Carlo Ferraro

Centro per la Promozione degli Studi su Giorgio Gallesio

 

 

Profilo di Giorgio Gallesio,

funzionario governativo, pubblico amministratore., politico e diplomatico

                                                                                                                   

La poliedrica personalità del personaggio al quale è dedicato questo convegno non è stata ancora sufficientemente esplorata per quanto concerne il costante ed efficace impegno da lui largamente profuso nel promuovere importanti iniziative in campo economico e sociale e nell’espletamento di autorità e funzioni esercitate in nome dello Stato o di altri Enti.

Il tentativo di inquadrare Giorgio Gallesio nella veste di uomo pubblico è reso più semplice a chi, come il sottoscritto, si propone di raccontare fatti e notizie scaturite dalla lettura e dalla trascrizione di manoscritti autografi, nella personale convinzione che il pensiero di chi annota tutto ciò che è legato all’istante passeggero è quasi sempre improntato a schietta veridicità e quindi attendibile.

Occorre tuttavia premettere che Giorgio Gallesio affrontò la carriera nella vita pubblica più per tradizione famigliare che per vocazione. Egli infatti privilegiò in ogni tempo la sua innata passione per le Scienze Naturali e fu a pochi secondo per la ricchezza delle sue cognizioni nel campo specifico della Pomologia. Ma un posto distinto tra gli uomini insigni e di chiaro merito in campo amministrativo, politico e diplomatico gli può essere ugualmente riconosciuto.

 

Seguendo un criterio eminentemente storiografico, ho ritenuto opportuno ordinare la mia esposizione facendo riferimento a quattro diversi periodi che presentano, dal punto di vista culturale e istituzionale, un profilo abbastanza omogeneo e che sono contrassegnati da fatti e condizioni in essi dominanti che coincidono con vicende caratterizzate da eventi politici e militari di enorme importanza storica e cioè: il periodo della Rivoluzione francese, l’epopea napoleonica, il Congresso di Vienna e il periodo della Restaurazione.

 

Il periodo della Rivoluzione Francese

Gallesio visse gli anni della sua giovinezza durante l’era giacobina e, per la verità, manifestò un interesse piuttosto tiepido per le scosse istituzionali legate a quel tumultuoso periodo.

Durante la sua frequentazione del corso di studi giuridici presso l’Ateneo di Pavia, Gallesio privilegiò i suoi interessi culturali e nel 1790 divenne membro dell’Accademia degli Affidati, l’anno successivo dell’Accademia degli Eccitati e nel 1796, con diploma rilasciato da Cimante Micenio Custode Generale d’Arcadia, fu annoverato tra i Pastori Arcadi con il nome di Eurillo Timbreo.

Nello stesso anno Napoleone Bonaparte invase l’Italia alla testa di un esercito pessimamente equipaggiato costituito da soldati inclini alle razzie ed al saccheggio ma galvanizzati dal carisma del loro giovane condottiero. La fulminea e vittoriosa campagna di Napoleone contro Austriaci e Piemontesi condotta attraverso i valichi del Savonese e l’occupazione della Riviera di Ponente, che si estese fino a Voltri, furono gli eventi che condussero all’epilogo della Repubblica Aristocratica instaurata da Andrea Doria nel 1528. Il generale Bonaparte impose alla Deputazione genovese, costituita da Michelangelo Cambiaso, Gerolamo Serra e Luigi Carbonara e convocata a Mombello il 5 giugno, i termini di riforma della nuova Costituzione, i cui principi fondamentali furono in sostanza la soppressione del privilegio dei nobili e l’eguaglianza di tutti i cittadini.

L’Aristocrazia di Genova, costretta a dimettersi dopo tre secoli di gestione del potere, fu sostituita da una Giunta provvisoria di Governo formata da distinti cittadini di ogni ordine e grado e composta da quattordici borghesi e da otto nobili, tutti favorevoli al nuovo ordine e alla sua pratica applicazione. Venne inoltre nominata una Commissione legislativa con il compito di scrivere la nuova Costituzione sulla base dei princìpi democratici imposti da Bonaparte. Conseguenza diretta di questa riforma costituzionale fu la formazione di un Governo costruito sulla falsariga di quello di Parigi. L’indipendenza e l’integrità territoriale vennero conservate, ma il processo di inserimento della Liguria nel sistema francese era iniziato.

L’orientamento politico del giovane Gallesio, anche se certamente favorevole ai criteri innovatori, fu senza dubbio improntato alla moderazione. Egli rifuggiva infatti dalle più accese tendenze giacobine e professava idee prudenti e misurate, in qualche modo riferibili alla visione politica dei Girondini.

Antonino Ronco riferisce un episodio di per sé di scarsa valenza storica, ma sicuramente significativo per definire l’atteggiamento di Gallesio di fronte a fatti di cronaca legati in qualche modo agli avvenimenti di quell’epoca turbolenta e confusa.1 Egli accenna infatti ad un coraggioso intervento di Gallesio in favore di un sacerdote, Niccolò Bernardo Barrusso, parroco di Gorra, Tovo, Magliolo e Bardino, il quale era stato arrestato per ordine del commissario Montebruno con l’accusa di avere screditato la Costituzione. Si trattava evidentemente di uno di quei preti definiti ‘refrattari’, cioè controrivoluzionari, nel confronto dei quali l’Assemblea Legislativa del 1791-92 aveva votato decreti che prevedevano il divieto del diritto di culto e la deportazione. Il venticinquenne Gallesio scrisse al Comitato di Corrispondenza Interna, fornendo sul caso Barrusso una sua precisa testimonianza:Gallesio riferì che, sensibile alle disavventure di don Barrusso, calunniato dai suoi nemici di cui sono noti i maneggi per perderlo, si era recato dal commissario Montebruno per sollecitare una riduzione di pena. In quella occasione ebbe modo di vedere la sentenza con la quale il Barrusso era stato condannato non solo a molti mesi di carcere, ma alla perdita della parrocchia. Il Gallesio non poté neppure intercedere per il sacerdote, come si era proposto, poiché nel dispositivo della sentenza erano anche previsti tre mesi di arresto per chiunque chiedesse grazia per il condannato. Il generoso finalese attestava infine, con giuramento, di essere a conoscenza che cinque o sei persone avevano architettato la denuncia accordandosi anche sulle rispettive testimonianze, onde dare dell’accusato il ritratto più odioso. Gallesio concludeva spiegando come Montebruno fosse caduto nell’inganno anche per l’atmosfera di tensione e sospetto che regnava in quei giorni (siamo nel settembre/ottobre del 1797) nel Finalese in seguito ad una serie di attentati avvenuti nei dintorni [...]’.2

Il 14 gennaio 1798 si ebbe l’insediamento del nuovo Governo della Repubblica Ligure Democratica, formato da un Direttorio di cinque membri dotato di potere esecutivo alla francese e da due Consigli costituenti il Corpo legislativo, uno dei quali era composto da sessanta membri (i Giuniori) e l’altro da trenta membri (i Seniori). Il venticinquenne Gallesio venne eletto membro dei Giuniori, ma la sua età, inferiore ai limiti consentiti, gli impedì di partecipare alle sedute di tale organo legislativo. Ebbe così inizio per lui il primo approccio ad una carica pubblica.

In queste nuove e violente situazioni politiche i prescelti a pubblici impieghi non erano necessariamente sostenitori o promotori degli sconvolgimenti che le avevano determinate; nella fattispecie si ha ragione di credere che Gallesio, agli albori della sua carriera politica, riteneva disdicevole rinunciare all’esercizio di un potere che gli veniva democraticamente conferito, in un contesto caratterizzato dalle profonde pulsioni di una società che continuava a subire concitati cambiamenti.

Gli stessi anni videro i noti fatti politico - militari e le ripetute mutazioni costituzionali: la cronaca molto sommaria di quelle agitate vicende fa riferimento alla campagna d’Egitto di Bonaparte, alla reazione degli eserciti alleati e alle gravissime difficoltà dei Francesi in Italia durante la sua assenza. Nel 1799 le truppe napoleoniche furono incalzate e costrette a ritirarsi in Liguria e nel 1800 Genova finì vittima dell’assedio delle truppe austro - russe. La resistenza ad oltranza, diretta dal nizzardo Andrea Masséna, costituì una delle componenti essenziali che, dopo il colpo di Stato del 18 brumaio, favorirono la marcia travolgente del Primo Console Napoleone, la memorabile traversata delle Alpi e il definitivo capovolgimento della situazione con la vittoriosa battaglia di Marengo.

Il periodo napoleonico

La gloria di Napoleone raggiunse il suo culmine negli anni successivi. Nel 1802 egli venne nominato Console a vita e due anni dopo assunse il titolo di Imperatore. Nel 1805 costituì in Regno la Repubblica Cisalpina e il 26 maggio dello stesso anno cinse a Milano la corona ferrea di Re d’Italia. La Repubblica Ligure concluse così la sua esistenza di entità storico - politica e venne incorporata nell’Impero francese. Il 6 giugno 1805 essa venne divisa in tre circoscrizioni amministrative simili alle nostre prefetture: il Dipartimento di Montenotte, che comprendeva anche territori del basso Piemonte fino ad Acqui, con capoluogo Savona; il Dipartimento di Genova con capoluogo Genova; il Dipartimento degli Appennini con capoluogo Chiavari. Sanremo e Ventimiglia vennero aggregate all’ex contea di Nizza, cioè al Dipartimento delle Alpi Marittime. I Dipartimenti furono divisi inDistretti’ e questi ultimi in ‘Cantoni’ che comprendevano diversi ‘Comuni’.

Il richiamo alla successione di questi eventi clamorosi è inteso a chiarire il contesto storico in cui visse Gallesio e nel quale prese avvio la sua carriera politica.

Nel corso del primo decennio dell’Ottocento la vita della Liguria divenne strettamente dipendente da Parigi e dalla capitale francese partirono gli ordini, le disposizioni, gli atti ufficiali e i decreti di nomina attinenti a questo territorio dell’Impero.

Gli sconvolgimenti e le vicissitudini che cancellarono l’esistenza stessa della Repubblica Ligure non determinarono alcun offuscamento delle qualità personali di Gallesio e non gli impedirono di emergere in un ordinamento sociale pur travolto e rovesciato: nella complessa transizione dal XVIII al XIX secolo, pur dedicandosi soprattutto a gestire con piglio manageriale la importante impresa agricola famigliare e a rivolgere la sua attenzione alle tecniche agrarie e alle attività economiche, egli intraprese la carriera in magistratura. Nel 1805 venne nominato Giudice del Cantone di Finale e seppe rapidamente procurarsi stima e notorietà. All’età di trentatré anni già veniva infatti annoverato tra i più esperti giuristi del Savonese e il suo parere sull’ordinamento e sulle consuetudini dell’epoca era costantemente richiesto ed apprezzato: la conoscenza del diritto e delle dottrine giuridiche naturalmente consentì e favorì un inizio brillante della sua carriera nel contesto politico - amministrativo.

All’inizio del 1806 il Governo Imperiale decise di inviare un funzionario designato ad amministrare il Dipartimento di Montenotte e la scelta cadde su Gilbert Chabrol de Volvic, giovane e brillante ingegnere, nato il 25 settembre 1773, il quale si era segnalato nella conduzione della Sottoprefettura di Pontivy evidenziando doti di ottimo amministratore e manifestando grande capacità e competenza nel campo dell’ingegneria specializzata in ponti e strade. Il 1° aprile 1806 Chabrol giunse a Savona ed assunse ufficialmente la carica di Prefetto del Dipartimento. La scelta risultò felice in quanto, sotto la sua guida, la situazione economica di Savona e del suo circondario migliorò rapidamente e sensibilmente. (fig. 1)

Il Prefetto Chabrol ebbe ben presto modo di valutare l’attività del giudice Gallesio, di lui quasi coetaneo, e di apprezzarne l’intraprendenza e la eclettica preparazione; dopo pochi mesi dal suo insediamento, il 15 dicembre 1806, nominò Gallesio Commissaire de la sourveillance générale des Travaux et réparations des chemins vicinaux dans le Canton de Final. Fu questa la prima carica di Gallesio nella carriera amministrativa napoleonica e il suo impegno attivo sul territorio fu orientato particolarmente ad affrontare e risolvere problemi di viabilità. Uno degli interventi di cui esiste documentazione fu diretto a sollecitare e ad ottenere l’autorizzazione alla costruzione di una strada mulattiera da Finale al Colle San Giacomo.3

L’immediato apprezzamento di Chabrol favorì la nascita di un rapporto di amicizia e di reciproca stima tra i due giovani funzionari, come risulta da una serie di lettere raccolte in un voluminoso epistolario conservato nell’archivio Gallesio-Piuma.

Sul finire del 1806 il Governo di Parigi chiese ufficialmente al Prefetto di dedicarsi alla compilazione di uno studio descrittivo accurato e dettagliato sul suo Dipartimento. Chabrol affidò a Gallesio una sezione di tale incombenza (da assumersi in collaborazione con il canonico Boccelli, al quale fu attribuito l’incarico di occuparsi del Cantone di Noli),4 ascrivendolo così nella cerchia dei suoi più stretti collaboratori insieme allo scolopio giansenista Gian Maria Piccone e al dianese Agostino Bianchi, personaggi tutti che vantavano una grande esperienza nei settori dell’olivicoltura, dell’agrumicoltura e della silvicoltura e che dimostravano una grande capacità sia nell’attività amministrativa sia nell’attività agraria.5 L’indagine statistica fu indirizzata particolarmente ad individuare emergenze economiche e consentì a Chabrol, destinatario e coordinatore di queste inchieste collegiali, di trasmettere al Governo centrale le notizie richieste concernenti il Dipartimento da lui amministrato e di pubblicare, in un secondo tempo, il noto trattato di analisi socioeconomica dipartimentale.6

Negli anni immediatamente successivi Gallesio ricoprì varie cariche: nel 1808 divenne membro del Consiglio Generale di Dipartimento in Savona e nel 1809 fu Deputato del Dipartimento di Montenotte presso S.M. l’Imperatore a Parigi. Nella veste di rappresentante ufficiale del suo Dipartimento, presenziò alle cerimonie delle nozze, celebrate il 2 aprile 1810, tra Napoleone Bonaparte e Maria Luisa d’Austria.

Negli anni 1808 e 1809 il Prefetto Chabrol lo incaricò di affrontare in maniera dettagliata e precisa il problema della coltura degli agrumi e degli olivi nel suo Cantone e gli sottopose un questionario con il quale venivano richieste specifiche informazioni in tema di statistiche di economia agraria e commerciale. Le risposte di Gallesio, puntuali e circostanziate, furono compendiate nei due manoscritti intitolati Mémoire sur les orangers e Mémoire sur les oliviers dédié à Monsieur Chabrol Préfet du Département de Montenotte par George Gallesio.7

Il risultato di questo lavoro fu molto apprezzato non solo da Chabrol ma dallo stesso Cretet, Ministro dell’Interno del Governo Imperiale, il quale manifestò il suo compiacimento con una lettera, conservata nell’archivio Gallesio-Piuma, ricca di lusinghiere espressioni.

I giudizi altamente positivi espressi da persone così autorevoli giocarono sicuramente un ruolo importante nel favorire la carriera politica di Giorgio Gallesio, il quale peraltro in seguito ampliò ed approfondì i suoi studi sugli agrumi e, come è noto, nel 1811 pubblicò il Traité du Citrus, opera che gli valse i riconoscimenti e gli encomi del mondo della Pomologia.8

La notorietà e gli apprezzamenti ottenuti in ambito scientifico e istituzionale fecero sì che nel 1810 Gallesio raggiungesse il primo gradino delle grandi carriere napoleoniche ed assumesse la carica di Uditore al Consiglio di Stato. Gli Uditori erano destinati, dopo un certo numero di anni di servizio, ad occupare posti di prestigio nella carriera amministrativa e giudiziaria e a loro era affidato il compito di sviluppare, presso le sezioni del Consiglio di Stato, le motivazioni delle proposte di legge elaborate dai Ministri e di esprimere il loro parere sulle diverse materie formanti l’oggetto del rapporto tra essi e il Governo.

Il 24 gennaio 1811, con decreto di S.M. Imperiale, Gallesio fu nominato Sottoprefetto di Savona, capoluogo del Dipartimento di Montenotte, e il 12 marzo dello stesso anno, in presenza del Prefetto Chabrol, giurò ‘obéissance aux Constitutions de l’Empire et fidélité à l’Empereur’ accreditandosi così formalmente tra i convinti sostenitori del regime napoleonico. (fig. 2)

Nel primo anno della sua nuova carica Gallesio, seguendo le direttive di Chabrol, si dedicò ai compiti amministrativi che gli erano più congeniali, affrontando con successo i problemi di viabilità del Savonese. Si occupò infatti della costruzione delle strade di Stella, di Albisola e di Sassello9 e nel 1811 si fece promotore attivo della realizzazione della strada di Calizzano, essenziale per assicurare i collegamenti tra Finale e il Piemonte; nel 1812 realizzò inoltre la riparazione della strada di Calice e di Perti. Tuttavia l’apporto di Gallesio non si esaurì in una mera attività amministrativa: la sua crescente notorietà indusse infatti il Governo di Parigi a coinvolgerlo in problemi di varia natura. La sua alacrità e la precisione delle sue risposte furono sicuramente determinanti nell’ottenere considerazione, stima e, in qualche occasione, appoggi e favori.10

La nomina di Gallesio a Vice Prefetto coincise con il periodo della segregazione del Papa Pio VII che, il 6 luglio 1809, era stato fatto arrestare da Napoleone ed era stato tradotto a Savona dopo un lungo e travagliato viaggio. La custodia del Pontefice venne affidata al Prefetto Chabrol il quale, ambizioso e zelante, coniugò in quei frangenti la cortesia del gentiluomo con la durezza del carceriere. Egli infatti quasi ogni giorno faceva visita al Pontefice, senza peraltro trascurare l’applicazione delle draconiane direttive che provenivano da Parigi tramite il Ministro della Polizia Fouché e che prevedevano il totale isolamento del Papa dal clero e dal popolo e sollecitavano la identificazione e la denunzia di tutti coloro che erano sospettati di mantenere rapporti con il potere papale. Gli ordini impartiti da Napoleone ai suoi funzionari erano perentori ed estremamente rigorosi: in due lettere al Ministro Bigot, datate 31 dicembre 1810 e 20 gennaio 1811 Napoleone così si esprimeva: ‘Scrivete al Prefetto di Montenotte [...] che tenga col Papa un tono imperioso [...]. Raccomandate al signor Chabrol che non si lasci sfuggir parola che possa far credere ch’io desideri una conciliazione [...]. Il Papa non deve impicciarsi di nulla [...]. Scrivete al Prefetto che metta in opera tutti i mezzi acciocché il Papa non possa comunicare con alcuno; tenga d’occhio gli alberghi, sorvegli i viaggiatori [...]. Ditegli che riceverà lettere dal mio Ministro di Polizia, dalle quali rileverà le persone che dovrà far arrestare e quelle che dovrà cacciare o conservare al servizio del Papa [...]’.11 Il neo sottoprefetto Gallesio ebbe modo di dimostrare ancora una volta, in quelle circostanze, la sua naturale tendenza a mitigare gli eccessi. Su richiesta del cardinale Spina, arcivescovo di Genova, che lo aveva contattato tramite il conte Gnecco, Gallesio riuscì a soddisfare un desiderio manifestato dal Pontefice, apportando così un minimo di sollievo ai disagi della sua detenzione. Approfittando dei buoni rapporti che intercorrevano tra lui e Monsieur Lagorse, capitaine de la Gendarmerie d’Elite commandant le Palais du Pape, riuscì infatti a far pervenire al Pontefice una piccola cassa di cioccolato; la fornitura divenne poi abituale nei mesi successivi e il trasporto delle cassette da Genova a Savona fu effettuato, franco di nolo, da Antonio Sambolino, comandante della feluca Nostra Signora della Misericordia.12

Questo episodio, pur marginale, è significativo per testimoniare l’indole umana di Gallesio: egli infatti riuscì a superare perplessità, derivanti da possibili rischi personali, adottando comportamenti che potevano avere risvolti molto negativi rispetto agli ambiziosi progetti di carriera da lui coltivati in campo istituzionale, in quanto non esitò a contravvenire alle severe disposizioni emanate dal Governo in relazione al Pontefice prigioniero e a disattendere in modo temerario gli ordini stessi dell’Imperatore.

Nel giugno 1812 finalmente Pio VII venne trasferito a Fontainbleau e nel dicembre dello stesso anno Chabrol fu nominato Prefetto di Parigi, incarico ovviamente di altissima rilevanza.

Nel 1813 Gallesio fu trasferito a Pontremoli con la carica di Sottoprefetto. Era l’epoca immediatamente successiva alla campagna di Russia che avrebbe portato alle note, disastrose conseguenze nell’epopea napoleonica.

Il primo importante compito istituzionale del nuovo Sottoprefetto fu quello di presiedere all’insediamento del nuovo Sindaco di Pontremoli, cerimonia che avvenne il 15 agosto del 1813 in una cornice fastosa, voluta e disposta da Gallesio per dare all’avvenimento un adeguato carattere di solennità. In quell’occasione Gallesio pronunciò un solenne discorso politico, la cui minuta manoscritta è conservata nell’archivio Gallesio-Piuma, nel contesto del quale ribadì la volontà e l’impegno di combattere in difesa delle istituzioni e dello Stato e riaffermò la scelta coerente di vita che lo schierava a favore delle innovatrici norme napoleoniche, le quali erano riuscite ad imprimere una profonda trasformazione nelle idee e nei sentimenti dei cittadini.

Così si espresse Gallesio:[...] Nella Costituzione francese, in questa Costituzione filosofica in cui la divisione dei poteri stabilisce la garanzia della libertà individuale e in cui una successione concatenata di autorità forma la forza del Principe e assicura la celerità delle operazioni governative, i capi delle Comuni sono chiamati ad esercitare delle funzioni più grandi e più importanti. Il Maire è insieme il protettore del popolo e il braccio del Principe: egli è l’organo del Potere Sovrano e ne è insieme l’intermediario. Egli è il primo anello della gran catena che lega la società e il primo dei magistrati che regolano il movimento della gran macchina in cui riposano tutti i vantaggi della civilizzazione e delle arti [...]. Che questo giorno marchi ancora una volta un avvenimento grande e desiderato: ch’egli sia dinuovo per la Francia un giorno di pace. Tutta l’Europa si ostina a non volerla, ma l’Eroe che l’ha conquistata altre volte ad Austerlitz e a Wagram la conquisterà ancora una volta nel centro del paese nemico [...] Noi ritorneremo allora nel tempio che ha risuonato questa mattina dei nostri inni nel ringraziare l’Altissimo per la corona che ha messo sul capo del nostro Sovrano, lo ringrazieremo, lo spero, della pace ch’Egli avrà dato la forza di conquistare’.

In quella circostanza venne pubblicamente confermata, anche in una fase particolarmente delicata per le fortune dell’Imperatore, la fede bonapartista di un alto funzionario che vedeva in Napoleone non soltanto il grande condottiero militare vincitore trionfante di mille battaglie, ma lo statista eccelso che aveva riorganizzato lo stato con una serie di rivoluzionarie innovazioni, foriere della universale comparsa di concessioni liberali, che avevano annullato i resti sopravvissuti dell’ordinamento feudale: questo pensiero politico, che apriva la strada al mondo moderno, era da Gallesio decisamente accettato e condiviso. In Gallesio non mancarono tuttavia momenti di perplessità a fronte del progressivo emergere di connotati sempre più dispotici del potere esercitato da Napoleone. Senza mai giungere al ripudio e alla ritrattazione dei suoi sentimenti di ammirazione verso Bonaparte, Gallesio ridimensionò ed affievolì il suo primitivo entusiastico consenso esprimendo dubbi e preoccupazione. Nell’opuscolo Versi del conte Giorgio Gallesio si leggono tre sonetti dal titolo’ Frammenti di un coronale improvvisato a Finale da diversi amici’ dai quali traspare evidente un senso di timore e di delusione:13

 

Ed or divisa, ed in servaggio duro

Italia tieni, e la tradita speme

non odi che minaccia aspro futuro?

Grande tu sei, ma pur tuo fato preme

con ferrea mano il tuo fatal spergiuro ...

E’ macchia al sol, ma di gran macchia è seme.

 

In campo amministrativo la accresciuta autonomia decisionale che poteva esercitare nel distretto di Pontremoli, affidato direttamente alla sua competenza, favorì e confermò la volontà e l’impegno dell’amministratore volto a raggiungere risultati socio - economici di rilievo. Nelle pagine del Giornale dei viaggi, recentemente pubblicato per merito di Enrico Baldini a cura dell’Accademia dei Georgofili,14 si nota la consueta attenzione prestata da Gallesio all’agricoltura locale e in particolare alla coltura degli alberi da frutto. Ma la posizione geografica di Pontremoli, situata in una gola dell’Appennino settentrionale sulla sinistra del Magra, l’asperità del terreno e la conformazione del paesaggio, lo indussero, con felice versatilità, a non sottovalutare l’importanza della regionalizzazione dell’indirizzo economico tenendo nella giusta considerazione i rapporti tra economia e territorio. Le attente osservazioni della realtà che lo circondava indussero Gallesio ad accomunare le tematiche zootecniche agli indirizzi colturali in campo botanico e alle argomentazioni agronomiche: ritenne infatti che la natura del territorio fosse particolarmente predisposta all’allevamento e al commercio del bestiame e dei prodotti derivati e che la scelta delle colture dovesse essere preliminarmente ponderata sulla base della risposta fisiologica del vegetale.

 

In alcuni manoscritti inediti conservati nell’archivio Gallesio-Piuma egli scrisse che:La pastorizia è il più antico fra i rami dell’industria agricola; nato coll’uomo ha formato per longo tempo il solo oggetto della sua industria e il fondo delle sue ricchezze’. E ritenne di dover tenere nella dovuta considerazione il progetto avanzato da un certo monsieur Bonafous il quale sosteneva l’utilità che poteva derivare dall’allevamento di Capre del Tibet, varietà di caprini in grado di fornire una lana preziosa per i proprietari oltre che per l’industria manifatturiera. Gallesio mise pure in rilievo il fatto che i piccoli poderi della zona e le caratteristiche del territorio si presentavano particolarmente adatti all’allevamento di questi animali.

La sua visione economica lo indusse inoltre ad affermare:[...] L’aumento dell’agricoltura deve produrre un aumento di forze produttrici permanenti non solo in ciò che riguarda l’alberatura come gli ulivi, le viti, i frutti e simili, che vivono per molte generazioni e producono anche senza lavoro, ma ancora in ciò che riguarda la sussistenza mediante i dissodamenti, la costruzione di canali di irrigazione e il perfezionamento delle prattiche agrarie [...]’. Tutti questi progetti non ebbero però il tempo sufficiente a raggiungere una realizzazione e naufragarono travolti dagli eventi politici e militari: infatti le Grandi Potenze europee coalizzate sconfissero definitivamente Napoleone nella battaglia di Lipsia e nella primavera del 1814 le truppe anglo - sicule comandate da lord William Bentinck sbarcarono a Livorno.

Come è noto, avvenuto lo sbarco, il maggior generale inglese lanciò il celebre Proclama con il quale invitava gli Italiani a ribellarsi al giogo napoleonico e a riacquistare dignità di nazione e, in virtù di una idealità e di una sincerità che gli furono da molti riconosciute, dichiarò apertamente che era intenzione degli alleati di restituire l’indipendenza a Genova. Il 17 marzo 1814 le truppe di invasione entrarono in Pontremoli e Gallesio dovette abbandonare la città che lo aveva visto protagonista per trasferirsi nella natia Finalborgo.

La resistenza dei Francesi, comandati dal barone Fresia, si concluse definitivamente il 20 aprile e il 26 dello stesso mese lord Bentinck istituì a Genova il nuovo Governo Provvisorio, presieduto da Girolamo Serra, e proclamò la ricostituzione della antica Repubblica Aristocratica Genovese strutturata sulla base degli ordinamenti costituzionali in vigore nel 1797. (fig. 3)

Dopo la disfatta di Napoleone il Governo Provvisorio, confidando nella recuperata autonomia repubblicana, istituì una Commissione Legislativa per riformare l’antica Costituzione ligure del 1576, apportando alla stessa le modificazioni ritenute opportune e conseguenti alle profonde trasformazioni che si erano verificate. Nella circostanza Giorgio Gallesio fu richiamato dal Governo della Repubblica di Genova e fu nominato, dallo stesso lord Bentinck, rappresentante della Riviera di Ponente nella suddetta Commissione Legislativa. Evidentemente il fatto di essere stato un funzionario di fede manifestamente bonapartista, che nel suo ruolo aveva tuttavia profuso impegno e aveva usato ragguardevoli capacità per ottenere un miglioramento delle condizioni socio - economiche dei suoi amministrati, era condizione sufficiente per evitare provvedimenti di emarginazione e per ottenere un reinserimento, con assoluta immediatezza, anche in cariche pubbliche di notevole peso politico.

Giorgio Gallesio era, seppur con spirito moderato, notoriamente aperto alle idee liberali che lo portarono a sostenere l’indipendenza di Genova. Le sue simpatie bonapartiste mai intaccarono il fondamentale principio per cui le attività svolte sia in campo scientifico, sia in campo amministrativo, non dovessero essere condizionate da regole ispirate a fini o interessi diversi da quelli che erano loro propri e mai dovessero essere deviate da influenze estranee di natura politica o ideologica.

La consultazione dei numerosi manoscritti lasciati da Gallesio, che peraltro fanno in genere riferimento soprattutto ai temi naturalistici a lui più congeniali, non crea, nella maniera più assoluta, la necessità per il ricercatore, pur affascinato dall’eccezionalità del personaggio, di optare per una scelta che conduca a confinare le notizie imbarazzanti. Infatti mai compaiono nei suoi manoscritti (consistano essi in note private e personali o in documenti di carattere pubblico) riferimenti critici di ripulsa o di esecrazione nei confronti dello sconfitto Imperatore, cioè quegli odiosi atteggiamenti di camaleontismo dai quali non andarono esenti numerosi e importanti personaggi del panorama politico napoleonico.15 Tra i grandi voltagabbana è da ascriversi anche il Prefetto di Parigi Gilbert Chabrol de Volvic che, campione di opportunismo e di volubilità politica, non esitò a chiamare usurpatore tornato ad ‘insozzare il suolo di Francia con la sua odiosa presenza’ l’uomo che gli aveva dato fiducia, notorietà e potere e verso il quale si era ripetutamente profuso in espressioni adulatorie e in manifestazioni di incrollabile fedeltà. Sembra invece potersi affermare che la palese e universale opinione sulle straordinarie dimensioni di un uomo che si poteva celebrare senza cadere nel servilismo, fece sì che coloro che avevano riscosso la sua fiducia nell’amministrazione civile fossero guardati con grande rispetto, anche quando l’astro glorioso era divenuto per i più un tiranno esecrato. La prova di questa affermazione è costituita dalla decisione presa dal Governo genovese nell’inviare una Legazione al Congresso di Vienna: per tutelare l’indipendenza della neonata Repubblica la scelta cadde su Antonio Brignole Sale, che era succeduto a Chabrol nella carica di Prefetto del Dipartimento di Montenotte e su Giorgio Gallesio, già Viceprefetto di Savona e di Pontremoli.16

 

Il Congresso di Vienna

La nomina di Gallesio, proposta e voluta dai Governatori e dai Procuratori della Repubblica di Genova e ratificata da lord Bentinck, avvenne nonostante fosse insorta una competizione notevolmente accesa fra i candidati eleggibili all’importante carica di Segretario di Legazione. Questo si può evincere da una lettera autografa di Ferdinando De Marini, già Governatore della città di Finale per la Serenissima Repubblica di Genova, il quale si prese cura di scrivere a Gallesio per consigliarlo e sollecitarlo ad assumere particolari comportamenti di considerazione e di rispetto nei confronti di Brignole, nominato Ministro Plenipotenziario, in quanto la sua elezione poteva essere minacciata dall’agguerrita schiera degli altri aspiranti all’ambita carica.17 L’atto di nomina ufficiale porta la data del 1 agosto 1814.18 (fig. 4)

Il Congresso di Vienna meriterebbe una lunga e approfondita trattazione: le nostre attuali conoscenze ci permettono di affermare che la sorte degli Stati ‘liberati’ era legata alla volontà politica delle Potenze Alleate, che i proclami del liberatore Bentinck avevano soltanto creato premature illusioni e che il destino di Genova era da tempo irrimediabilmente segnato. Il problema del nuovo assetto fu risolto riportando l’Europa alle condizioni anteriori al 1789. Questa risoluzione fu però seguita solo parzialmente e il principio della legittimità che prevedeva la restituzione del potere e della governabilità alla Repubblica di Genova fu inesorabilmente disatteso.

La delegazione genovese, costituita dal Ministro Plenipotenziario Antonio Brignole Sale e dal Segretario Giorgio Gallesio, giunse a Vienna il 2 settembre. L’apertura del Congresso, che era stata fissata in un primo tempo per il primo di ottobre, venne rinviata di un mese. Una precedente missione diplomatica, condotta da Agostino Pareto con segretario Crocco a Londra e a Parigi, non aveva ottenuto alcun risultato ed era all’opposto trapelata la notizia, in seguito rivelatasi fondata, che il Trattato di pace firmato a Parigi il 30 maggio conteneva articoli segreti con i quali era già stata definitivamente sancita la sorte della neonata Repubblica Genovese. I patti convenuti e scritti, anche se non divulgati, prevedevano che in cambio della Savoia, assegnata alla Francia, il Re di Sardegna avrebbe ottenuto il possesso dello Stato di Genova.

Il marchese Brignole, in periodo successivo, annotò nella memoria della quale si darà conto più avanti: ‘Voici le texte de l’article 11 secret du traité du 30 mai 1814, tel qu’il m’a été comuniqué par plusieurs personnes dignes de foi et parfaitement informées des discussions diplomatiques qui eurent lieu à cette époque: le Roi de Sardaigne rentrera dans la possession de ses anciens états, hors la portion de Savoye attribuée à la France par l’article 3e du traité patent. Il recevra un accroissement de territoire par l’état de Gênes. Le port de Gênes restera port libre, les Puissances se réservant de prendre à ce sujet des arrangements avec le Roi de Sardaigne’.

Nel suo Giornale dei viaggi Gallesio non fa alcun accenno alle importanti trattative diplomatiche alle quali aveva partecipato. Tuttavia nell’archivio Gallesio-Piuma esiste una serie di sue note manoscritte dalle quali risultano evidenti le grandi difficoltà che la Delegazione Genovese dovette superare persino nello stabilire contatti con gli addetti ai lavori del Congresso. Si legge, nelle note autografe di Gallesio, che Brignole incontrò parecchi ostacoli nell’ottenere colloqui diplomatici in quanto le Potenze Alleate non volevano riconoscere la sua veste ufficiale di Ministro. Il Plenipotenziario della Repubblica di Genova, pur in possesso di una lettera di sostegno e di credenziali rilasciatagli da William Bentinck, cercò più volte di trattare direttamente con mister Lamb (che manteneva stretti rapporti con il Segretario di Metternich M.r de Fleuret già incaricato d’affari alla Corte d’Austria a Parigi) ma il diplomatico inglese lo schivò costantemente. Dalle note di Gallesio, scritte in parte in francese e in parte in italiano, si rileva inoltre che la corrispondenza epistolare del Ministro Brignole con il suo Governo fu estremamente intensa: dal 2 settembre al 6 ottobre vennero inviati circa venti dispacci ufficiali alla Giunta genovese e altrettanti dispacci particolari e riservati furono indirizzati al Presidente del Senato; le lettere di risposta concernenti affari di Stato furono quattordici e alcune di esse sono conservate nell’archivio Gallesio-Piuma in originale o in copia.

In data 13 settembre venne spedita a Genova una nota urgente che riportava il verbale del colloquio che la Delegazione genovese aveva finalmente avuto con il Ministro di Stato Principe di Metternich: in essa veniva confermato che la cessione dello Stato di Genova al Piemonte era già stata decisa a Parigi dalle Potenze Alleate e che la situazione era da considerarsi disperata.

In data 24 settembre il Governo Provvisorio venne informato, con il dispaccio numero 6, sui risultati di un incontro con lord Castlereagh. In quella circostanza il Ministro inglese aveva sconfessato i princìpi liberali di lord Bentinck, avanzando la pregiudiziale politica di interessi contingenti e concordati, e aveva confermato la già decisa unione dello Stato Genovese al Piemonte. Castlereagh aveva comunque affermato, forse per attenuare l’impatto drammatico con la realtà delle cose, che esisteva una proposta avanzata dall’Ambasciatore spagnolo intesa a sostenere l’assegnazione della Liguria alla Regina d’Etruria;19 il visconte inglese chiedeva contestualmente al Governo di Genova una dichiarazione esplicita, rilasciata in nome del Popolo Genovese, intesa ad avallare questo tentativo. Al carteggio venne allegata una lettera cifrata nella quale si suggeriva l’opportunità di stanziare una cospicua somma di danaro da utilizzarsi in un ultimo disperato tentativo nel caso fosse emersa una qualche opportunità.

Nelle note autografe di Gallesio si legge ancora che il Presidente Serra non ritenne opportuno sostenere e fare suo il progetto avanzato dal cavalier Pedro Gomez marchese di Labrador Ministro di Spagna, anche se questo inizio di trattativa sembrava poter godere dell’appoggio del Principe di Talleyrand ambasciatore di Francia.

Il Governo provvisorio, deliberando in segreto con l’esclusione financo dei segretari, il 4 ottobre inviò al Ministro Brignole un documento ufficiale, con l’ordine di presentarlo al Congresso, con il quale si ribadiva l’opportunità di continuare a difendere con forza l’indipendenza; nel caso poi, purtroppo ampiamente prevedibile, che questa istanza fosse stata giudicata improponibile, la Giunta genovese si dichiarava disposta ad accettare il governo di un membro di casa regnante della Toscana, di Modena, o di Parma, alla condizione che detto Principe stabilisse la sua residenza in Genova e costituisse uno Stato Separato. Tuttavia, essendo opinione comune che si sarebbe avverata la malaugurata ipotesi di un rifiuto di entrambe queste proposte, venne allegato un elenco di condizioni che avrebbero dovuto accompagnare la cessione dello Stato di Genova al Piemonte e che consistevano in un piano di privilegi promessi al Senatore Pareto da Castlereagh e da Metternich nel precedente incontro di Parigi.20 Lo stesso 4 ottobre il Presidente Serra inviò a Brignole una lettera che riportava le convenzioni da discutersi nel caso, peraltro considerato quasi impossibile, che si fosse raggiunto un esito positivo alla proposta dell’assunzione al Governo di Genova di un nuovo Principe. Gallesio riportò integralmente nelle sue note il contenuto di questa lettera personale e riservata nella quale si legge: ‘L’estensione del territorio marittimo soggetto alle Corti Borboniche accresciuta dal Genovesato accrescerebbe la gelosia e assicurerebbe l’opposizione delle Potenze già influenti, che il domandarla attivamente il Governo confermerebbe i noti dubbi [...] di una inveterata propensione ai Borboni, e che ciò, longi dal favorire il desiderio di un Principe proprio, affretterebbe la caduta sotto un Principe supposto più aderente alla Corte Britannica, [...] che quindi si era conclusa la nota annessa con una domanda generica di cui secondo le circostanze poteva fare l’applicazione più a un Principe che a un altro.21 Il Presidente Serra confermava inoltre i richiami enunciati nel carteggio attinenti alle prerogative speciali di diritto e alle condizioni da negoziare in caso di riunione al Piemonte.

Nelle note di Gallesio compare anche il contenuto integrale di un decreto del 5 ottobre, inviato con messaggio cifrato, con il quale veniva reso ufficiale lo stanziamento di una somma immediatamente disponibile per ogni eventualità: ‘E’ messa a disposizione del Marchese Brignole la somma di lire quindicimila per spese segrete: egli inoltre è autorizzato a promettere una somma di fiorini d’argento centocinquantamila in totalità a una sola persona o ripartita tra diverse, all’oggetto di conservare l’indipendenza e la forma di un libero Governo, l’integrità o almeno la maggior parte del territorio, e, nel caso meno favorevole all’oggetto, di conservare l’indipendenza e la maggior parte del territorio sotto un Principe proprio residente in Genova e costituzionale. Si intende per maggior parte del territorio quella che si estende dal fiume Magra fino al Capo delle Mele a Ponente. Questa somma non potrà in nessun caso essere promessa che dopo la consecuzione dei vantaggi indicati. Sarà pagata dentro un anno a scadenze non minori di fiorini venticinquemila. Firmato Il Presidente del Governo Serra e il Segretario Crocco’.22 Risulta pertanto evidente che le speranze di ottenere un qualche risultato percorrendo la strada della diplomazia andavano rapidamente affievolendosi e che il Governo Provvisorio non esitò a mettere sul tavolo una somma cospicua fidando nella, ahimé, da sempre riconosciuta potenza di persuasione del denaro. Anche la Massoneria ligure fece sentire la sua presenza con appelli diretti a lord Bentinck.

 Non mancarono altre proposte escogitate dalla Delegazione e accettate dal Governo Genovese: si legge infatti negli appunti di Gallesio che il dispaccio numero 9 del 21 novembre autorizzava il Ministro Brignole ad offrire la città e il porto di La Spezia ai diplomatici inglesi al fine di ottenere il loro appoggio e il loro sostegno alla proposta di assegnare a Genova un Principe della Casa d’Austria che ne mantenesse l’autonomia. Veniva inoltre presentata, per essere sottoposta alla considerazione dei diplomatici del Congresso, l’enunciazione di un disegno abbastanza complesso che prevedeva la cessione del Tortonese a Milano da parte del Re di Sardegna e l’annessione risarcitoria del Ducato di Piacenza al Regno Sardo. Con una breve annotazione a margine dello stesso dispaccio, la Giunta Genovese comunicava alla sua Delegazione che era stato stampato a Novara e largamente distribuito a Torino un opuscolo, già pubblicato a Londra, inneggiante alla libertà, all’indipendenza e alla dignità di Nazione per gli Italiani e, con una ulteriore postilla, notificava altresì un provvedimento che prevedeva, a favore del Segretario di Legazione Gallesio, una gratificazione di lire mille deliberata dal Governo ‘[...] informato da Voi e dal sottoscritto (Presidente Serra) con quanto zelo e intelligenza egli Vi asseconda per promuovere costì gli interessi della Patria’.

Nel dispaccio numero 10 del 22 novembre la Giunta comunicò al Ministro Brignole che, nel caso fosse stata definitivamente decretata l’annessione del Genovesato ad una potenza straniera, l’elenco delle condizioni e dei privilegi da concordarsi attraverso le vie diplomatiche avrebbe dovuto opportunamente essere presentato da un Governo amico e non da quello Genovese. Infine, nel dispaccio numero 11 (che Gallesio rileva segnato erroneamente numero 10) del 23 novembre, la Giunta inviò una nota ufficiale di protesta da presentarsi solennemente nella sede del Congresso qualora fossero venute meno le ultime incertezze sulla decisione dei Sovrani che l’avevano convocato. Aggiunse il suggerimento al Marchese Brignole di assumere nella circostanza la veste di Ministro Plenipotenziario, precisando però che avrebbe dovuto mantenersi pronto a ripiegare sulla qualifica più riduttiva di Deputato nel caso, piuttosto probabile, che la nota non fosse stata accettata se presentata da un Ministro ritenuto non legittimato. Preannunciava inoltre l’arrivo di lord Bentinck (e Gallesio precisò nelle sue note che il Maggior Generale inglese era già giunto a Vienna in incognito), e che le notizie trapelate sui colloqui da lui avuti con il Comandante militare della Piazza di Genova Dalrimple avevano convinto il Governo che l’unione dello Stato di Genova con quelli del Re di Sardegna era ormai da considerarsi di imminente esecuzione.

I contenuti di questi carteggi permettono di rilevare che l’unica presa di posizione chiara in favore dei desiderata genovesi fu quella assunta dal cav. Pedro Gomez di Labrador, Ambasciatore di Spagna, il quale in una lettera citata da Brignole nella sua memoria23 affermò che il governo spagnolo era pronto ad assumersi l’impegno di appoggiare le richieste del Popolo Genovese volte a ‘[...] conservare la sua indipendenza e il suo antico Governo Repubblicano o di godere dello stesso vantaggio sotto un Principe di una delle tre Auguste Case che vi si trovano designate [...]’. E quando ogni sua aspettativa restò disattesa e caddero definitivamente tutte le speranze il rassegnato Governo Genovese concluse amaramente: ‘[...] Non ci rimane quindi altro che adempiere ad un triste e onorevole dovere, quello di protestare che i diritti dei Genovesi all’indipendenza possono essere misconosciuti, ma non potranno essere cancellati [...]’.24

L’ultima nota manoscritta di Gallesio fa riferimento alla notizia che il 24 dicembre il Marchese Charles de Corail, aiutante di campo del Re di Sardegna, era giunto a Torino per riferire in maniera ufficiale che il verbale della seduta del 12 dicembre aveva ratificato la definitiva cessione di Genova e di tutto il suo territorio al Regno Sardo. E Gallesio, facendosi interprete del sentimento di indignazione con cui fu accolto il penoso e umiliante sacrificio dell’autonomia ligure, in un impeto di sdegno dichiarò in forma lapidaria e relazionale: ‘La Serenissime République de Gênes a enfin péri sous les coups meurtriers de l’ambition et de la révoltante injustice des Monarques copartegeant l’Europe’.25

Il 26 dicembre, con un drammatico proclama, il Governo Provvisorio ‘non d’altro fornito che di giustizia e ragione’ e ormai rassegnato di fronte all’ineluttabile comunicò ai Genovesi le sue dimissioni, raccomandando ‘a tutti i Popoli del Genovesato la tranquillità, della quale non è alcun bene più necessario alle Nazioni’. (fig. 5)

Il 30 dicembre il Re di Sardegna Vittorio Emanuele promulgò le Regie Patenti che sancivano l’unione del territorio della Repubblica di Genova al Regno Sardo. Venne nominato Commissario Plenipotenziario il cavaliere Ignazio Thaon di Sant’Andrea e di Revel con tutte le funzioni e le attribuzioni già esercitate dal Governo Provvisorio. Nelle Regie Patenti inoltre furono elencati i privilegi, ossia le condizioni speciali di diritto sulle quali si era ottenuto un accordo in sede di trattative diplomatiche. Le particolari prerogative concesse, intese soprattutto a salvaguardare la dignità dei Genovesi che avevano chiesto di essere equiparati senza pregiudizio agli altri sudditi del Regno di Sardegna e di essere sottoposti alle medesime leggi e agli stessi regolamenti, furono dettagliatamente elencate sotto diciassette voci numerate. (fig. 6)

Il documento ufficiale, costituito dal testo delle Regie Patenti pubblicate dalla Stamperia Reale di Torino, non presenta sostanziali modificazioni se confrontato con un manoscritto autografo conservato nell’archivio Gallesio-Piuma. Questo manoscritto, vergato in lingua francese con l’inconfondibile grafia di Gallesio, consta di due carte doppie con testo scritto su otto facciate su metà di ogni foglio diviso per lungo, non è datato e reca il seguente titolo: ‘Conditions qui doivent servir de base à la réunion de l’État de Gênes à ceux de Sa Majesté Sarde’. (fig. 7)

I concreti e ufficiali riconoscimenti dell’attività svolta da Gallesio e dell’encomiabile impegno da lui profuso nel difendere l’indipendenza della Repubblica Genovese al Congresso di Vienna si concretizzarono anche, come si è visto, in gratificazioni pecuniarie corrispostegli dal suo Governo. A ciò devono essere aggiunte le testimonianze che si ricavano dai suoi appunti manoscritti privati che consentono a chi scrive non da storico, ma in veste di cronista curioso, di ricavare notizie su fatti noti e su retroscena meno conosciuti. La verifica diretta di informazioni e ragguagli sulla pagina più amara della vita dell’antica e gloriosa Repubblica di Genova condotta su note autografe personali che, in quanto tali, possono essere accreditate della più schietta genuinità, offre la possibilità di integrare notizie storiche di importanza più rilevante e di conoscere le dichiarazioni rese in quei momenti, dalle quali traspare nitidamente il pensiero politico e l’atteggiamento comportamentale di chi le ha compilate. Questi documenti originali acquistano cioè un particolare significato in quanto da essi si ricavano notizie di fatti che, anche se accessori, spesso non sono conosciuti, svelano pensieri e disegni dei personaggi cui fanno riferimento, fanno chiarezza e rendono viva la realtà storica e permettono un giudizio sull’opera dei protagonisti sulla base di testimonianze e fonti di prima mano sicuramente degne di fiducia.26

E’ possibile peraltro che chi non fu testimone diretto della condotta della Delegazione Genovese al Congresso di Vienna sia stato tratto in inganno da un documento ufficiale (datato Vienna 1 dicembre 1814) inviato dal visconte di Castlereagh al Ministro inglese della Guerra conte Bathurst. In tale dispaccio figurava la seguente affermazione:[...] Questo rapporto non è stato ancora confermato dai Plenipotenziari delle diverse Potenze; ma ho il piacere di informare la S.V. che è stato approvato dal Marchese Brignole che in questa sede è rivestito di pieni poteri da parte del Governo di Genova [...].’ In sostanza, Castlereagh faceva riferimento ad una pretesa approvazione del Marchese Brignole, Deputato di Genova, alle concessioni stipulate in Vienna a favore dei Genovesi.

Queste affermazioni devono considerarsi non corrispondenti a verità e furono inequivocabilmente smentite dalla nota ufficiale di protesta presentata da Brignole in sede di Congresso il 16 dicembre 1814 e quindi in data posteriore a quella del testo sopra citato. Soltanto in periodo successivo Brignole venne a conoscenza della fuorviante affermazione contenuta nel dispaccio di Castlereagh ed ebbe modo di constatare che numerosi documenti ufficiali del Governo Genovese e del suo rappresentante al Congresso di Vienna non erano stati resi noti pubblicamente. La sorpresa e l’indignazione lo indussero pertanto, al fine di tutelare la propria onorabilità, a scrivere un circostanziato memoriale che è conservato nell’archivio Gallesio-Piuma.27 Anche Brignole, come Gallesio, tenne a sottolineare il pieno apprezzamento del suo Governo in ordine all’espletamento dell’incarico a lui affidato e, nella sua memoria, citò un dispaccio a lui inviato in data 23 novembre 1814 che affermava: ‘Comunque le nostre speranze vadano a vuoto il Governo Vi rende unanime testimonianza che se potevano adempirsi, lo sarebbero state per Voi, tanto è lo zelo e la sagacità adoperata in questo spinosissimo affare’.

Le carte a cui si è fatto cenno rivestono un sicuro interesse e costituiscono una preziosa testimonianza di rapporti informali ed episodici intercorsi tra la delegazione genovese e interlocutori diversi, tra i quali risaltano sostenitori inflessibili dell’orientamento diplomatico del loro paese come Castlereagh e l’intransigenza dell’austriaco Principe di Metternich, le cui gelide asserzioni:L’Italia è soltanto un’espressione geografica’ o ‘le repubbliche non vanno più di moda’, sono divenute famose. Tali fonti su una delle pagine più drammatiche della storia della Superba possono rappresentare una utile integrazione ai pochi documenti di interesse genovese rinvenibili nei Papers dell’italofilo W. Bentinck che si trovano nella Biblioteca Hallward di Nottingham e che sono stati richiamati recentemente da Grendi.28 Dalle carte esaminate e conservate nell’archivio Gallesio-Piuma emergono considerazioni di carattere strategico - militare sul sistema difensivo da adottarsi da parte di una Repubblica Genovese indipendente e sono riportate in esse attente riflessioni intese a dimostrare come l’integrità del suo territorio costituisse una condizione di interesse generale per l’Europa. Veniva discussa e respinta l’idea di una forma di città libera autogovernata di tipo anseatico con soltanto qualche miglio di circondario: si riteneva infatti che questa soluzione avrebbe portato a breve scadenza la città a seguire le sorti dello smembramento del territorio della Repubblica. Un sicuro vantaggio, anche e soprattutto dal punto di vista commerciale, era invece ritenuto conseguente alla conservazione dell’indipendenza dello Stato sotto la protezione del Governo Inglese. Non mancavano accorati e indignati riferimenti alle ripetute dichiarazioni, rilasciate dalle Potenze Alleate in sede ufficiale, con le quali era stato solennemente affermato che le Nazioni Europee avrebbero rispettato la reciproca indipendenza, che non sarebbero stati più innalzati edifici politici sulle rovine di Stati una volta liberi e felici e che l’alleanza politica e militare avrebbe avuto per finalità una pace generale nella quale avrebbero potuto essere assicurati i principi di tutela dei diritti, dell’indipendenza e della libertà di tutte le Nazioni. Venivano inoltre messe in chiara evidenza le aspettative e le speranze riposte sulla solenne dichiarazione delle Alte Potenze che sanciva la restituzione della loro indipendenza agli Stati oppressi e veniva sottolineato il fatto che un Generale Inglese era entrato nel territorio genovese ostentando questa dichiarazione. Veniva sostenuta la convinzione, basata su opinioni fermamente acquisite, che un paese militare e agricolo come lo Stato Sardo era per sua natura essenzialmente in contrasto con un Paese commerciale come Genova. Ne derivava per conseguenza che, nel caso infausto di un mancato mantenimento dell’assetto repubblicano, sarebbe stato comunque preferibile il governo di un Principe strettamente legato alle Alte Potenze che reggevano l’Europa al quale fosse affidato il compito di conservare l’indipendenza dei Genovesi, sulla falsariga di quanto si verificava per i popoli della Toscana, del Modenese e degli Stati di Piacenza e di Parma.

Da quanto esposto è facile desumere che i documenti conservati nell’archivio gallesiano rivestono un notevole interesse e che, dopo essere stati sottoposti ad un approfondimento e ad un esame condotto con adeguata competenza e levatura, meritano forse di essere integralmente pubblicati.

A distanza di oltre due decenni dalla fine del Congresso di Vienna Gallesio utilizzò, in maniera per la verità molto sommaria, i suoi appunti e i documenti che erano in suo possesso per scrivere un saggio di ventotto carte intitolato: Saggio storico della caduta della Repubblica di Genova e sua riunione col Piemonte.29 La decisione di scrivere questa relazione, redatta per sommi capi e senza accenni di carattere personale, fece seguito ad una richiesta a lui rivolta dallo storico Carlo Varese il quale intendeva documentarsi sul Congresso di Vienna avvalendosi di notizie di prima mano fornite da chi aveva vissuto in maniera diretta e partecipe quegli avvenimenti. Gallesio fece dono allo storico del suo manoscritto che peraltro dovette subire variazioni e tagli da parte dei revisori di Genova e di Torino; il testo censurato fu quello utilizzato da Varese ed è lo stesso che compare nell’opera in otto volumi pubblicata a Genova da questo autore negli anni dal 1835 al 1838.30

Gli autografi della Storia del Varese e del Saggio di Gallesio vennero acquistati per la Berio dal Comune di Genova nel 1910 e furono pagati 150 lire oro. Il Saggio storico di Gallesio venne pubblicato a Genova da La Berio nel 1974 con introduzione di L. Marchini e con trascrizioni e note a cura di W. Piastra.

 

Il periodo della Restaurazione

L’annessione forzata della Repubblica Genovese alla Monarchia Sabauda, avvenuta dopo un millennio di indipendenza sovrana, ebbe la sua consacrazione ufficiale il 3 gennaio 1815 con il Proclama promulgato da Thaon di Revel, nominato Commissario Plenipotenziario per il Ducato di Genova.

Conclusa la missione diplomatica Gallesio prolungò la sua permanenza nella capitale austriaca fino all’8 febbraio 1815. Durante il soggiorno viennese curò la pubblicazione in lingua tedesca della sua Teoria della Riproduzione Vegetale.31 Il fatto di avere dimorato stabilmente a Vienna per un periodo di oltre sei mesi gli consentì peraltro di fare attente e metodiche osservazioni sugli ingegnosi sistemi adottati dai giardinieri locali e di annotare meticolosamente dati sul clima, sul mercato, sulle varietà della frutticoltura austriaca e sulle caratteristiche delle serre del castello di Schoenbrunn e del giardino del Principe di Schwarzenberg.

 

Le trattative diplomatiche intercorse durante il Congresso di Vienna avevano stabilito condizioni speciali di diritto accordate ai funzionari governativi della Repubblica Genovese: essi avevano ottenuto il privilegio di essere reinseriti nella nuova compagine statale con prerogative analoghe a quelle di cui erano stati istituzionalmente titolari.

Nel manoscritto di Gallesio, che faceva riferimento alle condizioni che avrebbero dovuto servire di base per l’annessione di Genova al Piemonte, l’articolo 16 prevedeva che:S.M. prendra particulierment en considération la situation des Employés actuels de l’État de Gênes’.32 Lo stesso concetto era pressoché letteralmente ribadito nelle Regie Patenti promulgate il 30 dicembre 1814 da Vittorio Emanuele I, nelle quali venivano ufficialmente sanciti i privilegi concordati e concessi ai Genovesi. Si legge infatti nell’articolo 16 del documento ufficiale: ‘Prenderemo particolarmente in considerazione lo stato degl’Impiegati attuali Genovesi’.33

Sulla base di queste precise disposizioni il Marchese di San Marzano, avveduto Plenipotenziario del Monarca Sabaudo, invitò Brignole Sale a stilare e a fargli pervenire un elenco di personaggi della scomparsa Repubblica i quali possedessero le qualità adeguate al reinserimento e l’attitudine e la preparazione necessarie a rivestire incarichi e incombenze nello Stato piemontese. Al primo posto di questa lista figurava il nome di Giorgio Gallesio e il marchese Brignole scriveva di lui:[...] E’ dotato di non mediocre talento, assai versato nelle Scienze naturali e specialmente nella Botanica [...]. Un Segretariato di Legazione o un Ispettorato di Studi nell’Università sembrerebbero i posti più adattati al suo talento [...]’.34 E il Marchese di San Marzano scrisse a Vallesa, Ministro degli Esteri a Torino: ‘[...] Son [di Brignole] Secrétaire de légation est Mr. Galesio, personne bien née, de Final, homme d’esprit et de bons principes [...]. Il a été Sous Prefet à Pontremoli et on a été fort content. Il serait bon comme administrateur ou comme chargé d’affaires [...]’.35

Una scrittura autografa conservata nell’archivio Gallesio-Piuma dà modo di ricavare dalla fonte diretta queste informazioni:36 ‘[...] Finita la sua (del postulante Giorgio Gallesio) missione e rassicurato dal Marchese di San Marzano, Ministro di S.M. il Re Vittorio Emmanuele in Vienna, egli si presentò nel 1815 in Torino al suo nuovo Sovrano per fargli ommaggio della sua sudditanza, e ne ottenne l’accoglienza la più graziosa, e l’assicurazione di un impiego equivalente a quello che aveva avuto sotto il Governo Genovese, espressa in questi termini: Voi avete servito bene il vostro Governo e vi stimo; sono certo che servirete me pure con zelo uguale. Darò ordine al Conte di Vallesa di darvi un impiego. Tranquillo su queste parole il ricorrente si ritirò nella casa paterna per aspettare il suo destino. Egli credette che l’importunare il Ministro con delle sollecitazioni, come si faceva dagli altri Impiegati, sarebbe stato per lui un mancare di rispetto al suo Principe e di confidenza nelle sue promesse, ma il silenzio fu interpretato sinistramente e fu obbliato. Intanto ritornò da Vienna il Marchese di San Marzano e, sorpreso di non vedere il c.te Gallesio nel quadro degli Impiegati, ne chiese ragione. Egli sapeva che S.M. si era impegnata ad accogliere al suo servizio gli Impiegati del Governo Genovese o a compensarli con una pensione, e rammentava che, indipendentemente da questa misura generale, egli come Ministro di S.M. al Congresso, aveva rassicurato il Segretario della Legazione Genovese a Vienna che S.M. contenta di lui gli avrebbe avuto un particolare riguardo. Il Ministro diede sfogo alla di lui domanda dicendo che il c.te Gallesio non si era più presentato e che con ciò aveva rinunciato ai favori di S.M. Dispiaciuto di questa supposta mancanza, il Marchese di San Marzano ne fece rimprovero al ricorrente e lo chiamò intanto al servizio nel suo Ministero nominandolo Commissario di Leva nella provincia di Savona. L’impiego non era lusinghiero, ma il c.te Gallesio, premuroso di smentire la falsa interpretazione data alla sua delicatezza, non tardò un momento a lasciare Firenze ove si era reso per un’intrapresa letteraria, e dichiarò a S.E. che, non vedendo negli impieghi che l’onore di servire S.M., si faceva un dovere di rendersi immediatamente al suo posto [...]’.

Il memoriale da cui vengono ricavate le notizie riferite fu allegato in copia a una serie di lettere inviate ad influenti componenti del Governo Sabaudo per avere da loro interessamento ed appoggio alla inoltrata richiesta della pensione riservata agli insigniti dell’Ordine Civile di Savoia. In queste lettere Gallesio ribadiva che la attribuzione di un incarico adeguato a quelli prestigiosi da lui ricoperti sotto gli antichi Governi era stata pregiudicata e impedita a causa della falsa interpretazione del suo dignitoso silenzio e dal fatto che aveva ritenuto disdicevole e sconveniente fare ricorso a ripetute richieste e ad insistenti suppliche. Scriveva infatti Gallesio: ‘[...] Un sentimento di dignità che non può essere condannato da chi ha anima [...] mi ha alienato da un Governo che mi ha obbliato. Ho avuto la riserva di non sollecitare un impiego che doveva essermi dato [...];37 e ancora: ‘[...] Io ero contemplato da una Regia Patente emanata in faccia all’Europa e avevo avuto le assicurazioni le più lusinghiere da parte del mio nuovo Sovrano e dei suoi Ministri. Potevo con questo sollecitare come gli altri impiegati volgari e rendermi importuno? Il mio dovere era di presentarmi al mio nuovo Principe per offrirli la mia devozione e poi aspettare in silenzio e confidenza disposizioni Sovrane [...]’.38 Nella copia autografa di una terza lettera si legge inoltre:[...] Il mio caso è un vuoto che il Governo deve riempire. Si tratta di dar compimento ad una disposizione solenne presa dal Re in faccia all’Europa [...]. Mi si è fatto un delitto di non averlo sollecitato all’epoca dell’unione del Genovesato alli Stati di Sua Maestà e la mia riserva è stata tacciata di fierezza. Io desidero lavarmi di questa taccia. Credo di averlo già fatto [...] con l’accettare un impiego così fuor di proporzione con quelli che avevo coperto prima dallora e finalmente con una condotta senza macchie [...]. Io figuro sempre come un’eccezione e un’eccezione nell’adempimento di una disposizione Sovrana è sospetta per chi ne è l’oggetto o è ingiuriosa per chi l’ha fatta [...]’.39

La disamina del suo epistolario permette tuttavia di rilevare che Gallesio, già negli anni immediatamente susseguenti al Congresso di Vienna, godeva di grande stima negli ambienti ministeriali torinesi. Ciò si desume da una lettera a lui inviata il 1º luglio 1816 dall’Intendente Generale del Governo Sabaudo, conte Gaschi, nella quale si legge:[...] Permettetemi amico preziosissimo di farvi dei rimproveri sulla non mantenutami parola che mi deste personalmente l’anno scorso quando ebbi il piacere di vedervi a Torino. Voi mi prometteste di scrivere un opuscolo interessantissimo che doveva portare il titolo ‘Vantaggi che devono sentire il Piemonte e la Liguria colla loro unione in un solo stato’. Li vostri amici Vi conoscono poeta esimio, bottanico eccellentissimo; devono conoscervi anche come politico fino [...] essi hanno il diritto di aspettarsi da Voi istruzioni politico - economiche. La doppia vostra qualità di impiegato diplomatico e di amministratore deve avervi fornito dei lumi interessantissimi: sviluppateli, redigeteli, scrivete e mantenete la vostra parola; io ve ne prego caldamente. L’idea che mi comunicaste del modo col quale pensavate di scrivere non può che riuscire vantaggiosissima per le nostre due Nazioni: io devo ardentemente desiderarlo come Piemontese, voi dovete prestarvi come Ligure [...].’40 Tuttavia soltanto dopo oltre un anno dalla fine del Congresso di Vienna, nel 1816, Gallesio fu nominato Commissario di Leva per la circoscrizione di Savona. L’incarico non aveva sicuramente il prestigio sufficiente a soddisfare le aspettative e le ambizioni di Gallesio: nei suoi rapporti epistolari con le persone amiche egli lo definì addirittura disgustoso.41 Non è tuttavia del tutto fuori luogo azzardare l’ipotesi che tale incombenza, pur ricoperta senza alcun entusiasmo e anzi con malcelata riluttanza, fosse a lui non del tutto sgradita in quanto utilizzata come una sinecura remunerata, poco faticosa e di scarsa responsabilità, che non richiedeva una presenza costante sul posto di lavoro e non costituiva impedimento ai suoi sempre più pressanti e prioritari impegni di studio. Era questo infatti il periodo in cui erano iniziati i primi contatti con Giovanni Rosini e in cui veniva messa in cantiere l’impresa editoriale che avrebbe portato alla pubblicazione della Pomona Italiana.42

A sostegno di questa ipotesi può essere invocato il fatto che, nei sette anni in cui Gallesio rivestì l’incarico di Commissario di Leva, i suoi viaggi non subirono la benché minima interruzione, anche perché favoriti e permessi da lunghi periodi di congedo che Gallesio facilmente otteneva dagli amici che facevano parte del Ministero da cui dipendeva. Il suo assenteismo dal posto di lavoro è ben dimostrato dalla minuta di una lettera, datata Padova 26 ottobre 1821 e indirizzata a un non meglio identificato Ill.mo Signore, nella quale si legge: ‘[...] Io mi trovo a Padova, da dove mi renderò a Modena per Bologna, onde essere in misura di portarmi a Genova se così mi ordinerà o di continuare il mio viaggio se V.S. ha la bontà di permettermelo. La prego dunque a volermi diriggere a Modena la di lei risposta, che spero favorevole, e che sarà per me di una somma importanza dipendendo da ciò degli interessi di molto rilievo [...]’.43

La supposizione che Gallesio fosse restio ad occupare posti che richiedevano una presenza costante ed un impegno personale soverchiamente vincolante sembra avvalorata dal fatto che egli non esitò a rifiutare cariche anche di un certo prestigio. Lo dimostra una lettera al cugino Littardi spedita da Finale il 30 marzo 1819 nella quale Gallesio manifestò in maniera esplicita il suo pensiero:[...] Vi ringrazio delle congratulazioni che mi fate ma vi osservo che non le merito, in primo luogo perché non sta la notizia sparsa della mia nomina in Intendente, in secondo luogo perché se fosse vera io mi troverei obligato per la seconda volta a pregare S.M. a scusarmi. La mia situazione di famiglia, i miei interessi, le mie attuali disposizioni di spirito e la mia intrapresa letteraria della Pomona mi mettono nell’impossibilità di accettare un impiego che domanda tutto l’uomo e che obliga a spatriare. Quando ritornai di Vienna mi fu oferta dal Ministro l’Intendenza di Alba e mi scusai perché già mi ero proposto di godere della mia libertà e di darmi alla campagna. Ora molti nuovi impedimenti si sono agiunti a quelli d’allora e già li ho messi in parte sotto gli occhi del Ministero l’anno scorso a Torino nel domandare l’autorizzazione di sogiornare a casa mia, sebbene come commissario di leva fossi obligato al domicilio in Savona, facendole sentire che anche questo legero impiego mi riesciva di peso. Dopo tutto questo sarebbe strano che fossi nominato ad una piazza di Intendente e più strano ancora che fossi assai pazzo per accettarla [...].’44

L’incarico di Commissario di Leva in Savona si concluse nel 1823, anno in cui Gallesio chiese ed ottenne il pensionamento, favorito in questo dall’interessamento del cav. Maurizio de Geneys, comandante del corpo dei Carabinieri Reali in Torino e fratello di S.E. il Ministro della Guerra e della Marina. In data 15 luglio S.M. Carlo Felice promulgò un Regio Rescritto con il quale ‘in considerazione dello stato di salute in cui mi trovo e degli importanti lavori letterarj da me intrapresi [sic] e avuto riguardo alla maniera lodevole colla quale ho sinora sodisfatto alle mie incombenze, si è degnato accordarmi la dispensa dell’Uffizio di Commissario di Leva in Savona, accordandomi un annuo trattamento di L. n. 250 sino a che [sic] sii in stato di riprendere servizio e sia destinato ad incombenze adattate alle cognizioni e circostanze sue’.45 Si concluse così l’excursus ufficiale di Giorgio Gallesio nella pubblica amministrazione. A coronamento di esso, negli anni successivi, Gallesio poté fregiarsi di alcune onorificenze dovute sia all’antica e riconosciuta nobiltà della famiglia già ripetutamente onorata da Sovrani stranieri sia agli indiscussi meriti che egli andava acquisendo in campo scientifico: dal Re Carlo Felice nel 1824 fu infatti insignito dell’Ordine Militare dei Santi Maurizio e Lazzaro e nel 1828 del titolo comitale;46 il Re Carlo Alberto nel 1832 conferì inoltre al conte Giorgio Gallesio la nomina di Cavaliere dell’Ordine Civile di Savoia e dispose, con Regio Brevetto, l’assegnazione a suo favore di una pensione di lire ottocento annue.47

 

Le ripercussioni derivanti dalla Rivoluzione Francese e dal periodo napoleonico avevano frattanto determinato in Italia le condizioni in cui sarebbero maturate le idee risorgimentali di indipendenza, di libertà e di unità.

Non è possibile ricostruire in maniera documentata il pensiero politico di Gallesio sui primi movimenti insurrezionali organizzati dalla Carboneria o sull’attività intellettuale dei gruppi illuministici che caratterizzarono i primi albori del Risorgimento. Un suo coinvolgimento diretto è quasi certamente da escludere, sia per il suo temperamento moderato e mansueto sia, soprattutto, perché impegnato con dedizione totale alla ricerca e alla sua grande impresa editoriale.

Nondimeno è molto probabile che Gallesio abbia vissuto da vicino la vita delle società segrete e dei moti insurrezionali, anche se la sua eventuale partecipazione può essere ritenuta passiva e limitata alla mera conoscenza. Questa supposizione viene giustificata dal fatto che Gallesio manteneva rapporti di grande amicizia con Bianca Milesi Mojon,48 affettuosamente legata a sua nuora Pellina Piuma ed abituale frequentatrice della famiglia Gallesio nella casa di Finale. Non è pensabile infatti che una donna di cultura, politicamente impegnata nei movimenti liberali e carbonari clandestini e in costante rapporto con gli illuministi lombardi e piemontesi raccolti intorno a Il Conciliatore, il cui programma politico era indirizzato soprattutto ad espellere l’Austria dalla Lombardia e ad ottenere un regime costituzionale, abbia sottaciuto con l’amico di famiglia temi di così grande momento. Le numerose lettere da lei inviate a Gallesio e conservate nell’archivio Gallesio-Piuma non fanno mai riferimento a fatti politici o cospirativi; ma il silenzio su avvenimenti che per ovvi motivi dovevano essere trattati con la massima riservatezza sembra ampiamente giustificato. Gli argomenti ricorrenti nell’epistolario sono infatti circoscritti al campo letterario, scientifico, sociale o semplicemente familiare.

 

 La naturale propensione a dedicare la sua attenzione a problemi di interesse generale, sulla base anche delle acquisite esperienze in campo amministrativo, spinse Gallesio ad impegnarsi nell’affrontare questioni o nel promuovere iniziative da lui ritenute di pubblica utilità anche quando ciò non costituiva un suo specifico obbligo legato all’esercizio di attribuzioni a lui ufficialmente assegnate.

Negli anni successivi al pensionamento Gallesio accettò, tra le altre cose, l’incarico di patrocinare gli interessi e le ragioni degli agrumicoltori dell’estremo ponente ligure nei confronti del Principe di Monaco. Il problema derivava dal fatto che S.A.S. il Principe di Monaco, pur giovandosi della protezione di S.M. il Re di Sardegna, contravveniva alle condizioni pattuite con il Trattato di Stupinigi stipulato l’8 novembre 1817 e aveva instaurato misure protezionistiche a favore dei sudditi del Principato. Questi provvedimenti erano stati assunti dal Principe in seguito ad una norma di giurisprudenza delle Nazioni Europee per la quale ciascun Governo aveva il diritto di adottare tutte le misure ritenute utili alla prosperità dei suoi sudditi, anche nel caso in cui le stesse avessero apertamente arrecato danno agli interessi dei paesi confinanti. Con tali norme il Principe permetteva ai cittadini soggetti alla sua sovranità di commercializzare gli agrumi nello Stato Sardo, mentre impediva che la stessa attività commerciale venisse espletata nel Principato dai sudditi del Governo di Torino. Nell’epistolario gallesiano è conservata una lunga lettera nella quale il portavoce degli interessati alla coltivazione e al commercio degli agrumi della Riviera di Ponente esprimeva a Gallesio il riconoscente ringraziamento degli agrumicoltori per la considerazione da lui dimostrata alla loro situazione, per il suo intervento a tutela dei loro interessi e per l’efficace difesa dei loro diritti esercitata presso il Governo di S.M. Sabauda.49

 

Costante e spesso determinante fu l’apporto di Gallesio inteso ad ottenere risultati indispensabili allo sviluppo dell’economia di Finalborgo, sua città natale. Egli infatti, esercitando la sua influenza di prestigioso cittadino della comunità finalina e facendo leva sulle autorevoli amicizie che poteva vantare nei centri di potere, si occupò particolarmente di problemi di viabilità. Per facilitare il suo compito e per conferirgli una veste più ufficiale, l’accorta Civica Amministrazione di Finalborgo decise di dare formale riconoscimento alla sua posizione di pubblico amministratore: nel 1829 Gallesio fu eletto Consigliere Ordinario della Città e il 23 marzo 1832 venne nominato Deputato di Finalborgo presso il R. Governo Sabaudo.50 (fig. 8) I problemi concernenti le vie di comunicazione furono sicuramente al centro delle sue attenzioni, ma la sua intraprendente attività ha riscontri anche in altri settori, quali il restauro della Chiesa e Convento di Santa Caterina dei Domenicani, il mantenimento a Finale della sede del Tribunale di Prefettura, la difesa degli interessi di Finalborgo minacciati da manovre tendenti ad accorpare il locale Collegio delle Scuole Pie al Collegio dei Barnabiti della Marina e il sostegno della allocazione di un’area cimiteriale in un terreno lontano dall’abitato, in polemica con il sindaco Giaccheri. Profuse inoltre con successo il suo impegno per conservare al Comune di Finalborgo, capoluogo giudiziario della Provincia di Albenga, una secolare prerogativa che da secoli lo rendeva custode dei campioni di pesi e misure già del Marchesato.

 

L’acquisita parentela con il conte Ferdinando Piuma di Prasco,51 che nel 1834 era stato nominato dal Re Carlo Alberto Presidente della Navigazione degli Stati Sardi, stimolò l’interesse di Gallesio anche per i problemi del porto di Genova. (fig.9)

Le notizie e i fatti appresi dall’illustre consuocero sulle leggi e sugli ordinamenti di politica portuale vigenti in quell’epoca, furono da lui utilizzati per impostare il tentativo di fornire un concreto contributo inteso a condurre a soluzione determinate questioni rese difficili da conflitti di idee e di interessi. Anche in questo campo, così come in quello che gli era più congeniale delle Scienze Naturali, la versatilità multidisciplinare di Gallesio lo indusse all’elaborazione di idee e di strumenti per rendere concrete e dinamiche le soluzioni di problemi del suo tempo; il suo pensiero e le sue considerazioni venivano proposte conciliando un’analisi partecipe e un ragionamento intellettuale o pragmatico con una verifica empirica fondata sull’esperienza, applicata talora senza attendere alle dottrine e alla ragione scientifica. Il suo consiglio era quello di privilegiare le competenze di studiosi e tecnici qualificati nell’ambito dei vari problemi e, a questo proposito, raccomandava di seguire l’illuminato esempio del Granduca di Toscana. Scriveva infatti: ‘[...] In quel paese quando il Ministero propone qualche misura finanziera il Granduca fa portare e propone il quesito all’Accademia dei Georgofili; in essa si leggono delle memorie che sono stampate nei suoi atti e il Sovrano, in Consiglio di Stato, decide come stima, ma nel decidere Egli ha la convinzione di farlo con cognizione di causa e con sodisfazione del publico [...].’52

Sia i politici sia gli economisti dimostrarono di tenere in giusta considerazione l’impegno di Gallesio che finì per acquisire il ruolo di pubblico consulente nell’interpretazione di fatti e di regole economiche anche nell’ambito della politica portuale.

Significativa e intelligente fu la presenza attiva di Gallesio nel campo della sanità pubblica e la sua connaturata intraprendenza si manifestò soprattutto nel propugnare l’organizzazione di servizi di profilassi e nel sostenere misure e provvedimenti indirizzati a contrastare l’espandersi di epidemie di rilevantissima importanza sanitaria e sociale. Convinto assertore dei progressi della scienza medica, egli non esitò a schierarsi in favore della vaccinazione antivaiolosa in una regione, la Liguria, in cui tale pratica fu oggetto di opinioni fortemente contrastanti e di critiche anche feroci.53 Gallesio non manifestò perplessità o incertezze neppure in ambito familiare allorché, nel 1806, sottopose il figlioletto Giovanni Battista, da lui chiamato affettuosamente ‘Bacciccino’, alla vaccinazione jenneriana, seguendone con comprensibile trepidazione l’evoluzione e documentandone accuratamente i particolari anche meno rilevanti. Di rilievo fu anche una serie di iniziative prese da Gallesio per indurre la popolazione di Finale a darsi un’organizzazione efficiente e idonea a contrastare la minacciosa, imperversante calamità rappresentata dal colera. Infatti il 13 marzo 1835 Gallesio divulgò una serie di istruzioni per prevenire la diffusione del Cholera - Morbus che in quell’epoca si manifestava in forma epidemica e nell’agosto 1835 venne data attuazione alla proposta, da lui sostenuta, di predisporre un vero e proprio cordone sanitario.

 

I rapporti di parentela stabilitisi con il conte di Prasco favorirono le occasioni di presenza di Giorgio Gallesio nel castello del consuocero e furono alla base dell’interesse da lui dimostrato per il territorio dell’Acquese e dell’Ovadese.

Accanto all’osservazione attenta e alla profonda conoscenza della vitivinicoltura di Prasco e dell’area limitrofa,54 facendo leva sulla passata esperienza in campo politico e amministrativo non mancò di indirizzare il suo impegno ad ottenere un miglioramento delle vie di comunicazione dell’Alto Monferrato, convinto che lo sviluppo del movimento degli affari che incrementano l’economia fosse strettamente correlato e subordinato alla situazione viaria. Tale fattivo interessamento è documentato da due memorie autografe conservate nell’archivio Gallesio-Piuma che delineano l’iter procedurale da seguire per ottenere la costruzione delle strade nel territorio (in particolare della strada provinciale Acqui - Cremolino - Ovada - Novi).55

 

Le notizie e la documentazione su questi aspetti dell’attività di Gallesio volta alla cura di interessi generali, anche nei tempi in cui non rivestiva più incarichi ufficiali, sono riferiti in maniera più dettagliata nel saggio biografico edito a cura dell’Accademia dei Georgofili, la consultazione del quale mi permetto di suggerire per eventuali approfondimenti.56

In questa gamma eterogenea di memorie da me evocate, nelle quali si ravvisano squarci di storia politica, economica, sociale, intellettuale commiste a notizie derivanti dalla quotidianità dei rapporti, i documenti esaminati costituiscono interessanti testimonianze di contesti economici e politici del passato e i manoscritti autografi rivelano gli atteggiamenti mentali dei protagonisti, appagano la nostra curiosità e forniscono un contributo determinante nel rendere viva e colorita la conoscenza della Storia. Da quanto esposto risulta altresì in chiara evidenza che Gallesio svolse un ruolo importante anche nella vita pubblica internazionale del suo tempo mantenendo continui contatti con personaggi illustri e riuscì a sposare il fervore creativo e culturale che lo impegnava nella realizzazione della Pomona Italiana con l’attenzione e l’impegno a risolvere problemi di interesse comune che caratterizzarono la vita della società coeva e che investirono vicende umane e sistemi complessi di convivenza.

 

 

 

Note e riferimenti bibliografici

 

1 Ronco A., Storia della Repubblica Ligure, 1797-1799, Sagep, Genova, 1988

2 Ronco A., o. c., pag. 217

3 In una lettera di Chabrol a Gallesio del 27 ottobre 1809 si legge:[...] Conformement à votre demande, je pense de faire tracer un sentier dans la montée de Final au Col de saint Jacques sur lequel les habitans pourront travailler à leur gré pendant l’hiver [...] et je ne saurois douter que vous contribuerez de bon gré, par l’influence de vos talent et de votre crédit, à un resultat aussi désirable [...]. Lettera inedita, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova

4 In una lettera autografa datata 18 février 1807, con la quale il Prefetto di Montenotte chiede a Gallesio di redigere una serie di tavole statistiche concernenti il Cantone di Finale, si legge:[...] Vous vous êtes aussi occupé d’une manière distinguée de ce genre de travail et vous m’en avez donné des preuves par les excellents manuscripts que je tiens de vous même. Je vous serai bon gré de votre complaisance à aider de vos lumières, M.r le chanoine Boccelli et à contribuer [...] à la redaction du travail quil s’est proposé [...]. Lettera inedita, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova

5 Chabrol de Volvic G., Statistica delle provincie di Savona, di Oneglia, di Acqui e di parte della provincia di Mondovì che formavano il Dipartimento di Montenotte, a cura di Assereto G., Comune di Savona, vol. I, pag. 76-77

6 Il titolo originale è: Statistique des provinces de Savone, d’Oneille, d’Acqui, et de partie de la province de Mondovì, formant l’ancien département de Montenotte par le compte Chabrol de Volvic, conseiller d’Etat, préfet de la Seine, Paris, 1824, Imprimerie de Jules Didot aîné, Imprimeur du Roi

7 Archivio Gallesio-Piuma, Genova

8 Gallesio G., Traité du Citrus, Impr. de P. Didot l’aîné, Paris, 1811

9 Il 6 novembre 1812 il Viceprefetto Gallesio scrisse, naturalmente nella lingua ufficiale dell’epoca e cioè in francese, una lettera al sindaco di Sassello con la quale lo invitava a deliberare un mandato di cinquecento franchi per i fondi destinati a questa iniziativa. Precisava che la strada era di comune utilità per i tre centri interessati, i quali dovevano avere un’unica cassa per portare avanti il progetto con successo e aggiungeva che il Comune di Sassello, essendo in condizioni finanziarie migliori rispetto a quelle di Albisola e di Stella, avrebbe dovuto accollarsi il maggior onere per dare il buon esempio e per dar prova ai Comuni più deboli che essi potevano trovare solidarietà. Gallesio si proponeva di iniziare i lavori al di qua del Giovo con il contributo dei proprietari dei terreni interessati e con giornate di lavoro fornite in primavera dai Comuni sovvenzionati durante l’inverno. Non manca nella lettera una larvata minaccia: in essa Gallesio accennava al fatto che il Commissario delle strade e l’ingegnere capo non avevano ancora ricevuto il denaro stanziato e ingiungeva di provvedere immediatamente al pagamento, precisando che un ritardo ulteriore lo avrebbe costretto a ricorrere a misure rigorose che non era solito adottare se non a malincuore. Lettera inedita, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova

10 Il 12 giugno 1811 M.r Doublet, capo dell’Ufficio Spese al Consiglio di Stato di Parigi, scrisse a Gallesio per chiedergli di collaborare alla redazione di un dizionario geografico portatile contenente tutti i Comuni dell’Impero e concluse la lettera con queste parole: ‘[...] Si je puis monsieur sans indiscretion vous offrir quelques moyens d’utilité dans l’administration du Conseil vous pouvez user de moi sans ménagement [...].’ Lettera inedita, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova

11 Martinengo D. e F., Pio VII in Savona. Memorie storiche, Tip. Salesiana, Torino,1888, pag. 380-382

12 Epistolario di Giorgio Gallesio, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova

13 Gallesio G., Versi, N. Capurro, Pisa, 1824, pag. 67

14 Gallesio G., Il Giornale dei Viaggi, Trascriz., note e commento di E. Baldini, a cura di: Acc. dei Georgofili e Ist. Int. di Studi Liguri, Firenze, N. Stamperia Parenti, 1995

15 A conferma di quanto affermato è possibile constatare che, anche molti anni dopo l’adesione alla Monarchia piemontese, i richiami di Gallesio su Napoleone furono costantemente improntati a grande ammirazione. Si legge infatti: ‘[...] lo splendore dell’Impero in cui andava a fondersi il Genovesato e dell’Uomo grande alla sorte del quale andava ad essere attaccato [...] e anche [...] l’Uomo straordinario che [gli Alleati] erano riusciti a sbalzare [...]. Sul punto v. Gallesio G., Saggio Storico sulla caduta della Repubblica di Genova e sua riunione col Piemonte, trascriz. e note a cura di Piastra W., Genova, La Berio, 1974, XIV, 2, pag. 28 e pag. 31

16 La scelta del marchese Antonio Brignole Sale a Ministro Plenipotenziario della Repubblica Genovese non fu peraltro priva di difficoltà. Risulta infatti in una nota manoscritta di Gallesio che il Presidente Serra oppose alcune perplessità alla proposta avanzata da lord Bentinck che ne caldeggiava la nomina. Scrisse Gallesio che Serra pensava che Brignole fosse ‘più capace per le finanze che pel diplomatico’ e che i legami della signora Anna sua madre coll’Imperatrice Duchessa di Parma avrebbero potuto portare come conseguenza una predominante influenza in favore di questo Ducato nel fissare i confini con la Repubblica Genovese. Queste obiezioni, che Gallesio definì puerili, furono superate e lord Bentinck ottenne dal Governo genovese che la candidatura di Brignole fosse ufficializzata. Fu infatti tenuta in considerazione e giocò a suo favore la parentela di Brignole con il duca di Albergé suo cognato e partecipante al Congresso, e la grande considerazione di cui godeva la marchesa di Brignole sua madre, dama d’onore dell’Imperatrice Maria Luisa, presso i ministri di Francia e presso il Principe di Metternich. Ms. inedito, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova

17 In una lettera datata 29 luglio 1814 De Marini così si esprimeva:Sento con piacere la vostra elezione in Segretario di legazione a Vienna effettuata simultaneamente a quella di Antonio Brignole in Ministro. Crederei ben fatto che veniste subito a Genova avendo traspirato che per quanto siate accetto a Brignole le pare che prima le fosse dovuto tenere il complimento di interpellarlo. Onde sarebbe bene che veniste subito ad officiarlo. Saprete che Bentinck ha richiesto delle note a molti individui per la formazione delli elegibili. V.ro amico aff.o De Marini’. Archivio Gallesio-Piuma, Genova

18I_Collegi della Ser.ma Repubblica di Genova decretano: il Signor Antonio Brignole è eletto alla carica di Deputato presso l’Imperial Corte di Vienna, e di Ministro Plenipotenziario ed Inviato Straordinario alle Conferenze che si terranno in quella Capitale [...]. Il Sig. Giorgio Gallesio è eletto Segretario di Legazione presso il Ministro suddetto[...]. Archivio Gallesio-Piuma, Genova

19 Pedro Gomez, marchese di Labrador e Ministro di Spagna, proponeva di assegnare il Ducato di Genova alla Regina d’Etruria Maria Luisa di Borbone, la quale avrebbe trasferito a Genova la sua stabile residenza ed avrebbe costituito uno stato separato. In questo modo l’Austria avrebbe conservato la Toscana per l’Arciduca Ferdinando, la Spagna avrebbe ottenuto Genova come contropartita e i Genovesi avrebbero conservato la sede di un governo indipendente. Gallesio G., Saggio storico, ecc., o.c., pag. 37

20 In un codicillo di questo dispaccio veniva inoltre comunicata la concessione di un aumento di mille lire al mese dell’onorario del Ministro (che raggiungeva così le tremila lire mensili) e di un aumento di lire duecento per il suo viaggio di ritorno. Ms. inedito, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova

21 Ms. inedito, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova

22 Ms. inedito, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova

23 Ms. inedito, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova

24 A corollario dei problemi maggiormente attinenti al Congresso, si legge nelle note di Gallesio che il Governo provvisorio inviò la notizia (dispaccio numero uno) che nel frattempo il Comune di Campo (verosimilmente Campofreddo cioè l’attuale Campoligure) aveva cercato di sottrarsi al dominio genovese, ottenendo l’appoggio del Maresciallo Bellegarde che aveva accolto le richieste degli antichi feudatari fratelli Spinola. Con un dispaccio successivo (numero due) il Governo informò il Ministro Brignole che l’intervento del Colonnello Dalrimple, Comandante delle truppe inglesi a Genova, aveva indotto il maresciallo Bellegarde a lasciare questo Comune nell’assetto in cui si trovava alla fine della guerra. Con il dispaccio numero cinque dell’8 ottobre la Giunta degli Affari Esteri inviò al Ministro copia del trattato stipulato con il Governo Francese il 10 luglio 1802 che concerneva la cessione dell’isola di Capraia in cambio di Oneglia, Loano e Serravalle. Inviò inoltre copia della capitolazione della Piazza di Genova stilata il 18 aprile 1814 e annunciò che il Distaccamento austriaco che presidiava San Remo e Ventimiglia era in procinto di ritirarsi e stava per essere sostituito da truppe italiane al soldo inglese

25 Weil M. H., Les dessous du Congrès de Vienne, Paris, Payot, 1917, I, pag. 529; Segre A., Il primo anno del ministero Vallesa, Torino, Bocca, (R.Dep. Studi Storia Patria, Bibl. St. it. rec. X), 1928, pag. 61, n. 6; Vitale V., Breviario della Storia di Genova, Genova, Soc. Lig. St. Patria, 1955, I, pag. 545-546; Marchini L., Introduzione a: Gallesio G., Saggio storico, ecc., o.c., pag. 13

26 L’esame di questi manoscritti risulta più che sufficiente a far giustizia di errate affermazioni o di immotivate illazioni su mai comprovate ambiguità di comportamento attribuite a Gallesio da taluni Autori secondo i quali egli avrebbe inteso favorire o addirittura propugnare la cessione di Genova al Regno Sabaudo, come si legge in una laconica e apodittica nota biografica: v. Enciclopedia Treccani (1a ed.), vol. XVI, pag. 303. Tale asserzione, assolutamente peraltro priva di fondamento, fu già autorevolmente confutata da Vitale V., Breviario della storia di Genova, Genova, Soc. Lig. St. Patria, 1955, II, pag. 114 e successivamente da Marchini L., Introduzione a: Gallesio G., Saggio storico, ecc., o.c. pag. 17

27 Si tratta di un documento non datato, ma i riferimenti contenuti nel testo ‘[...] Quinze mois se sont écoulés depuis le jour où le Congrés de Vienne prononçat la réunion de l’Etat de Gênes au Piémont.[...]’ lo fanno risalire ai primi mesi del 1816. Consta di nove carte doppie e il testo, manoscritto in lingua francese con note in italiano e in inglese, è scritto a piena pagina su trentuno facciate. L’ultima facciata è bianca e un doppio foglio funge da copertina rilegata con il testo da una cucitura. Il manoscritto porta il titolo: Exposé de la conduite du Marquis Antoine Brignole à l’occasion de sa mission auprès du Congrès de Vienne en qualité d’Envoyé du Gouvernement de Gênes en l’année 1814. Archivio Gallesio-Piuma, Genova

28 Grendi E., Fonti inglesi per la storia genovese, Genova, 1996, Atti Soc. Lig. Storia Patria, XXXVI, II, pag. 336

29 Gallesio G., Saggio storico, ecc., o.c

30 Varese C., Storia della Repubblica di Genova dalla sua origine fino al 1814, Genova, Tip. D’Ives Gravier, 1835-1838

31 Gallesio G., Theorie der vegetablischen Reproduktion, Wien, 1814, F. Stockolzer v. Hirschfeld

32 Conditions qui doivent servir de base à la réunion de l’Etat de Gênes à ceux de Sa Majesté Sarde, Ms. inedito, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova

33 Regie Patenti portanti lo stabilimento d’una Regia Delegazione nell’incominciamento dell’Amministrazione del Governo di Genova a seconda degli accordati privilegj ivi riferiti, e la continuazione delle attuali Leggi., Torino, Stamp. Reale, 1814

34 Segre A., Il primo anno del ministero Vallesa, Torino, R. Dep. Studi Storia Patria, Bibl. St. it., 1928, rec. X, Bocca, pag. 61, n. 6

35 Segre A., Il primo anno, ecc., o.c., pag. 170

36 Si tratta della copia non datata, ma riconducibile al dicembre 1834, di un memoriale inviato da Gallesio al re Carlo Alberto al fine di ottenere la pensione prevista a favore degli insigniti della Croce di Giustizia dei SS. Maurizio e Lazzaro, onorificenza che gli era stata attribuita dal re Carlo Felice il 21 febbraio 1824. Ms. inedito, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova

37 10 dicembre 1834. Minuta di lettera scritta al cav.r Manno (Giuseppe Manno, storico e filologo), primo uffiziale del Ministero degli Interni a Torino. Ms. inedito, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova

38 12 dicembre 1834. Minuta di lettera scritta a S.E. il Conte de l’Escarena (Antonio Tonduti) Ministro degli Interni a Torino. Ms. inedito, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova

39 14 dicembre 1834. Minuta di lettera scritta al sig. Cav.re Lodovico Sauli d’Igliano, primo uffiziale al Ministero di Guerra e Marina per gli affari di Sardegna, e Cav.re dell’Ordine Civile di Savoia a Torino. Ms inedito, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova

40 Ms. inedito, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova

41 Minuta di lettera scritta al professor Moretti di Pavia, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova. L’inclinazione naturale di Gallesio, che lo portava ad accettare con serenità e imperturbabilità d’animo evenienze della sua vita non proprio positive, traspare in alcune lettere inviate al figlioccio Antonio Capellini nel 1824 nelle quali così si esprime: ‘[...] al mondo l’uomo savio si adatta alle circostanze [...] oppure [...] non vi è male che esercitiate il vostro gusto per la Poesia: ma bisogna che vi occupiate ancora di ciò che può esservi utile, e il foro può esserlo: se riescite a vincere la prima ripugnanza che vi trovate, potreste col tempo tirarne del profitto seccandovi poco: un uomo di spirito tira più partito da queste cose dormendo, che un altro seccandovisi intorno tutta la giornata. [...]’, v. Bariola F., In memoriam X. Kal. Sept. MDCCCXCII Otto lettere di Giorgio Gallesio autore della Pomona Italiana, Firenze, Tip. Carnesecchi e Figli, 1892, pag. 8 e pag. 11

42 Gallesio G., Pomona Italiana, ossia Trattato degli Alberi da Frutto, Pisa, N. Capurro, 1817-1839

43 Ms. inedito, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova

44 Fondo Littardi, Voce d’inventario Lettere di Giorgio Gallesio alla Famiglia Littardi, aa. 1811-1838, Imperia, cart. 28, fasc. 5. Il conte Tommaso Littardi di Porto Maurizio, cugino di Giorgio Gallesio e sposo della contessa Anna, era il genero del Ministro genovese conte Luigi Corvetto

45 Ms. inedito, in Archivio Gallesio-Piuma, Genova

46 Il titolo di conte, trasmissibile ai discendenti, era già stato concesso dall’Imperatore Carlo VI a Carlo Gallesio, fratello del bisavolo paterno di Giorgio. Ms. inedito in Archivio Gallesio-Piuma, Genova

47 L’Ordine Civile di Savoia veniva conferito solamente per merito scientifico e fu assegnato all’autore della Pomona Italiana in quanto botanico insigne

48 Bianca Milesi Mojon (Milano, 1790 - Parigi, 1849) letterata e patriota, fu in relazione diretta o epistolare con Melchiorre Gioia, Pellico, Manzoni, Cattaneo e Lambruschini. Moglie di Benedetto Mojon, professore della Facoltà Medica nell’Imperiale Accademia di Genova, fu pittrice dilettante e collaborò direttamente alla iconografia della Pomona Italiana dipingendo alcune tavole tra le quali quella che riproduce il Dolcetto di Monferrato o Uva d’Acqui
49 Lettera inedita di Jean Bap.te Fornari datata Vintimille, 16 aout 1828, in Archivio Gallesio Piuma, Genova

50 Ferraro C., Giorgio Gallesio (1772-1839). Vita, opere, scritti e documenti inediti, Firenze, Accad. dei Georgofili, 1996, pag. 45

51 Nel 1828 l’unico figlio di Giorgio, Giovanni Battista, aveva sposato la contessina Pellina, figlia unica del conte Ferdinando Piuma di Prasco

52 Ferraro C., Giorgio Gallesio (1772-1839), ecc., o.c., pag. 61.

Giorgio Gallesio fu eletto Socio Corrispondente dell’Accademia dei Georgofili il 10 marzo 1813. I Soci Corrispondenti erano scelti dalle Accademie fra gli artisti o conoscitori di belle arti esteri o nazionali ‘[...] per la corrispondenza relativa agli oggetti che sono d’istituto delle stesse Accademie [...]’, sulla base di un decreto emanato il 19 luglio 1811 da Eugenio Napoleone di Francia, Vicerè d’Italia e figlio di Napoleone I

53 In Liguria uno dei più ostinati detrattori della scoperta di Jenner fu il medico Mariano Mariani che rivestiva la carica di Ricevitore Generale del Dipartimento di Montenotte. Tra i medici che presero invece una posizione decisamente favorevole alla vaccinazione vanno ricordati il chirurgo Louis Marchelli, i professori Batt, Pratolongo, Mongiardini, Mojon e Piedi e il medico di origine ovadese Francesco Buffa (sul quale v. Laguzzi A., Il medico Francesco Buffa e il suo tempo (1777-1829), Ovada, Stamp. Pesce, Urbs, 1993, VI, n. 3, pag. 100)

54 Gallesio G., Il Giornale dei viaggi, o. c. pag. 348; cui adde una serie di appunti manoscritti conservati nell’Archivio Gallesio-Piuma, Genova

55 Memoria riguardante la strada da Acqui a Novi’ e ‘Memoria sulla maniera di fare la formale propalazione per l’intraprendimento delle opere relative alla costruzione ed apertura della strada provinciale da Acqui a Novi per la valle della Caramagna - Cremolino - Ovada, sino ai confini territoriali con Silvano Adorno, provincia di Novi [...]’. Archivio Gallesio-Piuma, Genova

56 Ferraro C., Giorgio Gallesio (1772-1839), ecc., o.c

 


Appendice

 

Elenco (in ordine cronologico) dei documenti richiamati ed esistenti nell’archivio Gallesio-Piuma

 

a) Proclama di lord W. C. Bentinck del 26 aprile 1814 con il quale il comandante in capo dell’Armata di S.M. Britannica dichiara ristabilita la Costituzione degli Stati Genovesi quale esisteva nel 1797 e nomina il Governo Provvisorio. Documento a stampa pubblicato dalla Stamperia della Gazzetta di Genova.

b) Manifesto dei Governatori e Procuratori della Serenissima Repubblica di Genova del 28 aprile 1814, che porta la firma di Girolamo Serra, Presidente del Governo Provvisorio appena costituito. Nel testo si esprime riconoscenza al Governo Britannico e a lord Bentinck e si chiede l’appoggio di S.M. Britannica e la benevolenza delle Alte Potenze Alleate per ottenere la definitiva indipendenza della Repubblica. Pubblicato dalla Stamperia Delle Piane di Genova.

c) Proclama di Giacomo Spinola Governatore della Giurisdizione di Ponente del 12 maggio 1814. In esso si rileva che tale giurisdizione è costituita dal territorio che si estende fra Arenzano ed il Cervo e viene comunicato il ristabilimento del nuovo ordinamento sulla base del decreto emesso da lord Bentinck in data 3 maggio. Pubblicato dalla Stamperia di Felice Rossi di Savona.

d) Mémoire pour servir à démontrer la nécessité de conserver la République de Gênes, ms. non datato in lingua francese che consta di dieci carte doppie con testo scritto al recto e al verso di ciascuna pagina (quaranta facciate), su metà di ogni foglio diviso per lungo; la grafia non è di Gallesio. Il manoscritto ha un foglio doppio bianco che funge da copertina ed è rilegato con cucitura (cm 29,5 x cm 21).

e) Note que le Ministre Plenipotentiaire du Gouvernement est chargé de présenter au Congrès de Vienne, dans le cas, et aussitot, que la réunion de l’État de Gênes au Piemont serait decidée, ms. non datato in lingua francese che consta di una carta doppia, due facciate della quale con testo scritto a piena pagina e una facciata con testo scritto su mezza pagina divisa per largo; la grafia non è di Gallesio. Sull’angolo alto a sinistra del frontespizio si legge ‘copia’. (cm 29,5 x cm 21).

f) Note sur les pertes dont l’État de Gênes est menacé, ms. non datato in lingua francese che consta di una carta doppia con testo scritto a piena pagina sulle quattro facciate; la grafia non è di Gallesio. Funge da copertina una carta doppia bianca sul verso della quale si legge:n° 2’. Il tutto è rilegato con nastro usato per la cucitura (cm 33 x cm 22).

g) Conditions qui doivent servir de base à la réunion de l’État de Gênes à ceux de Sa Majesté Sarde, ms. non datato in lingua francese che consta di due carte doppie con testo scritto in otto facciate su metà di ogni foglio diviso per lungo; la grafia è sicuramente di Gallesio (cm 30,5 x cm 20).

h) A Leurs Excellences Mrs les Ambassadeurs et Ministres Plénipotentiaires des Hautes Puissances Alliées séants au Congrès de Vienne, ms. in lingua francese che consta di una carta doppia con testo scritto a piena pagina su tre facciate ed è firmato da Serra e Crocco; la grafia del testo non è di Gallesio. A destra in alto dell’ultima facciata (bianca) si legge:4 8bre 1814. Note du Senat de Gênes e la grafia è sicuramente di Gallesio (cm 33 x cm 22).

i) La Giunta degli Affari Esterni al sig. Antonio Brignole Sale Ministro Plenipotenziario a Vienna, ms. in lingua italiana datato 23 novembre 1814 che consta di una carta semplice con testo scritto a piena pagina sul recto e sul verso, firmato: il Presidente della Giunta e del Governo. In alto a sinistra sul recto si legge ‘copia’. La grafia non è di Gallesio (cm 29,5 x cm 21).

j) Le Gouvernement de la Serenissime République de Gênes, ms. in lingua francese datato Gênes le decembre 1814 che consta di una carta doppia con testo scritto a piena pagina sul recto e sul verso della prima pagina, firmato: Serra; la grafia non è di Gallesio e la seconda pagina è bianca (cm 32 x cm 22).

k)        

           Note, ms. che consta di una carta grande doppia: il testo è scritto in italiano nella prima facciata su metà del foglio diviso per lungo e la grafia è di Gallesio; le altre tre facciate sono bianche.

           Notes, ms. che consta di due carte grandi doppie: sulla prima facciata il testo è in francese ed occupa metà del foglio diviso per lungo; altre sei facciate sono con testo in italiano, sempre su metà del foglio diviso per lungo. La grafia è sicuramente di Gallesio. La ottava facciata è bianca (cm 38,5 x cm 24).

           Appunto su carta da lettera datato Turin, 24 Xbre, ms. di dieci righe con grafia sicuramente di Gallesio.

l) La Giunta degli Affari Esterni al Ministro Brignole a Vienna, ms. in italiano datato 24 dicembre che consta di una carta doppia con testo a piena pagina sulla prima e sulla seconda facciata, firmato da Girolamo Serra; le altre due facciate sono bianche (cm 29,5 x cm 21).

m) Proclama. Governatori e Procuratori della Serenissima Repubblica di Genova, manifesto a stampa datato dicembre 1814 con il quale vengono ufficialmente annunciate le dimissioni del Governo. Porta la firma di Girolamo Serra Presidente e di dodici Senatori. Pubblicato dalla Stamperia Camerale di Genova.

n) Regie Patenti portanti lo Stabilimento di una R. Dellegazione nell’Incominciamento dell’Amministraz.e del Governo di Genova, in seconda degli accordati privileggi ivi riferiti e la Continuaz.e delle attuali leggi, ms. datato Torino 30 Xbre 1814 e del Regno n.ro 13° che consta di una carta doppia con testo scritto in italiano a piena pagina sulle quattro facciate; la firma è di Vittorio Emanuele (I), Brea e Serra. Il manoscritto è evidentemente una copia delle Regie Patenti pubblicate dalla Stamperia Reale di Torino; la grafia non è di Gallesio, (cm 31 x cm 21).

o) Regie Patenti portanti lo Stabilimento d’una Regia Delegazione nell’incominciamento dell’Amministrazione del Governo di Genova a seconda degli accordati privilegj ivi riferiti, e la continuazione delle attuali Leggi, documento a stampa datato 30 dicembre 1814 sottoscritto da Vittorio Emanuele, Pateri, Brea e Serra. Le Regie Patenti furono pubblicate dalla Stamperia Reale di Torino.

p) Exposé de la conduite du Marquis Antoine Brignole à l’occasion de sa mission auprès du Congrès de Vienne en qualité d’Envoyé du Gouvernement de Gênes en l’année 1814, ms. non datato (ma dal testo riferibile verosimilmente alla primavera del 1816) scritto in lingua francese con note in italiano e in inglese, formato da nove carte doppie. Il testo è scritto a piena pagina su trentuno facciate; l’ultima facciata è bianca. Un foglio doppio bianco funge da copertina rilegata con il testo a mezzo di cucitura. La grafia non è di Gallesio (cm 29 x cm 21).