in quei frangenti la cortesia del
gentiluomo con la durezza del carceriere. Egli infatti
quasi ogni giorno faceva visita al Pontefice, senza peraltro trascurare
l’applicazione delle draconiane direttive che provenivano da Parigi tramite il
Ministro della Polizia Fouché e che prevedevano il totale isolamento del Papa
dal clero e dal popolo e sollecitavano la identificazione e la denunzia di
tutti coloro che erano sospettati di mantenere rapporti con il potere papale.
Gli ordini impartiti da Napoleone ai suoi funzionari erano perentori ed estremamente rigorosi: in due lettere al Ministro Bigot,
datate 31 dicembre 1810 e 20 gennaio 1811 Napoleone così si esprimeva:
‘Scrivete al Prefetto di Montenotte [...] che tenga
col Papa un tono imperioso [...]. Raccomandate al signor Chabrol che non si
lasci sfuggir parola che possa far credere ch’io
desideri una conciliazione [...]. Il Papa non deve impicciarsi di nulla [...].
Scrivete al Prefetto che metta in opera tutti i mezzi
acciocché il Papa non possa comunicare con alcuno; tenga d’occhio gli alberghi,
sorvegli i viaggiatori [...]. Ditegli che riceverà lettere dal mio Ministro di
Polizia, dalle quali rileverà le persone che dovrà far arrestare e quelle che
dovrà cacciare o conservare al servizio del Papa [...]’.11 Il neo sottoprefetto Gallesio ebbe modo di dimostrare
ancora una volta, in quelle circostanze, la sua naturale tendenza a mitigare
gli eccessi. Su richiesta del cardinale Spina,
arcivescovo di Genova, che lo aveva contattato tramite il conte Gnecco, Gallesio
riuscì a soddisfare un desiderio manifestato dal Pontefice, apportando così un
minimo di sollievo ai disagi della sua detenzione. Approfittando dei buoni
rapporti che intercorrevano tra lui e Monsieur Lagorse, capitaine de la Gendarmerie d’Elite commandant
le Palais du Pape, riuscì infatti a far pervenire al Pontefice una piccola
cassa di cioccolato; la fornitura divenne poi abituale nei mesi successivi e il
trasporto delle cassette da Genova a Savona fu effettuato, franco di nolo, da
Antonio Sambolino, comandante della feluca Nostra Signora della Misericordia.12
Questo episodio, pur
marginale, è significativo per testimoniare l’indole
umana di Gallesio: egli infatti riuscì a superare perplessità, derivanti da
possibili rischi personali, adottando comportamenti che potevano avere risvolti
molto negativi rispetto agli ambiziosi progetti di carriera da lui coltivati in
campo istituzionale, in quanto non esitò a contravvenire alle severe
disposizioni emanate dal Governo in relazione al Pontefice prigioniero e a
disattendere in modo temerario gli ordini stessi dell’Imperatore.
Nel giugno 1812 finalmente
Pio VII venne trasferito a Fontainbleau e nel dicembre
dello stesso anno Chabrol fu nominato Prefetto di Parigi, incarico ovviamente
di altissima rilevanza.
Nel 1813 Gallesio fu trasferito a
Pontremoli con la carica di Sottoprefetto. Era l’epoca immediatamente
successiva alla campagna di Russia che avrebbe portato alle note, disastrose
conseguenze nell’epopea napoleonica.
Il primo importante compito
istituzionale del nuovo Sottoprefetto fu quello di presiedere all’insediamento
del nuovo Sindaco di Pontremoli, cerimonia che avvenne
il 15 agosto del 1813 in una cornice fastosa, voluta e disposta da Gallesio per
dare all’avvenimento un adeguato carattere di solennità. In quell’occasione
Gallesio pronunciò un solenne discorso politico, la cui minuta manoscritta è
conservata nell’archivio Gallesio-Piuma, nel contesto del
quale ribadì la volontà e l’impegno di combattere in difesa delle istituzioni e
dello Stato e riaffermò la scelta coerente di vita che lo schierava a favore
delle innovatrici norme napoleoniche, le quali erano riuscite ad imprimere una
profonda trasformazione nelle idee e nei sentimenti dei cittadini.
Così si espresse Gallesio: ‘[...] Nella Costituzione francese, in questa Costituzione
filosofica in cui la divisione dei poteri stabilisce la garanzia della libertà
individuale e in cui una successione concatenata di autorità
forma la forza del Principe e assicura la celerità delle operazioni
governative, i capi delle Comuni sono chiamati ad esercitare delle funzioni più
grandi e più importanti. Il Maire è insieme il protettore del popolo e il
braccio del Principe: egli è l’organo del Potere Sovrano e ne
è insieme l’intermediario. Egli è il primo anello della gran catena che
lega la società e il primo dei magistrati che regolano il movimento della gran
macchina in cui riposano tutti i vantaggi della civilizzazione
e delle arti [...]. Che questo giorno marchi ancora una volta un avvenimento
grande e desiderato: ch’egli sia dinuovo per la
Francia un giorno di pace. Tutta l’Europa si ostina a non volerla, ma l’Eroe
che l’ha conquistata altre volte ad Austerlitz e a Wagram la conquisterà ancora
una volta nel centro del paese nemico [...] Noi
ritorneremo allora nel tempio che ha risuonato questa
mattina dei nostri inni nel ringraziare l’Altissimo per la corona che ha messo
sul capo del nostro Sovrano, lo ringrazieremo, lo spero, della pace ch’Egli
avrà dato la forza di conquistare’.
In quella circostanza venne pubblicamente confermata, anche in una fase
particolarmente delicata per le fortune dell’Imperatore, la fede bonapartista
di un alto funzionario che vedeva in Napoleone non soltanto il grande
condottiero militare vincitore trionfante di mille battaglie, ma lo statista
eccelso che aveva riorganizzato lo stato con una serie di rivoluzionarie
innovazioni, foriere della universale comparsa di concessioni liberali, che
avevano annullato i resti sopravvissuti dell’ordinamento feudale: questo
pensiero politico, che apriva la strada al mondo moderno, era da Gallesio
decisamente accettato e condiviso. In Gallesio non mancarono tuttavia momenti
di perplessità a fronte del progressivo emergere di
connotati sempre più dispotici del potere esercitato da Napoleone. Senza mai
giungere al ripudio e alla ritrattazione dei suoi sentimenti di
ammirazione verso Bonaparte, Gallesio ridimensionò ed affievolì il suo
primitivo entusiastico consenso esprimendo dubbi e preoccupazione.
Nell’opuscolo Versi del conte Giorgio
Gallesio si leggono tre sonetti dal titolo’ Frammenti di un coronale improvvisato a Finale da diversi amici’
dai quali traspare evidente un senso di timore e di delusione:13
‘Ed or divisa, ed in servaggio duro
Italia tieni, e
la tradita speme
non odi che minaccia aspro
futuro?
con ferrea mano il tuo fatal
spergiuro ...
E’ macchia al
sol, ma di gran macchia è seme.’
In campo amministrativo la accresciuta autonomia decisionale che poteva esercitare
nel distretto di Pontremoli, affidato direttamente alla sua competenza, favorì
e confermò la volontà e l’impegno dell’amministratore volto a raggiungere
risultati socio - economici di rilievo. Nelle pagine del Giornale dei viaggi, recentemente pubblicato per merito di Enrico Baldini a cura dell’Accademia dei Georgofili,14 si nota la consueta attenzione prestata da Gallesio
all’agricoltura locale e in particolare alla coltura degli alberi da frutto. Ma
la posizione geografica di Pontremoli, situata in una gola dell’Appennino
settentrionale sulla sinistra del Magra, l’asperità
del terreno e la conformazione del paesaggio, lo indussero, con felice
versatilità, a non sottovalutare l’importanza della regionalizzazione
dell’indirizzo economico tenendo nella giusta considerazione i rapporti tra
economia e territorio. Le attente osservazioni della realtà che lo circondava indussero Gallesio ad accomunare le tematiche
zootecniche agli indirizzi colturali in campo botanico e alle argomentazioni
agronomiche: ritenne infatti che la natura del territorio fosse particolarmente
predisposta all’allevamento e al commercio del bestiame e dei prodotti derivati
e che la scelta delle colture dovesse essere preliminarmente ponderata sulla
base della risposta fisiologica del vegetale.
In alcuni manoscritti inediti
conservati nell’archivio Gallesio-Piuma egli scrisse che: ‘La
pastorizia è il più antico fra i rami dell’industria agricola; nato coll’uomo
ha formato per longo tempo il solo oggetto della sua industria e il fondo delle
sue ricchezze’. E ritenne di dover tenere nella dovuta
considerazione il progetto avanzato da un certo monsieur Bonafous il quale
sosteneva l’utilità che poteva derivare dall’allevamento di Capre del Tibet, varietà di caprini in
grado di fornire una lana preziosa per i proprietari oltre che per l’industria
manifatturiera. Gallesio mise pure in rilievo il fatto
che i piccoli poderi della zona e le caratteristiche del territorio si
presentavano particolarmente adatti all’allevamento di questi animali.
La sua visione economica lo
indusse inoltre ad affermare: ‘[...] L’aumento
dell’agricoltura deve produrre un aumento di forze produttrici permanenti non
solo in ciò che riguarda l’alberatura come gli ulivi, le viti, i frutti e
simili, che vivono per molte generazioni e producono anche senza lavoro, ma
ancora in ciò che riguarda la sussistenza mediante i dissodamenti, la
costruzione di canali di irrigazione e il
perfezionamento delle prattiche agrarie [...]’. Tutti questi progetti non
ebbero però il tempo sufficiente a raggiungere una realizzazione e naufragarono
travolti dagli eventi politici e militari: infatti le
Grandi Potenze europee coalizzate sconfissero definitivamente Napoleone nella
battaglia di Lipsia e nella primavera del 1814 le truppe anglo - sicule
comandate da lord William Bentinck sbarcarono a Livorno.
Come è noto, avvenuto lo sbarco, il
maggior generale inglese lanciò il celebre Proclama con il quale invitava gli
Italiani a ribellarsi al giogo napoleonico e a riacquistare dignità di nazione
e, in virtù di una idealità e di una sincerità che gli furono da molti
riconosciute, dichiarò apertamente che era intenzione degli alleati di
restituire l’indipendenza a Genova. Il 17 marzo 1814 le truppe di invasione entrarono in Pontremoli e Gallesio dovette
abbandonare la città che lo aveva visto protagonista per trasferirsi nella
natia Finalborgo.
La resistenza dei Francesi,
comandati dal barone Fresia, si concluse
definitivamente il 20 aprile e il 26 dello stesso mese lord Bentinck istituì a
Genova il nuovo Governo Provvisorio, presieduto da Girolamo Serra, e proclamò
la ricostituzione della antica Repubblica Aristocratica Genovese strutturata
sulla base degli ordinamenti costituzionali in vigore nel 1797. (fig. 3)
Dopo la disfatta di Napoleone il Governo Provvisorio, confidando nella
recuperata autonomia repubblicana, istituì una Commissione Legislativa per
riformare l’antica Costituzione ligure del 1576, apportando alla stessa le
modificazioni ritenute opportune e conseguenti alle profonde trasformazioni che
si erano verificate. Nella circostanza Giorgio Gallesio fu richiamato dal
Governo della Repubblica di Genova e fu nominato, dallo stesso lord Bentinck,
rappresentante della Riviera di Ponente nella suddetta Commissione Legislativa.
Evidentemente il fatto di essere stato un funzionario di fede manifestamente
bonapartista, che nel suo ruolo aveva tuttavia profuso impegno e aveva usato
ragguardevoli capacità per ottenere un miglioramento delle condizioni socio -
economiche dei suoi amministrati, era condizione sufficiente per evitare
provvedimenti di emarginazione e per ottenere un
reinserimento, con assoluta immediatezza, anche in cariche pubbliche di
notevole peso politico.
Giorgio Gallesio era, seppur
con spirito moderato, notoriamente aperto alle idee liberali che lo portarono a
sostenere l’indipendenza di Genova. Le sue simpatie bonapartiste mai
intaccarono il fondamentale principio per cui le
attività svolte sia in campo scientifico, sia in campo amministrativo, non
dovessero essere condizionate da regole ispirate a fini o interessi diversi da
quelli che erano loro propri e mai dovessero essere deviate da influenze
estranee di natura politica o ideologica.
La consultazione dei numerosi
manoscritti lasciati da Gallesio, che peraltro fanno in genere riferimento
soprattutto ai temi naturalistici a lui più congeniali,
non crea, nella maniera più assoluta, la necessità per il ricercatore, pur
affascinato dall’eccezionalità del personaggio, di optare per una scelta che
conduca a confinare le notizie imbarazzanti. Infatti
mai compaiono nei suoi manoscritti (consistano essi in note private e personali
o in documenti di carattere pubblico) riferimenti critici di ripulsa o di
esecrazione nei confronti dello sconfitto Imperatore, cioè quegli odiosi
atteggiamenti di camaleontismo dai quali non andarono esenti numerosi e
importanti personaggi del panorama politico napoleonico.15 Tra i grandi voltagabbana è da ascriversi anche il
Prefetto di Parigi Gilbert Chabrol de Volvic che, campione di opportunismo e di
volubilità politica, non esitò a chiamare usurpatore tornato ad ‘insozzare il suolo di Francia con la sua
odiosa presenza’ l’uomo che gli aveva dato fiducia, notorietà e potere e
verso il quale si era ripetutamente profuso in espressioni adulatorie e in
manifestazioni di incrollabile fedeltà. Sembra invece potersi affermare che la
palese e universale opinione sulle straordinarie dimensioni di un uomo che si
poteva celebrare senza cadere nel servilismo, fece sì che coloro
che avevano riscosso la sua fiducia nell’amministrazione civile fossero
guardati con grande rispetto, anche quando l’astro glorioso era divenuto per i
più un tiranno esecrato. La prova di questa affermazione
è costituita dalla decisione presa dal Governo genovese nell’inviare una
Legazione al Congresso di Vienna: per tutelare l’indipendenza della neonata
Repubblica la scelta cadde su Antonio Brignole Sale, che era succeduto a
Chabrol nella carica di Prefetto del Dipartimento di Montenotte e su Giorgio
Gallesio, già Viceprefetto di Savona e di Pontremoli.16
Il
Congresso di Vienna
La nomina di Gallesio,
proposta e voluta dai Governatori e dai Procuratori della Repubblica di Genova
e ratificata da lord Bentinck, avvenne nonostante fosse insorta una
competizione notevolmente accesa fra i candidati eleggibili all’importante
carica di Segretario di Legazione. Questo si può evincere da una lettera
autografa di Ferdinando De Marini, già Governatore della città di Finale per la
Serenissima Repubblica di Genova, il quale si prese cura di scrivere a Gallesio
per consigliarlo e sollecitarlo ad assumere particolari comportamenti di
considerazione e di rispetto nei confronti di Brignole, nominato Ministro
Plenipotenziario, in quanto la sua elezione poteva
essere minacciata dall’agguerrita schiera degli altri aspiranti all’ambita carica.17 L’atto di nomina ufficiale porta la data del 1 agosto
1814.18 (fig. 4)
Il Congresso di Vienna
meriterebbe una lunga e approfondita trattazione: le nostre attuali conoscenze
ci permettono di affermare che la sorte degli Stati ‘liberati’ era legata alla
volontà politica delle Potenze Alleate, che i proclami del liberatore Bentinck
avevano soltanto creato premature illusioni e che il destino di Genova era da tempo irrimediabilmente segnato. Il problema del nuovo
assetto fu risolto riportando l’Europa alle condizioni anteriori al 1789.
Questa risoluzione fu però seguita solo parzialmente e il principio della
legittimità che prevedeva la restituzione del potere e della governabilità alla
Repubblica di Genova fu inesorabilmente disatteso.
La delegazione genovese,
costituita dal Ministro Plenipotenziario Antonio Brignole Sale e dal Segretario
Giorgio Gallesio, giunse a Vienna il 2 settembre. L’apertura del Congresso, che
era stata fissata in un primo tempo per il primo di ottobre,
venne rinviata di un mese. Una precedente missione diplomatica, condotta da
Agostino Pareto con segretario Crocco a Londra e a Parigi, non aveva ottenuto
alcun risultato ed era all’opposto trapelata la
notizia, in seguito rivelatasi fondata, che il Trattato di pace firmato a
Parigi il 30 maggio conteneva articoli segreti con i quali era già stata
definitivamente sancita la sorte della neonata Repubblica Genovese. I patti
convenuti e scritti, anche se non divulgati, prevedevano che in cambio della
Savoia, assegnata alla Francia, il Re di Sardegna
avrebbe ottenuto il possesso dello Stato di Genova.
Il marchese Brignole, in
periodo successivo, annotò nella memoria della quale si darà conto più avanti:
‘Voici le texte de l’article 11 secret du traité du 30 mai 1814, tel qu’il m’a
été comuniqué par plusieurs personnes dignes de foi et parfaitement informées
des discussions diplomatiques qui eurent lieu à cette époque: le Roi de
Sardaigne rentrera dans la possession de ses anciens états, hors la portion de
Savoye attribuée à la France par l’article 3e du traité patent. Il recevra un
accroissement de territoire par l’état de Gênes. Le port de Gênes restera port
libre, les Puissances se réservant de prendre à ce sujet des arrangements avec
le Roi de Sardaigne’.
Nel suo Giornale dei viaggi Gallesio non fa alcun accenno alle importanti
trattative diplomatiche alle quali aveva partecipato.
Tuttavia nell’archivio Gallesio-Piuma esiste una serie di sue note manoscritte
dalle quali risultano evidenti le grandi difficoltà
che la Delegazione Genovese dovette superare persino nello stabilire contatti
con gli addetti ai lavori del Congresso. Si legge, nelle note autografe di
Gallesio, che Brignole incontrò parecchi ostacoli nell’ottenere colloqui
diplomatici in quanto le Potenze Alleate non volevano
riconoscere la sua veste ufficiale di Ministro. Il Plenipotenziario della
Repubblica di Genova, pur in possesso di una lettera di sostegno e di
credenziali rilasciatagli da William Bentinck, cercò più volte di trattare
direttamente con mister Lamb (che manteneva stretti rapporti con il Segretario
di Metternich M.r de Fleuret già incaricato d’affari alla Corte d’Austria a
Parigi) ma il diplomatico inglese lo schivò costantemente. Dalle note di
Gallesio, scritte in parte in francese e in parte in italiano, si rileva
inoltre che la corrispondenza epistolare del Ministro Brignole con il suo
Governo fu estremamente intensa: dal 2 settembre al 6
ottobre vennero inviati circa venti dispacci ufficiali alla Giunta genovese e
altrettanti dispacci particolari e riservati furono indirizzati al Presidente
del Senato; le lettere di risposta concernenti affari di Stato furono
quattordici e alcune di esse sono conservate nell’archivio Gallesio-Piuma in
originale o in copia.
In data 13 settembre venne spedita a Genova una nota urgente che riportava il
verbale del colloquio che la Delegazione genovese aveva finalmente avuto con il
Ministro di Stato Principe di Metternich: in essa veniva confermato che la
cessione dello Stato di Genova al Piemonte era già stata decisa a Parigi dalle Potenze
Alleate e che la situazione era da considerarsi disperata.
In data 24 settembre il
Governo Provvisorio venne informato, con il dispaccio
numero 6, sui risultati di un incontro con lord Castlereagh. In quella
circostanza il Ministro inglese aveva sconfessato i princìpi liberali di lord
Bentinck, avanzando la pregiudiziale politica di interessi
contingenti e concordati, e aveva confermato la già decisa unione dello Stato
Genovese al Piemonte. Castlereagh aveva comunque
affermato, forse per attenuare l’impatto drammatico con la realtà delle cose,
che esisteva una proposta avanzata dall’Ambasciatore spagnolo intesa a
sostenere l’assegnazione della Liguria alla Regina d’Etruria;19 il visconte inglese chiedeva contestualmente al Governo
di Genova una dichiarazione esplicita, rilasciata in nome del Popolo Genovese,
intesa ad avallare questo tentativo. Al carteggio venne
allegata una lettera cifrata nella quale si suggeriva l’opportunità di
stanziare una cospicua somma di danaro da utilizzarsi in un ultimo disperato
tentativo nel caso fosse emersa una qualche opportunità.
Nelle note autografe di
Gallesio si legge ancora che il Presidente Serra non ritenne opportuno
sostenere e fare suo il progetto avanzato dal cavalier Pedro Gomez marchese di
Labrador Ministro di Spagna, anche se questo inizio di
trattativa sembrava poter godere dell’appoggio del Principe di Talleyrand
ambasciatore di Francia.
Il Governo provvisorio,
deliberando in segreto con l’esclusione financo dei segretari, il 4 ottobre
inviò al Ministro Brignole un documento ufficiale, con l’ordine di presentarlo
al Congresso, con il quale si ribadiva l’opportunità
di continuare a difendere con forza l’indipendenza; nel caso poi, purtroppo
ampiamente prevedibile, che questa istanza fosse stata giudicata improponibile,
la Giunta genovese si dichiarava disposta ad accettare il governo di un membro
di casa regnante della Toscana, di Modena, o di Parma, alla condizione che
detto Principe stabilisse la sua residenza in Genova e costituisse uno Stato
Separato. Tuttavia, essendo opinione comune che si sarebbe avverata la
malaugurata ipotesi di un rifiuto di entrambe queste proposte, venne allegato un elenco di condizioni che avrebbero dovuto
accompagnare la cessione dello Stato di Genova al Piemonte e che consistevano
in un piano di privilegi promessi al Senatore Pareto da Castlereagh e da
Metternich nel precedente incontro di Parigi.20 Lo stesso 4 ottobre il Presidente Serra inviò a Brignole
una lettera che riportava le convenzioni da discutersi nel caso, peraltro
considerato quasi impossibile, che si fosse raggiunto un esito positivo alla
proposta dell’assunzione al Governo di Genova di un nuovo Principe. Gallesio
riportò integralmente nelle sue note il contenuto di questa lettera personale e
riservata nella quale si legge: ‘L’estensione del
territorio marittimo soggetto alle Corti Borboniche accresciuta dal Genovesato
accrescerebbe la gelosia e assicurerebbe l’opposizione delle Potenze già
influenti, che il domandarla attivamente il Governo confermerebbe i noti dubbi
[...] di una inveterata propensione ai Borboni, e che
ciò, longi dal favorire il desiderio di un Principe proprio, affretterebbe la
caduta sotto un Principe supposto più aderente alla Corte Britannica, [...] che quindi si era conclusa la nota annessa con una domanda
generica di cui secondo le circostanze poteva fare l’applicazione più a un
Principe che a un altro.21 Il Presidente Serra
confermava inoltre i richiami enunciati nel carteggio attinenti alle
prerogative speciali di diritto e alle condizioni da negoziare in caso di
riunione al Piemonte.
Nelle note di Gallesio
compare anche il contenuto integrale di un decreto del 5 ottobre, inviato con
messaggio cifrato, con il quale veniva reso ufficiale
lo stanziamento di una somma immediatamente disponibile per ogni eventualità:
‘E’ messa a disposizione del Marchese Brignole la somma di lire quindicimila
per spese segrete: egli inoltre è autorizzato a promettere una somma di fiorini
d’argento centocinquantamila in totalità a una sola persona o ripartita tra
diverse, all’oggetto di conservare l’indipendenza e la forma di un libero
Governo, l’integrità o almeno la maggior parte del territorio, e, nel caso meno
favorevole all’oggetto, di conservare l’indipendenza e la maggior parte del
territorio sotto un Principe proprio residente in Genova e costituzionale. Si intende per maggior parte del territorio quella che si
estende dal fiume Magra fino al Capo delle Mele a Ponente. Questa somma non
potrà in nessun caso essere promessa che dopo la consecuzione dei vantaggi
indicati. Sarà pagata dentro un anno a scadenze non
minori di fiorini venticinquemila. Firmato Il Presidente del Governo Serra e il
Segretario Crocco’.22 Risulta
pertanto evidente che le speranze di ottenere un qualche risultato percorrendo la
strada della diplomazia andavano rapidamente affievolendosi e che il Governo
Provvisorio non esitò a mettere sul tavolo una somma cospicua fidando nella,
ahimé, da sempre riconosciuta potenza di persuasione del denaro. Anche la Massoneria ligure fece sentire la sua presenza con
appelli diretti a lord Bentinck.
Non mancarono altre proposte escogitate dalla
Delegazione e accettate dal Governo Genovese: si legge
infatti negli appunti di Gallesio che il dispaccio numero 9 del 21
novembre autorizzava il Ministro Brignole ad offrire la città e il porto di La
Spezia ai diplomatici inglesi al fine di ottenere il loro appoggio e il loro
sostegno alla proposta di assegnare a Genova un Principe della Casa d’Austria
che ne mantenesse l’autonomia. Veniva inoltre presentata,
per essere sottoposta alla considerazione dei diplomatici del Congresso,
l’enunciazione di un disegno abbastanza complesso che prevedeva la cessione del
Tortonese a Milano da parte del Re di Sardegna e l’annessione risarcitoria del
Ducato di Piacenza al Regno Sardo. Con una breve annotazione a margine dello
stesso dispaccio, la Giunta Genovese comunicava alla sua Delegazione che era
stato stampato a Novara e largamente distribuito a Torino un opuscolo, già
pubblicato a Londra, inneggiante alla libertà, all’indipendenza e alla dignità
di Nazione per gli Italiani e, con una ulteriore
postilla, notificava altresì un provvedimento che prevedeva, a favore del
Segretario di Legazione Gallesio, una gratificazione di lire mille deliberata
dal Governo ‘[...] informato da Voi e dal sottoscritto
(Presidente Serra) con quanto zelo e
intelligenza egli Vi asseconda per promuovere costì gli interessi della
Patria’.
Nel dispaccio numero 10 del
22 novembre la Giunta comunicò al Ministro Brignole che, nel caso fosse stata
definitivamente decretata l’annessione del Genovesato ad una potenza straniera,
l’elenco delle condizioni e dei privilegi da concordarsi attraverso le vie
diplomatiche avrebbe dovuto opportunamente essere
presentato da un Governo amico e non da quello Genovese. Infine, nel dispaccio
numero 11 (che Gallesio rileva segnato erroneamente numero 10)
del 23 novembre, la Giunta inviò una nota ufficiale di protesta da presentarsi
solennemente nella sede del Congresso qualora fossero venute meno le ultime
incertezze sulla decisione dei Sovrani che l’avevano convocato. Aggiunse il
suggerimento al Marchese Brignole di assumere nella circostanza la veste di
Ministro Plenipotenziario, precisando però che avrebbe dovuto mantenersi pronto
a ripiegare sulla qualifica più riduttiva di Deputato nel caso, piuttosto
probabile, che la nota non fosse stata accettata se presentata da un Ministro
ritenuto non legittimato. Preannunciava inoltre
l’arrivo di lord Bentinck (e Gallesio precisò nelle sue note che il Maggior
Generale inglese era già giunto a Vienna in incognito), e che le notizie
trapelate sui colloqui da lui avuti con il Comandante militare della Piazza di
Genova Dalrimple avevano convinto il Governo che l’unione dello Stato di Genova
con quelli del Re di Sardegna era ormai da considerarsi di imminente
esecuzione.
I contenuti di questi
carteggi permettono di rilevare che l’unica presa di posizione chiara in favore
dei desiderata genovesi fu quella assunta dal cav.
Pedro Gomez di Labrador, Ambasciatore di Spagna, il quale in una lettera citata
da Brignole nella sua memoria23 affermò che il governo
spagnolo era pronto ad assumersi l’impegno di appoggiare le richieste del
Popolo Genovese volte a ‘[...] conservare la sua
indipendenza e il suo antico Governo Repubblicano o di godere dello stesso
vantaggio sotto un Principe di una delle tre Auguste Case che vi si trovano
designate [...]’. E quando ogni sua aspettativa restò
disattesa e caddero definitivamente tutte le speranze il rassegnato Governo
Genovese concluse amaramente: ‘[...] Non ci rimane quindi altro che adempiere
ad un triste e onorevole dovere, quello di protestare che i diritti dei
Genovesi all’indipendenza possono essere misconosciuti, ma non potranno essere cancellati [...]’.24
L’ultima nota manoscritta di
Gallesio fa riferimento alla notizia che il 24 dicembre il Marchese Charles de
Corail, aiutante di campo del Re di Sardegna, era giunto
a Torino per riferire in maniera ufficiale che il verbale della seduta del 12
dicembre aveva ratificato la definitiva cessione di Genova e di tutto il suo
territorio al Regno Sardo. E Gallesio, facendosi interprete del sentimento di indignazione con cui fu accolto il penoso e umiliante
sacrificio dell’autonomia ligure, in un impeto di sdegno dichiarò in forma
lapidaria e relazionale: ‘La Serenissime République de Gênes a enfin péri sous
les coups meurtriers de l’ambition et de la révoltante injustice des Monarques
copartegeant l’Europe’.25
Il 26 dicembre, con un
drammatico proclama, il Governo Provvisorio ‘non d’altro fornito che di
giustizia e ragione’ e ormai rassegnato di fronte
all’ineluttabile comunicò ai Genovesi le sue dimissioni, raccomandando ‘a tutti
i Popoli del Genovesato la tranquillità, della quale non è alcun bene più
necessario alle Nazioni’. (fig. 5)
Il 30 dicembre il Re di
Sardegna Vittorio Emanuele promulgò le Regie Patenti che sancivano l’unione del
territorio della Repubblica di Genova al Regno Sardo. Venne nominato Commissario Plenipotenziario il cavaliere
Ignazio Thaon di Sant’Andrea e di Revel con tutte le funzioni e le attribuzioni
già esercitate dal Governo Provvisorio. Nelle Regie Patenti inoltre furono
elencati i privilegi, ossia le condizioni speciali di diritto sulle quali si
era ottenuto un accordo in sede di trattative diplomatiche. Le particolari prerogative
concesse, intese soprattutto a salvaguardare la dignità dei Genovesi che
avevano chiesto di essere equiparati senza pregiudizio agli altri sudditi del
Regno di Sardegna e di essere sottoposti alle medesime leggi e agli stessi
regolamenti, furono dettagliatamente elencate sotto diciassette voci numerate.
(fig. 6)
Il documento ufficiale,
costituito dal testo delle Regie Patenti pubblicate dalla Stamperia Reale di
Torino, non presenta sostanziali modificazioni se confrontato con un
manoscritto autografo conservato nell’archivio Gallesio-Piuma. Questo
manoscritto, vergato in lingua francese con l’inconfondibile grafia di
Gallesio, consta di due carte doppie con testo scritto su otto facciate su metà
di ogni foglio diviso per lungo, non è datato e reca il
seguente titolo: ‘Conditions qui doivent servir de base à la réunion de l’État
de Gênes à ceux de Sa Majesté Sarde’. (fig. 7)
I concreti e ufficiali
riconoscimenti dell’attività svolta da Gallesio e dell’encomiabile impegno da
lui profuso nel difendere l’indipendenza della Repubblica Genovese al Congresso
di Vienna si concretizzarono anche, come si è visto,
in gratificazioni pecuniarie corrispostegli dal suo Governo. A ciò devono
essere aggiunte le testimonianze che si ricavano dai suoi appunti manoscritti
privati che consentono a chi scrive non da storico, ma in veste di cronista
curioso, di ricavare notizie su fatti noti e su retroscena meno conosciuti. La
verifica diretta di informazioni e ragguagli sulla
pagina più amara della vita dell’antica e gloriosa Repubblica di Genova
condotta su note autografe personali che, in quanto tali, possono essere
accreditate della più schietta genuinità, offre la possibilità di integrare
notizie storiche di importanza più rilevante e di conoscere le dichiarazioni
rese in quei momenti, dalle quali traspare nitidamente il pensiero politico e
l’atteggiamento comportamentale di chi le ha compilate. Questi documenti
originali acquistano cioè un particolare significato
in quanto da essi si ricavano notizie di fatti che, anche se accessori, spesso
non sono conosciuti, svelano pensieri e disegni dei personaggi cui fanno
riferimento, fanno chiarezza e rendono viva la realtà storica e permettono un
giudizio sull’opera dei protagonisti sulla base di testimonianze e fonti di
prima mano sicuramente degne di fiducia.26
E’ possibile peraltro che chi
non fu testimone diretto della condotta della Delegazione Genovese al Congresso
di Vienna sia stato tratto in inganno da un documento
ufficiale (datato Vienna 1 dicembre 1814) inviato dal visconte di Castlereagh
al Ministro inglese della Guerra conte Bathurst. In tale dispaccio figurava la
seguente affermazione: ‘[...] Questo rapporto non è
stato ancora confermato dai Plenipotenziari delle diverse Potenze; ma ho il
piacere di informare la S.V. che è stato approvato dal
Marchese Brignole che in questa sede è rivestito di pieni poteri da parte del
Governo di Genova [...].’ In sostanza, Castlereagh faceva riferimento ad una
pretesa approvazione del Marchese Brignole, Deputato di Genova, alle concessioni
stipulate in Vienna a favore dei Genovesi.
Queste affermazioni devono
considerarsi non corrispondenti a verità e furono
inequivocabilmente smentite dalla nota ufficiale di protesta presentata
da Brignole in sede di Congresso il 16 dicembre 1814 e quindi in data
posteriore a quella del testo sopra citato. Soltanto in periodo successivo
Brignole venne a conoscenza della fuorviante
affermazione contenuta nel dispaccio di Castlereagh ed ebbe modo di constatare
che numerosi documenti ufficiali del Governo Genovese e del suo rappresentante
al Congresso di Vienna non erano stati resi noti pubblicamente. La sorpresa e
l’indignazione lo indussero pertanto, al fine di
tutelare la propria onorabilità, a scrivere un circostanziato memoriale che è
conservato nell’archivio Gallesio-Piuma.27 Anche Brignole, come
Gallesio, tenne a sottolineare il pieno apprezzamento del suo Governo in ordine
all’espletamento dell’incarico a lui affidato e, nella sua memoria, citò un
dispaccio a lui inviato in data 23 novembre 1814 che affermava: ‘Comunque le
nostre speranze vadano a vuoto il Governo Vi rende unanime testimonianza che se
potevano adempirsi, lo sarebbero state per Voi, tanto è lo zelo e la sagacità
adoperata in questo spinosissimo affare’.
Le carte a cui si è fatto
cenno rivestono un sicuro interesse e costituiscono una preziosa testimonianza
di rapporti informali ed episodici intercorsi tra la delegazione genovese e
interlocutori diversi, tra i quali risaltano sostenitori inflessibili
dell’orientamento diplomatico del loro paese come Castlereagh e l’intransigenza
dell’austriaco Principe di Metternich, le cui gelide asserzioni: ‘L’Italia è soltanto un’espressione geografica’ o ‘le
repubbliche non vanno più di moda’, sono divenute famose. Tali fonti su una
delle pagine più drammatiche della storia della Superba possono rappresentare una utile integrazione ai pochi documenti di interesse
genovese rinvenibili nei Papers dell’italofilo W. Bentinck che si trovano nella
Biblioteca Hallward di Nottingham e che sono stati richiamati recentemente da
Grendi.28 Dalle carte esaminate e
conservate nell’archivio Gallesio-Piuma emergono considerazioni di carattere
strategico - militare sul sistema difensivo da adottarsi da parte di una
Repubblica Genovese indipendente e sono riportate in esse attente riflessioni
intese a dimostrare come l’integrità del suo territorio costituisse una
condizione di interesse generale per l’Europa. Veniva
discussa e respinta l’idea di una forma di città libera autogovernata di tipo
anseatico con soltanto qualche miglio di circondario: si riteneva infatti che
questa soluzione avrebbe portato a breve scadenza la città a seguire le sorti
dello smembramento del territorio della Repubblica. Un sicuro vantaggio, anche
e soprattutto dal punto di vista commerciale, era invece ritenuto conseguente
alla conservazione dell’indipendenza dello Stato sotto la protezione del
Governo Inglese. Non mancavano accorati e indignati riferimenti alle ripetute
dichiarazioni, rilasciate dalle Potenze Alleate in sede ufficiale, con le quali
era stato solennemente affermato che le Nazioni
Europee avrebbero rispettato la reciproca indipendenza, che non sarebbero stati
più innalzati edifici politici sulle rovine di Stati una volta liberi e felici
e che l’alleanza politica e militare avrebbe avuto per finalità una pace
generale nella quale avrebbero potuto essere assicurati i principi di tutela
dei diritti, dell’indipendenza e della libertà di tutte le Nazioni. Venivano inoltre messe in chiara evidenza le aspettative e
le speranze riposte sulla solenne dichiarazione delle Alte Potenze che sanciva
la restituzione della loro indipendenza agli Stati oppressi e veniva
sottolineato il fatto che un Generale Inglese era entrato nel territorio
genovese ostentando questa dichiarazione. Veniva
sostenuta la convinzione, basata su opinioni fermamente acquisite, che un paese
militare e agricolo come lo Stato Sardo era per sua natura essenzialmente in
contrasto con un Paese commerciale come Genova. Ne derivava per conseguenza
che, nel caso infausto di un mancato mantenimento dell’assetto repubblicano,
sarebbe stato comunque preferibile il governo di un
Principe strettamente legato alle Alte Potenze che reggevano l’Europa al quale
fosse affidato il compito di conservare l’indipendenza dei Genovesi, sulla
falsariga di quanto si verificava per i popoli della Toscana, del Modenese e
degli Stati di Piacenza e di Parma.
Da quanto esposto è facile
desumere che i documenti conservati nell’archivio gallesiano rivestono un
notevole interesse e che, dopo essere stati sottoposti ad un approfondimento e
ad un esame condotto con adeguata competenza e levatura, meritano forse di
essere integralmente pubblicati.
A distanza di oltre due
decenni dalla fine del Congresso di Vienna Gallesio utilizzò,
in maniera per la verità molto sommaria, i suoi appunti e i documenti che erano
in suo possesso per scrivere un saggio di ventotto carte intitolato: Saggio storico della caduta della Repubblica
di Genova e sua riunione col Piemonte.29 La decisione di scrivere
questa relazione, redatta per sommi capi e senza accenni di carattere
personale, fece seguito ad una richiesta a lui rivolta dallo storico Carlo
Varese il quale intendeva documentarsi sul Congresso di Vienna avvalendosi di
notizie di prima mano fornite da chi aveva vissuto in maniera diretta e
partecipe quegli avvenimenti. Gallesio fece dono allo storico del suo
manoscritto che peraltro dovette subire variazioni e tagli da parte dei
revisori di Genova e di Torino; il testo censurato fu quello utilizzato da
Varese ed è lo stesso che compare nell’opera in otto volumi pubblicata a Genova
da questo autore negli anni dal 1835 al 1838.30
Gli autografi della Storia del Varese
e del Saggio di Gallesio vennero
acquistati per la Berio dal Comune di Genova nel 1910 e furono pagati 150 lire
oro. Il Saggio storico di Gallesio venne pubblicato a Genova da La Berio nel 1974 con
introduzione di L. Marchini e con trascrizioni e note a cura di W. Piastra.
Il
periodo della Restaurazione
L’annessione forzata della
Repubblica Genovese alla Monarchia Sabauda, avvenuta dopo un millennio di indipendenza sovrana, ebbe la sua consacrazione ufficiale
il 3 gennaio 1815 con il Proclama promulgato da Thaon di Revel, nominato
Commissario Plenipotenziario per il Ducato di Genova.
Conclusa la missione
diplomatica Gallesio prolungò la sua permanenza nella capitale austriaca fino all’8 febbraio 1815. Durante il soggiorno viennese curò la
pubblicazione in lingua tedesca della sua Teoria
della Riproduzione Vegetale.31 Il fatto di avere dimorato
stabilmente a Vienna per un periodo di oltre sei mesi gli consentì peraltro di
fare attente e metodiche osservazioni sugli ingegnosi sistemi adottati dai
giardinieri locali e di annotare meticolosamente dati sul clima, sul mercato,
sulle varietà della frutticoltura austriaca e sulle caratteristiche delle serre
del castello di Schoenbrunn e del giardino del
Principe di Schwarzenberg.
Le trattative diplomatiche
intercorse durante il Congresso di Vienna avevano
stabilito condizioni speciali di diritto accordate ai funzionari governativi
della Repubblica Genovese: essi avevano ottenuto il privilegio di essere
reinseriti nella nuova compagine statale con prerogative analoghe a quelle di
cui erano stati istituzionalmente titolari.
Nel manoscritto di Gallesio,
che faceva riferimento alle condizioni che avrebbero dovuto servire di base per
l’annessione di Genova al Piemonte, l’articolo 16 prevedeva che: ‘S.M. prendra particulierment en considération la situation
des Employés actuels de l’État de Gênes’.32 Lo stesso concetto era
pressoché letteralmente ribadito nelle Regie Patenti promulgate il 30 dicembre
1814 da Vittorio Emanuele I, nelle quali venivano ufficialmente sanciti i
privilegi concordati e concessi ai Genovesi. Si legge infatti
nell’articolo 16 del documento ufficiale: ‘Prenderemo particolarmente in
considerazione lo stato degl’Impiegati attuali Genovesi’.33
Sulla base
di queste
precise disposizioni il Marchese di San Marzano, avveduto Plenipotenziario del
Monarca Sabaudo, invitò Brignole Sale a stilare e a fargli pervenire un elenco
di personaggi della scomparsa Repubblica i quali possedessero le qualità
adeguate al reinserimento e l’attitudine e la preparazione necessarie a
rivestire incarichi e incombenze nello Stato piemontese. Al primo posto di
questa lista figurava il nome di Giorgio Gallesio e il marchese Brignole
scriveva di lui: ‘[...] E’ dotato di non mediocre
talento, assai versato nelle Scienze naturali e specialmente nella Botanica
[...]. Un Segretariato di Legazione o un Ispettorato di Studi nell’Università
sembrerebbero i posti più adattati al suo talento [...]’.34 E il Marchese di San Marzano
scrisse a Vallesa, Ministro degli Esteri a Torino: ‘[...] Son [di Brignole] Secrétaire de légation est Mr. Galesio, personne bien
née, de Final, homme d’esprit et de bons principes [...]. Il a été Sous Prefet
à Pontremoli et on a été fort content. Il serait bon comme administrateur ou
comme chargé d’affaires [...]’.35
Una scrittura autografa
conservata nell’archivio Gallesio-Piuma dà modo di ricavare dalla fonte diretta
queste informazioni:36 ‘[...] Finita la sua (del postulante Giorgio Gallesio) missione e rassicurato dal
Marchese di San Marzano, Ministro di S.M. il Re Vittorio Emmanuele in Vienna,
egli si presentò nel 1815 in Torino al suo nuovo Sovrano per fargli ommaggio
della sua sudditanza, e ne ottenne l’accoglienza la
più graziosa, e l’assicurazione di un impiego equivalente a quello che aveva
avuto sotto il Governo Genovese, espressa in questi termini: Voi avete servito bene il vostro Governo e
vi stimo; sono certo che servirete me pure con zelo uguale. Darò ordine al
Conte di Vallesa di darvi un impiego. Tranquillo su queste parole il
ricorrente si ritirò nella casa paterna per aspettare il suo destino. Egli credette
che l’importunare il Ministro con delle sollecitazioni, come si faceva dagli
altri Impiegati, sarebbe stato per lui un mancare di rispetto al suo Principe e
di confidenza nelle sue promesse, ma il silenzio fu interpretato sinistramente
e fu obbliato. Intanto ritornò da Vienna il Marchese di San Marzano e, sorpreso
di non vedere il c.te Gallesio nel quadro degli
Impiegati, ne chiese ragione. Egli sapeva che S.M. si era impegnata ad
accogliere al suo servizio gli Impiegati del Governo Genovese o a compensarli
con una pensione, e rammentava che, indipendentemente da questa misura
generale, egli come Ministro di S.M. al Congresso, aveva rassicurato il
Segretario della Legazione Genovese a Vienna che S.M. contenta di lui gli
avrebbe avuto un particolare riguardo. Il Ministro diede sfogo alla di lui domanda dicendo che il c.te
Gallesio non si era più presentato e che con ciò aveva rinunciato ai favori di
S.M. Dispiaciuto di questa supposta mancanza, il Marchese di San Marzano ne
fece rimprovero al ricorrente e lo chiamò intanto al servizio nel suo Ministero
nominandolo Commissario di Leva nella provincia di Savona. L’impiego non era
lusinghiero, ma il c.te Gallesio, premuroso di
smentire la falsa interpretazione data alla sua delicatezza, non tardò un
momento a lasciare Firenze ove si era reso per un’intrapresa letteraria, e
dichiarò a S.E. che, non vedendo negli impieghi che l’onore di servire S.M., si
faceva un dovere di rendersi immediatamente al suo posto [...]’.
Il memoriale da cui vengono ricavate le notizie riferite fu allegato in copia a
una serie di lettere inviate ad influenti componenti del Governo Sabaudo per
avere da loro interessamento ed appoggio alla inoltrata richiesta della
pensione riservata agli insigniti dell’Ordine Civile di Savoia. In queste
lettere Gallesio ribadiva che la attribuzione di un
incarico adeguato a quelli prestigiosi da lui ricoperti sotto gli antichi
Governi era stata pregiudicata e impedita a causa della falsa interpretazione
del suo dignitoso silenzio e dal fatto che aveva ritenuto disdicevole e
sconveniente fare ricorso a ripetute richieste e ad insistenti suppliche.
Scriveva infatti Gallesio: ‘[...] Un sentimento di
dignità che non può essere condannato da chi ha anima [...]
mi ha alienato da un Governo che mi ha obbliato. Ho
avuto la riserva di non sollecitare un impiego che doveva essermi dato [...];37 e ancora: ‘[...] Io ero
contemplato da una Regia Patente emanata in faccia all’Europa e avevo avuto le
assicurazioni le più lusinghiere da parte del mio nuovo Sovrano e dei suoi
Ministri. Potevo con questo sollecitare come gli altri impiegati volgari e
rendermi importuno? Il mio dovere era di presentarmi al mio nuovo Principe per
offrirli la mia devozione e poi aspettare in silenzio e confidenza disposizioni
Sovrane [...]’.38 Nella copia autografa di una
terza lettera si legge inoltre: ‘[...] Il mio caso è
un vuoto che il Governo deve riempire. Si tratta di dar compimento ad una
disposizione solenne presa dal Re in faccia all’Europa [...]. Mi si è fatto un
delitto di non averlo sollecitato all’epoca dell’unione del
Genovesato alli Stati di Sua Maestà e la mia riserva è stata tacciata di
fierezza. Io desidero lavarmi di questa taccia. Credo di averlo già fatto [...] con l’accettare un impiego così
fuor di proporzione con quelli che avevo coperto prima dallora e finalmente con
una condotta senza macchie [...]. Io figuro sempre come un’eccezione e
un’eccezione nell’adempimento di una disposizione Sovrana è sospetta per chi ne è l’oggetto o è ingiuriosa per chi l’ha fatta [...]’.39
La disamina del suo
epistolario permette tuttavia di rilevare che Gallesio, già negli anni
immediatamente susseguenti al Congresso di Vienna, godeva di
grande stima negli ambienti ministeriali torinesi. Ciò si desume da una lettera
a lui inviata il 1º luglio 1816 dall’Intendente Generale del Governo Sabaudo,
conte Gaschi, nella quale si legge: ‘[...]
Permettetemi amico preziosissimo di farvi dei rimproveri sulla non mantenutami
parola che mi deste personalmente l’anno scorso quando
ebbi il piacere di vedervi a Torino. Voi mi prometteste
di scrivere un opuscolo interessantissimo che doveva portare il titolo
‘Vantaggi che devono sentire il Piemonte e la Liguria colla loro unione in un
solo stato’. Li vostri amici Vi conoscono poeta
esimio, bottanico eccellentissimo; devono conoscervi anche come politico fino
[...] essi hanno il diritto di aspettarsi da Voi
istruzioni politico - economiche. La doppia vostra qualità di
impiegato diplomatico e di amministratore deve avervi fornito dei lumi
interessantissimi: sviluppateli, redigeteli, scrivete e mantenete la vostra
parola; io ve ne prego caldamente. L’idea che mi comunicaste
del modo col quale pensavate di scrivere non può che riuscire vantaggiosissima
per le nostre due Nazioni: io devo ardentemente desiderarlo come Piemontese,
voi dovete prestarvi come Ligure [...].’40 Tuttavia soltanto dopo oltre
un anno dalla fine del Congresso di Vienna, nel 1816, Gallesio fu nominato
Commissario di Leva per la circoscrizione di Savona. L’incarico non aveva
sicuramente il prestigio sufficiente a soddisfare le aspettative
e le ambizioni di Gallesio: nei suoi rapporti epistolari con le persone amiche
egli lo definì addirittura disgustoso.41 Non è tuttavia del tutto
fuori luogo azzardare l’ipotesi che tale incombenza, pur ricoperta senza alcun
entusiasmo e anzi con malcelata riluttanza, fosse a lui non del tutto sgradita
in quanto utilizzata come una sinecura remunerata, poco faticosa e di scarsa
responsabilità, che non richiedeva una presenza costante sul posto di lavoro e
non costituiva impedimento ai suoi sempre più pressanti e prioritari impegni di
studio. Era questo infatti il periodo in cui erano
iniziati i primi contatti con Giovanni Rosini e in cui veniva messa in cantiere
l’impresa editoriale che avrebbe portato alla pubblicazione della Pomona Italiana.42
A sostegno di questa ipotesi può essere invocato il fatto che, nei sette
anni in cui Gallesio rivestì l’incarico di Commissario di Leva, i suoi viaggi
non subirono la benché minima interruzione, anche perché favoriti e permessi da
lunghi periodi di congedo che Gallesio facilmente otteneva dagli amici che
facevano parte del Ministero da cui dipendeva. Il suo assenteismo dal posto di
lavoro è ben dimostrato dalla minuta di una lettera, datata Padova 26 ottobre
1821 e indirizzata a un non meglio identificato Ill.mo
Signore, nella quale si legge: ‘[...] Io mi trovo a Padova, da dove mi renderò
a Modena per Bologna, onde essere in misura di portarmi a Genova se così mi
ordinerà o di continuare il mio viaggio se V.S. ha la bontà di permettermelo.
La prego dunque a volermi diriggere a Modena la di lei risposta, che spero
favorevole, e che sarà per me di una somma importanza dipendendo da ciò degli
interessi di molto rilievo [...]’.43
La supposizione
che Gallesio fosse restio ad occupare posti che richiedevano una
presenza costante ed un impegno personale soverchiamente vincolante sembra
avvalorata dal fatto che egli non esitò a rifiutare cariche anche di un certo
prestigio. Lo dimostra una lettera al cugino Littardi spedita da Finale il 30
marzo 1819 nella quale Gallesio manifestò in maniera esplicita il suo pensiero: ‘[...] Vi ringrazio delle congratulazioni che mi fate ma vi
osservo che non le merito, in primo luogo perché non
sta la notizia sparsa della mia nomina in Intendente, in secondo luogo perché
se fosse vera io mi troverei obligato per la seconda volta a pregare S.M. a
scusarmi. La mia situazione di famiglia, i miei interessi, le mie attuali
disposizioni di spirito e la mia intrapresa letteraria della Pomona mi mettono
nell’impossibilità di accettare un impiego che domanda tutto l’uomo e che
obliga a spatriare. Quando ritornai di Vienna mi fu oferta dal Ministro
l’Intendenza di Alba e mi scusai perché già mi ero
proposto di godere della mia libertà e di darmi alla campagna. Ora molti nuovi
impedimenti si sono agiunti a quelli d’allora e già li ho messi in parte sotto
gli occhi del Ministero l’anno scorso a Torino nel domandare l’autorizzazione
di sogiornare a casa mia, sebbene come commissario di leva fossi
obligato al domicilio in Savona, facendole sentire che anche questo legero
impiego mi riesciva di peso. Dopo tutto questo sarebbe
strano che fossi nominato ad una piazza di Intendente e più strano ancora che
fossi assai pazzo per accettarla [...].’44
L’incarico di Commissario di
Leva in Savona si concluse nel 1823, anno in cui
Gallesio chiese ed ottenne il pensionamento, favorito in questo
dall’interessamento del cav. Maurizio de Geneys, comandante del corpo dei
Carabinieri Reali in Torino e fratello di S.E. il Ministro della Guerra e della
Marina. In data 15 luglio S.M. Carlo Felice promulgò un Regio Rescritto con il
quale ‘in considerazione dello stato di salute in cui mi trovo e degli
importanti lavori letterarj da me intrapresi [sic] e avuto riguardo alla maniera lodevole colla quale ho sinora sodisfatto alle mie incombenze, si è degnato
accordarmi la dispensa dell’Uffizio di Commissario di Leva in Savona,
accordandomi un annuo trattamento di L. n. 250 sino a che [sic] sii in stato di riprendere servizio e
sia destinato ad incombenze adattate alle cognizioni e circostanze sue’.45 Si concluse così l’excursus
ufficiale di Giorgio Gallesio nella pubblica amministrazione. A coronamento
di esso, negli anni successivi, Gallesio poté
fregiarsi di alcune onorificenze dovute sia all’antica e riconosciuta nobiltà
della famiglia già ripetutamente onorata da Sovrani stranieri sia agli
indiscussi meriti che egli andava acquisendo in campo scientifico: dal Re Carlo
Felice nel 1824 fu infatti insignito dell’Ordine Militare dei Santi Maurizio e
Lazzaro e nel 1828 del titolo comitale;46 il Re Carlo Alberto nel 1832
conferì inoltre al conte Giorgio Gallesio la nomina di Cavaliere dell’Ordine
Civile di Savoia e dispose, con Regio Brevetto, l’assegnazione a suo favore di
una pensione di lire ottocento annue.47
Le ripercussioni derivanti
dalla Rivoluzione Francese e dal periodo napoleonico avevano frattanto
determinato in Italia le condizioni in cui sarebbero maturate le idee
risorgimentali di indipendenza, di libertà e di unità.
Non è possibile ricostruire
in maniera documentata il pensiero politico di Gallesio sui primi movimenti
insurrezionali organizzati dalla Carboneria o sull’attività intellettuale dei
gruppi illuministici che caratterizzarono i primi albori del Risorgimento. Un
suo coinvolgimento diretto è quasi certamente da escludere, sia per il suo
temperamento moderato e mansueto sia, soprattutto, perché impegnato con
dedizione totale alla ricerca e alla sua grande impresa editoriale.
Nondimeno è molto probabile che
Gallesio abbia vissuto da vicino la vita delle società segrete e dei moti
insurrezionali, anche se la sua eventuale partecipazione può essere ritenuta
passiva e limitata alla mera conoscenza. Questa supposizione viene
giustificata dal fatto che Gallesio manteneva rapporti di grande amicizia con
Bianca Milesi Mojon,48 affettuosamente legata a sua
nuora Pellina Piuma ed abituale frequentatrice della famiglia Gallesio nella
casa di Finale. Non è pensabile infatti che una donna
di cultura, politicamente impegnata nei movimenti liberali e carbonari
clandestini e in costante rapporto con gli illuministi lombardi e piemontesi
raccolti intorno a Il Conciliatore, il cui programma politico era indirizzato
soprattutto ad espellere l’Austria dalla Lombardia e ad ottenere un regime
costituzionale, abbia sottaciuto con l’amico di famiglia temi di così grande
momento. Le numerose lettere da lei inviate a Gallesio e conservate
nell’archivio Gallesio-Piuma non fanno mai riferimento a fatti politici o
cospirativi; ma il silenzio su avvenimenti che per ovvi motivi dovevano essere
trattati con la massima riservatezza sembra ampiamente giustificato. Gli
argomenti ricorrenti nell’epistolario sono infatti
circoscritti al campo letterario, scientifico, sociale o semplicemente
familiare.
La naturale propensione a dedicare la sua
attenzione a problemi di interesse generale, sulla
base anche delle acquisite esperienze in campo amministrativo, spinse Gallesio
ad impegnarsi nell’affrontare questioni o nel promuovere iniziative da lui
ritenute di pubblica utilità anche quando ciò non costituiva un suo specifico
obbligo legato all’esercizio di attribuzioni a lui ufficialmente assegnate.
Negli anni successivi al
pensionamento Gallesio accettò, tra le altre cose, l’incarico di patrocinare
gli interessi e le ragioni degli agrumicoltori dell’estremo ponente ligure nei
confronti del Principe di Monaco. Il problema derivava dal fatto che S.A.S. il
Principe di Monaco, pur giovandosi della protezione di S.M. il Re di Sardegna, contravveniva alle condizioni pattuite con il
Trattato di Stupinigi stipulato l’8 novembre 1817 e aveva instaurato misure
protezionistiche a favore dei sudditi del Principato. Questi provvedimenti
erano stati assunti dal Principe in seguito ad una norma di giurisprudenza
delle Nazioni Europee per la quale ciascun Governo
aveva il diritto di adottare tutte le misure ritenute utili alla prosperità dei
suoi sudditi, anche nel caso in cui le stesse avessero apertamente arrecato
danno agli interessi dei paesi confinanti. Con tali norme il Principe permetteva
ai cittadini soggetti alla sua sovranità di commercializzare gli agrumi nello
Stato Sardo, mentre impediva che la stessa attività commerciale venisse espletata nel Principato dai sudditi del Governo di
Torino. Nell’epistolario gallesiano è conservata una lunga lettera nella quale
il portavoce degli interessati alla coltivazione e al commercio degli agrumi
della Riviera di Ponente esprimeva a Gallesio il riconoscente ringraziamento
degli agrumicoltori per la considerazione da lui dimostrata alla loro
situazione, per il suo intervento a tutela dei loro interessi e per l’efficace
difesa dei loro diritti esercitata presso il Governo di S.M. Sabauda.49
Costante e spesso determinante fu l’apporto di Gallesio inteso ad ottenere
risultati indispensabili allo sviluppo dell’economia di Finalborgo, sua città
natale. Egli infatti, esercitando la sua influenza di
prestigioso cittadino della comunità finalina e facendo leva sulle autorevoli
amicizie che poteva vantare nei centri di potere, si occupò particolarmente di
problemi di viabilità. Per facilitare il suo compito e per conferirgli una
veste più ufficiale, l’accorta Civica Amministrazione di Finalborgo decise di
dare formale riconoscimento alla sua posizione di pubblico amministratore: nel
1829 Gallesio fu eletto Consigliere Ordinario della Città e il 23 marzo 1832 venne nominato Deputato di Finalborgo presso il R. Governo
Sabaudo.50 (fig. 8) I problemi
concernenti le vie di comunicazione furono sicuramente al centro delle sue
attenzioni, ma la sua intraprendente attività ha riscontri anche in altri
settori, quali il restauro della Chiesa e Convento di Santa Caterina dei
Domenicani, il mantenimento a Finale della sede del Tribunale di Prefettura, la
difesa degli interessi di Finalborgo minacciati da manovre tendenti ad
accorpare il locale Collegio delle Scuole Pie al Collegio dei Barnabiti della
Marina e il sostegno della allocazione di un’area cimiteriale in un terreno
lontano dall’abitato, in polemica con il sindaco Giaccheri. Profuse inoltre con
successo il suo impegno per conservare al Comune di Finalborgo, capoluogo
giudiziario della Provincia di Albenga, una secolare
prerogativa che da secoli lo rendeva custode dei campioni di pesi e misure già
del Marchesato.
L’acquisita parentela con il
conte Ferdinando Piuma di Prasco,51 che nel 1834 era stato nominato dal Re Carlo Alberto
Presidente della Navigazione degli Stati Sardi, stimolò l’interesse di Gallesio
anche per i problemi del porto di Genova. (fig.9)
Le notizie e i fatti appresi
dall’illustre consuocero sulle leggi e sugli ordinamenti di politica portuale
vigenti in quell’epoca, furono da lui utilizzati per impostare il tentativo di
fornire un concreto contributo inteso a condurre a soluzione determinate
questioni rese difficili da conflitti di idee e di
interessi. Anche in questo campo, così come in quello che gli era più congeniale delle Scienze Naturali, la versatilità
multidisciplinare di Gallesio lo indusse all’elaborazione di idee e di
strumenti per rendere concrete e dinamiche le soluzioni di problemi del suo
tempo; il suo pensiero e le sue considerazioni venivano proposte conciliando
un’analisi partecipe e un ragionamento intellettuale o pragmatico con una
verifica empirica fondata sull’esperienza, applicata talora senza attendere
alle dottrine e alla ragione scientifica. Il suo consiglio era quello di privilegiare le competenze di studiosi e tecnici qualificati
nell’ambito dei vari problemi e, a questo proposito, raccomandava di seguire
l’illuminato esempio del Granduca di Toscana. Scriveva
infatti: ‘[...] In quel paese quando il Ministero propone qualche misura
finanziera il Granduca fa portare e propone il quesito all’Accademia dei
Georgofili; in essa si leggono delle memorie che sono
stampate nei suoi atti e il Sovrano, in Consiglio di Stato, decide come stima,
ma nel decidere Egli ha la convinzione di farlo con cognizione di causa e con
sodisfazione del publico [...].’52
Sia i politici sia gli
economisti dimostrarono di tenere in giusta considerazione l’impegno di
Gallesio che finì per acquisire il ruolo di pubblico consulente
nell’interpretazione di fatti e di regole economiche anche nell’ambito della
politica portuale.
Significativa e intelligente fu la
presenza attiva di Gallesio nel campo della sanità pubblica e la sua connaturata
intraprendenza si manifestò soprattutto nel propugnare l’organizzazione di
servizi di profilassi e nel sostenere misure e provvedimenti indirizzati a
contrastare l’espandersi di epidemie di rilevantissima importanza sanitaria e
sociale. Convinto assertore dei progressi della scienza medica, egli non esitò
a schierarsi in favore della vaccinazione antivaiolosa in una regione, la
Liguria, in cui tale pratica fu oggetto di opinioni
fortemente contrastanti e di critiche anche feroci.53 Gallesio non manifestò perplessità o incertezze neppure
in ambito familiare allorché, nel 1806, sottopose il figlioletto Giovanni
Battista, da lui chiamato affettuosamente ‘Bacciccino’, alla vaccinazione
jenneriana, seguendone con comprensibile trepidazione l’evoluzione e documentandone
accuratamente i particolari anche meno rilevanti. Di rilievo fu anche una serie
di iniziative prese da Gallesio per indurre la
popolazione di Finale a darsi un’organizzazione efficiente e idonea a
contrastare la minacciosa, imperversante calamità rappresentata dal colera. Infatti il 13 marzo 1835 Gallesio divulgò una serie di
istruzioni per prevenire la diffusione del Cholera
- Morbus che in quell’epoca si manifestava in forma epidemica e nell’agosto
1835 venne data attuazione alla proposta, da lui sostenuta, di predisporre un
vero e proprio cordone sanitario.
I rapporti di parentela
stabilitisi con il conte di Prasco favorirono le occasioni di presenza di
Giorgio Gallesio nel castello del consuocero e furono
alla base dell’interesse da lui dimostrato per il territorio dell’Acquese e
dell’Ovadese.
Accanto all’osservazione
attenta e alla profonda conoscenza della vitivinicoltura di Prasco e dell’area
limitrofa,54 facendo leva sulla passata
esperienza in campo politico e amministrativo non mancò di indirizzare il suo
impegno ad ottenere un miglioramento delle vie di comunicazione dell’Alto
Monferrato, convinto che lo sviluppo del movimento degli affari che
incrementano l’economia fosse strettamente correlato e subordinato alla
situazione viaria. Tale fattivo interessamento è documentato da due memorie
autografe conservate nell’archivio Gallesio-Piuma che delineano
l’iter procedurale da seguire per ottenere la costruzione delle strade nel
territorio (in particolare della strada provinciale Acqui - Cremolino - Ovada -
Novi).55
Le notizie e la
documentazione su questi aspetti dell’attività di Gallesio volta
alla cura di interessi generali, anche nei tempi in cui non rivestiva più
incarichi ufficiali, sono riferiti in maniera più dettagliata nel saggio biografico
edito a cura dell’Accademia dei Georgofili, la consultazione del quale mi
permetto di suggerire per eventuali approfondimenti.56
In questa gamma eterogenea di
memorie da me evocate, nelle quali si ravvisano squarci di storia politica,
economica, sociale, intellettuale commiste a notizie derivanti dalla
quotidianità dei rapporti, i documenti esaminati costituiscono interessanti
testimonianze di contesti economici e politici del
passato e i manoscritti autografi rivelano gli atteggiamenti mentali dei protagonisti,
appagano la nostra curiosità e forniscono un contributo determinante nel
rendere viva e colorita la conoscenza della Storia. Da quanto esposto risulta altresì in chiara evidenza che Gallesio svolse un
ruolo importante anche nella vita pubblica internazionale del suo tempo
mantenendo continui contatti con personaggi illustri e riuscì a sposare il
fervore creativo e culturale che lo impegnava nella realizzazione della Pomona
Italiana con l’attenzione e l’impegno a risolvere problemi di interesse comune
che caratterizzarono la vita della società coeva e che investirono vicende
umane e sistemi complessi di convivenza.
Note e riferimenti
bibliografici
1 Ronco A., Storia della Repubblica Ligure, 1797-1799,
Sagep, Genova, 1988
2 Ronco A., o. c., pag. 217
3 In una lettera di Chabrol a
Gallesio del 27 ottobre 1809 si legge: ‘[...] Conformement à votre demande, je pense de faire tracer un
sentier dans la montée de Final au Col de saint Jacques sur lequel les habitans
pourront travailler à leur gré pendant l’hiver [...] et je ne saurois douter que vous contribuerez de bon gré, par
l’influence de vos talent et de votre crédit, à un resultat aussi désirable
[...]. Lettera
inedita, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova
4 In una lettera autografa datata
18 février 1807, con la quale il Prefetto di Montenotte chiede a Gallesio di
redigere una serie di tavole statistiche concernenti il Cantone di Finale, si
legge: ‘[...] Vous
vous êtes aussi occupé d’une manière distinguée de ce genre de travail et vous
m’en avez donné des preuves par les excellents manuscripts que je tiens de vous
même. Je vous serai bon gré de votre complaisance à aider de vos lumières, M.r
le chanoine Boccelli et à contribuer [...] à la
redaction du travail quil s’est proposé [...]. Lettera inedita, in Archivio
Gallesio-Piuma, Genova
5 Chabrol de Volvic G.,
Statistica delle provincie di Savona, di Oneglia, di Acqui e di parte della
provincia di Mondovì che formavano il Dipartimento di Montenotte, a cura di
Assereto G., Comune di Savona,
vol. I,
pag. 76-77
6 Il titolo originale è: Statistique des provinces de Savone,
d’Oneille, d’Acqui, et de partie de la province de Mondovì, formant l’ancien
département de Montenotte par le compte Chabrol de Volvic, conseiller d’Etat,
préfet de la Seine, Paris, 1824, Imprimerie de Jules Didot aîné, Imprimeur
du Roi
7 Archivio Gallesio-Piuma, Genova
8 Gallesio G., Traité du
Citrus, Impr. de P. Didot l’aîné, Paris, 1811
9 Il 6 novembre 1812 il
Viceprefetto Gallesio scrisse, naturalmente nella lingua ufficiale dell’epoca e
cioè in francese, una lettera al sindaco di Sassello
con la quale lo invitava a deliberare un mandato di cinquecento franchi per i
fondi destinati a questa iniziativa. Precisava che la strada era di comune
utilità per i tre centri interessati, i quali dovevano avere un’unica cassa per
portare avanti il progetto con successo e aggiungeva che il Comune di Sassello,
essendo in condizioni finanziarie migliori rispetto a quelle di
Albisola e di Stella, avrebbe dovuto accollarsi il maggior onere per
dare il buon esempio e per dar prova ai Comuni più deboli che essi potevano
trovare solidarietà. Gallesio si proponeva di iniziare i lavori al di qua del Giovo con il contributo dei proprietari dei
terreni interessati e con giornate di lavoro fornite in primavera dai Comuni
sovvenzionati durante l’inverno. Non manca nella lettera una larvata minaccia:
in essa Gallesio accennava al fatto che il Commissario
delle strade e l’ingegnere capo non avevano ancora ricevuto il denaro stanziato
e ingiungeva di provvedere immediatamente al pagamento, precisando che un
ritardo ulteriore lo avrebbe costretto a ricorrere a misure rigorose che non
era solito adottare se non a malincuore. Lettera inedita, in Archivio
Gallesio-Piuma, Genova
10 Il 12 giugno 1811 M.r
Doublet, capo dell’Ufficio Spese al Consiglio di Stato di Parigi, scrisse a
Gallesio per chiedergli di collaborare alla redazione di un dizionario
geografico portatile contenente tutti i Comuni dell’Impero e concluse
la lettera con queste parole: ‘[...] Si je puis monsieur
sans indiscretion vous offrir quelques moyens d’utilité dans l’administration
du Conseil vous pouvez user de moi sans ménagement [...].’ Lettera inedita, in Archivio
Gallesio-Piuma, Genova
11 Martinengo D. e F., Pio
VII in Savona. Memorie storiche, Tip. Salesiana, Torino,1888,
pag. 380-382
12
Epistolario di Giorgio Gallesio, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova
13 Gallesio G., Versi, N. Capurro, Pisa, 1824, pag. 67
14 Gallesio G., Il
Giornale dei Viaggi, Trascriz., note e commento di E. Baldini, a cura di: Acc. dei Georgofili e Ist. Int. di Studi Liguri, Firenze, N.
Stamperia Parenti, 1995
15 A conferma di quanto
affermato è possibile constatare che, anche molti anni
dopo l’adesione alla Monarchia piemontese, i richiami di Gallesio su Napoleone furono
costantemente improntati a grande ammirazione. Si legge
infatti: ‘[...] lo
splendore dell’Impero in cui andava a fondersi il Genovesato e dell’Uomo grande
alla sorte del quale andava ad essere attaccato [...] e anche [...] l’Uomo straordinario che [gli Alleati] erano riusciti a sbalzare [...]. Sul
punto v. Gallesio G., Saggio Storico sulla caduta della Repubblica
di Genova e sua riunione col Piemonte, trascriz. e
note a cura di Piastra W.,
Genova, La Berio, 1974, XIV, 2, pag. 28 e pag. 31
16 La scelta del marchese
Antonio Brignole Sale a Ministro Plenipotenziario della Repubblica Genovese non
fu peraltro priva di difficoltà. Risulta infatti in
una nota manoscritta di Gallesio che il Presidente Serra oppose alcune
perplessità alla proposta avanzata da lord Bentinck che ne caldeggiava la
nomina. Scrisse Gallesio che Serra pensava che Brignole fosse ‘più capace per le finanze che pel diplomatico’ e che i legami della signora Anna sua
madre coll’Imperatrice Duchessa di Parma avrebbero potuto portare come conseguenza
una predominante influenza in favore di questo Ducato nel fissare i confini con
la Repubblica Genovese. Queste obiezioni, che Gallesio definì puerili, furono
superate e lord Bentinck ottenne dal Governo genovese che la candidatura di
Brignole fosse ufficializzata. Fu
infatti tenuta in considerazione e giocò a suo favore la parentela di
Brignole con il duca di Albergé suo cognato e partecipante al Congresso, e la
grande considerazione di cui godeva la marchesa di Brignole sua madre, dama
d’onore dell’Imperatrice Maria Luisa, presso i ministri di Francia e presso il
Principe di Metternich. Ms. inedito, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova
17 In una lettera datata 29
luglio 1814 De Marini così si esprimeva: ‘Sento con piacere la vostra elezione in Segretario
di legazione a Vienna effettuata simultaneamente a quella di Antonio Brignole
in Ministro. Crederei ben fatto che veniste subito a Genova avendo
traspirato che per quanto siate accetto a Brignole le pare che prima le
fosse dovuto tenere il complimento di interpellarlo. Onde sarebbe
bene che veniste subito ad officiarlo. Saprete che Bentinck ha richiesto delle
note a molti individui per la formazione delli elegibili. V.ro
amico aff.o De Marini’. Archivio Gallesio-Piuma, Genova
18 ‘I_Collegi della Ser.ma
Repubblica di Genova decretano: il Signor Antonio Brignole è eletto alla carica
di Deputato presso l’Imperial Corte di Vienna, e di Ministro Plenipotenziario
ed Inviato Straordinario alle Conferenze che si terranno in quella Capitale [...]. Il Sig. Giorgio Gallesio è eletto
Segretario di Legazione presso il Ministro suddetto’ [...]. Archivio Gallesio-Piuma,
Genova
19 Pedro Gomez, marchese di
Labrador e Ministro di Spagna, proponeva di assegnare il Ducato di Genova alla
Regina d’Etruria Maria Luisa di Borbone, la quale avrebbe trasferito a Genova
la sua stabile residenza ed avrebbe costituito uno stato separato. In questo
modo l’Austria avrebbe conservato la Toscana per l’Arciduca Ferdinando, la
Spagna avrebbe ottenuto Genova come contropartita e i Genovesi avrebbero
conservato la sede di un governo indipendente. Gallesio G., Saggio
storico, ecc., o.c., pag. 37
20 In un codicillo di questo
dispaccio veniva inoltre comunicata la concessione di
un aumento di mille lire al mese dell’onorario del Ministro (che raggiungeva
così le tremila lire mensili) e di un aumento di lire duecento per il suo
viaggio di ritorno. Ms. inedito, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova
21 Ms. inedito, in Archivio
Gallesio-Piuma, Genova
22 Ms. inedito, in Archivio
Gallesio-Piuma, Genova
23 Ms. inedito, in Archivio
Gallesio-Piuma, Genova
24 A corollario dei problemi
maggiormente attinenti al Congresso, si legge nelle note di Gallesio che il
Governo provvisorio inviò la notizia (dispaccio numero
uno) che nel frattempo il Comune di Campo (verosimilmente Campofreddo cioè
l’attuale Campoligure) aveva cercato di sottrarsi al dominio genovese,
ottenendo l’appoggio del Maresciallo Bellegarde che aveva accolto le richieste
degli antichi feudatari fratelli Spinola. Con un dispaccio successivo (numero
due) il Governo informò il Ministro Brignole che l’intervento del Colonnello
Dalrimple, Comandante delle truppe inglesi a Genova, aveva indotto il
maresciallo Bellegarde a lasciare questo Comune nell’assetto in cui si trovava
alla fine della guerra. Con il dispaccio numero cinque dell’8 ottobre la Giunta
degli Affari Esteri inviò al Ministro copia del trattato stipulato con il
Governo Francese il 10 luglio 1802 che concerneva la cessione dell’isola di
Capraia in cambio di Oneglia, Loano e Serravalle. Inviò
inoltre copia della capitolazione della Piazza di Genova stilata il 18 aprile
1814 e annunciò che il Distaccamento austriaco che presidiava San Remo e
Ventimiglia era in procinto di ritirarsi e stava per essere sostituito da
truppe italiane al soldo inglese
25 Weil M. H., Les dessous
du Congrès de Vienne, Paris, Payot, 1917, I, pag. 529; Segre A., Il primo anno del ministero Vallesa, Torino, Bocca, (R.Dep. Studi
Storia Patria, Bibl. St. it. rec. X), 1928, pag. 61,
n. 6; Vitale V., Breviario della Storia di Genova,
Genova, Soc. Lig. St. Patria, 1955, I, pag. 545-546; Marchini L., Introduzione a: Gallesio G.,
Saggio storico, ecc., o.c., pag. 13
26 L’esame di questi
manoscritti risulta più che sufficiente a far
giustizia di errate affermazioni o di immotivate illazioni su mai comprovate
ambiguità di comportamento attribuite a Gallesio da taluni Autori secondo i
quali egli avrebbe inteso favorire o addirittura propugnare la cessione di
Genova al Regno Sabaudo, come si legge in una laconica e apodittica nota
biografica: v. Enciclopedia Treccani
(1a ed.), vol. XVI, pag. 303. Tale asserzione, assolutamente
peraltro priva di fondamento, fu già autorevolmente confutata da Vitale V., Breviario della storia di Genova, Genova, Soc. Lig. St. Patria,
1955, II, pag. 114 e successivamente da Marchini L., Introduzione a: Gallesio
G., Saggio storico, ecc., o.c. pag. 17
27 Si tratta
di un documento non datato, ma i riferimenti contenuti nel testo ‘[...] Quinze mois se sont écoulés depuis le jour où le Congrés
de Vienne prononçat la réunion de l’Etat de Gênes au Piémont.[...]’ lo fanno risalire ai primi
mesi del 1816. Consta di nove carte doppie e il testo, manoscritto in lingua
francese con note in italiano e in inglese, è scritto a piena pagina su trentuno
facciate. L’ultima facciata è bianca e un doppio foglio funge da copertina
rilegata con il testo da una cucitura. Il manoscritto porta il titolo: Exposé de la conduite du Marquis Antoine
Brignole à l’occasion de sa mission auprès du Congrès de Vienne en qualité
d’Envoyé du Gouvernement de Gênes en l’année 1814. Archivio Gallesio-Piuma,
Genova
28 Grendi E., Fonti
inglesi per la storia genovese, Genova, 1996, Atti Soc. Lig. Storia Patria,
XXXVI, II, pag. 336
29 Gallesio G., Saggio
storico, ecc., o.c
30 Varese C., Storia della Repubblica di Genova dalla sua origine fino al 1814,
Genova, Tip. D’Ives Gravier, 1835-1838
31 Gallesio G., Theorie
der vegetablischen Reproduktion, Wien, 1814, F. Stockolzer v. Hirschfeld
32 Conditions qui doivent servir de base à la réunion de l’Etat de Gênes à
ceux de Sa Majesté Sarde, Ms. inedito, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova
33 Regie Patenti portanti lo stabilimento d’una Regia Delegazione
nell’incominciamento dell’Amministrazione del Governo di Genova a seconda degli accordati privilegj ivi riferiti, e la
continuazione delle attuali Leggi., Torino, Stamp. Reale, 1814
34 Segre A., Il primo anno
del ministero Vallesa, Torino, R. Dep. Studi Storia Patria, Bibl. St. it.,
1928, rec. X, Bocca, pag. 61, n. 6
35 Segre A., Il primo anno,
ecc., o.c., pag. 170
36 Si tratta
della copia non datata, ma riconducibile al dicembre 1834, di un memoriale
inviato da Gallesio al re Carlo Alberto al fine di ottenere la pensione
prevista a favore degli insigniti della Croce di Giustizia dei SS. Maurizio e
Lazzaro, onorificenza che gli era stata attribuita dal re Carlo Felice il 21
febbraio 1824. Ms. inedito, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova
37 10 dicembre 1834. Minuta di lettera scritta al cav.r
Manno (Giuseppe Manno, storico e filologo), primo
uffiziale del Ministero degli Interni a Torino. Ms. inedito, in
Archivio Gallesio-Piuma, Genova
38 12 dicembre 1834. Minuta di lettera scritta a S.E. il Conte de l’Escarena (Antonio Tonduti) Ministro degli Interni a Torino. Ms. inedito, in Archivio Gallesio-Piuma,
Genova
39 14 dicembre 1834. Minuta di lettera scritta al sig.
Cav.re Lodovico Sauli d’Igliano, primo uffiziale al Ministero di Guerra e
Marina per gli affari di Sardegna, e Cav.re
dell’Ordine Civile di Savoia a Torino. Ms inedito, in Archivio Gallesio-Piuma,
Genova
40 Ms. inedito, in Archivio
Gallesio-Piuma, Genova
41 Minuta
di lettera scritta al professor Moretti di Pavia, in Archivio Gallesio-Piuma,
Genova.
L’inclinazione naturale di Gallesio, che lo portava ad accettare con serenità e
imperturbabilità d’animo evenienze della sua vita non proprio positive, traspare in alcune lettere inviate al figlioccio
Antonio Capellini nel 1824 nelle quali così si esprime: ‘[...] al mondo l’uomo
savio si adatta alle circostanze [...] oppure
[...] non vi è male che esercitiate il vostro gusto
per la Poesia: ma bisogna che vi occupiate ancora di ciò che può esservi utile,
e il foro può esserlo: se riescite a vincere la prima ripugnanza che vi
trovate, potreste col tempo tirarne del profitto seccandovi poco: un uomo di
spirito tira più partito da queste cose dormendo, che un altro seccandovisi
intorno tutta la giornata. [...]’, v. Bariola
F., In memoriam X. Kal. Sept. MDCCCXCII Otto lettere di Giorgio Gallesio autore della Pomona
Italiana, Firenze, Tip.
Carnesecchi e Figli, 1892, pag. 8 e pag. 11
42 Gallesio G., Pomona
Italiana, ossia Trattato degli Alberi da Frutto, Pisa, N. Capurro,
1817-1839
43 Ms. inedito, in Archivio
Gallesio-Piuma, Genova
44 Fondo
Littardi, Voce d’inventario Lettere di
Giorgio Gallesio alla Famiglia Littardi, aa. 1811-1838, Imperia, cart. 28, fasc. 5. Il conte Tommaso Littardi
di Porto Maurizio, cugino di Giorgio Gallesio e sposo della contessa Anna, era
il genero del Ministro genovese conte Luigi Corvetto
45 Ms. inedito, in Archivio
Gallesio-Piuma, Genova
46 Il titolo di conte,
trasmissibile ai discendenti, era già stato concesso dall’Imperatore Carlo VI a
Carlo Gallesio, fratello del bisavolo paterno di Giorgio. Ms. inedito in
Archivio Gallesio-Piuma, Genova
47 L’Ordine Civile di Savoia veniva conferito solamente per merito scientifico e fu
assegnato all’autore della Pomona
Italiana in quanto botanico insigne
48 Bianca Milesi Mojon
(Milano, 1790 - Parigi, 1849) letterata e patriota, fu in relazione diretta o epistolare
con Melchiorre Gioia, Pellico, Manzoni, Cattaneo e Lambruschini. Moglie di
Benedetto Mojon, professore della Facoltà Medica nell’Imperiale Accademia di
Genova, fu pittrice dilettante e collaborò direttamente alla iconografia
della Pomona Italiana dipingendo
alcune tavole tra le quali quella che riproduce il Dolcetto di Monferrato o Uva
d’Acqui
49 Lettera inedita di Jean Bap.te Fornari datata
Vintimille, 16 aout 1828, in Archivio Gallesio Piuma, Genova
50 Ferraro C., Giorgio
Gallesio (1772-1839). Vita, opere, scritti e documenti
inediti, Firenze, Accad. dei Georgofili, 1996, pag. 45
51 Nel 1828 l’unico figlio di
Giorgio, Giovanni Battista, aveva sposato la contessina Pellina, figlia unica
del conte Ferdinando Piuma di Prasco
52 Ferraro C., Giorgio Gallesio
(1772-1839), ecc., o.c., pag. 61.
Giorgio Gallesio fu eletto
Socio Corrispondente dell’Accademia dei Georgofili il 10 marzo 1813. I Soci
Corrispondenti erano scelti dalle Accademie fra gli artisti o conoscitori di
belle arti esteri o nazionali ‘[...] per la corrispondenza relativa agli oggetti che
sono d’istituto delle stesse Accademie [...]’, sulla base di un decreto
emanato il 19 luglio 1811 da Eugenio Napoleone di Francia, Vicerè d’Italia e
figlio di Napoleone I
53 In Liguria uno dei più
ostinati detrattori della scoperta di Jenner fu il medico
Mariano Mariani che rivestiva la carica di Ricevitore Generale del
Dipartimento di Montenotte. Tra i medici che presero invece una posizione decisamente favorevole alla vaccinazione vanno ricordati il
chirurgo Louis Marchelli, i professori Batt, Pratolongo, Mongiardini, Mojon e
Piedi e il medico di origine ovadese Francesco Buffa (sul quale v. Laguzzi A., Il medico Francesco Buffa e il suo tempo (1777-1829), Ovada, Stamp.
Pesce, Urbs, 1993, VI, n. 3, pag. 100)
54 Gallesio G., Il
Giornale dei viaggi, o. c. pag. 348; cui adde una serie di appunti manoscritti
conservati nell’Archivio Gallesio-Piuma, Genova
55 ‘Memoria riguardante la strada da Acqui a Novi’ e ‘Memoria sulla maniera di fare la formale
propalazione per l’intraprendimento delle opere relative alla costruzione ed
apertura della strada provinciale da Acqui a Novi per la valle della Caramagna
- Cremolino - Ovada, sino ai confini territoriali con Silvano Adorno, provincia
di Novi [...]’. Archivio Gallesio-Piuma, Genova
56 Ferraro C., Giorgio
Gallesio (1772-1839), ecc., o.c
Appendice
Elenco (in ordine cronologico) dei documenti richiamati
ed esistenti nell’archivio Gallesio-Piuma
a) Proclama di lord W. C. Bentinck del 26 aprile 1814 con il quale il
comandante in capo dell’Armata di S.M. Britannica dichiara ristabilita la
Costituzione degli Stati Genovesi quale esisteva nel 1797 e nomina il Governo
Provvisorio. Documento a stampa pubblicato dalla Stamperia
della Gazzetta di Genova.
b) Manifesto dei Governatori e Procuratori della Serenissima Repubblica di
Genova del 28 aprile 1814, che porta la firma di
Girolamo Serra, Presidente del Governo Provvisorio appena costituito. Nel testo
si esprime riconoscenza al Governo Britannico e a lord Bentinck e si chiede
l’appoggio di S.M. Britannica e la benevolenza delle Alte Potenze Alleate per
ottenere la definitiva indipendenza della Repubblica. Pubblicato
dalla Stamperia Delle Piane di Genova.
c) Proclama di Giacomo Spinola Governatore della Giurisdizione di Ponente del 12 maggio 1814. In esso
si rileva che tale giurisdizione è costituita dal territorio che si estende fra
Arenzano ed il Cervo e viene comunicato il ristabilimento del nuovo ordinamento
sulla base del decreto emesso da lord Bentinck in data 3 maggio. Pubblicato
dalla Stamperia di Felice Rossi di Savona.
d) Mémoire pour servir à démontrer la nécessité de conserver
la République de Gênes, ms. non datato in lingua francese che consta
di dieci carte doppie con testo scritto al recto e al verso di ciascuna pagina
(quaranta facciate), su metà di ogni foglio diviso per lungo; la grafia non è
di Gallesio. Il manoscritto ha un foglio doppio bianco che funge da copertina
ed è rilegato con cucitura (cm 29,5 x cm 21).
e) Note que le Ministre Plenipotentiaire du Gouvernement est chargé de
présenter au Congrès de Vienne, dans le cas, et aussitot, que la réunion de l’État de Gênes au Piemont serait decidée, ms. non
datato in lingua francese che consta di una carta doppia, due facciate della
quale con testo scritto a piena pagina e una facciata con testo scritto su
mezza pagina divisa per largo; la grafia non è di Gallesio. Sull’angolo alto a
sinistra del frontespizio si legge ‘copia’. (cm 29,5 x cm 21).
f) Note sur les pertes dont l’État de Gênes est menacé, ms. non datato
in lingua francese che consta di una carta doppia con testo scritto a piena
pagina sulle quattro facciate; la grafia non è di Gallesio. Funge da copertina
una carta doppia bianca sul verso della quale si legge: ‘n°
2’. Il tutto è rilegato con nastro usato per la cucitura (cm 33 x cm 22).
g) Conditions qui doivent servir de base à la réunion de
l’État de Gênes à ceux de Sa Majesté Sarde, ms. non datato in lingua
francese che consta di due carte doppie con testo scritto in otto facciate su
metà di ogni foglio diviso per lungo; la grafia è sicuramente di Gallesio (cm
30,5 x cm 20).
h) A Leurs Excellences Mrs les Ambassadeurs et Ministres Plénipotentiaires
des Hautes Puissances Alliées séants au Congrès de Vienne, ms. in lingua
francese che consta di una carta doppia con testo scritto a piena pagina su tre
facciate ed è firmato da Serra e Crocco; la grafia del testo non è di Gallesio.
A destra in alto dell’ultima facciata (bianca) si legge: ‘4 8bre 1814. Note du Senat de Gênes e la grafia è sicuramente di Gallesio (cm 33
x cm 22).
i) La Giunta degli Affari Esterni al sig. Antonio Brignole Sale Ministro
Plenipotenziario a Vienna, ms. in lingua italiana datato 23 novembre 1814
che consta di una carta semplice con testo scritto a piena pagina sul recto e
sul verso, firmato: il Presidente della Giunta e del Governo. In alto a
sinistra sul recto si legge ‘copia’. La grafia non è di Gallesio (cm 29,5 x cm
21).
j) Le Gouvernement de la Serenissime République
de Gênes, ms. in lingua francese datato Gênes
le decembre 1814 che consta di una carta doppia con testo scritto a piena
pagina sul recto e sul verso della prima pagina, firmato: Serra; la grafia non
è di Gallesio e la seconda pagina è bianca (cm 32 x cm 22).
k)
• Note, ms. che
consta di una carta grande doppia: il testo è scritto
in italiano nella prima facciata su metà del foglio diviso per lungo e la
grafia è di Gallesio; le altre tre facciate sono bianche.
• Notes,
ms. che consta di due carte grandi doppie: sulla prima facciata il testo è in
francese ed occupa metà del foglio diviso per lungo; altre sei facciate sono
con testo in italiano, sempre su metà del foglio diviso per lungo. La grafia è sicuramente di
Gallesio. La ottava facciata è bianca (cm 38,5 x cm
24).
• Appunto su carta da lettera datato Turin, 24 Xbre, ms. di dieci righe con
grafia sicuramente di Gallesio.
l) La Giunta degli Affari Esterni al Ministro Brignole a Vienna, ms.
in italiano datato 24 dicembre che consta di una carta doppia con testo a piena
pagina sulla prima e sulla seconda facciata, firmato da Girolamo Serra; le
altre due facciate sono bianche (cm 29,5 x cm 21).
m) Proclama. Governatori e Procuratori della Serenissima Repubblica di
Genova, manifesto a stampa datato dicembre 1814 con il quale vengono ufficialmente annunciate le dimissioni del Governo. Porta la firma di Girolamo Serra Presidente e di dodici
Senatori. Pubblicato dalla Stamperia Camerale di Genova.
n) Regie Patenti portanti lo Stabilimento di una R. Dellegazione
nell’Incominciamento dell’Amministraz.e del Governo di
Genova, in seconda degli accordati privileggi ivi riferiti e la Continuaz.e
delle attuali leggi, ms. datato Torino
30 Xbre 1814 e del Regno n.ro 13° che consta di una carta doppia con testo
scritto in italiano a piena pagina sulle quattro facciate; la firma è di
Vittorio Emanuele (I), Brea e Serra. Il manoscritto è evidentemente una copia
delle Regie Patenti pubblicate dalla Stamperia Reale di Torino; la grafia non è
di Gallesio, (cm 31 x cm 21).
o) Regie Patenti portanti lo Stabilimento d’una Regia Delegazione
nell’incominciamento dell’Amministrazione del Governo di Genova a seconda degli accordati privilegj ivi riferiti, e la
continuazione delle attuali Leggi, documento a stampa datato 30 dicembre 1814
sottoscritto da Vittorio Emanuele, Pateri, Brea e Serra. Le Regie Patenti
furono pubblicate dalla Stamperia Reale di Torino.
p) Exposé de la conduite du Marquis Antoine Brignole à l’occasion de sa
mission auprès du Congrès de Vienne en qualité d’Envoyé du Gouvernement de
Gênes en l’année 1814, ms. non datato (ma dal testo riferibile
verosimilmente alla primavera del 1816) scritto in lingua francese con note in
italiano e in inglese, formato da nove carte doppie. Il testo è scritto a piena
pagina su trentuno facciate; l’ultima facciata è bianca. Un foglio doppio
bianco funge da copertina rilegata con il testo a
mezzo di cucitura. La grafia non è di Gallesio (cm 29 x cm 21).